In viaggio con Fabrizio Bruno – Itinerario per un viaggio in Islanda (parte 1)

Come promesso all’inizio di questa chiacchierata, concluderò temporaneamente l’argomento raccontando in prima persona l’ultimo viaggio fatto in Islanda con un gruppo di clienti nel 2019.

Si tratta di un tour molto completo del perimetro, inclusi i poco visitati fiordi dell’Ovest e un paio di traversate interne nella zona desertica, affascinante e selvaggia, dove la presenza umana è quasi impercettibile.

Le tappe di questo articolo:
1° giorno, 25 Luglio: Volo da Milano a Keflavik
2° Giorno. 26 Luglio: Keflavik – Geysir  
3° giorno, 27 Luglio: Geysir -Vik
4° giorno, 28 Luglio: Vik – Djupivogur
5° giorno, 29 Luglio: Djupivogur – Seydisfiordur

1° giorno – 25 Luglio: Volo da Milano a Keflavik

Parto da casa alle 8 circa del mattino per raggiungere l’aeroporto di Malpensa, dove ho previsto l’incontro con i partecipanti alle 11,00 davanti al banco della Scandinavian Airlines.

Il volo è tranquillo e in orario, come d’abitudine con la compagnia Norvegese che offre servizi molto basici (nulla da mangiare e solo tè e caffè da bere…il resto si paga e non accettano la maggior parte delle carte di credito che non siano con i numeri in rilievo).

C’è la possibilità dii pagare in Corone Norvegesi o in Euro, con cambio così sfavorevole che persino la hostess si è rifiutata di farmelo …alla fine il panino me lo ha regalato lei!!!

Arriviamo ad Oslo con leggero ritardo per motivi di traffico aereo e ci sottoponiamo una seconda volta ai controlli doganali, molto pignoli, con conseguente ulteriore perdita di tempo.

Quindi ripartiamo in leggero ritardo per motivi di intasamento aeroportuale, tipico del periodo.

Anche in questo caso aereo pieno zeppo e in conseguenza di questo, abbiamo avuto un upgrade di alcuni posti.

Questa volta la maggior parte di noi ha avuto la business, che è identica alla economy, ma ci si siede davanti e ci sarebbero i pasti inclusi…, ma trattandosi di un regalo i pasti non sono inclusi…ai due sventurati che l’hanno pagata, invece, regalano bibita e panino!!!

Arriviamo a Keflavik in un delirio di turisti (moltissimi italiani) e usciamo, come al solito, senza alcun tipo di controllo per gli Europei o per coloro che si dichiarano tali, uno degli aspetti stucchevoli di questo paese!

Noleggiamo le auto applicandoci con attenzione e pazienza nella lunga prassi della trafila burocratica.

Le auto sono in pessime condizioni, ma funzionano e paghiamo le solite assicurazioni che aumentano il costo del noleggio a dismisura.

Si tratta di “cose” che sapevo, ma ho scelto appositamente quel noleggio e quelle auto, per avere i permessi di transito sulle piste più tecniche dell’isola e per avere sotto al cofano i potenti motori V8 americani a benzina che avevo promesso ai clienti e che sinceramente mi piacciono molto.

I palazzi di Reykjavík

Ceniamo in un ristorante del centro (Keflavik) che conosco molto bene e che rappresenta un classico dei miei viaggi. Il cibo ottimo e il costo esagerato, come d’abitudine.

A mezzanotte passata è ancora decisamente chiaro!

Due ore di differenza tra fuso orario e ora legale non creano veri problemi di jet lag, ma solo un piccolo fastidio…si va a dormire con grandi aspettative per la giornata successiva.

Ho previsto la prima notte al Tjarna hotel, piacevole e accogliente come al solito, ma che mi ha già “fregato” dei soldi prima ancora di arrivare!!!

Sistemo l’equivoco con il gentilissimo personale indiano e chiudiamo la prima giornata…Viva l’Islanda!

2° Giorno – 26 Luglio: Keflavik – Geysir  

Temperatura di 1° – 4 ° C e tempo splendido.

