Siviglia arte e passione – Cristoforo Colombo e il suo vincolo con la città

Prima di parlare del legame che unisce l’Ammiraglio Cristoforo Colombo a Siviglia, cerchiamo di conoscere un po’ meglio questo personaggio, così controverso e polemico.

La sua biografia presenta numerosi punti oscuri, soprattutto sugli anni che precedono il suo arrivo in Castiglia. Secondo la tesi più accreditata fra gli storici, il famoso esploratore nacque a Genova nel 1451 in seno a una famiglia di cardatori di lana. Numerose sono, però, le teorie che gli attribuiscono un’origine catalana, portoghese o galiziana.

Lo spirito avventuriero che lo caratterizzò fin da bambino lo portò a diventare uno dei più grandi navigatori italiani. Viaggiò per il Mediterraneo, arrivò in Inghilterra e in Islanda. Al suo ritorno si fermò in Portogallo, dove si dedicò, insieme al fratello Bartolomeo, a disegnare carte nautiche, vendute poi a Lisbona. Imparò le lingue classiche che gli permisero di leggere gli antichi trattati in greco e in latino, e studiò geografia.

Con la caduta dell’Impero romano d’Oriente nel 1453, l’Impero ottomano aveva iniziato a controllare il commercio con il sud-est asiatico.

Questo obbligò alcuni paesi europei, tra i quali la Spagna e il Portogallo, a cercare rotte alternative per raggiungere il continente asiatico. I portoghesi circumnavigarono l’Africa e nel 1498, grazie alla spedizione di Vasco de Gama, raggiunsero l’oceano Indiano doppiando il Capo di Buona Speranza.

Colombo voleva trovare una via alternativa alla rotta portoghese e durante il suo soggiorno nel paese lusitano iniziò a sviluppare il progetto del suo viaggio. Secondo i suoi calcoli, la sfericità della terra gli avrebbe permesso di arrivare in Asia navigando verso ovest. L’Ammiraglio non aveva però tenuto conto che la terra era molto più grande di ciò che lui aveva previsto…e nel mezzo c’era un nuovo continente.

Colombo presentò il suo progetto al re portoghese Giovanni II che si rifiutò di finanziare la spedizione considerandola utopistica.

Intorno al 1484 Cristoforo Colombo arrivò in Castiglia per proporre il suo progetto alla regina Isabella. Durante il processo di negoziazione con la Corona di Castiglia, Colombo risiedette a Siviglia, una delle città più ricche del regno, il cui porto fluviale era uno dei più importanti della penisola. Il prestigio di cui godeva la città e la sua lunga tradizione marinara affascinarono Cristoforo Colombo che durante il suo soggiorno ampliò le sue conoscenze sulle arti della navigazione e perfezionò la sua tecnica nell’elaborazione delle carte nautiche.

Dopo lunghi anni di trattative, la regina Isabella di Castiglia accettò di finanziare la spedizione. Sulla sua decisione incisero la tenacia di Colombo, l’influenza che la sua personalità esercitò sulla regina ma soprattutto le necessità economiche di un regno dissanguato da lunghi anni di guerre contro i musulmani. Disporre di una propria rotta commerciale verso le Indie era un’opportunità che il regno di Castiglia non poteva perdere.

Il 3 agosto del 1492 Cristoforo Colombo salpò dal porto di Palos de la Frontera, in provincia di Huelva, con tre navi: la Niña, la Pinta e la Santa Maria.

Il 12 ottobre del 1492 il navigatore genovese approdò sull’isola di Guanahaní (attuale isola di San Salvador) convinto di essere arrivato in Asia.

Esplorò la zona e fondò diversi insediamenti in varie isole, come Cuba e Santo Domingo. Nel gennaio del 1493 ritornò in Spagna per informare i re cattolici sulle sue scoperte.

Negli anni successivi guidò altre tre spedizioni in America e occupò diverse posizioni come governatore e viceré. Come governante non godette, però, della stessa fama che lo aveva accompagnato come navigatore. Colombo finì, infatti, per essere accusato di tirannia e inviato in Spagna dove perse tutti i suoi previlegi.

