Ti racconto le Marche – Il volto musicale di Macerata con i suoi più importanti compositori e musicisti

“Dove le parole non arrivano…..la musica parla” e seguendo le parole del grande Beethoven, sarà proprio la musica a svelare il volto più inedito della città di Macerata, a rivelare il legame della città con il grande Bach, Wagner e Verdi e tutto questo grazie alle opere di tre grandi compositori maceratesi in un percorso che attraverserà due secoli di storia: dal XVII al XX secolo.

Il centro storico di Macerata

Ancora oggi, la maestosa chiesa di San Filippo, opera dell’architetto romano Giovan Battista Contini, allievo del Bernini, risuona del tipico “recitar cantando” di matrice filippina che, nel corso dei secoli, ha incuriosito e attirato un gran numero di fedeli inaugurando una prolifica stagione musicale dove la celebrazione liturgica si arricchisce dei virtuosismi della musica barocca.

L’organo

Ed è proprio in questo clima di rinnovato fervore devozionale, largamente sostenuto da molti ordini religiosi, che la musica diventa la protagonista indiscussa nella funzione liturgica tanto che, anche a Macerata, si istituiscono cappelle musicali con maestri di cappella sempre più rinomati e ricercati come il maceratese Marco Giuseppe Peranda. Figlio di un abilissimo e stimato maestro intagliatore di origine veneziana, Marco Giuseppe viene avviato alla carriera ecclesiastica e musicale proprio dal padre che ne intuisce le grandi abilità tanto da diventare maestro di cappella della Basilica di Loreto.
Cantante, musicista, compositore e maestro di cappella, Marco Giuseppe viene apprezzato da molti suoi contemporanei e, all’età di 29 anni, viene reclutato dalla corte imperiale di Dresda per dirigere la cappella musicale della città tedesca. Una lunga e fortunata carriera accompagna il compositore maceratese per ben 19 anni quando, a causa di una malattia, muore improvvisamente all’età di soli 49 anni. La sua vita e le sue opere sono avvolte nel mistero, poco si sa di lui nel suo lungo soggiorno a Dresda e molte delle sue composizioni sono andate distrutte nel bombardamento di Dresda. Oggi, quasi dimenticato, poco noto persino ai maceratesi, il grande compositore e musicista maceratese rivive in alcune opere del grande Johan Sebastian Bach che deve proprio al Kapellmeister maceratese alcune sue composizioni come la Missa Kyrie, grazie alle quali è considerato il più prestigioso rappresentante della musica barocca europea.

Costeggiando l’imponente mole della chiesa di San Filippo lungo uno dei tipici vicoli del centro storico e immaginando di ascoltare in lontananza le ultime evoluzioni di un clavicembalo seicentesco, si arriva al vicolo Lauro Rossi.

Un bellissimo clavicembalo

Una graziosa piazzetta abbellita da un monumento celebrativo poco distante dalla sua casa natale, ci presenta il secondo importante compositore maceratese conosciuto e apprezzatissimo in Italia e all’estero: Lauro Rossi.

Il monumento dedicato a Lauro Rossi

Figlio di quella che Ugo Foscolo chiama “la venerabile povertà”, Lauro Sebastiano Rossi nasce nel 1810 a Macerata ma rimane presto orfano di entrambi i genitori.
Fortunatamente, grazie alle cure della sorella Caterina, riesce ad intraprendere la carriera di musicista e compositore. Dotato di grande talento, da un carattere generoso ed affabile, Lauro Rossi diventa ben presto direttore e docente dei più prestigiosi conservatori italiani per dedicarsi poi all’attività di compositore con numerosi successi nei più importanti e rinomati teatri italiani, uno fra tutti: la Scala di Milano. Moderno e innovatore, divulga le opere di alcuni suoi contemporanei tra cui Gluck, Spontini, Allegri e Wagner e proprio quest’ultimo ne ammira la lungimirante modernità e incontrandolo personalmente gli dimostra tutta la sua stima e gratitudine. I generi musicali da lui più amati, possiamo, ancora oggi, scoprirli osservando il monumento a lui dedicato dai maceratesi nel 1910 dove fanno capolino l’opera buffa che assume le forme della civettuola
Sinforosa, mentre l’opera semiseria ha il volto della Contessa di Mons che fa da contrappunto alla melodrammatica figura femminile di Estella nel Domino Nero.
La grande armonia musicale di Lauro Rossi, mai disgiunta dal melodioso canto italiano, viene apprezzata dallo stesso Giuseppe Verdi che lo coinvolge nell’articolata e laboriosa composizione della messa da Requiem in onore di Gioacchino Rossini. Incarico prestigioso che Lauro Rossi svolge magnificamente dando vita al componimento musicale conosciuto come “Agnus Dei”.

Lasciando il vicolo Lauro Rossi e salendo lungo la caratteristica piaggia della torre, si entra nel vicolo soprastante per incontrare l’ultimo dei tre grandi protagonisti maceratesi: Lino Liviabella.

Casa Liviabella a Macerata

Davanti alla sua casa natale indicata con una semplice targa, nel cuore della città vecchia di Macerata, poco distante dalla piazza centrale, dalle piccole stanze della sua dimora si ha la sensazione di poter udire le note fuoruscite da spartiti musicali di tre generazioni di musicisti e compositori della famiglia Liviabella.

Figlio d’arte, Lino Liviabella nasce nel 1902 e si dedica alla musica così come, precedentemente, avevano fatto il nonno, allievo di Rossini, e il padre Oreste, direttore di cappella del duomo di Macerata.
“Gli artisti vivono in una notte piena di sorprese, portano la loro lampada, avvolti penosamente in un cerchio d’ombra; danno la luce, di cui non sanno e di cui non vogliono sapere l’essenza, perché l’importante per loro non è il sapere, ma il dare”. Docente di musica al conservatorio di Bologna dove si trasferisce e vive gran parte della sua vita, direttore presso altri conservatori della Romagna, compositore e ottimo pianista, Lino Liviabella non disdegna di dedicarsi anche alla musica tradizionale marchigiana che definisce “…..tesoro prezioso e incomparabile che mi canta appena vedo o sento qualcosa che mi ricorda Macerata e l’infanzia.” Le sue composizioni per pianoforte, la raccolta di musiche popolari e il suo trattato “Sentir Musica”, gli valgono riconoscimenti e premi a livello nazionale annoverandolo tra i geni musicali del XX secolo che hanno dato lustro alla città stessa.


Daniela Perroni
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