Sicilia carattere mediterraneo – Le piazze di Palermo

Ogni città ha delle piazze più o meno famose impreziosite da fontane, monumentali palazzi e chiese. Le piazze sono la rappresentazione artistica e architettonica della vita sociale e culturale di ogni città.

Palermo è il capoluogo della Sicilia, un’isola con una lunga storia di invasioni dove l’incontro tra culture diverse ha generato un mix davvero unico. E da buona siciliana volendo raccontarvi la storia di alcune delle piazze più suggestive della mia città non posso non partire dal termine agorà, lo spazio pubblico per eccellenza della città greca.

Il luogo in cui i cittadini si radunavano per ritrovarsi nella loro dimensione di comunità e partecipare alle scelte di governo e quindi il cuore della città. L’agorà è la piazza principale, il mercato, il centro economico, morale e sacro, dove si trovano gli edifici pubblici, gli uffici, templi ed are. I Greci trasferirono questa loro fondamentale istituzione nelle colonie da essi fondate in Sicilia e in Magna Grecia e solo per citarne alcune siciliane: Megara Iblea, Morgantina, Siracusa, Agrigento, Segesta, Selinunte ecc.

Tutto questo per dire che le piazze sono debitrici di più antiche forme di spazi collettivi e gli antichi impianti delle agorà e dei fori possono essere considerati gli archetipi delle piazze medievali e moderne, non solo siciliane.

Sconosciuta alla cultura islamica, la piazza in Sicilia si forma a partire dal ‘400, per svilupparsi nel Rinascimento e raggiungere il culmine dell’espressività in epoca barocca.

La piazza, scenografico teatro della vita collettiva, è anche il luogo della memoria, del rito, della festa, qui si svolgono le più importanti manifestazioni pubbliche cittadine e i rituali principali della tradizione laica e religiosa.

A Palermo, come altrove, il rapporto piazza-potere si mantenne inalterato nei secoli: il piano della Cattedrale, su cui si affaccia il Palazzo dell’Arcivescovo, rimase il luogo del potere religioso; il piano del Palazzo Reale, quello del potere regio e lo spazio del Palazzo di città quello del potere civico.

Lavorando quotidianamente nel centro storico di Palermo passo più volte al giorno da alcune delle più belle piazze della città, molte di queste sono ormai pedonali e piene di baretti e chioschi frequentatissimi non solo dai turisti.

La prima cosa che dovete sapere è che noi palermitani chiamiamo le piazze principali della città con altri nomi, nati da tradizione popolare o presi in prestito dal monumento che ospitano. Così se chiedete le indicazioni per piazza Verdi rischiate di non ricevere alcuna risposta perché per noi è Piazza Massimo, luogo in cui si trova il Teatro Massimo Vittorio Emanuele, lo stesso vale per piazza Quattro Canti il cui vero nome è piazza Vigliena o ancora piazza della Vergogna che in realtà è piazza Pretoria.

Potrei continuare all’infinito ma preferisco raccontarvi e mostrarvi le più belle piazze della mia città!

Piazza Giuseppe Verdi o Massimo

Piazza Giuseppe Verdi o Massimo

La piazza è intitolata al grande musicista italiano Giuseppe Verdi ed è quasi del tutto occupata dall’imponente Teatro Massimo.

Nel 1864 il marchese di Rudinì, sindaco di Palermo bandì il Concorso internazionale per la realizzazione del nuovo teatro cittadino, volendo provvedere alla mancanza di un teatro che stesse in rapporto alla cresciuta civiltà e ai bisogni della popolazione.

Tra i 35 progetti presentati il primo premio fu assegnato nel 1868 a quello di Giovan Battista Filippo Basile, cui vennero affidati i lavori. Ma la costruzione del teatro fu interrotta nel 1882 per le grandi polemiche che nel frattempo si erano andate generando. L’area che era stata prescelta per la costruzione del monumentale edificio (mq.7730) e della piazza antistante ricadeva ancora entro le mura della città e scomparve così una buona fetta della Palermo barocca. Furono abbattute la Porta Maqueda e le vicine mura, chiese, palazzi, il Monastero di San Giuliano e la Chiesa delle Stimmate. Il Monastero di San Giuliano dava il nome all’intero rione e la sua chiesa aveva la cupola più grande della città, dalla grandezza di questa cupola è nato il detto “avilli quantu la cubbula di San Giuliano” per indicare una persona piuttosto arrabbiata.

La prima pietra dell’edificio fu posta il 12 gennaio del 1875, alla presenza di una folla di palermitani.

