Non solo Ancona – Cupramontana: nel cuore del Verdicchio

Nell’entroterra anconetano, a 505 mt slm, sorge Cupramontana, Capitale del Verdicchio, il vino marchigiano per antonomasia. Qui la viticoltura, documentata già in epoca romana, reintrodotta dai monaci benedettini prima, camaldolesi poi, (VIII e XI sec. D.C), è di fondamentale importanza per l’economia e le tradizioni.

Il decreto di riconoscimento D.O.C. (denominazione d’origine controllata) per il Verdicchio dei Castelli di Jesi dal 1968 ha dato la doverosa garanzia a questo ottimo prodotto, con una lunghissima tradizione alle spalle e di recente, citato come tra i vini più buoni del mondo, dal New York times!

Cupramontana

Cenni storici

Di origine picena (V-VI sec. A.C.), trae il suo nome da una divinità: la Dea Cupra, (d’origine piceno-sabina) dea della fertilità, della fecondità, dell’amore, che aveva il suo tempio proprio a Cupramontana (trovati dei resti nel 1922). I piceni erano arrivati nel territorio marchigiano, dalla Sabina, a partire dal X sec. A.C., secondo la tradizione guidati da un Picchio (uccello sempre vigile e sacro a Marte), per trovare nuove terre fertili dove insediarsi. Divenne poi importante municipio romano (conservati c/o il 700sco Palazzo Comunale alcuni resti), completamente distrutto dopo la caduta dell’Impero Romano, dalle invasioni barbariche e dalla guerra greco-gotica.

Il Palazzo Comunale di Cupramontana

Rinasce a partire dai sec. VI – VII D.C. entrando a far parte del ducato longobardico diSpoleto, in posizione più alta rispetto all’antico abitato romano e intorno all’anno 1.000, con la costruzione di un castello, prende il nome di Massaccio (ammasso di pietre e tufo oppure massa cioè proprietà di Accio o Attone, famiglia che aveva vasti possedimenti in vallesina). In questo periodo molto importante fu il lavoro dei monaci benedettini che contribuirono notevolmente alla ripresa sociale e religiosa di tutta la zona (compreso, come già detto, la reintroduzione della coltura della vite)! Sorsero proprio intorno al 1.000, nel territorio di Massaccio, numerosi conventi e abbazie.

Arriviamo al XIII sec. quando anche Massaccio entra a far parte del contado di Jesi dove vi resterà, pur rivendicando inutilmente nel corso dei secoli autonomia propria, sino a fine XVIII sec.

Nel 1861, con l’avvento del Regno Italico, ebbe di nuovo l’antico nome: Cupramontana.

Nel ‘900 la storia della città segue quella dell’Italia intera:

le 2 guerre e quindi anni bui per la popolazione, lenta ripresa e boom economico degli anni ’70 con la nascita di piccole industrie anche nel territorio comunale, per arrivare ai nostri giorni caratterizzati purtroppo, ormai da diversi anni, dallo spopolamento del paese…

Fortunatamente, proprio negli ultimi anni, si sta facendo molto per il recupero sociale e culturale di tutti i piccoli centri dell’entroterra ed anche a Cupramontana si è fatto e si sta facendo il possibile per una sua attiva rinascita!

Il vino a Cupramontana

Correlata alle vicende storiche-politiche del piccolo centro collinare è la viticoltura!

Con la reintroduzione della coltura della vite nei secoli intorno al 1000 da parte dei monaci benedettini e camaldolesi, che  via via andò ad aumentare anche grazie ai disboscamenti dei boschi e delle selve fatti man mano nel territorio, arriviamo al ‘500 quando la coltura della vite divenne intensiva, per continuare ad aumentare e a raffinarsi con l’andar dei secoli, fino ai primi del ‘900 con l’inizio della produzione industriale del Verdicchio vera e propria!

Merito delle varie aziende vitivinicole che si sono susseguite nel corso del ‘900, il Verdicchio si è fatto conoscere ed apprezzare, oltre che nelle altre regioni italiane dove già veniva esportato da un paio di secoli, nel mondo!  