Partiamo alle ore 9 dopo la prima colazione in hotel, un po’ spartana ma soddisfacente e dopo aver fatto acquisti di generi di conforto nel negozietto sotto all’albergo e un primo cambio di denaro per la cassa comune nella banca di Keflavik con personale gentilissimo e ambiente accogliente.

Abbiamo cambiato €.1 = 132 ISK.

La prima parte di questo viaggio ci porta sui luoghi più noti dell’Isola, con tappa nella capitale per vedere la chiesa (Hallgrímskirkja) con il famoso organo a canne (5275 di cui alcune orizzontali), approfittando della bellissima giornata di sole e dell’assenza di vento.

Siamo sul Golden Circle e viaggiamo tra un elevato numero di turisti, che comunque non rendono mai fastidiose le visite e non creano code.

Per chi, come me è stato qui negli anni in cui non c’era nulla può essere deludente e stucchevole vedere i parchi affollati, ma per la maggioranza dei visitatori, abituati alle code chilometriche delle principali attrazioni europee o americane, non si tratta di nulla di particolare o esagerato.

Visitiamo il parco di Phingvellir con l’immancabile passeggiata alla spaccatura tra la Faglia Americana e quella Europea, un must, anche un po’ esagerato e mistificato, per i visitatori dell’Isola, ai quali si fa credere di camminare realmente tra le due placche continentali (la verità è un po’ più complessa, ma non è questo il luogo per parlarne).

Iniziamo poi il trasferimento verso Geysir dove ho previsto una breve sosta per ammirare il getto d’acqua più famoso del mondo.

A seguire visitiamo le cascate Gullfoss, in parte sotto una pioggia fastidiosa che ha improvvisamente sostituito il sole come nella più classica tradizione islandese.

In serata ritorniamo a Geysir per passare la notte in cottages e cenare nel lussuosissimo hotel fronte parco, per una cena con il Geyser in vista.

Il gayser

La notte è molto chiara e sarà fantastico apprezzare il comfort delle strutture in legno, con tutto il tempo a disposizione per vedere il getto d’acqua calda di Strokkur senza turisti intorno…cosa che non ha prezzo!

Da registrare in giornata un piccolo problema con la mia auto che si è spenta in viaggio e poi è ripartita quando ho rifatto avviamento, senza neanche fermarmi, ma semplicemente passando alla folle.

Non ha più dato problemi per tutto il viaggio, ma lì per lì, mi ha fatto impensierire un po’…misteri dell’elettronica…

3° giorno – 27 Luglio: Geysir -Vik

La giornata è iniziata molto bene con una colazione spettacolare vista Geyser, dopo aver lasciato il cottage!

Poi siamo partiti verso Sud in direzione Sellfoss, con una prima tappa alle cascate di Seljalandsfoss e una sosta a Hvolsvöllur per fare rifornimento di carburante, mangiare qualcosa e visitare il Lava Center …interessante trappola per turisti richiesta da un cliente che l’aveva notata tra le 10 cose da fare segnalate da una influencer e che io ho “subdolamente” agevolato, per evitare altre stupidaggini del genere nei giorni successivi!

Missione compiuta, tutti hanno recepito il messaggio neanche troppo velato, secondo il quale sarebbe stato meglio ascoltare i miei suggerimenti anziché quelli raccolti in rete e per tutto il viaggio non ci sono più stati problemi in tal senso.

Dopo essere usciti velocemente dalla costosa e nuovissima attrazione, che in caso di maltempo può rappresentare una alternativa per passare un paio d’ore al caldo per un grande gruppo classico, ma che per un piccolo gruppetto di amici dotati di performanti 4×4 con 15 giorni a disposizione, risulta una dispendiosa perdita di tempo sottratto ad attività ben più eclatanti, siamo partiti velocemente verso l’imponente cascata di Skogafoss, che da sola vale un viaggio.

La cascata di Skogafoss

Ancora qualche chilometro, con varie deviazioni fuori asfalto e su stradine secondarie per vedere qualche attrazione e qualche luogo particolare, sempre viaggiando al cospetto dei ghiacciai Eyafiallajokull e Myrdalljokull e poi abbiamo fatto una deviazione con sosta a Dyrholaey e alle spettacolari scogliere dove abbiamo fotografato i Pulcinella di Mare (Puffin) molto da vicino.

