Torino e oltre – Torino Sotterranea

Torino è un poliedro, dove ogni faccia ha una sua caratteristica: città regale, industriale, verde, magica, capitale, golosa… non ci si stanca mai di scoprire i suoi segreti, spesso invisibili ai più, ma che appagano la curiosità di chi Torino la ama nel suo profondo. Ed è proprio del suo ventre, della città “di sotto” che vi voglio parlare in questo viaggio della Torino Sotterranea®.

L’aspetto elegante, simmetrico e uniforme della città di sopra, si perde nei cunicoli e negli ambienti nascosti della città ipogea.

L’itinerario prevede diverse tappe, alcune imprescindibili, come la visita alle gallerie settecentesche di mina e contromina presso il Museo Pietro Micca. Le sale del museo presentano la storia della cittadella di Torino e dell’assedio del 1706, preludio alla discesa nelle gallerie a 7 e a 14 metri di profondità.

La cittadella venne costruita per volere del duca Emanuele Filiberto nel 1564, con lo scopo di difendere la nuova capitale da eserciti in arrivo da ovest. L’opera verrà ingrandita e migliorata nei secoli successivi, fino a raggiungere l’estensione di circa 120.000 m². Con lo scoppio della guerra di successione al trono di Spagna nel 1701, le difese della cittadella verranno implementate con lo scavo di 14 chilometri di gallerie per proteggere la città dagli attacchi nemici.

Ma chi erano i nemici? Il duca di Savoia Vittorio Amedeo II partecipò alla guerra alleandosi dapprima con i Francesi per poi unirsi alla causa austriaca nel 1703. L’esercito francese reagì a questo cambio di bandiera invadendo e conquistando i territori sabaudi, fino ad assediare la capitale da maggio a settembre 1706.

Durante questo lungo assedio, in attesa dell’arrivo dell’esercito alleato comandato dal principe Eugenio di Savoia Soissons, Torino resistette e grazie alle fortificazioni e all’uso delle gallerie, riuscì a tenere testa al nemico francese, fino alla battaglia finale che segnò la vittoria degli eserciti piemontese e austriaco.

Le gallerie, spesso citate come “capitali alte” (7 metri di profondità) e “capitali basse” ( 14 metri di profondità), correvano sotto il fossato, i rivellini e tutte le opere avanzate, per terminare con grappoli di fornelli da mina che all’occorrenza venivano riempiti di polvere da sparo e terra per provocare esplosioni in superficie e fermare l’avanzamento degli eserciti.

Le due “capitali” erano sempre collegate da scale e oltre alla profondità, differivano per lunghezza: le gallerie a 14 metri partivano dai bastioni, mentre quelle a 7 metri dall’avanfosso. E’ durante gli ultimi giorni della battaglia di Torino che si colloca l’episodio di Pietro Micca.

Nella notte tra il 29 e il 30 agosto 1706 alcuni Francesi, approfittando del buio, si calarono nel fossato davanti allo sbocco della “capitale alta” presso l’opera fortificata detta “Mezzaluna del Soccorso”. Entrati in galleria, cercarono di scendere le scale che portavano alla “capitale bassa” e alla cittadella. A guardia della scala c’erano il “minatore” (ovvero un soldato esperto in mine) Pietro Micca con un compagno. Fu proprio Micca a provocare l’esplosione della scala, fermando sì i Francesi, ma perdendo la vita a causa dello scoppio.

La visita si dipana tra le diverse gallerie, il fossato, la scala, per circa 800 metri di percorso. Di tanto in tanto, alzando gli occhi, dei pozzi di aerazione ci permettono di vedere a quale profondità ci troviamo ! La visita è sempre accompagnata e per chi soffre di claustrofobia, c’è la possibilità di rimanere nelle sale del museo e di scoprire le gallerie attraverso dei video.

La seconda tappa del tour ci fa fare un salto di oltre due secoli da quel 1706 e ci stimola ad immaginare una città trasformata a causa del secondo conflitto mondiale. I portici chiusi da sacchi di sabbia, le finestre sigillate per non fare trapelare la luce, monumenti coperti di paglia e legno per proteggerli dalle bombe, negozi vuoti e sirene che annunciano un imminente attacco aereo.

La gente si rifugia nelle cantine, o nelle gallerie della cittadella. I più fortunati accedono ai Rifugi Antiaerei fatti a regola d’arte, ma costruiti solo a conflitto ormai iniziato. Ci sono ricoveri privati, come quelli presso la sede del Partito Fascista (attuale Palazzo Campana- Facoltà di Matematica), o della “Gazzetta del Popolo”, che oggi ospita il Museo Diffuso della Resistenza. Ce ne sono anche di pubblici, uno molto grande si trova in Piazza del Risorgimento: 700 m², 3 gallerie di 40 metri di lunghezza a 12 metri di profondità. Poteva ospitare fino a 1500 persone, alcune sedute, altre in piedi. Ce n’era uno sotto il Monte dei Cappuccini, oggi utilizzato dal CNR e dunque non aperto al pubblico.

Tutti i rifugi erano arredati con panche in legno ed avevano servizi igienici: uno ogni 50 persone. Solitamente l’energia elettrica si produceva pedalando a turno, seduti su di una bicicletta senza ruote, poggiata su mattoni e collegata ad una maxidinamo che illuminava fiocamente le gallerie. Questi importanti rifugi erano tutti sotterranei, in cemento armato, con uscite di sicurezza, come dai Capitolati del 1938, mentre ricoveri poco sicuri erano le cantine delle case, adibite a rifugio e segnalate in esterno con una grande “R”, che permetteva a chiunque si trovasse in esterno durante un attacco aereo, di individuare il rifugio e chiedere ospitalità.

