Roma, un’eterna sorpresa – La tomba di Martino V: un papa che cambiò il volto di Roma

La Basilica di San Giovanni in Laterano è considerata la Madre di tutte le Chiese poiché, ufficialmente, sarebbe stata il primo, vero, luogo di culto cristiano voluto e “benedetto” della famiglia imperiale e da Costantino stesso, l’imperatore romano che, agli inizi del IV secolo d.C., abbandonò le persecuzioni contro i cristiani per abbracciarne (secondo le fonti) anche la fede. Si capisce come la Basilica di San Giovanni in Laterano, per la sua grande importanza, sia stata soggetta a restauri, ammodernamenti, distruzioni e ricostruzioni nel corso dei secoli. Proprio per questo, però, la Basilica di San Giovanni in Laterano è anche un posto ricco di sorprese, di meraviglie e opere d’arte. Tra esse c’è il bronzeo monumento funebre a Papa Martino V Colonna, posto proprio a ridosso dell’altare maggiore e del ciborio che, tra le altre cose, presenta in alto due reliquiari contenenti, secondo la tradizione, le teste dei Santi Pietro e Paolo. Avvicinatevi dunque al monumento funebre e scopritene i segreti…

La Tomba di Martino V a Roma

La tomba di Papa Martino V all’apparenza sembra semplice, ma in realtà non lo è. Si tratta di una lastra lavorata in bronzo, in cui abbiamo il ritratto del defunto pontefice che, serenamente sembra dormire poggiando la testa su di un candido cuscino. Non solo il monumento funebre è magnifico per la leggerezza che traspare da esso, e per la maestria con la quale il bronzo è stato lavorato. Basti anche pensare che l’opera è realizzata su artisti della bottega del grande Donatello se non, addirittura e secondo alcune fonti, dal maestro stesso. Un modo per comprendere l’importanza di un Papa che, agli inizi del ‘400 e dopo aver visto le condizioni in cui versava Roma, decise di fare qualcosa per ridare lustro all’Urbe…

Innanzitutto è curioso notare come Martino V Colonna fu eletto pontefice nel 1417 a Costanza (in Germania). La Chiesa cattolica stava uscendo da un periodo tumultuoso, cominciato con al Cattività Avignonese (quando la Curia si spostò in Francia), proseguendo poi con il cosiddetto Scisma d’Occidente (quando una parte del clero decise di rimanere in Francia, mentre il resto tornò, con il Papa, a Roma). Questa situazione portò ad avere l’elezione di un pontefice ufficiale ed un antipapa, eletto da quella parte del clero rimasto in Francia e non ubbidiente a Roma. Queste sono le premesse dell’elezione di Martino V Colonna, membro di una storica famiglia romana, che riuscì finalmente a riappacificare gli animi e ad unificare la Chiesa. Anche per questa ragione, per ritrovare la giusta solidità politica, ci mise ben 3 per scendere da Costanza a Roma, sede naturale del papato. E quando Martino V arrivò, finalmente, nella Città Eterna, non gli piacque per nulla ciò che vide. Cosa ebbe modo di osservare il nostro pontefice? Una Roma non ancora moderna, composta di viuzze sudicie e fangose, case fatiscenti ed ammassate le une sulle altre, ampie zone ricolme di rifiuti, una popolazione abituata a convivere con furfanti e ladri di tutti i tipi. Una situazione sociale che il Papa non tollerò…

Sin dal 1420, data del suo arrivo ufficiale a Roma, Papa Martino V si dedicò molto a quella che possiamo considerare una vera renovatio urbis, un rinnovamento profondo della città sia in ambito urbanistico che sociale. Fu in questo contesto che il Pontefice fece ristrutturare ponti, ma anche edifici civili e religiosi. A lui dobbiamo i determinanti ed incisivi interventi in monumenti o chiese come Castel Sant’Angelo, Basilica di San Clemente, il Carcere di Tor di Nona e, anche, la Basilica di San Giovanni in Laterano. Per l’occasione il pontefice chiamò uno straniero, Gentile da Fabriano, ad affrescare la navata centrale. Oggi, quelle che dovevano essere pitture magistrali lasciateci da uno dei maestri del Quattrocento, non ci sono più, cancellate a seguito di ulteriori restauri accorsi nei secoli successivi. Ma tutto ciò è sintomatico di come Martino V volesse, davvero, lasciare un segno nella storia, portando a poco a poco Roma dall’essere una realtà medievale ad una città moderna per l’epoca. Un uomo anche umile, che lasciò nel suo testamento la chiara volontà di non essere sepolto con grandi onori e sotto impressionanti monumenti funebri. Lui avrebbbe voluto essere lasciato a contatto con la nuda terra, come un pellegrino qualunque. A ben vedere la straordinaria lastra in bronzo fuso a rilievo che possiamo notare ancora oggi, i suoi eredi non rispettarono molto le volontà di un Papa che, in un modo o nell’altro, ha lasciato traccia di sé a Roma. 


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