Tra il 1492 e il 1497 l’Ammiraglio raggiunse la sua massima fortuna, mentre gli ultimi anni della sua vita furono segnati da continue sventure. Nell’estate del 1503, durante il suo quarto e ultimo viaggio in America, le sue navi furono quasi completamente distrutte e Colombo rimase isolato in Giamaica per quasi un anno. La sua già precaria salute peggiorò notevolmente.

Dopo il suo rientro nella penisola si fermò a Siviglia nell’attesa che gli fosse concessa un’udienza presso la Corte per tentare di farsi restituire da re Ferdinando i privilegi pattuiti. La regina Isabella, sua protettrice, era morta e Re Ferdinando si era mostrato da sempre ostile. Nel 1505 Colombo lasciò Siviglia e si trasferì a Valladolid, dove la Corte si era stabilita e dove il navigatore passò gli ultimi mesi della sua vita fino alla sua morte avvenuta il 20 maggio del 1506.

Durante la sua permanenza a Siviglia, Colombo si nutrì della cultura marinara che caratterizzava la città nella quale visse anche suo figlio Ferdinando, bibliofilo e importante uomo di cultura del Rinascimento che lasciò in eredità alla città più di 1000 preziosi incunaboli e oltre 600 manoscritti.

Nella Biblioteca Colombina si custodisce “ Il libro delle Profezie”, un manoscritto che testimonia la religiosità dell’esploratore e il carattere messianico dell’impresa.

Nell’Archivio Generale delle Indie è invece conservato il manoscritto denominato “Libro copiador”, una raccolta di nove lettere indirizzate ai re cattolici in cui Colombo fa un dettagliato resoconto dei suoi viaggi.

Siviglia ha reso omaggio allo scopritore di America con quattro monumenti imprescindibili per ogni amante della storia e dell’arte: la moderna e originale scultura di bronzo “L’Uovo di Colombo”, il monumento alla sua memoria nel Paseo Catalina de Ribera, la scultura che lo rappresenta, eretta nei giardini del monastero certosino di Santa Maria de las Cuevas e il mausoleo che ne conserva i resti all’interno della cattedrale di Siviglia.

La Cattedrale di Siviglia

Il nome ufficiale della scultura conosciuta come “L’Uovo di Colombo” è “La Nascita dell’Uomo Nuovo”.

L’Uovo di Colombo

La più grande scultura di bronzo della Spagna fu donata a Siviglia dalla città di Mosca. L’opera, eseguita nel 1995 dallo scultore russo-georgiano Zurab Tsereteli, rappresenta un uovo realizzato con le vele delle navi che parteciparono alla spedizione. Al centro si erge Cristoforo Colombo, la cui statua sostiene una mappa sulla quale sono disegnate le tre caravelle.

Nei giardini del Paseo Catalina de Ribera si può ammirare il monumento in memoria di Cristoforo Colombo, progettato da José Laguillo. Tra le colonne del monumento si scorgono due prue di caravelle con i nomi d’Isabella e di Ferdinando, i monarchi che finanziarono la spedizione.

Nella base dell’opera scultoria, due medaglioni rappresentano Colombo da una parte e lo stemma dei re cattolici dall’altra. Il monumento è coronato da un leone che poggia una delle sue zampe anteriori su un orbe terracqueo.

Nel monastero di santa Maria de las Cuevas, dove Colombo fu ospite dei monaci certosini durante i suoi soggiorni a Siviglia, riposarono per alcuni anni i resti del famoso navigatore. Nel XIX secolo il commerciante di Liverpool Charles Pickman trasformò il monastero in una fabbrica di ceramica.

I suoi giardini accolgono una scultura di Colombo, commissionata nel 1887 dalla vedova del marchese di Pickman. A fianco alla statua si erge un grande ombú, piantato da Ferdinando Colombo, figlio dell’Ammiraglio.

