Valle d’Aosta: uno scrigno da scoprire – Cogne (AO)

Il paradiso all’improvviso!

Immerso nel Parco nazionale del Gran Paradiso e affacciato sul meraviglioso Prato di Sant’Orso, il villaggio di Cogne sorge a 1.544 metri di altitudine ai piedi dell’unico “quattromila” completamente in territorio italiano: il Gran Paradiso (4.061 m). Un tempo importante centro minerario, è oggi una delle Perle delle Alpi, località turistica molto conosciuta, tranquilla e accogliente, adatta agli amanti dello sci nordico, con 80 km di piste, dello sci alpino, dell’arrampicata su ghiaccio, con oltre 150 cascate, e delle passeggiate nella natura in tutte le stagioni.

Cogne – Foto di Enrico Romanzi

Cogne ha saputo conservare un forte legame con le sue tradizioni come l’arte delle Dentelles, i tipici pizzi lavorati al tombolo creati dalle merlettaie, o il gruppo folkloristico e corale Lou Tintamaro, i cui componenti vestono l’originale e antico costume esibendosi con fisarmoniche e tamburi decorati con nastri colorati e sonagli.

Les dentelles

Tra fine settembre e inizio ottobre si svolge la tanto attesa Devétéya, la discesa a valle delle mandrie al termine della stagione durante la quale le bovine sfilano per le vie del paese adornate a festa.

Passeggiando per il centro si possono ammirare la Maison Grappein Casa dell’Orologio, la cappella di Sonveulla, la fontana di ferro del 1809, le meridiane, il Castello reale (oggi trasformato in hotel) e diverse testimonianze sabaude, oltre all’incontaminato Prato di Sant’Orso che ha ottenuto il riconoscimento ministeriale ufficiale di “Meraviglia Italiana” in quanto patrimonio naturale unico ed inimitabile: la distesa verde deve il suo nome al monaco valdostano vissuto nel V secolo il quale, secondo la tradizione popolare, avrebbe bonificato l’area della vallata originariamente inospitale.

Cogne in inverno

Luoghi da visitare assolutamente a Cogne

Il ponte-acquedotto romano di Pont d’Aël

Sembra quanto mai calzante il commento di Astérix & Obélix “Ils sont fous, ces Romains!” per descrivere lo stupore che si prova di fronte alla grandiosa opera d’ingegneria idraulica realizzata nel villaggio di Pont d’Aël, lungo la strada che porta a Cogne: si tratta della maestosa arcata gettata sul torrente Grand Eyvia guardata ancora oggi con ammirazione poiché il tempo e la fortuna l’hanno preservata e mantenuta intatta fino a noi. Il ponte-acquedotto ci racconta la sua storia millenaria grazie all’epigrafe presente sulla facciata.

Nel 3 a.C. il ricco imprenditore padovano Caius Avillius Caimus fece realizzare un’infrastruttura per trasportare l’acqua da Cogne ad Aymavilles per l’estrazione e la lavorazione del marmo bardiglio, materiale largamente usato nel programma edilizio di Aosta romana e ancora ben visibile nei monumenti.

Con un canale tagliato nella roccia e in parte sotterraneo, l’acquedotto seguiva il profilo montano, adattandosi perfettamente alla morfologia del territorio, con una pendenza sempre costante sino all’arrivo. Nel punto dove il vallone si restringe, un’unica arcata ancorata alla roccia permetteva alla conduttura di superare il torrente con ben 2 livelli di attraversamento: quello inferiore consentiva il transito pedonale e animale – ben aerato ed illuminato da piccole fessure – mentre quello superiore, pavimentato e originariamente impermeabilizzato con la malta idraulica, era destinato al passaggio idrico.

