Finestre sull’Arte – La Madonna dal collo lungo

Il capolavoro incompiuto del Parmigianino

Parmigianino, Madonna dal collo lungo, 1534-1539, olio su tavola, 214×133 cm, Galleria degli Uffizi, Firenze.

Noto col titolo di Madonna dal collo lungo, questo dipinto che oggi si trova agli Uffizi, fu eseguito per la cappella di Elena Baiardi Tagliaferri nella chiesa di Santa Maria dei Servi a Parma, dove era collocato, ancora incompiuto, due anni dopo la morte dell’artista nel 1542.

Sotto un cielo nuvoloso attraversato da bagliori luminosi una elegantissima Vergine sta seduta in trono guardando il Bambino dormiente adagiato sulle proprie ginocchia. Sulla sinistra della composizione si accalca un gruppo di angeli apteri (senza ali), che offrono un’urna sulla quale risplende il riflesso di una croce, oggi quasi del tutto invisibile, ma nota perché descritta minuziosamente dal Vasari; in lontananza, a destra, ai piedi di un alto colonnato, si allunga la figura di un profeta che ha tra le mani un rotolo. Sebbene il contratto di commissione del dipinto prevedesse soltanto la rappresentazione della Vergine in trono tra i santi Francesco e Gerolamo, l’opera si trasforma progressivamente, attraverso una lunga gestazione grafica, in un’invenzione complessa e intellettualistica.

Da notare è la bellezza algida e sofisticata della Vergine, che non solo non mostra alcuno dei suoi tradizionali attributi (di solito è mostrata quasi sempre velata e con l’aureola) ma addirittura ostenta le sue forme prosperose al di sotto del tessuto che la riveste.

Per quest’opera Parmigianino guarda a una composizione del Correggio: si tratta di una piccola Madonna col Bambino, dipinta una dozzina di anni prima, in cui compaiono lo stesso gesto della mano destra della Vergine, il colonnato e la figura più piccola di un profeta in secondo piano.

Correggio, Madonna col Bambino, 1525-1526, National Gallery, Londra

Alcuni disegni che documentano il processo compositivo di Parmigianino mostrano tale derivazione in modo più evidente che nella pala realizzata. Soprattutto testimoniano lo sforzo compiuto dall’artista per superare la naturalezza soave di Correggio in una direzione più artificiosa e intenzionalmente elegante, in cui le proporzioni allungate delle figure si ritmano con l’allungarsi del collo e della colonna ionica che la affianca e al vaso ovale offerto dall’angelo.

Sebbene posseduto da un’inestinguibile ricerca di perfezione, nella tavola Parmigianino domina con grande abilità una molteplicità di spunti teologici, attinti sia dalla cultura medievale sia da quella contemporanea. Così nel dipinto si colgono forti richiami al tema della Passione di Cristo, la cui Crocifissione è evocata dal riflesso della croce sulla superficie dell’urna e la cui Deposizione della croce era prefigurata dal Bambino dormiente sulle gambe della Vergine. Perfino la colonna e il “collo lungo” non costituiscono semplici spunti formali bensì manifestazioni visive delle virtù mariane: essi infatti, alludendo all’appellativo turris eburnea (torre d’avorio) spesso riferito alla Madonna, rimandano al tema della sua purezza e verginità, mentre il profeta evidenzia un ulteriore richiamo al tema dell’Immacolata Concezione (dogma in base al quale la Madonna sarebbe nata senza peccato originale). Egli, infatti, è rappresentato nell’atto di distendere il rotolo per predire la “virginea santità” di Maria, voluta da Dio ancor prima del suo concepimento.


Una prima laurea in Scienze dei Beni culturali e una specializzazione in Storia e critica dell’arte. Convinta aspirante insegnante, milanese di nascita, amante di tutto ciò che è artistico!
La rubrica “Finestre sull’arte” nasce per raccontare e condividere con voi ciò che conosco su opere, artisti e correnti artistiche, raccontandole in brevi articoli di pochi minuti, come se fossero delle vere e proprie pillole da assumere una volta al giorno. Perciò, se siete interessati ad approfondire la vostra conoscenza su questi temi, date un’occhiata ai miei articoli sul blog!
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