In viaggio con Fabrizio Bruno – Itinerario per un viaggio in Islanda (parte 2)

Eccoci giunti alla seconda parte del tour perimetrale dell’Islanda (Clicca qui per leggere la prima parte), che include i poco visitati fiordi dell’Ovest e un paio di traversate interne nella zona desertica, affascinante e selvaggia, dove la presenza umana è quasi impercettibile.

Le tappe di questo articolo:
6° giorno, 30 Luglio: Seydisfiordur – Askja – Grimstunga
7° giorno, 31 Luglio: Grimstunga – Dettifoss – Husavik – Godafoss
8° giorno, 1° agosto: Godafoss – Akureyri
9° giorno, 2 Agosto: Akureyri – Saudarkrokur
10° giorno, 3 Agosto: Saudarkrokur – Hvammstangi

6° giorno – 30 Luglio: Seydisfiordur – Askja – Grimstunga

Intera giornata dedicata al fuori asfalto nel cuore selvaggio dell’Islanda.

Siamo partiti di buon’ora dopo la prima colazione in Guesthouse e un ulteriore rabbocco di carburante a Egilsstadir.

Abbiamo viaggiato per molte ore tra scenari fantastici e lunari, tra guadi, deserto, sterrati e vulcani, nell’inaspettatamente grande “deserto centrale”.

L’arido deserto centrale

Una presenza molto fastidiosa di nebbia persistente ci ha fatto perdere alcuni panorami molto belli, però ci ha lasciato ampi momenti di schiarite e grande visibilità, come ampiamente documentato dalle foto e dai filmati che ci siamo portati a casa e che ho pazientemente montato con l’aiuto prezioso del mio staff al fine di poterlo caricare sul mio canale YouTube.

Il brutto tempo ci ha invece costretti ad una difficile tappa a piedi con ridottissima visibilità e tratti molto scivolosi nella visita al cratere Viti e al Lago Askja dopo la sosta al rifugio del parco di Vatnajokull.

Il simpatico incontro con la gentile e carina guarda parco che ci ha ammoniti sui pericoli della strada con i suoi guadi profondi e ci ha invitato a rispettare le regole di comportamento all’interno del parco, ha lasciato tutti di buon umore e pronti a sopportare la fatica del piccolo trekking che ci stavamo preparando ad affrontare.

Prima di partire ci siamo concessi un pranzo preparato da noi stessi con i nostri viveri portati da Egilsstadir e cucinati nella struttura comune, simile ad un rifugio alpino, presente sul luogo di partenza per l’escursione ad Askia.

Bagnati ma felici abbiamo comunque raggiunto i laghi la cui vista ci è stata in parte ostruita dalla nebbia.

Terminata la lunga passeggiata su ceneri, lapilli e al margine di incredibili coni vulcanici siamo tornati alle nostre 4×4 lasciandoci alle spalle il freddo umido e pungente che iniziava a penetrare seriamente a dispetto della data di fine luglio che ci ricordava di essere in piena estate.

Per il rientro ho scelto la più scorrevole delle vie possibili, sempre sterrata e con guadi anche profondi, ma che permette una guida più rilassata e veloce, necessaria per arrivare in tempo per la cena nei pressi di Grimstunga, in una guest house sperduta nel nulla, ma affascinante proprio per questo.

La mia personale amicizia con i gentilissimi gestori islandesi, avvertiti precedentemente circa le nostre intenzioni, ci ha consentito di avere un pasto caldo anche se decisamente fuori orario.

Inutile dire che dopo una giornata così ci siamo addormentati con facilità anche nella luce del crepuscolo artico.

7° giorno – 31 Luglio: Grimstunga – Dettifoss – Husavik – Godafoss

Dopo una buona prima colazione siamo partiti sempre in direzione Nord, verso le stupende cascate Dettifoss, sempre su sterrato bello e veloce che termina nei pressi del parcheggio apposito, dal quale, con una bella passeggiata si raggiungono facilmente le cascate, visibili con soddisfazione in tutta la loro imponenza (secondo me sono le più belle e possenti d’Islanda), sia dal lato orografico destro, sia da quello sinistro.

