Oltre i confini della routine – La Via Marenca – Parte 1

Ed eccomi qui, di ritorno da un’esperienza unica e indimenticabile!       
L’ultima volta, proprio qui, avevo parlato della mia intenzione di percorrere un itinerario storico e meraviglioso per raggiungere il mare partendo dalle Alpi Occidentali. Non un percorso noto, né pubblicizzato. Uno di quegli itinerari senza nome, ma con tanto fascino. 

La Via del Sale

Letteralmente viene chiamato “Via Marenca”, ovvero “via che va al mare”. Semplice e chiaro. Dal nome, però, la sua bellezza si può soltanto ipotizzare. Percorrendola, invece, ogni emozione prende forma e ti trasporta indietro nel tempo, nel cuore di un cammino a stretto contatto con la natura, la storia ed antiche tradizioni ancora mantenute. Camminando all’ombra delle vette più alte e conosciute del nostro Paese, fino a raggiungere le sinuose sponde del Mar Ligure. Un viaggio, prima ancora che un cammino. Giorni e momenti che raccolgono immagini e ricordi che resteranno per sempre impressi nella memoria.

La partenza da Limone Piemonte

La Via Marenca parte dal centro storico del paese di Limone Piemonte, nota località sciistica poco distante da Cuneo. Siamo in Valle Vermenagna, a metà tra le Alpi Marittime e le Alpi Liguri, esattamente sul confine tra l’Italia e la Francia, divise solamente dalla linea di crinale che corre poco sopra le tracce ben evidenti delle piste che in inverno sono popolate da migliaia di sciatori provenienti dalla costa ligure, dalle città del Piemonte e dalle vicine località francesi.            

Parcheggio la macchina all’ingresso del paese, per me è immediatamente un tuffo nel passato. Qui ho trascorso decine di inverni, tra Natale, Capodanno e l’Epifania, per venire a sciare con gli amici, trascorrere le vacanze di Natale o fare una veloce sciata prima di rientrare a Imperia, città dove sono cresciuto. Qualcosa è cambiato, ma molto è ancora intatto come quando, bambino, venivo qua con i miei genitori.        

Carico lo zaino sulle spalle e inizio il mio cammino. Ho pensato di dividerlo in 4 tappe, soprattutto per capire se ci sarà modo (spero presto) di proporre il medesimo itinerario come meta per camminatori ed escursionisti interessati a questa tipologia di vacanza.   

Il primo tratto corre dentro il paese, attraverso le vie strette sulle quali si affacciano decine e decine di appartamenti ora chiusi, in attesa che qualcuno venga a viverci all’apertura degli impianti. Passo davanti Bottero Sci, negozio di noleggio e abbigliamento tecnico tanto conosciuto da queste parti, il vecchio edificio dell’impianto del “Sole”, dove da ragazzini facevamo file chilometriche in attesa di salire in seggiovia, le piste del “Maneggio”, dove ognuno di noi, da queste parti, ha imparato a sciare. Anche i più grandi campioni italiani del nostro sci, basti pensare ad esempio che Marta Bassino, originaria di Borgo San Dalmazzo, ha iniziato proprio qui.           

Vecchia seggiovia del Sole

Verso il Colle della Boaria         

La mia prima meta è il Colle della Boaria, esattamente sul confine. Da lì, in poco tempo, dovrò raggiungere il Colle dei Signori e il Rifugio Don Barbera dove trascorrerò la prima notte.

La strada dal paese si inerpica all’interno di un fitto bosco che, piano piano, sta assumendo le forme ed i colori dell’autunno: un primo tratto necessario per prendere quota. All’uscita dal bosco mi aspetta una strada sterrata e, successivamente, un ripido sentiero che conduce fino al colle. Nel mezzo i primi immancabili pascoli di Fassona e i richiami, inconfondibili, dei pastori accompagnati dai cani.   

Colle della Boaria

Il sentiero sale, all’ombra dalla sagoma unica del “Re di pietra”, il Monviso. La giornata è soleggiata ma non limpidissima, le vette lentamente si perdono all’orizzonte. Poco sotto la sella del colle riconosco il tornante che ha reso celebre questo tratto, soprattutto dopo la riapertura della Via del Sale, itinerario panoramico che corre sulla linea di confine e che congiunge il Colle di Tenda con Upega.

