Splendida Emilia – Bologna

Parlare del capoluogo della mia regione non è mai facile, anche perché io sono modenese. “Cosa c’entra?” direte voi. È una cosa invece fondamentale per noi che viviamo qua: modenesi e bolognesi in fondo un pochino si disprezzano. C’è sempre una rivalità che cova sotto la cenere e ogni tanto salta all’occhio quando si parla assieme. Si dice sia un luogo comune, perché in fondo tutti gli italiani sono campanilisti. Ma qua abbiamo una lunga storia di rivalità alle spalle.

Quando inizia? Con la fine dell’impero romano. Quando nel VI secolo i longobardi conquistano gran parte dell’Italia Modena è la più orientale delle città emiliane ad essere presa, mentre i bizantini forti del controllo della Romagna tengono anche la città di Bologna. Le due città diventano quindi punti di frontiera, da cui i rispettivi eserciti partiranno per battaglie e scorrerie. Bologna verrà conquistata dai longobardi solo nell’VIII secolo, alla vigilia della fine del loro regno per mano di Carlo Magno.

Dall’XI secolo, quando Modena e Bologna ricominciano a fiorire come liberi comuni ricominceranno anche le lotte reciproche per il controllo del territorio. Queste due città infatti non hanno confini naturali. O meglio: ce li hanno ma sono un po’ “scomodi”: il fiume Panaro scorre quasi a ridosso di Modena, mentre il Reno fa altrettanto con Bologna. Usarli come confini sarebbe stato troppo pericoloso. Ecco quindi che i liberi comuni si fanno spessissimo la guerra per il controllo dei castelli che ci stanno in mezzo. Durante il Medioevo ci saranno poi le due grandi battaglie storiche: quella di Fossalta (vinta dai bolognesi e dove venne catturato Re Enzo) e quella di Zappolino (vinta dai modenesi, dove venne catturata la famosa Secchia).

Con il XV secolo si formano i piccoli stati italiani e Modena è parte del ducato estense, mentre Bologna passa definitivamente sotto lo Stato della Chiesa. Gli stati italiani sono però molto litigiosi, spesso sobillati dalle grandi potenze europee, quindi a fase alterne ci si allea con l’una o con l’altra. Il risultato è uno stato di belligeranza più o meno dichiarato ma continuo per secoli: quando il papa è appoggiato dai francesi, Modena si allea con la Spagna; quando il papa è appoggiato dagli spagnoli, Modena si allea con la Francia. Nei secoli dell’Ancient Regime da noi si conierà il detto: “Franza o Spagna, basta c’as magna”. Continuerà così fino al XVIII secolo, quando finalmente questo spicchio d’Emilia vedrà progressivamente scemare le battaglie. Con la metà del XIX secolo poi l’unità d’Italia sancirà la pace fra Modena e Bologna. Però oltre mille anni di guerra (o quantomeno di inimicizia) non si cancellano dall’oggi al domani.

Compianto sul Cristo morto – Bologna

Ma avevo promesso di parlare di Bologna e in maniera molto gucciniana sto divagando, parlando di Modena e sto dilungandomi troppo.

Per tornare in tema parliamo dei famosi soprannomi di Bologna. Che ormai tutti conoscono e a grandi linee sanno il perché la città petroniana è detta la rossa, la dotta e la grassa.

“La rossa” tanti pensano erroneamente che sia riferito alla posizione politica, ma quasi tutti sanno che invece è dovuto alla qualità e colore delle argille usate in edilizia. L’Appennino emiliano è infatti ricco di argille di diverso tipo, che nei millenni sono state utilizzate sia in ceramica che in edilizia. Pensiamo alle famose ceramiche faentine, ma anche alle ceramiche del comprensorio modenese (prodotte ininterrottamente dall’epoca romana), ma anche alla scultura rinascimentale emiliana. Proprio su questa ci si potrebbe soffermare un attimo, perché a Bologna è conservato uno dei suoi esempi più famosi: il Compianto sul Cristo Morto di Nicolò dell’Arca. Nel XV e XVI secolo in Emilia gli scultori lavoravano prevalentemente la terracotta. Perché? Molto semplice: in Emilia non abbiamo marmo. Per secoli la terracotta era considerata un materiale utile per imparare e fare esercitazioni, ma il Vasari insegna che un vero scultore avrebbe poi dovuto fare le sue opere in marmo (o anche in bronzo). Quindi fino al XX secolo la scultura emiliana è stata considerata di second’ordine e non è stata studiata. Oggi invece la si sta molto rivalutando perché lo stile è assai diverso da quella della “buona maniera” toscana. Uno dei suoi tratti distintivi è la forte verosimiglianza dei soggetti: i visi possono essere tristi, stanchi, vecchi, decrepiti. Manca cioè la ricerca della perfezione che invece era un carattere dominante nelle opere coeve di altre regioni.

