Non solo Ancona – Le specialità enogastronomiche del Conero

Ci troviamo oggi nella Riviera del Conero, ma non per scoprire le sue spiagge, tra le più belle di tutta la costa marchigiana, o la Signora e la Perla dell’Adriatico (Numana e Sirolo), o la baia di Portonovo con le sue bellezze naturali, storico e artistiche, ma per scoprirne le rinomanze enogastronomiche!

I vini del Conero

Cominciamo dai  vini: ci troviamo  nella zona di produzione di uno dei vini rossi D.O.C. più pregiati  del territorio marchigiano, il Rosso Conero, che viene  prodotto nei quattro comuni della Riviera del Conero, ossia Sirolo, Numana, Ancona, Camerano, e anche nelle vicine cittadine di Offagna, Castelfidardo e Osimo.        

I vini del Conero

Il vitigno utilizzato è il Montepulciano puro o con l’aggiunta di una piccola percentuale di Sangiovese. Il colore è rosso rubino, il sapore fruttato.

La produzione di vino rosso, nel territorio, come dimostrano antichissimi documenti, risale all’epoca greca della fondazione di Ancona (“Ankon” fondata nel 385 A.C. dai greci dori di Siracusa) e all’epoca romana.

Il celebre gastronomo, cuoco e scrittore dell’antica Roma, Marco Gavio Apicio, ricorda un vino” anconitanum”, rosso e corposo!

Da allora la produzione e la fama del vino rosso di questa zona continuò e aumentò nel corso dei secoli fino ad arrivare al 1967, quando il Rosso Conero ottenne il riconoscimento DOC.

Un vigneto dall’ azienda Moncaro a picco sul mare

Da alcuni anni ormai, oltre al Rosso Conero Doc, è stato riconosciuto anche il Rosso Conero DOCG (la versione più elaborata, complessa e qualitativamente superiore del Rosso Conero rispetto a quello DOC, più semplice e dai prezzi più contenuti).

Ottimo abbinato a:

  • primi piatti di pasta fresca ripiena (cappelletti, tortellini,  ravioli), conditi con sugo rosso, anche ragù;
  • stoccafisso all’anconitana;
  • pollo arrosto e carni bianche condite;
  • formaggi più o meno stagionati;
  • pappardelle, gnocchi al cinghiale e altri primi di carne molto saporiti;
  • bistecche alla brace;
  • stufati, brasati, cacciagione, selvaggina.

La gastronomia del Conero

Per quanto riguarda la gastronomia, l’eccellenza del territorio è rappresentata senza alcun dubbio dai: “Moscioli del Conero” (le cozze, i mitili). I Moscioli del Conero sono molto diversi da quelli delle altre zone d’Italia, (provenienti quasi sempre da allevamento), perché qui i molluschi nascono, crescono vivono e si riproducono spontaneamente lungo la costa rocciosa, attaccati agli scogli, per ciò sono chiamati “selvatici”. Per questo mantengono un sapore forte, gustoso, senza perdere l’Omega3 di cui sono ricchi! La loro presenza in zona è testimoniata dall’inizio del ‘900.  Inizialmente erano pescati dagli abitanti del luogo, contadini, che per arrotondare le loro entrate, li pescavano e li vendevano poi in giro… Negli anni ’50-’60 la pesca del mosciolo aumentò notevolmente quando alcune trattorie di Portonovo (baia mozzafiato con importanti testimonianze storico/artistiche sotto il comune di Ancona) cominciarono a servirli ai loro commensali.

COME MANGIARLI?

I pescatori di moscioli, la gente del luogo, li mangia freschi, appena pescati, con ancora l’odore e il gusto del mare e l’aroma dato dalle alghe. Una volta aperti, adagiati su una lastra posata sul fuoco e senza condimento, vengono mangiati. Ottimi come antipasto e nei primi piatti come spaghetti / tagliatelle/pappardelle/ risotti, ai moscioli o ai frutti di mare. Gustosissimi anche cucinati arrosto o farciti con carne macinata o parmigiano. Ma la ricetta più sfiziosa per deliziare il palato con il loro sapore, è rappresentata senza dubbio dai moscioli alla “marinara” (o alla “tarantina”).
Ecco di seguito la ricetta.

Moscioli alla marinara

Ingredienti
2 Kg di moscioli, 1 limone tagliato a cubetti, prezzemolo tritato, pepe, mezzo bicchiere di olio extravergine di oliva.
Procedura
Lavare e pulire accuratamente i moscioli ed aprirli in una pentola con pochissima acqua. Togliere mezzo guscio ed il bisso (lo stoppino) riservando un po’ dell’acqua dopo averla filtrata. Sistemare i moscioli in una larga padella con l’acqua filtrata, aggiungere i cubetti di limone, cospargere il prezzemolo tritato, pepe, versare l’olio e mettere sul fuoco. Appena alza il bollore il piatto è pronto.

Altra prelibatezza del territorio, pescato tipico dell’Adriatico, è rappresentata senza dubbio dal “pesce azzurro”.

