Piccola grande Umbria – Tracce dell’etrusca Perugia

L’origine del nome Perugia è ancora in via di studio: tra le tante ipotesi, la denominazione romana Perusia è associata alle parola etrusca Phersnach “proveniente da Perugia” con cui è designato il guerriero Irumina in una stele del VII sec. A. C., o da Pirusna o Perusna (il termine “Perus”, comparandolo con l’ebraico, è tradotto come Grifo, simbolo della città umbra), oppure dall’accadico Pir-ussi, “fortezza sopraelevata”. Nel corso dei secoli viene denominata Perusia, Pirusio e in seguito Peroscia.

La leggenda vuole questo luogo fondato dal mitico Euliste, giunto con il fratello Ocno, fondatore e primo re di Mantova secondo Virgilio, in Italia dopo la guerra di Troia. Egli avrebbe designato il Colle Landone come luogo ideale per il suo piccolo regno.

Tutta l’epopea dell’eroe che richiama in maniera altisonante Auleste (ovvero Ulisse!) è minuziosamente descritta nell’Eulistea, poema scritto in latino dall’umanista Bonifacio da Verona nell’ottica dell’autocelebrazione comunale della fiorente Peroscia nel 1293, qualche anno dopo che la creazione ad opera degli abili scultori Nicola e Giovanni Pisano una magnifica fontana, fatta da formelle e statue, tuttora situata nel luogo per cui era stata pensata, la piazza principale del centro storico, tra il Palazzo dei Priori e il Duomo di San Lorenzo. Da lì, nel secondo registro superiore, il nostro Euliste guarda fiero nella direzione in cui si crede venne sepolto, proprio sotto le Logge di Braccio ove si trovava una torre leggendaria.

De facto, Perugia è costruita in una posizione d’altura ma inizialmente dislocata su due colli, il Landone e il Sole, uniti con il riempimento della valle tra i due -che diviene percorribile e costituisce anche oggi il corso principale della città antica, Corso Vannucci- e abbracciati dalla prima cinta muraria etrusco-romana del secolo IV-III a.C.

Parte delle mura, caratterizzate da monumentali blocchi calcarei, si trovano più o meno nascoste in archi e abitazioni ma sono ben presenti e visibili.

La città diviene un importante punto di riferimento economico, politico, militare, religioso: è scelta infatti per essere una delle Lucumonie dell’Impero etrusco, che aveva costituito una Lega fatta da dodici città-stato, e tutta la sua maestosa grandezza si può comprendere osservando uno degli ingressi in città, la Porta Marzia. La porta, traslata nel 1540 un paio di metri più avanti rispetto alla sua posizione originaria, conserva ciò che è rimasto delle decorazioni originali, delle quali si intravedono teste di divinità e loro attributi; l’ingresso, rivolto idealmente verso Roma, a cui Perugia si è da sempre paragonata, sembra proprio mandare un chiaro messaggio: “sii consapevole della cultura e grandezza di questa antica città che hai conquistato ma che non si sente per nulla sottomessa”. Infatti i Romani sopraggiungono in città dopo la battaglia di Sentino, nel 295 a. C.

L’etrusca Porta Marzia inglobata nella fortezza papale cinquecentesca.

Un altro ingresso di fondamentale importanza è dalla parte opposta delle mura, ai piedi del Colle del Sole, ed è chiamato Arco Etrusco o di Augusto: decorato molto più sinteticamente rispetto a Porta Marzia, a carattere difensivo, permetteva il controllo di tutta l’area che guardava al versante eugubino, aveva una struttura particolare nell’angolazione dell’arco che rendeva molto arduo lo sfondamento del portone e, nella parte alta, un ampio spazio a mezzaluna (oggi tamponato ma la cui presenza è evidente proprio sopra alla decorazione a clipei e lesene, ovvero a colonnette e tondi) era dedicato alla collocazione delle macchine militari per l’attacco dei nemici. Questa Porta viene poi “fatta propria” dall’Imperatore di Roma dopo il Bellum Perusinum del 41-40 a. C., infatti Ottaviano Augusto fa immortalare a lettere cubitali il suo passaggio e conseguente intervento di ristrutturazione dopo aver messo a ferro e fuoco la città; così, si inizia ufficialmente a parlare di “Augusta Perusia” (la scritta, AVGVSTA PERVSIA, si trova nella parte centrale dell’arco di ingresso).