Nonostante il passare del tempo, alcune di queste “R” , anche se un po’ sbiadite, sono ancora visibili sulle facciate di diversi palazzi. Fu il boom economico, la voglia di riscatto e libertà, il sogno di una felicità fatta di cose semplici: le gite fuoriporta, i primi elettrodomestici, l’arrivo della televisione nelle case italiane a cancellare i ricordi della guerra, le sofferenze e le perdite subite.

Quasi tutti i Rifugi, oggi visitabili in alcune occasioni o durante il tour Torino Sotterranea® , sono stati scoperti in modo casuale, durante lavori di riqualificazione di un’area, oppure, come nel caso del Rifugio presso il Museo Diffuso della Resistenza, durante l’allestimento del Museo stesso.

Lo stesso principio della “casualità” ha portato alla luce delle Antiche Ghiacciaie, come quelle scoperte nel 2002 quando sono stati fatti gli scavi per la costruzione del Centro Palatino di Massimiliano Fuksas (oggi Mercato Centrale Torino) in Piazza della Repubblica.

La terza tappa descrive il mercato torinese nel Settecento, quando allora come oggi, le piazze si riempivano di profumi, colori, vociare di commercianti e gente di ogni estrazione sociale: servi, uomini eleganti , massaie indaffarate e bambini gioiosi.

Qui si compravano gli ingredienti per cucinare ottimi arrosti, selvaggina in civet o  pesci in carpione e naturalmente frutta e verdure di stagione. Ma come venivano conservate queste derrate così deperibili, visto che il frigorifero arriverà in Italia solo nel Novecento? In Piazza Emanuele Filiberto, nell’attuale parcheggio, ecco tre ghiacciaie del Settecento.

Sono a circa otto metri di profondità ed hanno delle grandezze differenti. Già segnalate nelle antiche piante di Torino, questi grossi “pozzi” rivestiti in mattoni venivano alimentati con ghiaccio attraverso delle vie sotterranee ancora oggi calpestabili. Il ghiaccio veniva estratto dai ghiacciai della valle di Susa, avvolti in teli di juta bagnata e trasportati con appositi carretti in città.

Tutto intorno alle ghiacciaie la temperature si abbassava di diversi gradi, così era possibile conservare il cibo in celle costruite accanto a questi enormi “cuori ghiacciati” ipogei. Il ghiaccio serviva anche ai pasticceri, che durante l’estate producevano sorbetti di frutta e gelati per le tavole dell’aristocrazia.

Anche i Palazzi nobiliari torinesi nascondono dei luoghi sotterranei. Si tratta degli “Infernotti”: delle cantine sotto alle cantine.

Scavate in profondità, in passato erano collegate, attraverso dei cunicoli sotterranei, agli infernotti di altri Palazzi. Erano vere e proprie vie di fuga o cammini nascosti per esplorare il ventre di Torino. Il tour prevede la discesa negli Infernotti di Palazzo Saluzzo Paesana, una delle residenze più belle del centro. Non appena si apre il portone, si entra in un cortile luminoso ed elegante. E’ la caratteristica di Torino: facciate uniformi con ricchi interni barocchi, pieni di architetture, colori ed ombre.

Questo Palazzo ha una storia intrigante, legata al suo committente, il conte Baldassarre Saluzzo di Paesana, che incaricò l’architetto Gian Giacomo Plantery di costruire questa meraviglia, facendo debiti, non riuscendo mai ad onorarli e soprattutto, provocando le ire di Vittorio Amedeo II di Savoia. La visita dell’infernotto è l’occasione per narrare di una storia noir ambientata proprio lì sotto.

La rete sotterranea di Torino è molto variegata e ci sono altri luoghi da indagare, ad esempio le cripte di alcune chiese barocche come quelle della Madonna della Consolata, che inglobano le antiche mura romane e che per tanti secoli hanno protetto le salme di defunti di ogni ceto sociale.

Ogni volta che si scava nel centro storico o nell’area della Cittadella, emergono testimonianze della storia antica di Torino: mosaici di domus romane, fondamenta di chiese paleocristiane sotto alla cattedrale, opere militari come mura, rivellini o il forte del “Pastiss”, nascosto nei sotterranei di corso Matteotti.

Ogni stagione è giusta per rivivere spaccati di storia cittadina e riportare in luce i suoi segreti più nascosti!

Torino Sotterranea® è organizzato da Somewhere Tours & Events con marchio registrato. Per informazioni potete rivolgervi a:

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Ciao, sono Donatella. Avete sentito dire che Torino è una città industriale, grigia? O che in Piemonte non c’è molto da vedere, salvo le montagne? Allora il mio obiettivo sarà quello di farvi innamorare del mio territorio, non solo con gli articoli che scrivo, ma anche con delle visite pensate ad hoc per ogni esigenza. Mi piacciono la storia, l’arte, l’enogastronomia, le curiosità legate alla mia Regione e le lingue. È per me fantastico lavorare con turisti di altre Regioni d’Italia e con stranieri. Soprattutto quando tornano a casa con un po’ di Piemonte nel cuore.
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