I “pesci azzurri” sono alcune specie di pesci con la colorazione dorsale tendente al blu o verde e la colorazione ventrale argentea. I più conosciuti e mangiati sono: la sardina, la saraghina, l’aringa, l’alice o acciuga, lo sgombro, il suro.

I piatti preparati con questa specie di pesce erano considerati “cucina povera”, in realtà il pesce azzurro è molto apprezzato oggi in cucina per l’alta qualità delle sue carni: sono infatti molto digeribili, gustose e ricche di Omega3.

Tra alici, sardine, saraghine, pur se simili, vi sono delle piccole differenze nella loro conformazione e/o nella loro colorazione.

La Saraghina per esempio si distingue dalla sardina per le pinne ventrali alla stessa altezza della pinna dorsale, per la cresta di squame dure sul ventre, per le squame più piccole e per il colore blu sul dorso e argenteo sul ventre, senza macchie sul fianco.

La Saraghina

Invece, per la sarda e la sardina, pur se si tratta dello stesso tipo di pesce, si utilizza generalmente il nome sarda per il pesce fresco, sardina per il pesce conservato sott’olio.

La stessa cosa succede con l’alice/l’acciuga: con l’alice s’intende il pesce sfilettato e conservato sott’olio, con acciuga il pesce intero conservato sotto sale. Inoltre i pescatori chiamano i pesci più grandi “acciughe” e quelli più piccoli “alici”.

Infine, la differenza tra le alici/acciughe e le sarde/sardine sta nella loro conformazione e dimensione: le prime hanno un corpo piccolo e affusolato, massimo raggiungono i 18-20 cm, con sfumature dorate delle squame e soprattutto la mascella superiore pronunciata e appuntita; le seconde hanno un corpo più tozzo, sfumature rossastre e possono misurare fino a 25 cm in lunghezza, con la mascella inferiore più accentuata di quella superiore come avessero il broncio.

Il sapore di sarde, saraghine, alici, si assomiglia e spesso vengono proposte entrambe fritte, arrostite, marinate. Soprattutto vengono gustate con una semplice ricetta, di facilissima preparazione, che vi propongo di seguito.

Sarde, saraghine e alici “a Scottadito”

Sulla griglia ben calda (in modo da evitare che il pesce risulti “lessato” a causa della bassa temperatura) e unta (per esempio con un pennello), adagiarvi il pesce anch’esso unto precedentemente, procedere con “una scottata” di pochi minuti, alla brace, su entrambi i lati (circa 3/4 minuti per parte).
Molto facile dunque da preparare, senza alcun segreto: la semplicità risulta essere la garanzia della bontà del pesce e del piatto preparato!
Ps: mi raccomando le saraghine, sarde e alici “a scottadito” vanno mangiate assolutamente con le mani, altrimenti non si tratterebbe più di “Scottadito”!

Buon appetito!


Ciao, mi chiamo Cristina, lavoro nel turismo da 30 anni e dopo aver viaggiato qua e là per il mondo, per lavoro, sono tornata nelle Marche, nel mio paese, in collina, decisa a restare e far conoscere agli altri le meraviglie di questa discreta terra. 
“L’Italia in una regione”. così la definiva Guido Piovene nel suo libro “Viaggio in Italia” e non si sbagliava, infatti in pochi km di territorio troviamo di tutto: dalla costa con il suo mare e le sue spiagge di sabbia o le baie rocciose del Conero, alle affascinanti montagne dell’Appennino Umbro-Marchigiano, ricche di tradizioni e leggende, alle dolci colline con le “città balcone”, da cui godere di panorami mozzafiato!
Poi ci sono le città, ricche di arte, di storia, le chiese, quelle discrete e affascinanti romaniche, le abbazie nascoste, gli importanti santuari, come quello di Loreto, i parchi archeologici, i parchi naturali protetti, i piccoli incantevoli paesini e i borghi di collina e a completare e deliziare il tutto, l’ottimo cibo tipico di questa terra e i vini bianchi (in primis il Verdicchio) e rossi, prodotti nelle colline, a darci un po’ d’allegria.
Premesso tutto ciò, svolgo con passione il mio lavoro di guida turistica, anche in lingua francese, da 20 anni, da Ancona, a Loreto e Recanati, Jesi, Fabriano, Arcevia, Corinaldo, Numana, Sirolo, e tutto il territorio della provincia di Ancona, compresi i musei o le raccolte d’arte sparse nel territorio un po’ ovunque.
Collaboro anche con i Traghettatori del Conero e in estate potrete approfittare di un’escursione in barca per ammirare dal mare, delle bellezze della riviera del Conero.
Infine, da alcuni anni, sono anche istruttore guida in italiano, alle Grotte di Frasassi, tra i complessi ipogei più belli al mondo.

Contatti
E-mail: crifabbretti@tiscali.it
Cell: 3474795292
Sito web: http://www.anconaguideturistiche.it/ita/index.php

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