Le cascate islandesi

Ricordando però che non esistono ponti e quindi la scelta del lato da visitare va fatta prima di partire e non c’è possibilità di cambiare idea, nemmeno a piedi.

La giornata con situazione meteo meravigliosa ci ha regalato un arcobaleno multiplo e vista mozzafiato sulle cascate e sul fiume e a seguire la vista delle altre cascate del luogo, che disposte in sequenza sono tutte belle e interessanti.

Terminata la visita e le passeggiate abbiamo ripreso il viaggio ancora su sterrato fino alla intersezione con la statale per Husavik, cittadina veramente pittoresca che abbiamo visitato con interesse fermandoci anche per un caffè in uno dei locali chic che si trovano al porto tra i pescherecci e le compagnie di navigazione che propongono la ricerca delle balene in ogni maniera possibile.

Partiamo di malavoglia da questo meraviglioso angolo di paradiso che ci riporta in qualche modo ai colori della civiltà dopo un paio di giorni nella natura più selvaggia e primordiale che si possa immaginare restando in Europa!

Ma il tempo corre ed il lago Myvatn ci attende con tutte le sue attrazioni naturali, tra le quali la zona di Hverir che merita una lunga visita con le sue fumarole e le terre colorate di zolfo che hanno incantato i partecipanti al viaggio.

Ci rifocilliamo con un rapido spuntino e ci concediamo una visita allo splendido lago vulcanico Krafla con annesso passaggio alla centrale geotermica più grande d’Islanda posta nelle sue vicinanze.

Ritorniamo quindi nei pressi di Mavtn per completare il tour del lago con tutte le fermate e le soste necessarie per visitare le tante zone pittoresche e imperdibili e concederci la salita su alcuni piccoli coni vulcanici.

Il viaggio continua con l’arrivo alle cascate Godafoss e la cena a Laughar.

Le incantevoli Cascate Godafoss

Pernotteremo nei presi delle cascate davanti ad un lunghissimo tramonto meraviglioso foriero di una brevissima notte.

Da notare come le cascate Godafoss siano un piccolo gioiello talvolta trascurato dai tour dell’Islanda, ma assolutamente degne di una visita.

Con la loro forma semicircolare, ricordano in piccolo le cascate Niagara ed offrono la eccezionale la possibilità di dormire a pochi passi dalle cascate stesse., riposando cullati dal fragore dei flutti.

8° giorno – 1° agosto: Godafoss – Akureyri

Il ritrovo per la prima colazione è fissato davanti alla mia camera dell’hotel Fosshol, che essendo in ristrutturazione non ha il ristorante in funzione.

Il simpatico e cortese gestore ci consegna un sacchetto – pasto caro, ma completo.

Per quanto riguarda le bevande ci consiglia il vicino bar annesso alla pompa di benzina N1.

La scortese proprietaria, con le sue pessime e svogliate collaboratrici, ci manda via in malo modo innescando una mia reazione dura e professionalmente molto marcata; di conseguenza io non ritiro e non pago le bevande ordinate, segnalo il tutto all’ente turistico e al cortese gestore dell’hotel e poi sistemo confortevolmente i miei clienti in un giardino bellissimo.

Mangiamo davanti alla mia stanza in una giornata calda e stupenda e rimandiamo il caffè per il nostro arrivo a Akureyri.

Dopo aver salutato le cascate di Godafoss ed aver evitato di percorrere il nuovissimo tunnel a pagamento che collega i due lati del fiordo ci dirigiamo verso la cittadina di Akureyri.

Per percorrere il tunnel bisogna pagare via internet o arriva il conto maggiorato al noleggiatore che preleva il denaro dalla carta di credito di garanzia…

Noi comunque percorriamo il semplice, breve e panoramico colle ed arriviamo in città…la seconda area urbana e quarta municipalità dell’Islanda, molto bella, accogliente e carina.

Non abbiamo percorso il tunnel non per risparmiare, ma per fare la strada più bella, visto che la giornata è magnifica e inoltre non sarebbe stato comodo pagare su internet.