Da qualche decennio Cupramontana viene anche riconosciuta come Capitale del Verdicchio grazie appunto all’abbondante produzione nel suo territorio di questo vino!

Legata al Verdicchio è La Sagra dell’Uva, tra le più antiche d’Italia e di certo la più antica in regione, la prima edizione si tenne infatti nel 1928!

È la Festa del raccolto che viene trasformato in vino, ma anche della fecondità della terra ricca qui di vigneti coltivati a Verdicchio!

Si celebra la Ia domenica di ottobre di ogni anno e giungono migliaia di persone per festeggiare all’insegna del buon Verdicchio, della cucina tipica marchigiana (da gustare negli stands lungo le vie del centro), degli antichi balli popolari (il saltarello) con l’antica musica suonata con l’organetto e la fisarmonica e cantata con gli stornelli che un tempo riecheggiavano nei campi, per arrivare  al clou nella giornata di sabato con “il Palio del Verdicchio” gara di pigiatura con i piedi tra i rappresentanti dei vari comuni di produzione del Verdicchio, e soprattutto la domenica pomeriggio con la sfilata dei carri allegorici!

Il carro allegorico della Sagra dell’Uva

Per terminare il discorso Vino-Verdicchio da ricordare è infine l’originale Museo Internazionale dell’Etichetta (con oltre 100.000 etichette di vini), c/o il 700sco le grotte-cantine dell’antico Convento femminile Santa Caterina, allestito insieme all’ Enoteca Comunale.

Da visitare in centro

Chiesa di San Leonardo (attualmente chiusa per recupero dopo il terremoto di ottobre 2016):

(monumento nazionale) sorge dove vi era l’originaria chiesa del XII sec., riedificata nelle attuali forme nel ‘700 (neoclassica) su disegno di Cristoforo Moriconi, con torre campanaria. La facciata adorna di statue (papi, santi, Madonna con Bambino) e l’interno, ad unica navata, conserva varie opere d’arte (vari dipinti, bel paliotto d’altare, croce argentea 400sca, ecc…)

Chiesa di San Lorenzo

(monumento nazionale) realizzata su progetto dell’architetto cuprense Mattia Capponi tra il 1771 e il 1787, con bella facciata rialzata dalla duplice scalinata d’ingresso.

L’interno, molto ampio, ad una sola navata, ritmato da colonne con capitelli corinzi, con l’abside arricchita di rosoni a stucco, appare molto luminoso grazie ai numerosi finestroni laterali. Oltre a custodire molte opere d’arte, interessante al suo interno è la Cappellina della Madonna di Lourdes, dove sopra l’altare è stata riprodotta la grotta delle apparizioni di Lourdes, molto frequentata dai fedeli cuprensi.

Palazzo Comunale

restaurato recentemente, ancora un’opera dell’architetto Mattia Capponi, edificato tra il 1777 e il 1793, con bel loggiato nella facciata verso la piazza e con torre civica in stile neoclassico. Sorge ove vi era un tempo la Rocca 300sca voluta dal cardinale Albornoz. Conserva al suo interno varie lapidi romane, tele 600sche e 700sche (nella sala consiliare) e vi ha anche sede la Biblioteca Comunale (dal 1872), istituita con i fondi librari dell’ex Eremo delle Grotte con in dotazione circa di 15.000 volumi tra cui circa 480 edizioni 500sche e 80 incunaboli. Anche l’Archivio storico conserva antichi catasti del XV e XVI sec.

La piazza del Palazzo Comunale di Cupramontana

Museo internazionale dell’Etichetta

Il Museo nasce nel 1987 su progetto del critico d’arte Armando Ginesi, vi sono sono custodite oggi circa 100.000 etichette provenienti dal mondo intero!

Vi sono 3 sezioni: la storica con alcune etichette dei primi anni del XIX sec.,

l’artistica con bozzetti di artisti italiani e stranieri ispirati al vino, e la contemporanea, con etichette provenienti da tutto il mondo per rappresentare i 5 continenti! Le sue stanze vengono utilizzate periodicamente per mostre anche a fini didattici, e rassegne regionali, nazionali e internazionali sempre dedicate al tema dell’etichetta!

