Finestre sull’arte – Una testimonianza di Leonardo a Milano: la Sala delle Asse del Castello Sforzesco

La Sala delle Asse del Castello Sforzesco

Chi ha visitato il Castello Sforzesco di Milano, più o meno a metà percorso, si sarà ritrovato davanti una sala quadrata molto insolita e suggestiva: lungo le pareti interne della Torre Falconiera, una delle torri più a nord del castello, si conserva una decorazione pittorica costituita da un pergolato e da intricate fronde di alberi e piante, che si sviluppano raggiungendo il centro del soffitto, dove campeggia lo stemma degli Sforza-Este. Si tratta di un’opera attribuita al genio inventivo di Leonardo da Vinci realizzata durante gli anni del suo soggiorno milanese alla corte, alla fine del Quattrocento, e con il Cenacolo (sempre a Milano, nel refettorio di Santa Maria delle Grazie) rappresenta uno dei suoi due dipinti murali fino ad ora conosciuti.

Come testimonia lo stemma sul soffitto la sala venne commissionata da Ludovico il Moro (1452-1508), duca di Milano, che nel 1491 aveva sposato Beatrice d’Este. Grazie ad uno scambio di lettere tra Leonardo e il Moro sappiamo che questa «camera grande da le asse» precedentemente era ricoperta da pannelli in legno, che servivano da isolante. La sala infatti si trovava in una zona del castello molto esposta alle intemperie e siccome era uno degli ambienti più freddi, si decise di applicare alle pareti questi grandi pannelli che servirono a rendere la sala più confortevole. L’interpretazione è favorita da un’altra lettera che ci fa sapere che Leonardo «desarmarà la camera», ossia smonterà i pannelli per eseguire la decorazione.  

Non è del tutto chiara quale funzione aveva la sala. Sicuramente era un ambiente di rappresentanza, destinato a riunioni e cerimonie. L’unica cerimonia di cui si ebbe notizia, avvenne nel 1480, e fu l’assunzione della reggenza da parte di Ludovico il Moro, su Gian Galeazzo Sforza, ancora troppo giovane per governare.

Il programma iconografico celebra il potere del Moro: vengono rappresentate sedici piante di gelso, in latino Morus. Non solo, il gelso è un chiaro omaggio all’allora attività produttiva del territorio del ducato, ricco di allevamenti di bachi e seterie.

Tra i rami possiamo notare anche i cosiddetti “nodi vinciani” chiamati così perché assomigliano a quelli delle ceste di vimini prodotte a Vinci, il paese natale di Leonardo, e molto ricorrenti nella sua produzione. Altri invece leggono questi intrecci di corde dorate in modo più simbolico, alludendo al matrimonio tra Ludovico e Beatrice.

Alla fine della dominazione sforzesca la sala cadde in decadenza. Questo fino all’Ottocento quando venne riscoperta e restaurata sotto la direzione dell’architetto Luca Beltrami. A causa della fragilità delle pitture la sala a partire dal 2013 ha subito numerosi restauri; venne riaperta al pubblico in occasione delle celebrazioni per i 500 anni dalla morte di Leonardo, fino a gennaio 2020. Ma, udite udite, la sala riaprirà eccezionalmente dal mese di agosto fino all’11 settembre in occasione di MuseoCity 2020. Per maggiori informazioni vi consiglio di consultare direttamente il sito ufficiale del Castello: http://saladelleasse.milanocastello.it/.

Sala delle Asse, dettaglio con gelsi e corde dorate
Torre Falconiera, esterno dal lato di Parco Sempione.

Una prima laurea in Scienze dei Beni culturali e una specializzazione in Storia e critica dell’arte. Convinta aspirante insegnante, milanese di nascita, amante di tutto ciò che è artistico!
La rubrica “Finestre sull’arte” nasce per raccontare e condividere con voi ciò che conosco su opere, artisti e correnti artistiche, raccontandole in brevi articoli di pochi minuti, come se fossero delle vere e proprie pillole da assumere una volta al giorno. Perciò, se siete interessati ad approfondire la vostra conoscenza su questi temi, date un’occhiata ai miei articoli sul blog!
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