Arrivati ad Akureyri visitiamo la casa di Babbo Natale, sempre carina e accogliente e poi andiamo a vedere le balene con una barca grande.

Ci aspettano molti avvistamenti, ma molto lontani…peccato…qualche foto bella c’è, ma spesso si ottiene di meglio.

Proprio per questo consiglio di utilizzare i gommoni, senz’altro meno confortevoli, più “bagnati” e costosi, ma decisamente più agili delle altre barche e soprattutto capaci di raggiungere in brevissimo tempo i luoghi di avvistamento, arrivando praticamente a ridosso dei cetacei in un battibaleno.

Non ho forzato la mano ai clienti che volevano la “nave grande”, comunque ottima in acque Islandesi, sia perché il mare era accettabile, ma non proprio “liscio come l’olio”, sia perché in seguito avremmo sicuramente potuto vedere le balene comodamente dalla riva, girando tra i Fiordi dell’Ovest.

In barca alla ricerca delle balene

Terminata la caccia fotografica alle balene ci siamo sistemati nell’hotel dal quale siamo usciti per una visita della cittadina, con cena finale in un bel locale.

Abbiamo passato la notte nel pittoresco, caratteristico e confortevole Hotel Akureyri, in gran parte nuovo, che però ha il difetto di avere le camere veramente troppo piccole, anche se tutte di design, con una impostazione vagamente hard Rock e Hollywoodiana. …troppa tecnologia e troppo design!

Orsi e Trolls nel centro di Akureyri

Come al solito hanno tentato di prendere i soldi prima del nostro arrivo, contrariamente a quanto dicono all’atto della prenotazione e mi hanno fatto bloccare un’altra carta di credito…!

9° giorno – 2 Agosto: Akureyri – Saudarkrokur

Dopo una sveglia non gradita data dal sistema antincendio attivatosi per un malfunzionamento, che conferma la mia avversione per la troppa tecnologia, decidiamo di partire un po’ prima del previsto, dopo una prima colazione molto raffinata in hotel.

Viaggiando verso Nord, ci fermiamo a vedere le balene dal bordo strada come avevo preannunciato!

Una serie di brevi tappe con soste foto ci conduce fino a Siglufjordur per una visita al sempre interessantissimo museo dell’aringa e per uno sguardo d’insieme al coloratissimo villaggio ubicato in uno dei punti più settentrionali dell’isola.

Da qualche giorno, nei posti turistici, anche i meno noti, troviamo valanghe di turisti portati dalle crociere…segno del successo di questo piccolo stato nei confronti del turismo di massa, con tutti i pro e i contro del caso.

Prima di ripartire verso Sud abbiamo mangiato un assaggio di pesce locale nel pittoresco e colorato locale sul porto del villaggio, tra moto e camper…ci deve essere in corso una festa di paese.

L’essicazione del pesce

Continuando sulla costa il sole ha lasciato il posto alla nebbia e non ci siamo più fermati per le foto.

Quando è rispuntato il sole, abbiamo fatto visita ad alcuni musei caratteristici e ad una chiesetta antica, poi siamo arrivati a Saudarkrokur, dove abbiamo preso contatto con le classiche attrazioni turistiche.

Il centro dei Puffin, erroneamente scambiato dai turisti per un luogo in cui si vedono gli uccelli…, a seguire il nuovissimo Battle of Iceland …che è la classica “turistata” in realtà virtuale simile a quelle che si trovano in tutto il Nord Europa…ci sta arrivando anche l’Islanda, dal mio punto di vista un vero peccato, ma così va il mondo e non ci si può sottrarre al “progresso”.

I clienti hanno voluto fare il giro della penisola di Skagata per vedere le foche…che ovviamente non abbiamo visto.

Siamo rientrati e abbiamo scattato una istantanea al Tindastoll (hotel più vecchio dell’isola) chiuso, in attesa di ristrutturazione, perché ceduto ad un grande gruppo alberghiero dalla famiglia che lo gestiva da anni…che tristezza!