Il 19 gennaio del 1899 il feretro contenente i resti mortali del navigatore giunse a Siviglia e da allora le sue spoglie riposano in un imponente mausoleo nella cattedrale della città.

Alla sua morte, Cristoforo Colombo era stato seppellito in un modesto monastero di Valladolid. Tre anni dopo, i suoi resti erano stati trasferiti nel monastero di Santa Maria de las Cuevas a Siviglia e nel 1537 Maria Álvarez de Toledo, viceregina di san Domingo, nuora del navigatore, aveva ottenuto il permesso per trasferire i resti del suocero e quelli del marito nella cattedrale di Santo Domingo, realizzando così il desiderio espresso da Colombo di essere sepolto nel Nuovo Mondo. I resti mortali del navigatore genovese riposarono nell’isola caraibica fino al 1795. In quell’anno la Spagna perse la sua antica colonia e i resti di Colombo furono riesumati e trasferiti nella cattedrale dell’Avana.

Scultura di Cristoforo Colombo nei giardini del monastero di Santa Maria de las Cuevas

Dopo l’indipendenza di Cuba, i resti dell’esploratore italiano furono riportati a Siviglia. Fu allora che le sue spoglie furono deposte nel monumento che lo scultore Antonio Mélida aveva realizzato alcuni anni prima per la cattedrale dell’Avana per commemorare il quarto centenario della scoperta dell’America.

La polemica sull’autenticità dei resti conservati a Siviglia scoppiò nel 1877 quando alcuni operai che stavano realizzando dei lavori nella cattedrale di Santo Domingo trovarono una camera mortuaria sotto la fossa in cui era stato seppellito Colombo. Nell’iscrizione riportata sul feretro si leggeva: “qui giacciono i resti del primo ammiraglio don Cristoforo Colombo”. Da quel momento i dominicani assicurano che le spoglie di Cristoforo Colombo sono rimaste a Santo Domingo e che gli spagnoli hanno riportato in patria i resti del figlio del navigatore.

Per fugare ogni dubbio, il 2 giugno del 2003 le spoglie conservate nella cattedrale di Siviglia furono riesumate per permettere un’analisi del DNA. L’atto di riesumazione si svolse alla presenza di un notaio e di due familiari diretti del navigatore: Anunciada e Jaime Colón de Carvajal –discendenti di quattordicesima generazione.

L’urna con le reliquie di Colombo fu trasferita a Granada insieme ai resti del fratello Diego, riesumato nel monastero di Santa Maria de las Cuevas, e di suo figlio Ferdinando sepolto in cattedrale.

Il genetista dell’università di Granada José Antonio Lorente eseguì quella storica analisi che lui stesso definì “un privilegio e un onore”. Gli studi realizzati sui frammenti di ossa di Cristoforo Colombo, del fratello Diego e del figlio Ferdinando hanno concluso che la coincidenza tra il DNA mitocondriale, trasmesso da madre a figlio, di Cristoforo e Diego era indubbia.

Siviglia custodisce i resti di uno degli uomini più importanti e influenti nella storia universale, unito da un forte vincolo alla città in cui si custodiscono i suoi libri, si conserva il suo spirito marinaro e si venera la sua anima di esploratore. Nel 1992 l’esposizione universale che ebbe luogo a Siviglia in occasione dei 500 anni dalla scoperta dell’America celebrò l’impresa che cambiò il mondo e l’uomo che la rese possibile.


Sono Giusy Serraino, guida accreditata dalla Junta de Andalucía. Nel 1994 ho iniziato la mia carriera professionale lavorando come accompagnatrice turistica in giro per la Sicilia. Nel 2008 mi sono trasferita a Siviglia. Qui, grazie alla mia professione, continuo a coltivare le mie più grandi passioni, l’arte e la storia. Accompagno gruppi e clienti individuali alla scoperta di questa splendida città, di cui mi sono innamorata fin dal primo istante. Per me sarà un piacere farti conoscere la Siviglia più autentica!
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