Una scoperta inattesa, nel corso dei lavori di restauro conservativo durati dal 2010 al 2013, ha rivelato la soluzione tecnica adottata dai Romani per la sua costruzione: nella parte interna è presente un’area cava suddivisa in varie camere vuote che consentivano di alleggerire l’imponente struttura. Oggi è possibile camminare su entrambi i livelli e rendersi conto, grazie alla passerella in vetro, della presenza degli spazi dentro l’arcata.

Il Parco Nazionale del Gran Paradiso

La storia del Parco è strettamente legata alla protezione dello stambecco: all’inizio del XIX secolo solo poche decine di esemplari sopravvivevano nelle valli attorno a Cogne e nel 1856 Re Vittorio Emanuele II di Savoia, le Roi Chasseur, dichiarò Riserva Reale di Caccia queste vallate, salvando l’animale dall’estinzione. Egli aveva formato un corpo di guardie specializzate e fatto costruire sentieri e mulattiere che ancora oggi costituiscono l’ossatura viaria per la protezione della fauna da parte dei guardaparco, nonché il nucleo dei sentieri escursionistici. 

Gli stambecchi

Nel 1919 il nipote, Re Vittorio Emanuele III, donò allo Stato italiano i 2.100 ettari della riserva di caccia: il 3 dicembre 1922 venne così istituito il Parco Nazionale del Gran Paradiso che quest’anno compie 100 anni! Esso oggi si estende per oltre 70.000 ettari situati sul territorio d’alta montagna valdostano e piemontese, confinando ad est con il Parco Naturale del Mont Avic e ad ovest con il Parc National de la Venoise in Francia, costituendo nel complesso un amplissimo territorio protetto transalpino, nonché l’unico parco europeo a superare i 4.000 metri d’altitudine. Per maggiori informazioni: http://www.pngp.it/

Archeologia industriale in alta quota

Le miniere di magnetite di Cogne, tra le più alte d’Europa, con un susseguirsi di oltre 100 km di gallerie e impianti originali tutti da scoprire, portano i visitatori sulle tracce di generazioni di minatori offrendo un’esperienza davvero unica e autentica percorrendo 1,5 km in galleria a bordo di un trenino d’epoca nelle viscere della montagna dove il tempo sembra essersi fermato.

Gli strumenti dei minatori

Le prime testimonianze scritte sulle attività minerarie in Valle d’Aosta risalgono al periodo della conquista romana, prima della fondazione di Augusta Praetoria Salassorum (Aosta) avvenuta nel 25 a.C., ma le prime informazioni storiche sullo sfruttamento minerario del sito di Liconi risalgono al 1432. Dopo secoli di attriti tra imprenditori forestieri e popolazione locale, a inizio Ottocento il dottor Emmanuel César Grappein prese la direzione istaurando una gestione di tipo “comunitario” in cui l’estrazione, il trasporto e la vendita del minerale venivano gestiti dalla comunità di Cogneins che si improvvisarono minatori con ritmi di lavoro estenuanti e tecniche arretrate altamente pericolose.

Nel 1910 iniziarono i lavori di costruzione del villaggio dei minatori di Colonna (la più alta miniera di ferro d’Europa a 2.425 m): ospitava circa 400 operai ed era per l’epoca una struttura all’avanguardia con chiesa, campo da bocce, cinema, mensa e addirittura uno dei primi apparecchi di radiografia nell’infermeria. Pensate che fu proprio il primo direttore del sito, l’ingegnere svedese Ranjar Nordensten, a portare a Cogne lo sci di fondo! Nel 1927 il governo fascista nazionalizzò tutte le miniere e la coltivazione proseguì a pieno regime, sotto varie società, fino al 1968: fu un periodo di grande fermento culturale perché il lavoro in miniera richiamò giovani da tutta Italia, molti dei quali si integrarono bene nella nuova realtà decidendo di rimanere a Cogne anche dopo la chiusura, avvenuta nel 1979 a causa di una grave crisi produttiva.

