Siviglia arte e passione –  Casa de Pilatos

Con i suoi 10.000 metri quadrati, Casa de Pilatos è il secondo palazzo più grande di Siviglia, dopo il Real Alcázar. Esso consta di due piani quasi identici: il pianoterra era utilizzato in estate e il primo piano in inverno. Questa casa signorile risale alla seconda metà del XV secolo quando Pedro Enríquez e Catalina de Ribera, esponenti di due delle famiglie più influenti dell’epoca, comprarono dei terreni e iniziarono l’edificazione del palazzo. Dopo la morte di Pedro Enríquez, Catalina portò avanti i lavori di costruzione fino al 1505, anno della sua morte.

Nella prima metà del XVI secolo, in una successiva fase costruttiva, Fadrique Enríquez de Ribera, figlio di Catalina, diede al palazzo un’estetica rinascimentale che si combinò con lo stile mudéjar (moresco) della casa originaria.

Fadrique aveva intrapreso un pellegrinaggio in Terra Santa. Nel viaggio di ritorno aveva soggiornato, per un lungo periodo, in Italia, dove era rimasto affascinato dall’arte rinascimentale. Al suo rientro a Siviglia, aveva introdotto elementi di marmo, tra i quali fontane e colonne per integrarle nel suo palazzo.

Alla morte di Fadrique, suo nipote Per Afán de Ribera ereditò i titoli e i beni del defunto zio.

Con lui ebbe inizio una terza fase costruttiva. Per Afán, grande collezionista di arte antica, nominato viceré di Catalogna e in seguito, di Napoli, contrattò un architetto italiano, Benvenuto Tortello, che ristrutturò e ampliò il palazzo e inserì le sculture nelle strutture architettoniche, creando nicchie nei muri o utilizzando altre soluzioni costruttive.

Il primo documento in cui ci si riferisce a questa residenza signorile come a Casa de Pilatos risale al XVIII secolo. Molteplici sono le teorie che cercano di spiegare l’origine di questo nome. Si racconta che Fadrique Enríquez de Ribera avesse riprodotto a Siviglia il palazzo di Ponzio Pilato che aveva visto a Gerusalemme durante il suo pellegrinaggio. O che la distanza di 1321 passi che separava la Casa de Pilatos da una piccola cappella extra muros, chiamata Cruz del Campo, fosse la stessa che separava il palazzo di Ponzio Pilato dal monte Golgota dove era stato crocefisso Gesù. Entrambe le teorie sono poco attendibili. È, invece, probabile che l’origine di questa denominazione risalga alla prima metà del XVII secolo, quando il terzo duca di Alcalà, Ferdinando Enríquez de Ribera, organizzò una prima Via Crucis che partiva dal palazzo, considerata da molti l’origine delle processioni della Settimana Santa.  Ferdinando fece collocare sulla facciata dell’edificio una croce che segnava l’inizio del percorso di questa Via Crucis teatralizzata. È possibile che un personaggio travestito da Ponzio Pilato si affacciasse dalla loggia del palazzo, che si apriva sulla piazza antistante, per pronunciare la sentenza di condanna a Gesù. Questo fece sì che la gente iniziò a chiamare il palazzo Casa de Pilatos.

Nel XVII secolo i duchi di Medinaceli ereditarono Casa de Pilatos, quando Ana Maria Luisa Enríquez de Ribera sposò il VII duca di Medinaceli. In seguito al trasferimento della famiglia a Madrid, il palazzo visse un lungo periodo di abbandono fino alla seconda metà del XIX secolo, quando i Medinaceli ricominciarono a soggiornare stagionalmente nel loro palazzo sivigliano, soprattutto in occasione delle celebrazioni per la Settimana Santa e la Feria de Abril.

Con l’inizio della guerra civile la famiglia tornò a vivere stabilmente a Siviglia nella Casa de Pilatos. Fu qui che si spense nel 2013 la XVIII duchessa di Medinaceli, Victoria Eugenia Fernández de Córdoba che risiedette nel palazzo fino alla sua morte.

Questo emblematico complesso residenziale è oggi di proprietà della fondazione “Casa di Medinaceli”.

