L’Azulejo portoghese

Un blu e un bianco che uniscono oriente e occidente

Era il 2016 quando, durante la mia esperienza di vita a Lisbona, decisi di approfondire la mia conoscenza in merito a quella che in Portogallo è una delle principali forme decorative: l’azulejo.

Pannello di azulejos

La mia avventura con queste curiose e colorate mattonelle inizia come volontario all’interno del Museu Nacional do Azulejo, in Rua Madre de Deus a Lisbona. Un museo che tutti, almeno una volta nella vita, dovrebbero visitare per capire l’origine e l’evoluzione di una tecnica artistica poco conosciuta in Italia ma che ha una storia davvero interessante.

Di influenza musulmana, l’azulejo inizia a diffondersi nella Penisola Iberica a partire dal secolo XIII. Si tratta di una mattonella di ceramica, poco spessa, tendenzialmente di forma quadrata e dalle dimensioni di 12x12cm, risultato della cottura dell’argilla che viene poi ricoperta da uno strato vetrato e smaltato. La decorazione può essere monocromatica o policromatica, liscia o in rilievo. L’azulejo viene generalmente utilizzato in grandi quantità come elemento architettonico per rivestire superfici interne ed esterne o come elemento decorativo isolato.

I temi variano tra narrazioni di episodi storici, scene mitologiche, iconografia religiosa e una vasta gamma di elementi decorativi (geometrici, vegetali ecc…) che vengono posti alle pareti, sui pavimenti o sui tetti di palazzi, giardini, edifici religiosi e abitazioni private.

Basti pensare che molte case, soprattutto quelle di campagna, utilizzano un rivestimento simile sulle pareti per tre differenti ragioni: protezione contro l’umidità, decorativo e perché impedisce agli animali di arrampicarsi visto che finirebbero per scivolarci sopra.

Curioso è anche il passaggio dalla fase geometrica dei disegni a quella delle rappresentazioni storiche che vede non solo un cambiamento iconografico ma anche cromatico. Gli azulejos a partire dal 1500 iniziano ad essere tendenzialmente di colore blu e bianco per una ragione che ha a che vedere con l’oriente. In quei secoli cominciavano ad arrivare sempre più ceramiche cinesi in Europa e la ceramica orientale era vista come uno dei più prestigiosi regali che si potessero ricevere.

Re e regine facevano a gara per accaparrarsi i principali capolavori di questo genere e così, visto che la ceramica orientale era solitamente di colore blu e bianco, in Portogallo si pensò di creare qualcosa di simile utilizzando un qualcosa che si produceva già, ovvero proprio l’azulejo che quindi diventa dello stesso colore di una cosa pregiata e passa ad assumere un’importanza ancora maggiore a livello artistico.
Era come se tutti decorassero i propri edifici (religiosi, pubblici o privati), mettendovi dentro un pezzo artistico di raro prestigio.

Viene così a crearsi un ponte fra l’oriente e l’occidente.

Ma come si realizza un azulejo?

Beh, in questo caso si potrebbe dire che è come fare dei biscotti. Per creare un azulejo abbiamo sicuramente bisogno di alcuni stampi, di cornici, pennelli e soprattutto di un forno.
L’unica differenza è che in questo caso i tempi e le tecniche di lavorazione sono molto più lunghi e complessi.

Andiamo per ordine…

Per prima cosa bisogna procurarsi dell’argilla e una cornice delle dimensioni del nostro azulejo per poterne definire i contorni. Con le mani si dà la prima forma quadrata togliendo le parti in eccesso dalla cornice con degli appositi strumenti, partendo sempre dal centro verso i lati. Una volta modellato, l’azulejo deve seccare, procedimento per nulla rapido visto che nei periodi invernali può richiedere anche 15 giorni.

Una volta seccato arriva il momento della cottura. Gli azulejos finiscono in appositi forni di notevoli dimensioni con temperature che raggiungono i 1000º per nove ore prima di raffreddare a forno spento per altrettante nove ore.
Dopo una giornata di riposo, siamo pronti per la vetratura. L’azulejo viene bagnato con acqua e silice prima di finire nuovamente in forno per altre nove ore di cottura e raffreddamento.

A questo punto l’azulejo è pronto ma è grezzo. Si passa quindi alla sala di pittura.

