Splendida Emilia – Modena Capitale: la sua storia

Penso sia venuto il momento di parlarvi un poco di Modena, il capoluogo della provincia dove vivo e cuore della mia regione. Perché capitale? Perché dal 1598 al 1860 fu la capitale del Ducato Estense, un piccolo stato dell’ancien regime che comprendeva le provincie di Modena, Reggio Emilia e Massa. Per arrivare a quel punto però la storia è stata lunga ed articolata.

Il Duomo di Modena

Le origini di Modena sono misteriose, come di molte città italiane, dato che mancano documenti e anche i rilievi archeologici sotto un nucleo urbano sono sempre molto complessi. Si fa risalire la sua fondazione storica ai romani, quando nel 183 a.C. divenne una colonia fortificata sulla via Emilia, ma di fatto sappiamo che la città era già abitata dai galli Boi (ai quali i romani la strapparono combattendo), mentre il nome stesso rimanda alla parola etrusca “mut” (che dovrebbe significare colle) dato che già gli etruschi avevano qui un loro insediamento. Il fatto poi che il nome rimandi ad una elevazione fa pensare che gli etruschi si fossero insediati su una preesistente terramara (per sapere cosa siano le terramare potete visitare il parco-museo a Montale, di cui magari vi parlerò in futuro) o forse un insediamento di epoca villanoviana. Insomma: come spesso succede strati su strati che fanno impazzire archeologi e storici.

In epoca romana Mutina (questo era il nome latino) venne fortificata e divenne una città fortezza, non molto estesa come ad esempio la vicina Bologna, ma con possenti muraglie che la circondavano. Per questa ragione fu utilizzata come centro per diverse campagne militari, ma soprattutto divenne protagonista della famosa “guerra di Modena”. Siamo nel 43 a.C., le truppe di Decimo Bruto in fuga da Roma e inseguite da quelle di Marco Antonio si chiudono dentro Modena: inizia così un lungo assedio dove Marco Antonio voleva vendicare l’amico Cesare, ucciso pochi anni prima. Stava però agendo senza il consenso del Senato, quindi da lì a poco arrivarono le truppe senatorie con a capo anche il giovane Ottaviano, che assediarono a loro volta le truppe di Marco Antonio. Ci furono scontri e furenti battaglie, ma alla fine, mentre i tre opposti schieramenti potevano lasciare lo scenario della battaglia, il vero vincitore sarebbe stato Ottaviano, che diede prova di ottime capacità sia militari che politiche e diplomatiche. L’ho fatta veramente breve, ma furono un paio di anni abbastanza tumultuosi per la Repubblica e si era solo all’inizio della guerra civile che sarebbe durata ancora a lungo.

Per Modena però fu l’inizio di un periodo di splendore. Ottaviano, conosciuto poi come Augusto, decise di “ricompensare” la città che gli aveva aperto la strada della gloria: fece erigere templi, l’anfiteatro, il foro. Fece arrivare marmi e materiale prezioso che avrebbero portato le cronache a definire Mutina “splendidissima”. Ma il periodo aureo non durò poi così a lungo, fino al III secolo d.C. Dopo il 300 infatti una serie di calamità si riversano sulla città: un forte terremoto ne distrugge un’ampia parte, poi le alluvioni sia del Panaro che del Secchia (due fiumi che lambiscono la città a est ed ovest). Inoltre la crisi economica che stava colpendo il nord Italia si faceva sentire anche in questo territorio. Quando Sant’Ambrogio percorse la via Emilia alla fine del IV secolo definì Modena come uno “spettro di città”: probabilmente erano rimaste quasi solamente rovine e ruderi e gran parte della popolazione era morta o aveva abbandonato il posto. Gli stessi longobardi che conquisteranno questi territori un paio di secoli dopo fonderanno la “cittanova” fuori dal precedente nucleo urbano, segno che ben poco rimaneva di recuperabile. Per Modena si prospettavano secoli di pochezza con il rischio dell’oblio.

