Vivere Florencia – Palazzo e loggia Rucellai

Cari miei lettori di “Posti e Pasti”, ben ritrovati sulla mia rubrica del blog anche per questo mese di aprile!

La primavera è già sbocciata ma noi, seppur ahimè, ancora costretti a doverci privare delle tante uscite fuoriporta, non possiamo comunque smettere di continuare ad immaginare o esplorare indirettamente nuovi luoghi, nuove mete, attraverso gli strumenti che almeno il mondo del web ci mette a disposizione!

Vivere Florencia perciò, come già da 3 mesi ormai a questa parte, continuerà sulla scia della scoperta o riscoperta di alcune delle più belle architetture fiorentine!

E così, l’articolo di questo mese vi parlerà di uno dei migliori esempi di architettura quattrocentesca a Firenze e della sua relativa loggia: palazzo e loggia Rucellai, sito in Via della Vigna Nuova 18.

Lascio qui a voi la lettura e, come sempre, spero di riuscire a catturare la vostra attenzione e a stimolare la vostra curiosità!

L’esterno di Palazzo Rucellai – arteopereartisti.it

Nel 1446, il poliedrico artista di origini genovesi, Leon Battista Alberti, progettò per la famiglia Rucellai – nota famiglia fiorentina di mercanti del commercio di prodotti lanieri in tutta Europa che riuscì ad inserirsi già dal XIV secolo quale casata magnate della Repubblica Fiorentina – il palazzo residenziale di famiglia, Palazzo Rucellai, ma ne affidò la realizzazione all’architetto e scultore fiorentino Bernardo Rossellino (intimo amico del proprietario del palazzo) seppur la sua presenza fu comunque sempre costante all’interno del cantiere per 5 lunghi anni; la costruzione del palazzo terminò nel 1451.

Leon Battista Alberti per la progettazione di Palazzo Rucellai, venne ispirato da una recente attività di Brunelleschi che gli diede l’idea di sperimentare l’architettura dell’antica Roma nell’edilizia fiorentina di quel tempo. Adattò gli schemi monumentali classici agli edifici già presenti in quell’epoca e ci riuscì grazie all’incarico datogli da Giovanni di Paolo Rucellai (genero del mercante più ricco di Firenze nel XV secolo, Ser Palla Strozzi); Giovanni di Paolo Rucellai lo incaricò di costruire una nuova residenza in uno dei quartieri più antichi di Firenze.

L’artista così dovette adattare il suo progetto originario in uni spazio assai ristretto ed irregolare, delimitato da caseggiati in stile medievale.

A Firenze già dal XII secolo esistevano dei regolamenti urbani molto ferrei soprattutto sull’invasione del sedile stradale (per cui le strade dovevano avere una determinata larghezza e non si poteva costruire invadendo né in terra né in aria oltre un certo limite); quindi l’intervento architettonico di Leon battista Alberti in questo caso consiste nella creazione di un’architettura che avesse la dimensione dei pochissimi centimetri.

L’ostacolo iniziale per Leon Battista Alberti, in termini di mancata spazialità rafforzò però la sua stessa fantasia compositiva; egli infatti arrivò ad elaborare soluzioni architettoniche brillanti ed efficaci, che lasciarono un segno profondo nell’architettura e nell’urbanistica dell’epoca, sfruttando ogni centimetro della superficie assegnatagli.

L’isolato urbano “appartenente” alla famiglia Rucellai è quello riportato in figura, con il passare del tempo però Giovanni Rucellai acquistò sempre più proprietà e fece costruire addirittura anche una loggia di famiglia, il tutto al fine di dar una visibilità notevole al suo palazzo che si trovava di fronte.

Planimetria Palazzo Rucellai – arteopereartisti.it

Così, elementi tipici dello stile classico romano quali archi, bassorilievi e pilastri furono replicati in dimensioni minori nella facciata dell’edificio, dando una solida impressione di forza ma, allo stesso tempo, l’ossatura interna dell’edificio veniva delicatamente avvolta intorno ad un cortile circondato da logge e porticati, offrendo uno spettacolo di quiete silenziosa ai suoi abitanti. Organizzato in questo modo, il complesso raccoglieva maestosità ed esclusività in una sola immagine. L’architettura classica diventava così parte integrante dell’edilizia privata. Leon Battista Alberti, all’interno del suo trattato “De re aedificatoria” sintetizzava e definiva la tipologia del palazzo residenziale urbano, concependolo come un volume netto, dalla forma parallelepipeda derivata dal lotto di terreno per lo più regolare.