Con della carta vegetale bucherellata il disegno viene trasferito sull’azulejo tramite pennelli di varie dimensioni. Questo comporta un lavoro di ore a seconda della grandezza e della complessità del disegno.
Altro giro in forno per fare amalgamare il colore che, con l’elevata temperatura del forno, finisce per diluirsi alla vetratura e dalla quale non si separerà mai più.

Il nostro azulejo è finalmente pronto!

Ci sono poi delle curiosità in merito agli azulejos.

La prima riguarda la parte tattile. Gli azulejos colorati azzurri e bianchi, quelli più comuni all’interno delle chiese per esempio, al tatto risultano lisci, con un leggerissimo rilievo mentre gli azulejos con motivi geometrici o floreali risultano essere molto più sporgenti a causa degli stampini che ne determinano i contorni delle forme che restano incastrati nella mattonella quando questa viene cotta nel forno e che quindi restano evidenti sotto ai polpastrelli quando si passa la mano sopra.

L’ideale sarebbe quindi “accarezzare” l’azulejo quando ce lo troviamo di fronte per capirne le differenze. Azulejos floreali si possono trovare, per esempio, nel Palazzo Reale di Sintra o nella Cattedrale Vecchia di Coimbra mentre quelli azzurri e bianchi si trovano praticamente ovunque all’interno dei vari monumenti.

L’altra curiosità riguarda invece quello che avviene al momento del restauro di un pannello di azulejos.

Quando un azulejo viene rimosso dalla parete ovviamente avrà sul suo retro ancora attaccata la pietra della parete stessa. I restauratori, muniti di appositi strumenti quali uno spruzzino da spiaggia per ammorbidire la pietra e un bisturi da chirurgo, passano alla fase della pulizia che avviene come se fosse una sorta di gratta e vinci in cemento armato.

Bisogna ammorbidire la pietra utilizzando l’acqua e poi grattare fin quando sul retro di ogni azulejo non appariranno una lettera e un numero, dipinti secoli prima, che aiuteranno poi dopo a ricollocare le parti alla parete (A1, A2, A3 ecc…) come in una sorta di vera e propria griglia da battaglia navale.

Alle volte però succede che nel corso dei secoli un azulejo si stacchi accidentalmente dalla parete e cadendo a terra si rompa.  Dobbiamo tenere presente che ci sono edifici che hanno anche 20m o 30m di parete decorata con azulejos. A questo punto cosa facciamo?

Per una singola mattonella persa ogni volta rimuoviamo tutti e 30 i metri della decorazione per inviarli al restauro in un laboratorio? Troppo complicato, ci vorrebbero anni e anni ogni volta solo per recuperare un singolo azulejo andato perduto.

Allora la logica direbbe di chiamare un’officina e farsi fare una copia del pezzo andato perduto ma anche in questo caso avviene raramente perché anche un singolo azulejo va pagato e la disponibilità economica è scarsa.

Quindi la soluzione più semplice è quella di procurarsi un azulejo simile a quello che si è rotto e di collocarlo alla parete. Io questa azione l’ho sempre chiamata intruso architettonico.

Facciamo un esempio:

In questa immagine possiamo notare come l’azulejo cerchiato di rosso sia un intruso. Per capirlo basta osservare che non c’è continuità di linee tra questo azulejo e quelli che lo circondano. Si tratta chiaramente di un intruso.

Il Monastero di Santa Cruz a Coimbra, a oggi, ne conta ben 17. Un vero e proprio mausoleo artistico per gli amanti dell’enigmistica.

Tutto questo succede perché il prezzo di vendita di un azulejo, generalmente, varia tra i 6€ e i 9€ al pezzo. Se a questo ci aggiungiamo i tempi di lavorazione, che sono di intere settimane, capiamo che la soluzione più semplice è sempre quella di collocare una pietra blu e bianca qualsiasi che tanto nessuno la nota e anche se la notasse, obiettivamente, detto tra noi… cosa gliene importerebbe? 🙂


CARMINE PUGGILLO
Napoletano di origine, arrivo in Portogallo nel 2011 come molti altri giovani per il progetto Erasmus e me ne innamoro.
Laureato in Archeologia e Storia delle Arti, oggi sono guida turistica.
Odio il poco produttivo “turismo ignorante” di massa e per questo ho deciso di mettermi in proprio mostrando a modo mio, con gli occhi di un innamorato, quello che mi ha convinto a restare in un posto così piccolo.
Le leggende sono la cosa che più mi piace tramandare e le strade di Coimbra ne sono piene.

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