In realtà anche un’altra più contenuta iscrizione imperiale compare nella fronte dell’Arco (e anche in Porta Marzia): “Colonia Vibia”, fatta apporre da Vibio Treboniano Gallo, orgogliosamente nato vicino a Perugia, a Monte Vibiano Vecchio chiamata in origine Ubianum, ed eletto a capo di Roma e del suo impero dal 251 al 253 d. C.

Arco etrusco o Arco di Augusto, III a. C.

Le mura avevano anche degli ingressi minori per il passaggio pedonale, le postierle, e alcune di esse sono visibili in zona Cupa, presso il parco della Cuparella.

Un’architettura di epoca etrusca senz’altro molto utile e ben conservata è oggi musealizzata e percorribile attraverso un corridoio trasparente davvero suggestivo, anche per lo spazio raccolto e angusto in cui ci si ritrova immersi a tuttotondo: il Pozzo etrusco, tra Piazza Danti e Piazza Piccinino, ritenuto la maggior fonte di approvvigionamento idrico per gli antichi abitanti locali.

Il Pozzo Etrusco, seconda metà III a. C., acquisito dalla Famiglia Sorbello, oggi musealizzato e gestito dalla Fondazione Ranieri di Sorbello.

Se amate i luoghi sotto il livello del terreno, stretti ed emozionanti, vi segnalo anche il grandioso Ipogeo dei Volumni, poco fuori dal centro storico, in direzione di Ponte San Giovanni. Il sito, con il parco e il museo, è incentrato su una necropoli aristocratica scoperta incredibilmente intatta nel 1840 e costituita da quasi duecento tumuli. L’esperienza più consistente ed affascinante della visita è lo scendere attraverso una ripida scalinata per accedere a un vestibolo e a vari ambienti, luoghi addetti a contenere le urne della Gens Velimna.

Interno dell’Ipogeo dei Volumni. Foto di Italian Ways.

In giro per la città e in prossimità della stessa, molti altri manufatti etruschi sono stati rinvenuti: per poterli ammirare, è necessario visitare il Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria, situato nei locali dell’antico convento a fianco della chiesa di San Domenico, lungo Borgo XX giugno, dove si possono trovare reperti e antichità datati dalla preistoria all’epoca romana.


Ciao, sono Gioia! La mia vita è eternamente legata a due regioni: l’Umbria, mia terra d’origine e di residenza e la Toscana, il luogo che mi ha fatto comprendere quale fosse davvero la strada giusta da percorrere: l’arte e la promozione del Patrimonio culturale locale. Ho incentrato infatti la mia tesi di laurea di Storia dell’arte sugli affreschi aretini del Quattrocento e poi ho scelto di diventare una Guida turistica abilitata a Firenze e Accompagnatrice turistica. Lì, tra i Palazzi appartenuti alla famiglia de’ Medici e i grandi artisti del Rinascimento, ho trovato per qualche anno la mia dimensione ideale; il mio cuore, però, mi ha lentamente riportato a fare tour anche a Perugia, Assisi, Spoleto e tutti quei centri caratteristici dell’Umbria, in cui si trovano scorci fiabeschi e interessanti musei presso tre dei quali lavoro anche come dipendente. Ad essere sincera non c’entra solo il cuore, ma anche la gola: non riesco proprio a dir di no ai piatti e prodotti tipici quali salumi, formaggi, olio, tartufo ma anche agli ottimi vini, da provare assolutamente più di una volta nella vita, senza trascurare il fatto che la mia città di nascita, Perugia, è considerata la patria del cioccolato grazie al famoso Bacio Perugina. Seguimi per delle esperienze emozionanti, per gli occhi e…per la pancia!
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3 commenti

  1. Apprezzo tantissimo il territorio umbro; ci sono stato diverse volte: ho visto Perugia, Gubbio, Gualdo Tadino, Assisi e devo dire che mi sono trovato benissimo.

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