Alberti scrisse il “De re aedificatoria”, nel cui trattato definì la tipologia del palazzo residenziale urbano. Lo concepì con un volume netto, con la forma di un parallelepipedo, derivato dal lotto di terreno più che regolare. Il palazzo deve riuscire ad integrarsi in modo armonico e funzionale all’interno della città. La facciata deve corrispondere alla scansione orizzontale dei piani, ma deve anche guidare alla comprensione dell’organizzazione interna degli spazi. Questa concezione derivata dall’architettura romana, viene resa attuale, sia per quanto riguarda l’ordine compositivo che per i principi costruttivi.

Il trattato “De re aedificatoria” venne scritto in onore di Papa Niccolò V, grande fautore del Rinascimento artistico italiano. Si rifece direttamente alle dottrine di Vitruvio e Aristotele e propose il continuo innesto delle antiche forme geometriche su una pianta centrale a forma di cerchio. Questo concetto fu ripreso da parecchi architetti rinascimentali, che lo usarono spesso con successo nelle loro composizioni originali.

Lo splendido esperimento di Palazzo Rucellai venne largamente utilizzato nel campo dell’edilizia privata per ben oltre tre secoli, specialmente nella Città Eterna dove gli spazi abitativi erano sempre scarsi e irregolari.

Analizzando nello specifico la facciata di Palazzo Rucellai, si nota come quest’ultima sia suddivisa da un reticolo geometrico regolare, e nel suo interno si inseriscono le bifore che hanno in rilievo lo stemma della famiglia Rucellai, fregi e blasoni. Questo reticolo è definito orizzontalmente dalle cornici marcapiano, cioè da cornici che evidenziano i piani del palazzo, e verticalmente da lesene[1]. Quest’ultime si concludono con capitelli raffiguranti i tre ordini classici, ovvero dorico, ionico e corinzio. Alberti ripropone così la sovrapposizione degli ordini architettonici antichi che viene applicata nell’architettura romana.

La superficie della facciata esterna è percorsa da un bugnato liscio che richiama le tecniche costruttive dell’antica Roma, e determina anche un effetto di regolarità delle superfici. Il cornicione conclusivo sulla sommità della facciata è sporgente, e ciò contribuisce a rendere ancora più chiara e regolare la forma del palazzo. Il motivo gotico delle bifore acquisisce un nuovo tipo di ordine geometrico, poiché si conclude con un arco a tutto sesto. L’alternanza di lesene e bifore determina un ritmo pacato ed uniforme. Il piano terra è interrotto da due portali architravati che danno un effetto di ordine ed eleganza, inoltre sono presenti paraste, cioè pilastri inglobati nella parete e capitelli decorati dell’ordine dorico. 

Originariamente però il progetto era costituito da cinque assi di bucature con un grande portale centrale coperto, in realtà poi Giovanni Rucellai riuscì ad acquisire anche parte della casa vicina e il progetto proseguì rispetto a quello originario di Leon Battista Alberti, fino ad arrivare ad una posizione che non è simmetrica perché alla fine furono aggiunti due soli assi in più. Il progetto successivo del padrone di casa sarebbe stato quello di acquisire un’ultima proprietà in modo che si raggiungesse la perfetta simmetria ma in realtà Bernardo Rossellino, architetto al quale Leon Battista Alberti affidò l’incarico di realizzazione del suo progetto originario, non completò mai l’opera di riunificazione delle case dei Rucellai. 

Architetturaquattrocentocinquecento.blogspot.com

In epoca moderna, il palazzo fu restaurato intorno al 1740 ed è ancora oggi proprietà della famiglia dei discendenti della famiglia che hanno mantenuto il diritto di utilizzare la dimora. Nel cortile si tengono spesso mostre di dipinti e sculture.