Nella storia degli ultimi anni dell’impero romano si innesta però la storia locale del nostro santo: San Geminiano. Questi era probabilmente figlio di possidenti terrieri locali, che decise da giovane di farsi cristiano. Con la libertà di culto venne eletto vescovo dalla comunità cristiana modenese e cominciò ad essere amato e conosciuto anche al di fuori della città. Partecipava ai sinodi e incontri, assieme ai padri della Chiesa dell’epoca: persino da anziano si recò al sinodo milanese del 390, quando aveva più di ottant’anni. La sua fama arrivò persino a Costantinopoli, tanto che uno dei miracoli di cui ci racconta la sua agiografia è quello dell’esorcismo della figlia dell’imperatore d’Oriente: il diavolo che l’aveva posseduta disse che l’avrebbe liberata solamente se fosse stato esorcizzato da Geminiano di Modena. Un altro miracolo attribuito al santo è molto più locale, ma è quello che lo fece molto amare in patria. Si racconta che la città di Modena era alluvionata e la popolazione stava soffrendo e rischiava di morire: Geminiano raccolse i cittadini e li portò fuori città, a Cognento (ora una frazione, dove ha sede un santuario dedicato al santo): qui fece sgorgare miracolosamente acqua, potendo dissetare i cittadini che così si salvarono e poterono rientrare in città quando le acque si furono ritirate.

Modena – San Geminiano

Geminiano morì a Modena e fu sepolto in un sarcofago di pietra fuori dalle mura cittadine, lungo la via Emilia come usava all’epoca. Probabilmente già dai primi anni fu eretto un tempietto sul luogo della sua sepoltura, che divenne coi secoli una piccola chiesa. Attorno al santo la popolazione ebbe sempre modo di riconoscersi, tanto che tuttora i cittadini di Modena sono appellati “geminiani” (sono molto poche le città d’Italia dove i cittadini hanno come soprannome i loro patroni: io conosco i petroniani a Bologna e gli ambrosiani di Milano, curiosamente tutti santi quasi coevi).

Solo dal X secolo Modena ricominciò a fiorire, assieme al resto d’Italia. Durante questa rifioritura a Modena verrà elevato quello che è uno dei gioielli della città: il Duomo di Modena. Patrimonio UNESCO dell’Umanità (assieme alla piazza e alla torre campanaria) è uno dei gioielli del Romanico europeo ed una fonte inesauribile di cose da vedere. La costruzione fu degna di una saga epica: innanzi tutto iniziò in un momento di forte turbolenza politica e religiosa. Modena politicamente faceva parte del Sacro Romano Impero Germanico, ma di fatto si era in piena lotta delle investiture e quasi l’intero nord Italia era governato da Matilde di Canossa, in guerra contro l’imperatore. Anche religiosamente poi c’erano forti turbolenze, dato che la Chiesa era spaccata da scismi e antipapi, tanto che la cattedra vescovile di Modena era vacante (il vescovo precedente era stato destituito in quanto scismatico, mentre quello nuovo inviato dal papa ci mise alcuni anni prima di poter entrare in città e insediarsi). In questo frangente i cittadini di Modena decisero di costruire una nuova ed elegante cattedrale in onore del loro santo protettore: qualcosa di mai visto prima.

Da dove arrivasse l’architetto non è ben chiaro, ma sappiamo che fu il “mirabile” Lanfranco. Venne abbattuta la precedente cattedrale e si cominciò ad erigere la nuova, con l’idea di farla sempre nel posto dove sorgeva la tomba del Santo e di ricoprirla tutta di marmo. Siamo nell’anno 1099 quando viene posta la prima pietra. Ma il marmo costa e in Emilia non ci sono cave, la città nell’IX è piccola e non particolarmente ricca: insomma, con il marmo di recupero dalla vecchia chiesa si riesce a ricoprire solo una piccola parte inferiore della nuova chiesa. Qui avviene uno dei miracoli attribuiti a Geminiano: poco lontano, sepolti nel terreno, vengono trovati enormi blocchi di marmo e altro materiale che possono essere usati per la costruzione. Insomma: trovano le rovine della città romana, dei templi, del foro, dell’anfiteatro, ormai sepolti sotto diversi metri di fango. Con quelli non solo riescono a completare il rivestimento marmoreo della cattedrale, ma possono rivestire anche la torre campanaria, farne statue e abbellimenti vari. Ne avanza anche un grosso pezzo, che nella piazza verrà usato per secoli come pulpito: la Preda Ringadora.

