Piccola grande Umbria – Il Cimitero Monumentale di Perugia

Dopo avervi illustrato varie bellezze territoriali, oggi visiteremo un luogo insolito, che ben si addice a questo mese autunnale, e il cui nome rievoca pensieri senz’altro tristi o macabri: un cimitero!
In realtà, i Cimiteri Monumentali sono intesi non solo come i luoghi del riposo eterno ma come veri e propri parchi scultorei col dovuto rispetto per chi vi dimora; alcuni di essi hanno addirittura un costoso biglietto di ingresso.

Questi posti sono il riflesso di un preciso fenomeno: l’ascesa e il trionfo della borghesia dagli ultimi decenni dell’Ottocento ai primi del Novecento, dopodiché arriveranno le sepolture seriali.

Si forma così una nuova arte funeraria, che guarda alle tombe sontuose e ben più antiche presenti nelle chiese ma esprime anche un bisogno di rappresentazione della vita quotidiana, del successo professionale, che per la borghesia sono i nuovi titoli di dignità e nobiltà; mai come in questo periodo si vede il compromesso tra il desiderio della committenza (una committenza non nobile, ma borghese, “arricchita” da poco diremmo, quindi non collezionista da generazioni e talvolta non educata alle forme classiche, quindi propensa al “vero”, al “naturale”) e la libertà espressiva dell’artista.

Sappiamo che da sempre l’uomo ha sentito il bisogno di seppellire i propri cari e ha dato estrema importanza ai luoghi di sepoltura, non solo come atteggiamento di pietà e devozione ma anche come segno sociale: ha contrassegnato il posto con semplici pietre, steli, iscrizioni, sarcofagi, camere e poi veri e propri monumenti funebri all’interno delle chiese cittadine.

Con l’Editto di Saint-Cloud del 12 giugno 1804 si impongono le sepolture fuori dalla cinta muraria cittadina, in luoghi areati e soleggiati e soprattutto senza distinzione di ceto, forma, sia per motivi igienico sanitari sia ideologici, ovvero per annullare il divario sociale almeno da morti. Decisione che aveva causato una grande disapprovazione, pensate che anche Ugo Foscolo con I Sepolcri esprime il suo dissenso!

A Perugia l’urgenza di un cimitero emerge soprattutto nel 1816 in occasione di una carestia e dell’epidemia di tifo e inizialmente le  salme vengono frettolosamente seppellite in un campo fuori Porta Sant’Angelo; dopo circa vent’anni di tentennamenti e l’annullamento dell’Editto, la decisione di edificare qualcosa di strutturato è necessaria e si sceglie l’area di Monteluce, accanto alla chiesa templare di San Bevignate.

Il progetto per questo camposanto è dell’ingegnere Filippo Lardoni, su un luogo dove già c’era una necropoli etrusca, detto Delle due Case.


L’inaugurazione avviene il 23 novembre 1849 grazie al vescovo che diventerà in futuro Papa Leone XIII. Nel 1974 il cimitero poi, essendo troppo piccolo, viene ampliato da Alessandro Arienti ed ecco che viene realizzato un ingresso trionfale, a chiaro intento celebrativo. Tuttavia, il luogo è stato in continua espansione, anche nel Novecento; poi, con il fenomeno di normalizzazione d’uso di una lapide e un epitaffio per tutti, anche per i più umili, è servito più spazio per accogliere i defunti: infatti, in origine erano previste anche aiuole e aree verdi, che però sono andate via via riempiendosi dando origine all’area dei campi comuni.

Delle tantissime tombe e lapidi interessanti, menzioneremo solo una piccola parte. Entrando e percorrendo il viale principale, ogni cappella illustre mostra il suo nome prestigioso a lettere cubitali come se fosse un’insegna o un marchio e si incontrano sepolture davvero diversificate tra loro, eclettiche e assolutamente decorate come architetture scultoree.

Troviamo la Cappella Conti Ruspoli o quella Pagni, ad esempio, dove sono mescolati vari stili artistici: architettura goticheggiante ma facciata a capanna romanica, tre campane con l’alfa e l’omega, i vasi canopi classicheggianti all’ingresso, oppure un timpano e delle colonne che richiamano i templi greco-romani. In più sullo scalino, un invito al Carpe Diem.

Poco più avanti, due bambini provenienti dalla stessa famiglia fanno capolino da un’altra sepoltura sulla sinistra, emozionandoci un po’: sono immersi nelle aiuole troppo cresciute, per nulla interessati ai passanti ma immortalati eternamente nei loro pensieri infantili, interrotti prematuramente in vita.