Il rosso dell’argilla lo si trova poi ovunque nella città: nelle tegole dei tetti, nei mattoni dei muri, persino nei fregi e nelle decorazioni. Sono proprio le decorazioni esterne negli archi dei portici, nei frontoni delle chiese, nei capitelli delle colonne, nelle aperture delle finestre, ad attrarre l’occhio attento. Perché non si distinguono molto dal colore di fondo, essendo tutto un monocromo rossastro. Prestando però attenzione si possono trovare dei fregi veramente pregevoli.

Una curiosità: buona arte delle facciate in mattone e delle decorazioni era in origine colorato. La Bologna rinascimentale e barocca era quindi molto più colorata d’adesso. I colori e intonaci in parte furono perduti naturalmente con il passare dei secoli. Ci furono poi molte ristrutturazioni medievaliste fra fine ‘800 e primi decenni del ‘900 che eliminarono le tracce rimaste, accentuando il colore naturale del mattone a vista.

Cotto bolognese – Bologna

Gli altri due soprannomi di Bologna sono allacciati assieme in maniera più stretta di quanto invece non si possa pensare. La “dotta” è per via dell’università: è la più antica europea ancora esistente, essendo stata fondata nel 1088 (o almeno questa è la data sul documento più antico in cui se ne parla). Per secoli fu una delle università di riferimento per la giurisprudenza, quando i suoi glossatori erano personaggi di primo piano nel contesto europea, consultati regolarmente da papi, re e imperatori.

Fu proprio durante l’Alto Medioevo che in una diatriba legale i cattedratici parigini dichiararono che di questi glossatori che vengono dalla “grassa Bologna” non ci si poteva fidare molto, perché erano capacissimi di rigirare le leggi come volevano e stravolgerne il significato. Da quel momento l’appellativo di Grassa rimane attaccato alla città. Il riferimento era alla cucina e alla ricchezza di cui già la città godeva nel XIII secolo: un soprannome che viene dato all’inizio quasi con disprezzo, ma che nasconde in realtà una non tanto velata invidia a due delle caratteristiche che rendevano Bologna già famosa in Europa.

Un altro anello contribuisce a unire assieme i due soprannomi grassa e dotta: gli studenti. Da tutto il mondo si veniva a Bologna a studiare Giurisprudenza (e più tardi Medicina e le Arti Liberali): ovviamente il mondo dall’epoca era al 90% Europa, ma chi entra nell’Archiginnasio scoprirà che uno dei grandi stemmi sull’androne d’ingresso è di uno studente peruviano. Si veniva a Bologna e si viveva in città per alcuni anni e gli studenti portavano qua le loro tradizioni culinarie: in questa maniera la cucina bolognese si arricchiva di sapori, aromi e preparazioni non tipiche della zona. Allo stesso tempo poi gli studenti una volta laureati rientravano nelle loro città, ma portandosi dietro i prodotti tipici della città (fra cui le mortadelle e il formaggio Parmigiano) e le ricette. In questo modo contribuivano a rendere famosa la cucina bolognese (ed emiliana) in tutto il mondo.

Chiudo con un’altra curiosità. Ad un certo punto ho definito i bolognesi “petroniani”. È un aggettivo comunemente usato ed è riferito a San Petronio, il più celebre protettore della città. Curiosamente anche per gli abitanti di Modena si utilizza l’aggettivo “geminiani”, da San Geminiano (anche lui il più celebre protettore della città).

Il palazzo di Re Enzo e San Petronio – Bologna

Che io sappia, nonostante il forte attaccamento che si ha in tutta Italia al proprio patrono cittadino, sono pochissimi i casi dove i cittadini hanno un così forte legame col proprio santo da usare il suo nome come aggettivo per definirsi. Conosco anche Milano, dove i cittadini sono detti “ambrosiani” da Sant’Ambrogio. (Curiosamente i tre santi in questione sono quasi coevi). Voi conoscete altri casi?


RICCARDO SOLI
Sono Riccardo Soli, guida turistica abilitata dalla regione Emilia-Romagna. Nato nella provincia modenese 46 anni fa e qua sempre vissuto, da alcuni anni ho trasformato una passione in una professione diventando guida e accompagnatore turistico. Lavoro tanto con i turisti stranieri che vogliono conoscere la mia regione, occupandomi in prevalenza di enogastronomia e motori: due temi che dalle nostre parti sono sicuramente molto ricchi! Amo molto anche la storia ed è bellissimo ragionare sugli intrecci che si sono susseguiti in una regione che essendo in mezzo ha visto passare praticamente tutti gli eventi e personaggi storici italiani.
Vi racconterò della mia terra, magari di qualche specialità, qualche curiosità o qualche monumento.
E-mail: riccardo@soli.info
Sito internet: www.soli.info

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