Mentre Lanfranco si occupa della costruzione, viene assunto anche uno scultore che si occuperà, assieme a diversi aiutanti, della realizzazione di bassorilievi e decorazioni: Wiligelmo. Anche di lui la storia è quasi sconosciuta, ma abbiamo alcuni documenti che ci tramando la descrizione dei lavori. Inoltre due lapidi sul Domo (una in facciata e una nell’abside) ci consegnano i nomi e tessono le lodi dell’architetto e dello scultore, così siamo sicuri dei loro nomi: questo è molto insolito per l’epoca, quando era ancora raro che i nomi delle maestranze apparissero. Di solito c’erano i nomi dei committenti: un re, un nobile, un vescovo. Anche questo è un chiaro indizio di come la cattedrale fu costruita per volere della popolazione e non di un singolo individuo.

Nel 1106 la tomba di Geminiano fu traslata dentro la cripta e ne fu santificato l’altare. La chiesa non era ancora terminata ovviamente, ma già vi si cominciava a celebrare messa. Occorreranno ancora alcuni decenni per completare il corpo centrale e quasi due secoli per terminare la torre campanaria (ovvero la Ghirlandina) e tutto l’apparato decorativo. I lavori verranno continuati dai maestri Campionesi, una famiglia che si alternò nella fabbrica sia per la parte architettonica che decorativa.

Modena – La Ghirlandina

Il prestigio della cattedrale non viene però dal marmo, ma dalle decorazioni, soprattutto quelle del XII secolo di Wiligelmo e i suoi aiutanti. Questi hanno scolpito in ogni dove una incredibile quantità di figure: in alcuni casi abbiamo una classica rappresentazione delle scene sacre, ovvero un modo di catechizzare il popolo che non sapeva leggere (celebre è la Genesi sulla facciata, ma anche l’esorcismo di Geminiano alla corte dell’Imperatore d’Oriente). Immagini però tratte da un immaginario dove la cristianità è ancora in discussione e sono possibili interpretazioni: ecco quindi che a lato di immagini canoniche abbiamo scene da altri libri. Abbiamo rappresentazioni di nudità, di scritti apocrifi o di elementi magici che poi la Chiesa rigetterà nei secoli successivi (come la morte di Caino). Il tutto poi si mescola con le leggende, le storie, le favole dell’epoca, tanto che diventa arduo distinguere il sacro dal profano (troviamo la leggenda di re Artù su un archivolto, ma anche draghi, sirene e mostri vari che interagiscono con altri personaggi nei capitelli e stipiti). Ecco perché il Duomo è stato definito un “libro di pietra”. Dario Fo lo ha anche definito “il Tempio degli uomini liberi”.

Dal XII secolo la storia di Modena è quella dei liberi Comuni fino al XIV quando entrerà nell’orbita degli Este che ne diventeranno feudatari. Il XV secolo vedrà poi in Borso d’Este il consolidamento del potere e la sua nomina a Duca di Modena e Reggio da parte dell’Imperatore di Germania (il papa lo aveva poi nominato negli stessi anni Duca di Ferrara). Il ducato estense vivrà anni di gloria, seppure con alterne fortune militari: ma possiamo dire che sono un paio di secoli di grande prestigio internazionale. Almeno fino alla seconda metà del 1500, quando il duca Alfonso II non ha eredi legittimi. L’unico erede di casa d’Este era un discendente di un figlio naturale (ovvero nato fuori dal matrimonio): per la legge del Vaticano costui non poteva ereditare un feudo, quindi alla morte di Alfonso Ferra venne restituita al papa, che la incorporerà definitivamente nello Stato della Chiesa. È quella che conosciamo come “devoluzione”: una storia abbastanza complessa da un punto di vista diplomatico, fra amanti troppo focosi, eretici impenitenti, trattative segrete… un gossip rinascimentale che magari vi racconterò in un’altra occasione.

L’imperatore invece di questioni del genere era meno interessato, quindi a Cesare d’Este viene confermata l’investitura a duca di Modena e Reggio: due città che all’epoca erano molto più povere e sviluppate che non Ferrara. La corte però non ebbe scelta e si trasferì dentro il castello di Modena, una fortezza medievale cupa e scura. Cesare rimarrà duca per quasi trent’anni, senza fare molto per la città. Gli succederà il figlio, che però governerà solo per un anno prima di abdicare e farsi frate.

Il nuovo duca sarà Francesco I d’Este, colui che inaugurerà la stagione della grandeur dell’ancien regime estense. Lui sarà infatti colui che prenderà realmente in mano le redini della dinastia cercando di riportarla ai fasti del ‘400/’500. Innanzi tutto avvierà la trasformazione del castello in palazzo ducale, sulla falsariga delle residenze reali dei più importanti sovrani europei. La costruzione e gli ampliamenti proseguiranno per i due secoli successivi fino ad arrivare ad inizio ‘800 con l’aspetto che tutt’ora ha il palazzo. Una mole enorme e sproporzionata rispetto alle dimensioni della città, ma doveva rappresentare il meglio dell’architettura dell’epoca e tutta la potenza della casata. Con l’unità d’Italia il palazzo venne utilizzato come Accademia militare dell’esercito e lo è ancora, quindi solo una piccola parte è solitamente aperta al pubblico.