Considerato il terzo teatro più grande in Europa, dopo l’Opéra Garnier di Parigi e la Staatsoper di Vienna, l’esterno è stato concepito come un tempio della musica e della lirica. La scalinata monumentale introduce ad un pronao con sei colonne sormontate da capitelli corinzi di Solunto e sopra il frontone triangolare. Guardiani della soglia ai lati dell’ingresso, due leoni in bronzo, simbolo di forza e di potenza, sormontati da figure femminili, raffigurano la Tragedia, a destra, di Benedetto Civiletti e la lirica, a sinistra, di Mario Rutelli.

L’architetto Ernesto Basile, figlio di Giovan Battista, subentrò alla morte del padre nel completamento della costruzione del teatro e nella realizzazione di tutto l’apparato decorativo dell’edificio.

Il teatro Massimo di Palermo venne inaugurato il 16 maggio 1897 con il Falstaff di Giuseppe Verdi.

Negli anni Settanta il teatro fu chiuso per lavori di ristrutturazione e riaperto il 12 maggio del 1997, ritrovando il suo posto nell’Olimpo della lirica Europea.

Attorno a questa bellissima piazza palermitana ci sono tante gelaterie, un luogo perfetto per una pausa strategica prima di andare alla scoperta di un’altra piazza che si trova a circa 400 metri di distanza da piazza Verdi. Percorrendo la via Maqueda (pedonale) raggiungerete il cuore del centro storico e quindi la famosissima Piazza dei Quattro Canti.

Piazza Vigliena o Quattro Canti

È una splendida piazza che prende il nome dal viceré spagnolo don Giovanni Fernandez Pacheco, marchese di Villena (che si legge Vigliena perché è un Comune spagnolo). Centro esatto della città entro le mura, i Quattro Canti corrispondono a ciascuno dei mandamenti in cui fu suddivisa Palermo in seguito al “taglio” della via Maqueda (1600), intitolata a don Bernardino de Cardines, duca di Maqueda, viceré di Sicilia. La piazza fu progettata nel 1608 dall’architetto Giulio Lasso che riprese il modello delle Quattro fontane di Roma e curata nell’assetto definitivo da Mariano Smiriglio. È composta da quattro facciate decorate da balconi, cornici e nicchie suddivise in tre ordini, con inserimenti figurativi dal basso verso l’alto che veicolano un’idea di ascensione, dal mondo della natura a quello del cielo. Nell’ordine inferiore ci sono le fontane con le statue delle stagioni; in quello mediano, le statue dei sovrani spagnoli: Carlo V, Filippo II, Filippo III e Filippo IV; e infine, nel terzo, le statue delle quattro sante vergini protettrici della città (prima di Santa Rosalia): Ninfa, Agata, Oliva e Cristina.

È uno spazio inteso in chiave simbolica nel quale gioca un ruolo importante l’elemento numerico: il tre, come numero divino, e il quattro come numero dell’uomo.

Questa scenografica piazza palermitana è anche chiamata il Teatro del Sole, i cantoni sono di volta in volta illuminati dalla luce del sole in determinate ore del giorno.

Pensate che questa piazza, durante il dominio spagnolo, fu teatro di crudeli atti di giustizia alla presenza dei giudici e dei funzionari dell’Inquisizione. Per l’occasione veniva montato un palco con la mannaia o il ceppo con il boia di sopra, c’erano anche delle botti per contenere le viscere dei condannati e delle picche sulle quali venivano infilzate le loro teste e i busti.

Oggi invece è una piazza piena di vita, di artisti di strada, di caffè e turisti che cercano di fotografarla da una prospettiva sempre diversa.

Piazza Pretoria o della Vergogna

Piazza Pretoria o della Vergogna a Palermo

Prende il nome da Palazzo Pretorio, noto anche come Palazzo delle Aquile (palazzo di Città) ed è situata a pochi metri dai Quattro Canti. La piazza assunse l’attuale configurazione nel 1567 ed ha come fondale il palazzo del Municipio (1463), le chiese di San Giuseppe dei Teatini e Santa Caterina d’Alessandria ed infine i Palazzi Guggino-Bordonaro e Bonocore.

Qui risiedeva la massima carica del governo cittadino: il Pretore. Ed è proprio per dare lustro al “Piano del Pretore” che il Senato palermitano decise di procedere all’abbellimento della piazza prospiciente.