Alla fine del Novecento il palazzo divenne inoltre maggiormente noto in quanto fu sede del Museo della Fotografia Alinari. 

Dal 2001 il primo e il secondo piano del palazzo sono occupati dall’Istituto di relazioni internazionali di Firenze (ISI Firenze), fondazione accademica americana riconosciuta ufficialmente dallo Stato Italiano che organizza corsi e seminari di architettura, oltre che di storia dell’arte, per studenti di varie nazionalità, così contribuendo alla conoscenza delle progettazioni albertiane in tutto il mondo.

Nel 2009 è stata effettuata una ricostruzione su larga scala di questa parte dell’edificio. Durante i lavori di restauro, è stato possibile preservare gli interni unici del XVIII secolo: mobili antichi, raffinati dipinti, specchi, decorazioni murali e volte a soffitto con affreschi raffiguranti gli eroi mitologici dell’antica.

Passiamo adesso invece a parlare della loggia di famiglia, la loggia Rucellai…

L’edificio, ortogonale al palazzo di famiglia e comunque del tutto indipendente da questo, è ricordato nello Zibaldone di Giovanni Rucellai come nato dalla donazione (1456) di Ugolino di Francesco Rucellai allo stesso Giovanni, “ricevente per nome di tutta la famiglia de’ Rucellai”, di una bottega appigionata a un legnaiolo, “perché vi si facci una loggia per onore della nostra famiglia, per adoperarla per la letizia e per le tristizie, e che ciascuno de’ Rucellai possa murarla ed adornarla, quando tutti ne volessino concorrere alla spesa”.

La fabbrica fu poi eretta tra il 1463 e il 1466 su progetto di Leon Battista Alberti e, probabilmente, Giovanni Rucellai sostenne tutte le spese. Ignoto è il direttore dei lavori, anche se Walther Limburger segnala un manoscritto cinquecentesco dove è ricordato un certo Antonio del Migliorino Guidotti quale autore del modello della fabbrica.

Nel 1466 qui si celebrarono le celebri nozze di Bernardo Rucellai, figlio di Giovanni, con Nannina de’ Medici, sorella di Lorenzo il Magnifico.

L’edificio si presenta con tre grandi arcate sottolineate da cornici scanalate, con emblemi familiari nella fascia dell’architrave. Le arcate furono murate nel 1677, quando lo spazio venne preso in affitto da Giovanni Battista Foggini per farne la sua bottega, con l’impegno “di fare, che il nuovo muro non venisse a levare, e ricoprire la forma, e vestigie di detto bel portico”. Successivamente la loggia fu destinata ad altri usi, tra i quali quello di caffè e di ufficio postale.

Un intervento di restauro alle decorazioni lapidee esterne è segnato nelle pagine di “Arte e Storia” del 1891. Nel 1933 è documentato il restauro del fronte su via della Vigna Nuova. Le arcate furono riaperte nel 1963 e protette da vetrate, e l’intera fabbrica sottoposta a un integrale intervento di restauro su progetto dell’architetto Piero Sanpaolesi tra il 1963 e il 1964, quando fu nuovamente inaugurata e occupata dall’Ufficio Centrale di Informazioni Turistiche.

Un ulteriore intervento, promosso da Alberto Bruschi e diretto dagli architetti Luciano Grassi e Gastone Del Greco (finalizzato al suo impiego per attività espositive e antiquariali), ha interessato la struttura nel 1990-1991, quando la loggia fu data in affitto dalla famiglia Rucellai all’antiquario e editore Alberto Bruschi. Attualmente lo spazio è occupato da attività commerciali. La loggia appare nell’elenco redatto nel 1901 dalla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, quale edificio monumentale da considerare patrimonio artistico nazionale.

Vorrei concludere questo mio articolo dedicato alle principali proprietà della famiglia Rucellai con una curiosità carina, legata alle origini e alla fortuna stessa di questa importante famiglia fiorentina.