Davanti a Casa de Pilatos si apre una bella piazza presieduta dal monumento a Francisco de Zurbarán, uno dei maggiori esponenti della scuola pittorica sivigliana del XVII secolo.

Il portale principale fu realizzato a Genova, su incarico di Fadrique. È un portale tipicamente rinascimentale che mostra le effigi di Giulio Cesare e Traiano, gli stemmi degli Enríquez e dei Ribera e gli scudi di Gerusalemme con un’iscrizione che fa riferimento al viaggio dell’aristocratico in Terra Santa.

Si accede al palazzo attraverso l’apeadero, il patio porticato, in cui campeggiano gli stemmi delle famiglie Enríquez, Ribera e Medinaceli.

Attraversando un elegante cancello di ferro battuto, si giunge al patio principale in cui si riconoscono i tre stili che caratterizzano il palazzo: moresco, gotico e rinascimentale.

Cancello di collegamento tra il patio principale e l’apeadero

La bella balaustrata gotica è retaggio della prima fase costruttiva, promossa da Catalina de Ribera. La nobildonna fece edificare i due piani dell’ala settentrionale e occidentale e una terrazza solarium che faceva da copertura all’unico piano dell’ala meridionale.

L’influsso moresco si osserva nell’asimmetria degli archi, nel rivestimento ceramico delle pareti e negli stucchi con motivi vegetali ed epigrafici che decorano gli archi e i muri.

L’influenza rinascimentale traspare, invece, nell’abbondante utilizzo del marmo impiegato per la realizzazione delle colonne e della fontana.

Il patio svolgeva, insieme alla facciata principale e alla scala monumentale, una funzione di rappresentanza. È qui che Per Afán fece collocare le quattro sculture più preziose della sua collezione. Risalgono tutte al II secolo d.C. e sono copie romane di sculture greche più antiche.

Scala monumentale

Fa eccezione la statua di Faustina Minore che fu scolpita ex novo. L’imperatrice, moglie di Marco Aurelio è rappresentata con gli attributi propri della dea Cerere o Fortuna. Pallade Atena è copia di una scultura greca del V secolo a. C. Atena Medici, di cui si conservano vari esemplari, è l’unica che presenta ancora la testa originale, ed è la copia di una statua di bronzo di nove metri di altezza realizzata da Fidia per il Partenone. La danzatrice è la copia di un modello greco del IV secolo a. C.

Il centro del patio è presieduto da una fontana di marmo bianco di Carrara, coronata dal busto del Giano Bifronte, risalente al I secolo d. C. La scultura del dio romano dei cambi, i cui volti speculari guardano al passato e al futuro, sostituì, nel XVIII secolo, la figura di un satiro.

Le pareti delle gallerie che circondano il patio accolgono, in 24 nicchie circolari, i busti di imperatori romani, re e personaggi eminenti che esaltano l’illustre lignaggio della famiglia, proprietaria della casa.

Preziosa è la decorazione, di oltre 500.000 piastrelle, realizzata tra il 1536 e il 1539 da Juan e Diego Pulido, appartenenti a una delle famiglie più note di artisti ceramisti provenienti da Triana. Oltre 150 motivi, tra i quali prevalgono quelli geometrici, vegetali e grotteschi, ne fanno una delle migliori collezioni di piastrelle al mondo.

Tra le sale che compongono il pianoterra spicca il Salón del Pretorio (Salone del Pretorio). Edificato nella seconda fase costruttiva, tra il 1526 e il 1539, questo conserva ancora tutti gli elementi originali, quali il bellissimo soffitto ligneo con gli stemmi delle famiglie Enríquez e Ribera e i lignaggi da cui queste discendono, lo zoccolo di piastrelle alto 3,30 m e i magnifici stucchi.

Da questo salone si accede al più piccolo dei due giardini del palazzo, il Jardín Chico, in cui una vasca di raccolta dell’acqua ci ricorda che Casa de Pilatos, fu uno dei pochi edifici che ricevette l’acqua diretta attraverso i Caños de Carmona, l’acquedotto musulmano, di proprietà del re che approvvigionava anche il Real Alcazar. La vasca è decorata con una scultura di bronzo, raffigurante il giovane Bacco, realizzata da Mariano Benlliure, nel XX secolo.

