Splendida Emilia – Vignola

Credo sia venuto il momento di parlarvi della mia città: Vignola, dove sono nato e dove ho sempre vissuto. Anche l’amore per le tradizioni e la storia locale mi ha portato a intraprendere il lavoro della guida turistica.

La rocca e la valle di Vignola

Per molti italiani il nome Vignola rimanda subito alle ciliegie, il prodotto più famoso del nostro territorio. Per chi vive a Roma e in generale in centro Italia Vignola è invece il nome di un architetto. Per noi vignolesi invece è la città dell’enorme rocca rinascimentale. Vediamo allora con un rapido percorso storico di capire dove siamo.

I famosi duroni di Vignola

In epoca romana il territorio di Vignola era una zona rurale. Si coltivavano cereali e sicuramente anche vite: per produrre quel lambrusco che è tuttora iconico della nostra provincia, ma anche saba (ovvero mosto cotto). Esistevano solo alcuni gruppi di case, probabilmente vicino a quella strada che costeggiava le colline e proseguiva parallela alla più nota via Emilia. Lo stesso nome della città deriva da Viniole (piccola vigna), uno dei più antichi toponimi altomedievali.

Probabilmente qua esisteva una fortificazione o una torre durante il periodo longobardo, dato che eravamo sul confine con il territorio bizantino. Solo però dal X secolo sappiamo con certezza che esistesse una vera e propria fortezza. Dal secolo successivo sappiamo che oltre alla fortezza era sorto un borgo fortificato, che per alcuni secoli conoscerà guerre, assedi e alterne fortune.

La rocca di Vignola

Solo con il 1401 Vignola comincerà a crescere e diventare un importante centro, quando i marchesi d’Este la daranno alla famiglia Contrari. Uguccione era un importante condottiero ed amministratore degli estensi e trasformerà l’austera fortezza in una residenza nobiliare sull’esempio del castello di Ferrara. I suoi figli poi amplieranno la cinta muraria, trasformando il piccolo borgo fortificato medievale in una cittadina rinascimentale ricca ed elegante.

La rocca di Vignola

Una delle caratteristiche della fortezza fu di essere completamente affrescato sia dentro che fuori, diventando così un elegante esempio di stile cortese tardogotico. Come si affrescava all’epoca? Il Rinascimento stava appena iniziando, quindi non si raccontavano storie: si preferiva utilizzare dei simboli che agli occhi istruiti spiegassero il loro significato. Simbologie che ad oggi è difficile dare un significato, ma che ci parlano di un medioevo che si avvicinava al termine.

All’interno della rocca uno dei gioielli è sicuramente la cappella: un piccolissimo ambiente riccamente affrescato con scene della Passione di Cristo nello stile gotico della prima metà del XV secolo. Scene insolite che propongono sia dogmi e scene canoniche (la Resurrezione, la Pentecoste, l’Ascensione…), sia dogmi e simbologie insolite (il Dio tricefalo, la liberazione di Adamo ed Eva dagli inferi…). Immagini tratte dall’immaginario tardomedievale dove l’ignoto autore ha attinto a piene mani. Ignoto, perché non è rimasto nessun documento che ci faccia capire chi ha curato il ciclo di affreschi, anche se si sa che era un pittore sicuramente di ottima qualità e alta erudizione. Un mistero ad oggi ancora insoluto, così come è un mistero come mai gli affreschi non siano stati completati, quando mancavano (stando ai calcoli degli esperti) non più di un paio di giorni al termine.

Le sale nobiliari invece presentano simboli araldici: gli stemmi di famiglia (sia dei Contrari che degli Este) ripetuti sui muri. Le imprese, ovvero icone che rappresentavano il carattere delle famiglie (come i leoni a rappresentare gli Este o e i leopardi a rappresentare i Contrari). Simboli che parlano di fedeltà (i tre anelli tricolori intrecciati) o fede (le colombe).

Per oltre un secolo e mezzo i Contrari furono conti (e poi marchesi) di Vignola e ampi territori circostanti, poi la loro dinastia ebbe un brutale termine. Una storia di amori proibiti che si intrecciò con la storia della famiglia d’Este e la perdita di lì a pochi anni della città di Ferrara, ma sarebbe troppo lunga da essere qua raccontata. Il piccolo feudo vignolese passò allora alla famiglia Boncompagni.

Nel 1577 Giacomo Boncompagni diventa il nuovo marchese di Vignola (oltre ad altri titoli) e la sua famiglia governerà il feudo fino all’unità d’Italia. I romani ed i bolognesi conoscono molto bene il nome di questa famiglia, perché era quella di papa Gregorio XIII, colui che fra le tante altre cose riformò il calendario. Giacomo era suo figlio legittimo: dato che non gli poteva trasmettere in eredità il papato, il papa si premurò di acquistargli importanti feudi in giro per l’Italia.