Il vento fortissimo che ha iniziato a soffiare durante l’evolversi della giornata ha reso difficili le passeggiate sulle rocce dove abbiamo anche corso il rischio di sradicare le portiere dell’auto.

Qui abbiamo affrontato alcuni dei primi tratti dove è obbligatorio l’utilizzo del 4×4, confrontandoci con i soliti turisti stolti che se ne fregano e rovinano la situazione e la reputazione di tutti, creando i presupposti per barriere, divieti e restrizioni…

Per fortuna nella maggior parte dei casi, in Islanda, questi “furbacchioni” si pagano i danni o addirittura l’intera auto (giustamente), ma non si sa mai che, come già accaduto in altri luoghi, per colpa di pochi “somari” si arrivi a zone vietate con obbligo di navetta 4×4, ecc…

A seguire visitiamo la spiaggia nera di Reynisfiara con le colonne di basalto, le grotte, i pinnacoli di roccia, i monoliti ed i “faraglioni” …e gli immancabili puffin che si divertono intenti a pescare tra le onde dell’Oceano Atlantico, mentre un vento fortissimo ostacola il volo degli altri uccelli e favorisce quello di chi, come loro, possiede ali piccolissime e forzute.

Una pulcinella di mare nell’acqua

Si tratta dell’ultima tappa di una giornata intensa e ricca di emozioni, anche se fredda, piovosa a tratti e sempre molto ventosa.

Per la notte e la cena ci facciamo coccolare dal lussuoso Hotel Icelandair di Vik.

4° giorno – 28 Luglio: Vik – Djupivogur

Dopo una eccellente prima colazione in hotel siamo partiti percorrendo la N1, la strada del Big Circle, in senso antiorario verso Est.

Abbiamo fatto alcune soste per vedere luoghi interessanti e interagire con il paesaggio e le caratteristiche più belle e particolari dell’Isola:

  • I muschi soffici.
  • I cavalli con le tipiche cinque andature.
  • Le pecore quasi sempre disposte a coppie o triplette.
  • Le campagne lavorate con le onnipresenti rotoballe
  • Le lingue glaciali del Vatnajokull.
  • Le spiagge nere.
  • I resti dell’eruzione che ha spazzato via gran parte della N1 Sud pochi anni or sono.

Poi siamo arrivati nei pressi dei laghi glaciali, che abbiamo visitato passeggiando sulle rive con attenzione e stupore.

Spettacolo eccezionale, specialmente per quanto riguarda la laguna di Jokulsarlon, dove tra Iceberg, uccelli di mare, foche e turisti, si assiste ad uno spettacolo unico al mondo nel suo genere e c’è anche la possibilità di navigare fino al cospetto del fronte glaciale, utilizzando motoscafi, gommoni o mezzi anfibi sotto l’occhio vigile delle esperte guide locali.

Alcuni iceberg

Dopo un veloce spuntino nel centro visite dove oltre agli immancabili souvenir si può avere anche una minestra calda…al prezzo di un pasto completo in una trattoria italiana, siamo ripartiti per viaggiare lungo la splendida costa e i fiordi che iniziano dopo il promontorio e la baia di Hofn.

All’arrivo della tappa odierna ci ha accolti Djupivogur con il suo bellissimo porticciolo di pescatori.

La cena e la notte le ho previste nel sempre meraviglioso e accogliente hotel Framtid, locale storico di grande qualità, dove la cortesia e la professionalità del personale, valgono davvero il prezzo pagato, situazione molto rara in Islanda.

Cena spettacolare a base di pesci e aragoste e poi dopo una passeggiata lungomare nell’interminabile tramonto islandese…tutti a nanna!

I ricordi di così tante meraviglie iniziano ad affollare la mente ed inizia ad essere difficile concatenare i momenti e le immagini nel giusto ordine cronologico, accadrà ancora altre volte in un viaggio del genere e si tratterà di una situazione tanto inaspettata quanto stupefacente in una terra che si considera ingiustamente “piccola” …

5° giorno – 29 Luglio: Djupivogur – Seydisfiordur

LA quinta giornata di tour inizia con una stupenda prima colazione in hotel, tra lusso, comfort e un panorama meraviglioso sul porto dei pescatori, con sole splendente e temperatura frizzante.

