Ti racconto le Marche – Il regno di Re Carnevale

Maschere, riti e tradizioni

Ogni anno, puntualmente, la liturgia del carnevale si rinnova e la circolazione degli spiriti tra cielo, terra e inferi riconduce a una dimensione metafisica che riguarda l’uomo e il suo destino. In primavera, quando la terra comincia a manifestare la propria energia, il re Carnevale apre il passaggio tra gli inferi e la terra dei vivi e le anime, per non diventare pericolose, devono essere onorate prestando loro dei corpi provvisori: le maschere.

Le frontiere sono annientate, il caos regna sovrano, gli antenati e le anime dei morti visitano i vivi in una danza grottesca che disegna un intervallo paradossale in cui l’eccesso, l’assurdo e lo stravagante annientano l’ordine costituito per rigenerare il tempo nella sua totalità.

Le Marche, la regione al plurale per eccellenza, onora l’antico rito carnascialesco in una polifonia di voci, suoni e colori che riecheggiano gli antichi furori delle feste dionisiache e dei Saturnalia. Accompagnato dalle tradizionali maschere locali di Burlandoto, Mosciolino, Papagnoco, Rabachèn, Cagnèra, Vulon, Ciaccapedocchi, Piticchì, Fracanappa, Patre Lavì, Mengone Torcicolli, Guazzarò, e lu Sfrigne, il Re Carnevale e la sua buffonesca corte girano per le chiassose vie e piazze delle città marchigiane per poi sedersi a tavola per un pantagruelico banchetto con i migliori dolci della tradizione locale.

Le maschere tradizionali marchigiane – Foto dal blog destinazionemarche.it

“Semel in anno licet insanire” e allora, prima che Re Carnevale e la sua effimera corte vengano processati, condannati ed infine bruciati affinché un nuovo ordine venga ripristinato, che Sregolatezza ed Eccesso profanino le frugali tavole casalinghe che proprio nel periodo del carnevale vedono una sovrabbondanza di leccornìe.

Scroccafusi, cicerchiata, sfrappe, castagnole, ciambelle fritte e arancini sono le specialità presenti sulla tavola marchigiana nel periodo di carnevale rigorosamente fatti a mano.

Gli scroccafusi sono palline di pasta, prima lessate, poi fritte e bagnate con l’alchermes. Il loro nome deriva dal suono dello “scrocchiare”.

Gli scroccafusi – Foto dal blog destinazionemarche.it

La cicerchiata è una composizione a forma di ciambella di piccoli “chicchi” di pasta fritti o al forno e immersi nel miele bollente, “smelata” arricchita con mandorle, pinoli o nocciole abbrustolite. Secondo la tradizione sembra provenire dalla cittadina di Cingoli e il suo nome deriva dalla forma dei granelli che richiamano la qualità di ceci più piccola.

La cicerchiata – Foto da Soffio di Zefiro

Gli arancini si preparano invece con una sfoglia di pasta lievitata e arrotolata su sé stessa, aromatizzata con scorza di limone o arancia e poi fritta.

I limoncini, o arancini – Foto dal blog destinazionemarche.it

Le castagnole sono palline fatte con impasto di uova, farina e zucchero cui si aggiunge un poco di liquore, normalmente l’Alchermes e si servono spolverate di zucchero a velo, ma si possono anche farcire con della crema pasticciera o con della crema al cioccolato, per renderle ancora più golose.

Le ciambelline fritte sono fatte con un impasto di farina, latte e uova che possono essere fritte o cotte al forno e guarnite con una spolverata di zucchero a velo.

Le tipiche ciambelle fritte

Le Sfrappe. La tradizione delle sfrappe probabilmente risale a quella delle frictilia, dei dolci fritti nel grasso di maiale che nell’antica Roma venivano preparati proprio durante il periodo dell’odierno carnevale. È un dolce sottile, la cui forma viene modellata prima della frittura a nastrini, a fiocchi o a strisce. Sono caratteristiche per la presenza di “bolle” come conseguenza della frittura. Di solito si servono cosparse di zucchero, miele o alchermes.

Le sfrappe – Foto dal blog Giallo Zafferano

I Ravioli di castagne sono dolci di pasta sfoglia a forma di ravioli con ripieno di castagne, cacao, zucchero, Alchermes, cioccolato fondente.

I ravioli di castagne – Foto da fuoriporta.org

Le Pesche di Carnevale dolci di carnevale farciti presenti in moltissime versioni, grandi, piccole, farcite con crema pasticcera, crema al cacao, nutella, fritte, al forno, morbide con lievito di birra, più biscottose con il lievito per dolci.

Le pesche dolci marchigiane – Foto da lepadellefanfracasso.it

Mi chiamo Daniela, abito nelle Marche e precisamente a Macerata e lavoro come guida e accompagnatrice turistica da 24 anni. Svolgo la professione di guida turistica principalmente da Ancona fino ad Ascoli Piceno passando per piccoli ed incantevoli borghi dell’entroterra e adoro condurre i visitatori nel cuore autentico delle Marche svelando loro suggestivi ed infiniti angoli sconosciuti delle Marche “….ove per poco il cor  non si spaura”.
Amo narrare la bellezza della mia terra in modo insolito con letture e piccole teatralizzazioni affinché i visitatori conservino il ricordo di un viaggio che è vera esperienza. Se desiderate, dunque, conoscere meglio questo piccolo angolo di mondo, non esitate a contattarmi!

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