Sentiero per il Colle della Boaria

Un percorso assai frequentato, soprattutto da ciclisti, motociclisti e fuoristrada. Anche oggi, nonostante il periodo autunnale e infrasettimanale, ne incontro alcuni, la maggior parte di loro sono francesi. Voglio godere del panorama, consapevole di avere tempo e il meteo della mia parte; salgo quindi con passo regolare ma mai troppo veloce. Poco dopo eccolo, il Colle della Boaria: ho un piede in Italia, l’altro in Francia. Camminare sul crinale ha sempre il suo fascino ma l’emozione in questo caso è ancor più forte sapendo di essere a metà tra due Paesi. Sono in un ambiente prettamente alpino, il Monviso resta ben visibile ed ora riesco a scorgere anche la cima del Marguareis, sotto il quale è posto il Rifugio Don Barbera. Un paio d’ore scarse mi separano dall’arrivo. Le completo in contemplazione, tra i resti di antiche fortificazioni e il fischio inconfondibile delle marmotte.

La strada ora è ampia e continua in falsopiano; ogni tanto qualche costruzione in pietra, riparo per i pastori che continuano a vivere queste terre. Sopra il tetto di una di queste è issata e sventola una bandiera francese, a ricordare che nonostante la vicinanza con l’Italia, qui è territorio transalpino. Nel frattempo la giornata si rannuvola ma il panorama intorno resta mozzafiato e con il correre del tempo mi avvicino sempre di più alla mia meta.

L’arrivo al Rifugio Don Barbera

Il Rifugio Don Barbera è posto esattamente sotto la linea di crinale che divide Italia e Francia, all’altezza del Colle dei Signori, a 2.200 metri di altitudine.

Sopra si scorge la vetta del Marguareis, che dà nome a tutto il parco. Intorno un ambiente tipicamente carsico e valloni scoscesi che da una parte e dell’altra segnano allo stesso modo il territorio italiano e quello francese.

Colle dei Signori

Qui le differenze tra Paesi si assottigliano e tutto si accomuna sotto un’unica cultura, quella brigasca. La Brigue (una volta Briga Marittima), piccolo villaggio francese, è giusto qui sotto. I brigaschi sono una minoranza etnica che da sempre abita queste terre, nel cuore delle Alpi Marittime e Liguri, a cavallo tra Francia, Liguria e Piemonte. Il loro è un sistema prevalentemente alpino, basato sulla pastorizia e l’agricoltura.

Hanno indipendenza linguistica ed una volontaria forma di isolamento incentrata sulle 3 valli che compongono questo territorio: Tanaro, Argentina, Roya. Se mai incontraste un abitante di uno dei comuni brigaschi disseminati lungo il territorio appena descritto e gli chiedeste se si sente più italiano o francese, più ligure o piemontese, vi risponderà solamente che lui si sente orgogliosamente brigasco.           

Nonostante un passo mai troppo veloce e il tempo dedicato ad ammirare i paesaggi intorno, arrivo al Don Barbera abbastanza presto, intorno alle 4. Sarà l’unica delle 3 sere in cui avrò compagnia e incontrerò altre persone in cammino lungo questi sentieri.

È l’occasione per conoscere due ragazzi che stanno facendo il Tour del Marguareis in tenda o due stravaganti tedeschi che, con la loro mountain bike, vogliono raggiungere Ventimiglia la mattina seguente. Il mio tedesco non è perfetto come il loro italiano, ma ci capiamo bene di fronte ad un piatto di polenta, un bicchiere di vino e un tramonto mozzafiato che saluta questa prima splendida giornata sulla Via Marenca.

Tramonto al Don Barbera

Il resto e il meglio, però, deve ancora arrivare!


Sono Paolo, guida e vagabondo pieno di sogni e speranze. Non ho un’unica origine e la natura, in ogni sua sfaccettatura, è il luogo dove mi sento più a mio agio. La mia casa è ovunque e da nessuna parte, conseguenza di una vita trascorsa in posti diversi: l’Emilia, la mia terra natale; la Liguria, la mia casa; la Sicilia, a cui una buona parte delle mie origini è legata; l’Alto Adige, le cui montagne mi hanno catturato influenzando molte delle mie scelte. Tra cui quella più recente e forse più importante: diventare una guida. Perché come ogni buon vagabondo e chiacchierone, ho un sacco di cose che vorrei condividere e raccontare. Venite con me?!
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