La partenza è fissata per le 9,00 e prevede una visita del museo all’aperto di Marry Bay, dedicato alle uova degli uccelli islandesi (34 specie diverse), rappresentate in scala, ma ingigantite e realizzate in pietra o marmo da un noto scultore moderno islandese (Sigurður Guðmundsson).

Tappa d’obbligo alla casa di follie del “collezionista di ossa”, che oggi non era in sede e poi via verso nuove avventure.

Il viaggio prosegue sulla costa intorno al fiordo e poi via verso le montagne su una ripida sterrata, alternativa alla N1, per raggiungere gli altopiani del Sud, tra cascate e fiumi impetuosi.

La nebbia insistente ci impedisce di godere appieno degli spettacolari panorami dell’altopiano, ma anche questo fa parte del gioco e non ci lasciamo prendere dallo sconforto, in attesa di nuove meraviglie, che non si fanno attendere e si presentano appena imboccata la più tecnica e ripida F963, che richiede l’uso delle ridotte e scende ancora una volta verso il mare, per arrivare al fiordo di Reydarfiordur.

Ancora curve sui fiordi e poi via verso Egilsstadir, dove pranziamo in un locale all’americana che ricorda quelli della mitica Route 66, con tanto di Betty Boop.

Dopo pranzo il tour del lago ci impegna tutto il pomeriggio nella visita dell’unico paesaggio veramente alpino di tutta l’isola.

Organizzo soste nei punti migliori, tra cavalli, boschi, praterie e cascate.

Infine ritorniamo a Egilsstadir, dove facciamo la spesa ed il pieno di benzina in vista della impegnativa giornata di domani.

Prima di chiudere la giornata affrontiamo ancora un colle immersi nella nebbia fittissima che richiede una guida molto attenta, quindi arriviamo al porto, dove un traghetto e una nave da crociera sono in sosta nel fiordo.

Ci sistemiamo nella spartana, ma confortevole Nord Marina Guesthouse gestita da una coppia di russi molto simpatici che conosco da tempo. Ceniamo in centro villaggio con cibo ottimo, come sempre in Islanda, e con i soliti prezzi islandesi esagerati.

Questa prima parte di itinerario termina qui. Non perderti le due uscite successive per continuare insieme questo viaggio virtuale in Islanda! A presto!


Mi chiamo Fabrizio Bruno e sono nato in Provincia di Cuneo al cospetto del Monviso, dove vivo tutt’ora, nella Valle del Po, quando non sono in viaggio.
Da oltre trent’anni mi occupo professionalmente di viaggi, attività outdoor, discipline sportive attive ed estreme e turismo tecnico, come consulente, docente e accompagnatore nonché come organizzatore, con il Tour Operator Culture Lontane di cui sono socio e direttore.
Sostengo ed insegno a colleghi e allievi che per essere sempre frizzante e piacevole nei confronti dei clienti è importante non essere monomaniacali; anche per questo motivo nell’arco dell’anno spazio da una disciplina all’altra, cambiando spesso regione, nazione e continente. Passo infatti da attività molto slow, quali il volo in mongolfiera, il trekking o il turismo enogastronomico ad altre molto adrenaliniche e veloci, quali il rafting, i viaggi in moto e le escursioni in 4×4 tra le piste e le dune del deserto.
Abitualmente vivo più di 300 giorni l’anno fuori casa e racconto le mie esperienze on line oppure sui libri e sulle guide turistiche che pubblico da oltre 20 anni. Ho viaggiato in oltre 100 stati del mondo, in alcuni per poche volte, in altri molto più sovente (ad esempio sono stato 69 volte in Islanda), in altri luoghi ho vissuto per lunghi periodi, come ad esempio è avvenuto per il Sahara, il Nord del Brasile, l’Ovest degli USA e l’Est del Canada.
Ecco i miei contatti:
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