Chiesa di Santa Maria della Misericordia

riedificata all’inizio dell’800 dal Bellonci dove vi era quella 400sca vicino all’ex ospedale, andato in rovina, di S. Bartolo. La torre campanaria, demolita in parte da un fulmine, appare mozza. Al suo interno importanti dipinti di vari autori di differenti secoli e il 400sco affresco della “Madonna della Misericordia”. Un frammento di un affresco venuto alla luce durante i lavori di rifacimento, si trova oggi c/o la Cassa di Risparmio.

Nei dintorni

Chiesa Abbaziale del Beato Angelo

antichissima (1180) con l’attiguo monastero su 2 piani (recentemente restaurato), fu dei camaldolesi (stile romanico-gotico). La chiesa ricostruita nella 2° metà dell’800, custodisce il corpo del Beato Angelo (martirizzato nel 1429) e una bella tela 700sca.

Chiesa di san Giacomo della Romita (attualmente lavori di recupero)

chiesa e monastero camaldolesi del XIII sec.; subentrarono nel ‘450 i francescani e riedificarono la chiesa ricostruita ancora nel 1782-86.

Conserva reliquie del Beato Giovanni Righi da Fabriano.

Eremo di San Giuseppe delle Grotte o dei Frati Bianchi

grotte scavate nell’arenaria dove intorno al 1000 vi giungevano eremiti a pregare e a fare penitenza. Nel ‘200 arrivarono i camaldolesi e tra il XVI e XV sec. l’eremo si ampliò con la costruzione vera e propria di un convento. Ristrutturato a fine ‘700 fu nei secoli scorsi un centro culturale di prim’ordine!

L’Eremo di San Giuseppe delle Grotte o dei Frati Bianchi

Dopo decenni di degrado finalmente è stato recuperato grazie a un’organizzazione internazionale “VIVO” il cui scopo è il recupero fisico-psicologico delle vittime di guerra e di catastrofi naturali.

Molto interessante anche il bosco che circonda l’eremo, ricco di una notevole varietà di specie vegetali anche molto rare (area floristica protetta).

Il bosco attorno all’Eremo di San Giuseppe delle Grotte o dei Frati Bianchi

Ciao, mi chiamo Cristina, lavoro nel turismo da 30 anni e dopo aver viaggiato qua e là per il mondo, per lavoro, sono tornata nelle Marche, nel mio paese, in collina, decisa a restare e far conoscere agli altri le meraviglie di questa discreta terra. 
“L’Italia in una regione”. così la definiva Guido Piovene nel suo libro “Viaggio in Italia” e non si sbagliava, infatti in pochi km di territorio troviamo di tutto: dalla costa con il suo mare e le sue spiagge di sabbia o le baie rocciose del Conero, alle affascinanti montagne dell’Appennino Umbro-Marchigiano, ricche di tradizioni e leggende, alle dolci colline con le “città balcone”, da cui godere di panorami mozzafiato!
Poi ci sono le città, ricche di arte, di storia, le chiese, quelle discrete e affascinanti romaniche, le abbazie nascoste, gli importanti santuari, come quello di Loreto, i parchi archeologici, i parchi naturali protetti, i piccoli incantevoli paesini e i borghi di collina e a completare e deliziare il tutto, l’ottimo cibo tipico di questa terra e i vini bianchi (in primis il Verdicchio) e rossi, prodotti nelle colline, a darci un po’ d’allegria.
Premesso tutto ciò, svolgo con passione il mio lavoro di guida turistica, anche in lingua francese, da 20 anni, da Ancona, a Loreto e Recanati, Jesi, Fabriano, Arcevia, Corinaldo, Numana, Sirolo, e tutto il territorio della provincia di Ancona, compresi i musei o le raccolte d’arte sparse nel territorio un po’ ovunque.
Collaboro anche con i Traghettatori del Conero e in estate potrete approfittare di un’escursione in barca per ammirare dal mare, delle bellezze della riviera del Conero.
Infine, da alcuni anni, sono anche istruttore guida in italiano, alle Grotte di Frasassi, tra i complessi ipogei più belli al mondo.

Contatti
E-mail: crifabbretti@tiscali.it
Sito web: http://www.anconaguideturistiche.it/ita/index.php

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