Il nuovo Centro espositivo Parco minerario Valle d’Aosta e della Miniera di Cogne, inaugurato a fine 2021, conduce il visitatore alla scoperta della vita in miniera, della sua storia e dei suoi rumori attraverso numerosi video interattivi, ricostruzioni di ambienti e strumenti originali in grado di offrire un’esperienza immersiva e coinvolgente.
Sito web: https://www.minieredicogne.it/

carrelli per trasporto materiale all’interno del centro espositivo

Il giardino botanico Paradisia

Fondato nel 1955 in Valnontey a 1.700 metri, deve il suo nome al giglio bianco Paradies Liliastrum che vive nei pascoli alpini: ospita oltre mille specie vegetali delle nostre montagne e di altri gruppi montuosi di tutto il mondo, compreso il giardino delle farfalle per scoprire il meraviglioso mondo di questi insetti attratti dalle piante nutrici coltivate.

Le cascate di Lillaz

A 10 minuti a piedi dall’abitato di Lillaz, seguendo un sentiero quasi pianeggiante, si raggiungono le famose cascate con tre salti d’acqua del torrente Urtier che la rendono unica nel suo genere: la passeggiata è molto frequentata soprattutto nel periodo estivo, nonché meta degli appassionati di arrampicata su ghiaccio.

La Maison Gérard Dayné

Il museo etnografico, oggetto di un accurato restauro, è uno dei maggiori esempi dell’architettura tradizionale valdostana e permette di conservare e valorizzare il patrimonio architettonico e storico-culturale della civiltà alpina: si possono ammirare la “cor” (spazio interno coperto tipico dell’abitazione di Cogne), il “beu” (luogo per eccellenza della vita domestica) e i grandi fienili che ospitano durante l’estate delle mostre fotografiche temporanee.

Cogne si veste di rosa

Domenica 22 maggio la 15ª tappa del 105° Giro d’Italia passerà in Valle d’Aosta: partendo da Rivarolo Canavese, dopo oltre 177 km e 4.030 metri di dislivello, i corridori arriveranno proprio a Cogne! L’ultima maglia rosa transitata ai piedi del Gran Paradiso è stata quella del fuoriclasse francese Bernard Hinault il 7 giugno 1985, chi la indosserà quest’anno?

La simpatica mascotte della tappa del Giro d’Italia a Cogne

E per finire in bellezza… ecco qualche golosità da provare a Cogne!

Anche la gastronomia locale ripropone i sapori del passato: i piatti tipici sono la Seupetta de Cogne, zuppa preparata con i pochi ingredienti tradizionalmente a disposizione delle famiglie contadine come pane, Fontina e burro, nella quale spicca la presenza del riso che di certo non è una produzione tipica di Cogne, ma che costituiva merce di scambio con il vicino Piemonte essendo un alimento a lunga conservazione e quindi particolarmente adatto a costituire riserve alimentari per il lungo e isolato inverno ai piedi del Gran Paradiso.

I più golosi non possono farsi sfuggire la Crema di Cogne con panna, uova e cioccolato da abbinare alle tegole (biscotti tipici a base di nocciole e mandorle) e, infine, il Mécoulin che si presenta come una pagnotta compatta di pan dolce al latte con l’uvetta, dalla consistenza simile al panettone: per secoli le famiglie di Cogne attendevano l’arrivo della prima neve per prepararlo, nel forno del villaggio, in un momento di autentica convivialità.

Crema di Cogne con tegole

Per ulteriori informazioni: https://www.cogneturismo.it/


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CATERINA PIZZATO
Ciao a tutti, mi chiamo Caterina e sono giornalista, accompagnatrice turistica e guida museale. Nel tempo libero mi dedico alle altre mie passioni: l’arte, i viaggi e la promozione della mia amata regione, la Valle d’Aosta, un piccolo scrigno tutto da scoprire! Seguite i miei consigli per conoscere le curiosità e le meraviglie custodite tra le montagne più alte d’Europa. Siete pronti a partire?

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