Pastel De Nata: dalla storia al mito

Ogni persona che ha avuto modo di visitare il Portogallo non può non essersi fermata, almeno una volta, in un bar per provare quello che, nei secoli, è diventato il dolce tipico portoghese: il Pastel de Nata.

Si trovano praticamente ovunque, si farebbe prima a dire dove non si può mangiare un pastel de nata. Ne vengono prodotti ogni giorno un numero tale da poter essere distribuiti a quasi tutti i cittadini residenti per un volume di affari a dir poco gigantesco.

Classificato, nel 2011, come una delle 7 Meraviglie Gastronomiche del Portogallo, il pastel de nata ha alle spalle una storia secolare che ancora oggi affascina e che racchiude una serie di miti e leggende che, probabilmente, mai verranno sfatati.

La nascita del mito ha inizio nel quartiere storico di Belém, a Lisbona.
Celebre per la Torre di Belém e per essere stato il punto dal quale salparono le caravelle con destinazione Brasile, dall’altro lato della strada, attraversando il ponte della locale ferrovia, si accede alla zona dell’imponente Mosteiro dos Jerónimos, massima espressione dello stile architettonico Manuelino in Portogallo.

La costruzione del monastero iniziò proprio su richiesta del re Don Manuel I intorno agli inizi del secolo XVI e la sua realizzazione si prolungò per un centinaio di anni. Per occupare il monastero vennero scelti i monaci dell’ordine di S.Gerolamo, comunità religiosa che abitò questo spazio fino all’estinzione degli ordini religiosi avvenuta nel 1834.

Proprio in questi anni, a pochi metri dalla struttura, in un estremo tentativo di racimolare dei soldi per poter sopravvivere, i chierici del monastero iniziarono a mettere in vendita alcuni pastéis (plurare della parola pastel) de nata.

In quest’epoca il quartiere di Belém e la capitale Lisbona erano due località distinte e separate e l’accesso era possibile solo grazie ad alcune imbarcazioni a vapore. La presenza del monastero e della Torre di Belém attraevano numerosi turisti che, poco alla volta, diffusero la conoscenza del dolce tipico locale.

In seguito alla Rivoluzione Liberale il monastero si vede costretto a chiudere i battenti nel 1834.
Il pasticciere del monastero decise quindi di vendere la ricetta a un imprenditore portoghese venuto dal Brasile, tale Domingos Rafael Alves, i cui discendenti ancora oggi sono gli unici possessori della vera ricetta. Per ogni generazione sono tre i membri della famiglia che ne conoscono la ricetta originale. Questi soggetti sono tenuti a fare giuramento e a firmare un contratto in cui si obbligano a non rivelarne il segreto.

Si dice, inoltre, che i tre prescelti della famiglia non viaggino mai assieme in modo tale da non correre il rischo che, causa incidente, possano venire a mancare al tempo stesso e interrompere il tramandarsi della ricetta!

Scoprire cosa si nasconda dietro al sapore originale di un pastel de nata è impossibile ma alcuni criteri per la sua realizzazione sono conosciuti e ben chiari:

  • Il ripieno del pastel de nata non può essere troppo dolce e il sapore, al palato, deve essere delicato;
  • La sfoglia con la quale si realizza deve essere croccante e poco grassa;
  • Il pastel de nata deve essere buono sia caldo che freddo.

Sembra semplice mettere assieme queste poche caratteristiche essenziali ma per riuscirci c’è bisogno di una buona tecnica di produzione.

Il negozio simbolo che li vende è situato in Rua de Belém n.84. Qui si trova, operante dal 1837, l’Antica confeitaria de Belém, un luogo che, almeno fino al 2019, era capace di produrre e vendere, ogni giorno, circa 25mila pastéis de nata.
Una sorta di vero e proprio luogo di culto da visitare per gli amanti del genere.

Come già anticipato a inizio articolo, attualmente nella maggior parte dei bar portoghesi è possibile comprare un pastel de nata, ma solo gli originali sono quelli brevettati e possono fregiarsi del nome di Pastéis de Belém.

Il dolce, essendo patrimonio della cultura portoghese, è abbastanza comune anche in Brasile. Cosa curiosa è che lo sono anche in Cina, dove sono arrivati grazie all’influenza di Macao ai tempi della presenza portoghese nel territorio. In cinese vengono chiamati “dan ta”, che tradotto in modo un poco approssimativo vorrebbe significare “torta di uovo”.

Sicuramente uno dei principali prodotti del Made in Portugal!


CARMINE PUGGILLO
Napoletano di origine, arrivo in Portogallo nel 2011 come molti altri giovani per il progetto Erasmus e me ne innamoro.
Laureato in Archeologia e Storia delle Arti, oggi sono guida turistica.
Odio il poco produttivo “turismo ignorante” di massa e per questo ho deciso di mettermi in proprio mostrando a modo mio, con gli occhi di un innamorato, quello che mi ha convinto a restare in un posto così piccolo.
Le leggende sono la cosa che più mi piace tramandare e le strade di Coimbra ne sono piene.

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