E quindi, pensate che si racconta che la loro fortuna “nacque dalla pipì”…

I componenti della famiglia dei Rucellai erano membri sia dell’Arte della Lana che di quella della Seta in quanto commerciavano stoffe, ed erano i più importanti e ricchi commercianti di tessuti del Rinascimento. Ma la fortuna di questa nobile famiglia fiorentina nascerebbe da una particolare curiosità, infatti si narra che un suo antenato, il mercante Alemanno del Giunta, nel XII secolo fosse in viaggio nelle isole Baleari e scendendo da cavallo per un bisogno fisiologico si accorse che una particolare erba selvatica a contatto con l’urina produceva una colorazione rossa. Sebbene l’utilizzo della macerazione dell’urina per il trattamento e lavorazione dei tessuti fosse praticato già dai tempi dei romani (si ricordi il motto di Vespasiano: “pecunia non olet”), Alemanno scoprì però che questi licheni del genere Rocella e Pertusaria, in seguito ad un processo chimico a contatto con l’ammoniaca (presente nell’urina) producevano un particolare ed unico colorante rosso violaceo (detto oricello) che da quel momento fu molto usato e ricercato per la colorazione dei panni di lana fiorentini. Alemanno iniziò ad importare a Firenze grandi quantità di quei licheni che presero anch’essi il nome di “oricella”. A Firenze iniziò anche una loro coltivazione appena fuori le mura, nascono così gli “Orti Oricellari”, nome che ancora oggi è rimasto nella topografia di Firenze (zona Porta a Prato). La famiglia del Giunta divenne così sempre più ricca grazie a questi miracolosi licheni ed il suo nome di trasformò prima in Oricellari e poi, ingentilito in Rucellai.

Nei prossimi articoli tornerò comunque a parlarvi ancora una volta della famiglia Rucellai poiché vi è ancora tanto da sapere su questa famiglia in termini non solo di edifici a loro appartenenti ma anche e soprattutto in termini di misteri legati al loro palazzo residenziale.

Non perdetevi quindi i prossimi appuntamenti… vi aspetto!
Al prossimo articolo!

[1] Lesena: in architettura è un elemento puramente decorativo e non portante.


Ciao, sono Eleonora, ho 35 anni e una vera e propria passione per l’arte, ma soprattutto per la mia città natale… Firenze! Motivo per cui, dopo una laurea in Lingue e Letterature Straniere e dopo vari impieghi, ho deciso di ascoltarmi veramente e seguire le mie passioni di sempre, ovvero l’arte e la storia: sono così diventata una guida turistica! Lavoro ogni giorno con un pubblico molto variegato, straniero e locale, e sono lieta di poterti parlare della mia città da “ambasciatrice dell’arte”!
Ecco che mi sono catapultata in questa nuova avventura… diventare una guida turistica, riuscendo così ad unire finalmente i miei due più grandi amori: l’arte e la mia città!
Fin da bambina in realtà ho sempre osservato con interesse e meraviglia gli splendidi monumenti che hanno fatto e che continuano a fare grande una città come Firenze. Quegli stessi monumenti ed opere d’arte che non smettono di catturare l’attenzione di studiosi, oltre che stupire le migliaia di turisti che in nessun momento dell’anno abbandonano il nostro territorio!
Al momento lavoro con un pubblico molto variegato, tanto straniero quanto locale privato e soprattutto con i fiorentini d’ hoc, i quali amano seguirmi nei miei tour non stancandosi mai di apprendere sempre più informazioni storico – artistiche inerenti alla loro città.
Vorrei poter proporre molte delle mie iniziative di visite guidate (anche personalizzate e su richiesta) ma soprattutto, il mio unico obiettivo è quello di riuscire a far divertire e trasmettere tutta la mia passione per la storia e per l’arte attraverso il mio ruolo di “ambasciatrice dell’arte”… eh già, perché è questo il vero ruolo che noi guide turistiche svolgiamo e per me è un vanto, oltre che un orgoglio portare con me un appellativo e una responsabilità di questo genere!
Vi aspetto quindi numerosi a Firenze e intanto mi auguro di riuscire a destare la vostra attenzione e curiosità tramite la mia rubrica “Vivere Florencia” che potrete trovare sulla pagina blog “Posti e Pasti”, oltre che sui principali ed odierni canali social.

Eleonora Pezzino (Vivere Florencia)
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