La famiglia Boncompagni amministrò Vignola e i territori del marchesato, ma senza mai risiedervi permanentemente. Questo è probabilmente la ragione principale per cui gli affreschi si sono conservati intatti fino ai giorni nostri. Lo stile è infatti insolito e se il castello fosse stato abitato nel rinascimento gli affreschi sarebbero stati sostituiti con altri più attuali, magari dipinti da qualche pittore famoso dell’epoca. Questo toglie prestigio alla Rocca: non ci troverete affreschi di pittori famosi (e quanti lavorarono per i Boncompagni!), ma allo stesso tempo ci aiuta a fare un salto in un periodo storico a noi molto distante.

Le mura esterne della rocca di Vignola

All’inizio del 1500 era intanto nato a Vignola in un casolare di campagna Jacopo Barozzi, che dopo studi locali si dedicò all’architettura. Lavorò molto a Roma e per i papi, tanto che fu il successore di Michelangelo alla fabbrica di San Pietro. Suo capolavoro fu però il palazzo Farnese di Caprarola, così come diversi palazzi e chiese a Roma e in altre importanti città italiane. Data la sua provenienza “Vignola” divenne il nome con cui è rimasto impresso nei secoli. Il suo contributo all’architettura fu però soprattutto teorico, scrivendo il libro che diventerà la base dell’architettura manierista e poi barocca.

A Vignola ci ha lasciato un palazzo, di fronte alla Rocca, da lui progettato: il palazzo Contrari-Boncompagni. Fu costruito per essere usato come abitazione da parte della dinastia che governava Vignola, dato che nel Rinascimento non era più molto in voga risiedere nei castelli. All’interno il gioiello è sicuramente la scala a chioccola autoportante, uno dei “marchi di fabbrica” del Vignola: in questo caso la scala ha anche una curiosa pianta ellittica e non rotonda.

Ma le ciliegie quando arrivano? Le ciliegie arrivano tardi nella storia vignolese e sono strettamente collegate alla coltivazione della vite. Sapete infatti che oltre al classico sistema del filare di viti, fino alla fine del XIX secolo era molto utilizzato il sistema della “piantata”: le viti erano libere di salire lungo i rami di particolari piante. La pianta classica per questo genere di coltivazione era il gelso, perché le foglie servivano ad alimentare i bachi da seta (un allevamento diffusissimo nel nostro territorio). Nel momento in cui all’inizio dell’ ‘800 il mercato della seta perde di peso economico, si cercano altri tipi di coltivazioni per sorreggere le viti. Si scopre quindi che il ciliegio è un ottimo supporto e che il terreno è adattissimo alla sua coltivazione. È boom: si selezionano varietà sempre nuove e in pochi decenni verrà perfino abbandonata la coltivazione della vite. A fine ‘800 già si esportano ciliegie da Vignola verso tutta Europa.

Oggi la coltivazione di frutta e in particolare ciliegie è ancora molto diffusa, tanto che dal 2012 diverse cultivar sono state inserite fra le varietà IGP. Una delle più famose è la Moretta, anche se essendo di piccolo taglio fa sì che sia una specie in via d’estinzione (ed infatti è protetta come Presidio Slow Food). Oggi il mercato chiede principalmente duroni, più grossi e sodi. Bigarreau, Anella, Nero I, Lapins, Celeste sono solo alcuni dei duroni coltivati nelle nostre campagne. Ovviamente si coltivano anche amarene, ma quelle le utilizziamo in prevalenza per fare le marmellate.

Le ciliegie di Vignola

Come gastronomia abbiamo poi i tipici prodotti della collina modenese (borlenghi, crescentine, gnocco fritto, salumi, tagliatelle, tortellini…), ma un altro simbolo di Vignola è la torta Barozzi. Una torta inventata da un pasticcere locale a metà dell’ottocento e intitolata al famoso architetto. È a base di cioccolato e caffè, con una ricetta ufficiale segreta e prodotta esclusivamente dalla pasticceria gestita ancora dai discendenti dell’inventore.

Il borlengo di Vignola

Il prosciutto cotto di Vignola? No, quello non è un prodotto tradizionale ma un marchio commerciale nonostante la nostra tradizione norcina sia comunque antichissima.


RICCARDO SOLI
Sono Riccardo Soli, guida turistica abilitata dalla regione Emilia-Romagna. Nato nella provincia modenese 46 anni fa e qua sempre vissuto, da alcuni anni ho trasformato una passione in una professione diventando guida e accompagnatore turistico. Lavoro tanto con i turisti stranieri che vogliono conoscere la mia regione, occupandomi in prevalenza di enogastronomia e motori: due temi che dalle nostre parti sono sicuramente molto ricchi! Amo molto anche la storia ed è bellissimo ragionare sugli intrecci che si sono susseguiti in una regione che essendo in mezzo ha visto passare praticamente tutti gli eventi e personaggi storici italiani.
Vi racconterò della mia terra, magari di qualche specialità, qualche curiosità o qualche monumento.
E-mail: riccardo@soli.info
Sito internet: www.soli.info

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