Ritorniamo sui nostri passi e raggiungiamo nuovamente il patio principale, qui entriamo in una grande sala, denominata Salón del Descanso de los Jueces (Salone del Riposo dei Giudici), il cui nome fa riferimento ai membri del Sinedrio di Israele. Questa sala appartiene al nucleo originario del palazzo, la sua struttura e parte della sua decorazione risalgono al periodo di Catalina de Ribera. Le piastrelle che decorano le pareti e il pavimento di marmo sono stati realizzati, invece, durante la seconda fase costruttiva di don Fadrique. Il soffitto del XIX secolo nasconde quello originario in stile moresco.

Questa sala da accesso alla Capilla de la Flagelación (Cappella della Flagellazione) nel cui centro è situata una colonna di diaspro rosa che, secondo la tradizione, contiene una reliquia della colonna a cui si dice sia stato legato Gesù.

Capilla de la Flagelacion

Sull’altare è collocata una scultura del Buon Pastore risalente al IV secolo, che è un’adattazione paleocristiana del modello pagano del famoso moscoforo, la raffigurazione di un uomo (in genere Hermes o Apollo) che porta sulle spalle un vitello o un capretto.

La splendida decorazione di piastrelle della cappella è realizzata con la tecnica della “corda secca”, più antica e meno diffusa rispetto alla tecnica di “arista”, impiegata per gli altri rivestimenti del palazzo. Nella prima, gli smalti sono isolati da linee dipinte con un prodotto di materia grassa a cui si aggiunge ossido di manganese. La seconda tecnica prevede, invece, l’applicazione di uno stampo, sulla superficie dell’argilla ancora molle, che crea delle depressioni che accolgono il colore, mentre i bordi a rilievo ne impediscono la miscelazione. Questo rivestimento in “corda secca” è uno dei pochi ancora conservati a Siviglia.

Le porte della cappella, risalenti al XV secolo, mostrano gli stemmi della famiglia.

Proseguendo il nostro giro arriviamo alla sala denominata Gabinete de Pilatos (Gabinetto di Pilato). Questo salone delle cerimonie riproduce una qubba a pianta quadrata con il soffitto ligneo che simboleggia la volta celeste.

Da questa sala si esce nel secondo giardino, il Jardín grande, quello di maggiori dimensioni, che occupa lo spazio dove un tempo si trovavano gli orti del palazzo.

L’architetto italiano Benvenuto Tortello costruì le logge che lo delimitano, creando un tipico giardino italiano rinascimentale in cui architettura, scultura e vegetazione si fondono armoniosamente.

La magnifica scalinata, considerata una delle più monumentali e originali dell’Europa dell’epoca, collega il pianoterra con le sale del “palazzo d’inverno”. L’abitudine di ricevere nel piano superiore i visitatori più illustri fece sì che la scalinata passasse ad essere considerata, non più un elemento puramente funzionale, bensì di rappresentanza.

Negli anni in cui Siviglia divenne capitale economica di un impero globale, le grandi famiglie della città si arricchirono con l’oro e i prodotti importati dall’America. Quest’opulenza si rifletté nel lusso dei loro palazzi. Casa de Pilatos fu pioniera nell’introduzione di un’estetica rinascimentale con marcato accento italiano.

Per maggiori informazioni o se decidi di visitare Siviglia e Casa de Pilatos facendoti accompagnare da una guida ufficiale non esitare a contattarmi! Sarò felice di aiutarti!


Sono Giusy Serraino, guida accreditata dalla Junta de Andalucía. Nel 1994 ho iniziato la mia carriera professionale lavorando come accompagnatrice turistica in giro per la Sicilia. Nel 2008 mi sono trasferita a Siviglia. Qui, grazie alla mia professione, continuo a coltivare le mie più grandi passioni, l’arte e la storia. Accompagno gruppi e clienti individuali alla scoperta di questa splendida città, di cui mi sono innamorata fin dal primo istante. Per me sarà un piacere farti conoscere la Siviglia più autentica!
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