Gli Este portarono poi da Ferrara anche gran parte del loro enorme patrimonio culturale, ovvero le statue, i quadri, i libri, gli strumenti musicali che avevano reso la corte ferrarese famosa nel mondo. Purtroppo nei primi decenni molte cose andarono perdute o danneggiate, mentre una parte consistente dei quadri vennero venduti in blocco a metà settecento per far fronte ai debiti dello stato (ora i quadri rappresentano il nucleo più importante del museo di Dresda). Nonostante questo però le Gallerie Estensi sono ad oggi uno dei musei più importanti d’Italia. All’interno vi si possono trovare non solo i quadri e le sculture (fra cui il famoso busto di Francesco I scolpito dal Bernini), ma anche i libri, i tessuti, le medaglie, i manoscritti, i reperti archeologici, le mappe. Insomma seppur pubblico rimane un museo di tipo rinascimentale: dove si raccoglievano non solo quadri, ma anche cose belle e strane da diverse parti del mondo.

L’Unità d’Italia fu un passaggio relativamente incruento (nonostante gli scontri ed i moti che invece avevano caratterizzato gli anni della Restaurazione) e gli Este si ritirarono con ordine dopo il plebiscito che univa Modena al resto d’Italia. Questo fece sì che a Modena rimase tutto il patrimonio artistico e anche tutto l’Archivio. Questo è un altro dei gioielli nascosi che abbiamo a Modena. Si tratta di tutta una serie di carte, lettere, leggi e documenti che coprono tutti gli ambiti pubblici dal ‘300 all’unità d’Italia. Una fonte di informazioni che ha subito pochi danneggiamenti e perdite e che confluì nell’Archivio di Stato. Una miniera importantissima per tutti gli storici, dato che gli Este avevano rapporti con tutta Europa. Parte dell’Archivio è inoltre costituito dal precedente Archivio dell’Inquisizione, che fu soppressa a fine ‘700 e i cui documenti furono assorbiti dagli Este: se escludiamo il Vaticano è uno dei fondi più ampi e completi dell’Inquisizione in Italia, dato che possiede carteggi e processi dal ‘300 alla soppressione.

Ma arriviamo alla contemporaneità e al nostro secolo che ci riserva ancora sorprese. All’inizio (come succede nel resto d’Italia) vengono abbattute le mura e si ha una vera e propria fioritura di palazzi e villette stile liberty. Poi la ferrovia e poi le automobili di cui abbiamo già parlato. Poi altre curiosità, come una famiglia di edicolanti che ha l’idea di creare figurine dei calciatori da collezionare: un successo ancora vivo, ovvero le figurine Panini. Quanti di noi ancora fanno l’album (o magari lo fanno fare ai figli, ma sappiamo che è una scusa)? A Modena è stato creato anche il museo della figurina: non solo per raccontare l’epopea dei Panini ma per mostrare la storia di un oggetto che da semplice divertimento è diventato un fenomeno di costume.

Modena in definitiva è sempre stata una città attiva e grazie all’industria non si è mai troppo pubblicizzata da un punto di vista turistico. Gli spunti però sono tanti e le cose da vedere non mancano.


RICCARDO SOLI
Sono Riccardo Soli, guida turistica abilitata dalla regione Emilia-Romagna. Nato nella provincia modenese 46 anni fa e qua sempre vissuto, da alcuni anni ho trasformato una passione in una professione diventando guida e accompagnatore turistico. Lavoro tanto con i turisti stranieri che vogliono conoscere la mia regione, occupandomi in prevalenza di enogastronomia e motori: due temi che dalle nostre parti sono sicuramente molto ricchi! Amo molto anche la storia ed è bellissimo ragionare sugli intrecci che si sono susseguiti in una regione che essendo in mezzo ha visto passare praticamente tutti gli eventi e personaggi storici italiani.
Vi racconterò della mia terra, magari di qualche specialità, qualche curiosità o qualche monumento.
E-mail: riccardo@soli.info
Sito internet: www.soli.info

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