Ti racconto le Marche – Macerata e le sue fonti

Liquida e solida, trasparente e profondamente azzurra, appartenente sia al cielo che alla terra, in perenne movimento e apparentemente senza fine, l’acqua è da sempre simbolo di vita e di mistero, liquido consolatorio e rasserenante, elemento sacro perché a contatto con le viscere della terra.
Acque maschili, in movimento, che scendono dal cielo nel grembo della terra, e acque femminili, nascoste ed immote. Acqua e uomo sono legati indissolubilmente, perché l’acqua ha incatenato tutti i momenti fondamentali della sua vita, è il bene necessario per la sua sopravvivenza. Ecco antri, caverne e grotte dove si celebrano antichi culti e rituali pagani, ecco le fonti, i pozzi e le fontane la cui architettura vede spesso la rotondità di archi, coperture e volte che rimandano al grembo materno, alle forme femminili rassicuranti e fonti di vita.
Nell’acqua l’uomo si ritrova nel suo elemento naturale e come dice Ovidio:”Nelle dolci acque v’è piacere”.

La Fonte Helvia Recina

La vicenda della città di Macerata ha visto nelle fonti, umili ma preziosi punti di riferimento nel corso dei secoli, un modesto ma fiorente fenomeno architettonico che è stato appannaggio delle contrade rurali. A Macerata esistono ancora oggi ben 40 antiche fonti intorno alle quali c’è un pezzetto di storia. L’acqua oltre che per soddisfare la sete viene usata per irrigare i campi, per lavarsi e per fare il bucato e i numerosi lavatoi disseminati nei dintorni di Macerata sono il luogo
d’incontro delle lavandare, le industriose donne maceratesi che non fanno altro che insaponare, risciacquare, raschiare, sbattere i loro panni.

Le fonti sono parte dell’esperienza quotidiana, testimoniano la cultura del vissuto e sono segni tangibili di come la città di Macerata si è venuta formando poiché intorno alle sorgenti sono nati e cresciuti i nuclei che l’hanno generata. Le fonti sono tracce della conformazione geologica del nostro territorio e del sapiente lavoro dell’uomo che ha saputo sfruttare la ricchezza idrica ed evitare il dissesto geologico. Sono manufatti di pregio architettonico.

Iniziando il nostro tour virtuale, incontriamo la fonte pozzo del mercato, menzionata in documenti comunali già a partire dal 1268 con il nome di Fonte nova ed è tra le prime importanti fonti del territorio insieme alla fonte del Cereseto. La fonte del pozzo ha servito una zona della città che nasce come borgo S. Giovanni, per diventare Borgo San Lorenzo, Borgo Santa Lucia e poi l’attuale corso Cairoli. Una via popolare piena di vita dalla mattina alla sera e che vede l’insediarsi della comunità albanese a partire dal ‘400.

Proseguendo verso il borgo San Giuliano, non possiamo non notare l’imponente fonte del comune. Questo, infatti, è il primo nome di fonte Maggiore affinché si potesse distinguere dall’altra fonte Maggiore. L’attuale manufatto viene realizzato nel 1326 ed inclusa nella cinta muraria nel 1366 laddove c’era il Podium Sancti Juliani o castellare. La fonte viene costruita da Marabeo e Domenico quando è podestà di Macerata Cicco Accoramboni per conto dei signori Mulucci. La fronte principale di questa fonte, fino al 1935, era ornata dagli stemmi del comune, di San Giuliano, dei signori Mulucci e del podestà.

“Fonte maggiore ti conosco a tutte l’ore, tu dell’ingenua allegria sei la raduneria” – Luigi Bartolini
Proseguendo in direzione della chiesa dei cappuccini vecchi, si entra in una porzione di territorio maceratese particolarmente ricca di acqua sorgiva e che vede la presenza di ben due fonti: la fonte del Ciambrone o delle trippe e fonte Agliana.
La prima detta anche delle trippe, era usata dai macellai per lavare le interiora degli animali e viene costruita nel 1494 con mascheroni leonini scolpiti in pietra di Cingoli da Girolamo Angelo di Pascucci. L’aspetto pratico della fonte si coniuga perfettamente con la necessità più intima del bello che spinge alla realizzazione di vere e proprie quinte scenografiche che si pongono come cornice del vissuto quotidiano.
La fonte Agliana, una tra le più belle, si colloca a poca distanza dalla prima ed è stata, per importanza, la seconda fonte dopo fonte Maggiore. Realizzata nel XVI secolo, è stata punto di ritrovo della gente del luogo, offrendo alle donne la possibilità di lavare i panni e attingere l’acqua.

Raggiunta la chiesa dei cappuccini vecchi e guardando la vallata sottostante, si scopre il primitivo convento dei frati, oggi casa privata, munito di una peschiera. Soluzione ampiamente sperimentata per garantire una forma di sussistenza autarchica, la peschiera non a caso viene aperta in un luogo ricco di acque sorgive.

La Fonte Peschiera Nicolini

Terminando la breve passeggiata alla ricerca delle fonti storiche, alla fine della celebre mattonata, prima di riprendere viale Leopardi, si può, ancora oggi, ammirare la fonte San Giorgio. Costruita nel XVI secolo ma fortemente rimaneggiata nel corso dei secoli, tale fonte è stata in uso fino agli anni ‘60 e al suo interno conserva ancora i lavatoi dove è ancora possibile sentire il vociare delle lavandare, lo sciabordìo dell’acqua e il rumore dei panni.

La Fonte Carradori

Nonostante le fonti non abbiano più la centralità che hanno ricoperto nei secoli precedenti l’avvento dell’acquedotto pubblico, esse, tuttavia, conservano intatto il loro fascino. Monumenti tangibili della memoria storica del luogo, l’eco del passato risuona nelle loro volte, nelle loro vasche e lavatoi dove la continua presenza dell’acqua conferisce loro un solenne aspetto di sacralità attraverso cui si perpetuano rituali e tradizioni che celebrano il mistero della vita attraverso la fonte e le sue acque.

Cosa dire di più questa cittadina se non invitarvi a visitarla?…. Se siete abbastanza curiosi e amate scoprire aneddoti, tradizioni e leggende, sarò ben lieta di essere la vostra guida e mi potete contattare ai seguenti indirizzi:

Daniela Perroni
cell. 347/1760893
E-mail: daniela.tourristguide@gmail.com – info@guideturistichedellemarche.it
Sito web: http://www.guideturistichedellemarche.it
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