Facciamo un rifornimento di carburante rocambolesco da Julius, il vecchietto del villaggio che gestisce un negozietto molto simile a quelli della mia valle, al quale è annesso un distributore di benzina …antico quasi come lui.

Lo conosco da una vita e si fida di me.

Dopo aver sbagliato più volte il conto ed i pagamenti con la carta, mi incarica ufficialmente di gestire la transazione, dopo aver chiesto scusa a tutti ed aver creato una situazione commovente e anche simpatica, dove Euro, Corone e Dollari virtuali fioccavano come neve, tra lo sbigottimento e l’ilarità generale.

Poi tutti a cena, dove abbiamo assaggiato lo squalo macerato, altra “turistata” alla quale non si può scampare!

A seguire notte in hotel, in camere spartane, ma ampie, pulite e confortevoli…! W il Mikligardur della catena Arctic Hotel!

10° giorno – 3 Agosto: Saudarkrokur – Hvammstangi

Partenza da Saudarkrokur verso Sud in direzione del centro dell’isola.

Dopo un paio di giorni nella relativa civiltà dei villaggi del Nord abbiamo voglia di ritornare al cuore selvaggio dell’isola e quindi dopo la colazione continentale dell’hotel, ci dimentichiamo del comfort e ci addentriamo nel nulla.

Sterrati e stradine incredibili ci accompagnano fino ad arrivare in vista dei ghiacciai Hofsjokull e Baldjokull sulla F752.

Nessun altro turista in giro, pranzo al sacco e tante altre sterrate meravigliose per tutta la giornata e poi ancora fuori asfalto fino alle spiagge del Nord a pochi chilometri da Blonduos.

La nostra sete di wilderness è soddisfatta, possiamo pensare alla serata, quindi raggiungiamo Hvammstangi, dove abbiamo preso possesso delle camere e dei cottage, fatto la spesa e chiesto informazioni al Centro Foche del villaggio.

Un breve saluto ad una famiglia di amici che gestiscono un simpatico ristorante sul mare e poi via verso le spiagge delle foche.

Mezzo giro della penisola di Vatsnes per fotografare alcune dei pigri e goffi mammiferi marini spiaggiati o accoccolati sulle rocce della costa Ovest della penisola e poi rientriamo a Hvammstangi per una colossale spaghettata nel mio bungalow. Ho mangiato troppo ed ho sofferto tutta la notte…come un coccodrillo o meglio come un somaro!

Siamo giunti al termine della seconda dell’itinerario. Non perderti l’ultima uscita per concludere insieme il nostro viaggio virtuale in Islanda! A presto!


Mi chiamo Fabrizio Bruno e sono nato in Provincia di Cuneo al cospetto del Monviso, dove vivo tutt’ora, nella Valle del Po, quando non sono in viaggio.
Da oltre trent’anni mi occupo professionalmente di viaggi, attività outdoor, discipline sportive attive ed estreme e turismo tecnico, come consulente, docente e accompagnatore nonché come organizzatore, con il Tour Operator Culture Lontane di cui sono socio e direttore.
Sostengo ed insegno a colleghi e allievi che per essere sempre frizzante e piacevole nei confronti dei clienti è importante non essere monomaniacali; anche per questo motivo nell’arco dell’anno spazio da una disciplina all’altra, cambiando spesso regione, nazione e continente. Passo infatti da attività molto slow, quali il volo in mongolfiera, il trekking o il turismo enogastronomico ad altre molto adrenaliniche e veloci, quali il rafting, i viaggi in moto e le escursioni in 4×4 tra le piste e le dune del deserto.
Abitualmente vivo più di 300 giorni l’anno fuori casa e racconto le mie esperienze on line oppure sui libri e sulle guide turistiche che pubblico da oltre 20 anni. Ho viaggiato in oltre 100 stati del mondo, in alcuni per poche volte, in altri molto più sovente (ad esempio sono stato 69 volte in Islanda), in altri luoghi ho vissuto per lunghi periodi, come ad esempio è avvenuto per il Sahara, il Nord del Brasile, l’Ovest degli USA e l’Est del Canada.
Ecco i miei contatti:
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