La piazza è occupata per intero dalla celebre fontana Pretoria, realizzata da Francesco Camilliani per una villa fiorentina appartenente a don Luigi Alvarez de Toledo y Osorio.

Ma allora perché si trova a Palermo?

Don Luigi, paurosamente indebitato, mise in vendita la fontana che fu acquistata dal Senato palermitano per la cifra di 20/30.000 scudi (una cifra esorbitante) ed arrivò a Palermo smontata in 644 pezzi e ricomposta nel 1574 da Camillo Camilliani, figlio di Francesco.

Complessa macchina scenografica, la fontana presenta una pianta ellittica ed è un Pantheon di divinità classiche, il cui simbolismo fu adattato alla realtà palermitana dal poeta Antonio Veneziano. I personaggi mitologici, le personificazioni dei fiumi (Oreto, Papireto, Gabriele e Maredolce) e le figure di ibridi e di animali sono desunte dal repertorio figurativo della Maniera.

Le leggende collegate alla scandalosa fontana sono molteplici. Una fra queste narra che le monache di clausura della chiesa di Santa Caterina erano mortificate dalle oscenità delle sculture. Ciò che è certo è che la piazza fu identificata dal popolo palermitano come il simbolo della corruzione, della vanità e dell’immoralità del potere cittadino.

Qui a Palermo tutti la chiamiamo “Piazza della Vergogna” in memoria delle statue nude, certo, ma anche dello sperpero del pubblico denaro di questa capricciosa e costosa follia.

Piazza della Vittoria e Villa Bonanno

L’attuale piazza della Vittoria era un tempo chiamata il “Piano del Palazzo”, oggi quasi interamente occupata dalla villa Bonanno.

Ci troviamo nel nucleo più antico della città, la piazza è infatti dominata dalla mole del Palazzo Reale (noto anche come Palazzo dei Normanni) sorto sopra un insediamento punico ubicato proprio sotto l’edificio. Durante la dominazione araba viene edificato il Castello (Qasr) e i Normanni in seguito lo trasformarono nel centro nevralgico della loro monarchia. Si deve a Ruggero II la costruzione di una splendida cappella interna al palazzo, la “Cappella Palatina” decorata con mosaici bizantini. Nel 1556 l’edificio divenne dimora dei Viceré spagnoli. Oggi il Palazzo è sede dell’Assemblea Regionale Siciliana.

Nella stessa piazza, durante scavi compiuti nel 1868, si sono trovati resti di case patrizie romane, risalenti al I e al II secolo d.C., sepolture della stessa epoca ed anche fabbriche medievali. Nel XVI secolo furono scavate delle grandi fosse granarie, ancora oggi visibili.

L’antico Piano del Palazzo prese il nome di Piazza della Vittoria in ricordo di quella ottenuta nel 1820 dal popolo insorto contro il potere borbonico.

Nel 1905 viene progettata Villa Bonanno da Giuseppe Damiani Almeyda, e intitolata al sindaco di Palermo Pietro Bonanno, che volle realizzata quest’opera per riqualificare il piano antistante il Palazzo Reale.

È un parco bellissimo caratterizzato dalle sue numerose e rigogliose palme da dattero che però non raggiungono la perfetta maturazione.

Perfetta sarà invece la vostra passeggiata lungo i vialetti della villa tra palme, carrubi e fichi d’india. Una vera e propria oasi in pieno centro.

Il mio consiglio è quello di perdervi tra i vicoli del centro storico che vi condurranno ad altre piazze più o meno grandi e forse meno affollate rispetto a quelle scelte da me per questo articolo.

Se volete scoprirle insieme, vi aspetto per una passeggiata tra le piazze palermitane!


Mi chiamo Paola Ponte e sono una guida turistica dal 1997, laureata in Storia dell’Arte, parlo francese, inglese e spagnolo. Vivo a Palermo dove svolgo principalmente la mia professione, abilitata inoltre per tutta la Sicilia.
Le tre parole che descrivono meglio il mio lavoro sono: passione, condivisione, bellezza. E’ un lavoro emozionante e non avrei potuto scegliere di meglio. Ogni giorno è diverso, nuove opportunità, straordinarie esperienze, la fortuna di conoscere persone nuove e condividere con loro l’amore per la mia terra.
La Sicilia è una terra antica, fatta di storia, arte, leggende, tradizioni e con una natura esplosiva. Ecco perché un viaggio in Sicilia è sempre una buona idea!
Per saperne di più leggi gli articoli che ho scritto per il blog e troverai tanti consigli utili per vivere un’esperienza unica!

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