All’improvviso veniamo proiettati nell’antico Egitto grazie alla Cappella Vitalucci, sorvegliata da due enormi sfingi, di notevole fattura; la piramide e il triangolosono una forma comune in tanti cimiteri monumentali, chiaro riferimento al luogo simbolico del percorso iniziatico legato ad una fraternita elitaria.

Spesso non compaiono le croci in questa parte del camposanto: ci sono simboli professionali o legati alla propria cerchia, come quelli massonici, mentre altre tombe rinunciano ad ogni simbolo di appartenenza e fanno ricorso a una simbologia più interiore, legata alla sofferenza, al pathos, al dolore e alla fede.

Nei campi comuni troviamo diverse personalità che hanno militato nella Resistenza e nelle due guerre; tra questi, i giovanissimi Primo Ciabatti e Mario Grecchi (1926-1944), due partigiani; Mario, allievo del collegio militare di Milano, durante una spedizione sanguinosa fu catturato da un battaglione tedesco, muore fucilato al poligono di tiro e prima dell’esecuzione lascia una lettera piena d’amore e dispiacere ai suoi genitori. Ha 18 anni.

Sul prototipo del camposanto di Pisa e anche di Staglieno a Genova, che con quello di Milano è tra i più famosi e fotografati in Italia (i cimiteri monumentali si sviluppano per la maggior parte nel nord Italia), troviamo due grandi gallerie che presentano dei capolavori statuari, eseguiti dalle botteghe artistiche e dagli scultori più bravi a quel tempo, tra Otto e Novecento. Si vuole rievocare il passato delle tombe a parete nelle chiese, con celebrazione però di valori borghesi, quotidiani.

Una delle novità della società borghese, sebbene con pochi esempi, sono i monumenti dedicati alle donne! Madri di famiglia, ragazze amate, donne fedeli al marito, Muse sensuali: Eros e Thanatos, Amore e Morte insieme, rappresentate a grandezza naturale.

Al centro del vialone, un Monumento ai Caduti:questo complesso scultoreo parla di una strage che avvenne il 20 giugno 1959 a Perugia, durante le lotte per l’Indipendenza e il raggiungimento dell’Unità d’Italia: l’esercito pontificio era stato incaricato di sciogliere un Governo provvisorio, a carattere militare, istituito arbitrariamente dai perugini in città; la situazione, degenerando, aveva portato all’uccisione di tanti civili e donne innocenti addirittura all’interno delle proprie case, nell’area di borgo San Pietro che oggi è intitolata, appunto, Borgo XX Giugno.


Troviamo un’Allegoria di Perugia dolente, di fronte a cui siede il consolatore Angelo della Storia; doveva esserci anche un grifo, che però è stato rubato. Dove è stato eretto il monumento ai caduti sono state rinvenute diverse tombe etrusche, segno che l’area è stata luogo di sepoltura sia dagli albori della nostra città.

Infine, nella parte retrostante, si trova il Cimitero ebraico, quello Islamico, una parte dedicata al culto Ba’hai, il forno crematorio e i più moderni colombai.

Vi aspetto a Perugia per scoprire questa e altre bellezze della città!


Ciao, sono Gioia! La mia vita è eternamente legata a due regioni: l’Umbria, mia terra d’origine e di residenza e la Toscana, il luogo che mi ha fatto comprendere quale fosse davvero la strada giusta da percorrere: l’arte e la promozione del Patrimonio culturale locale.
Ho incentrato infatti la mia tesi di laurea di Storia dell’arte sugli affreschi aretini del Quattrocento e poi ho scelto di diventare una Guida turistica abilitata a Firenze e Accompagnatrice turistica. Lì, tra i Palazzi appartenuti alla famiglia de’ Medici e i grandi artisti del Rinascimento, ho trovato per qualche anno la mia dimensione ideale; il mio cuore, però, mi ha lentamente riportato a fare tour anche a Perugia, Assisi, Spoleto e tutti quei centri caratteristici dell’Umbria, in cui si trovano scorci fiabeschi e interessanti musei presso tre dei quali lavoro anche come dipendente.
Ad essere sincera non c’entra solo il cuore, ma anche la gola: non riesco proprio a dir di no ai piatti e prodotti tipici quali salumi, formaggi, olio, tartufo ma anche agli ottimi vini, da provare assolutamente più di una volta nella vita, senza trascurare il fatto che la mia città di nascita, Perugia, è considerata la patria del cioccolato grazie al famoso Bacio Perugina. Seguimi per delle esperienze emozionanti, per gli occhi e…per la pancia!
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