Il museo della Vigna di Leonardo a Milano

Il luogo “nascosto” più chiacchierato della città

Prendi una zona “tranquilla” della Milano “bene”, mettici l’artista più amato e conosciuto del mondo, Leonardo da Vinci, e condisci tutto con un effetto “vedo/non vedo” ed otterai… il museo della Vigna di Leonardo!

Occorre spiegare un poco cosa vi racconto in questa passeggiata virtuale: siamo nella zona famosa in tutto il mondo per l’Ultima Cena di Leonardo e la meravigliosa chiesa di Santa Maria delle Grazie, Patrimonio Unesco dal 1980, una zona che ha una compostezza e un ricco tessuto edilizio che la rendono istintivamente accattivante e per così dire, nobiliare.

Il quartiere viene fortemente urbanizzato tra fine Ottocento e inizi Novecento,  lungo la direttrice dell’odierno corso Magenta, che altro non era che la via che collegava Milano e il suo territorio ad ovest, fino al vercellese, ma è stato per lungo tempo una zona suburbana prima (in epoca medievale e all’inizio del rinascimento) e intramurana poi, dal tardo rinascimento fino al tardo ‘700, ma comunque caratterizzata da ampie zone verdi: qui, infatti, come in tutta la fascia che si estendeva dalle mura medievali ai Bastioni spagnoli, erano frequenti insediamenti religiosi ed ortaglie.

Qui si distingue chiaramente, da una delle due facciate, un complesso palaziale di antica origine, giunto fino a noi nonostante i diversi rovesci storici della città e i drastici cambiamenti della zona circostante. Questa sua vicenda trasforma questo luogo, in una specie di “isola” dove sia possibile fare un viaggio indietro nel tempo.

Il complesso di due palazzi, posti oggi al numero 65 di Corso Magenta, altro non è che un meraviglioso brano superstite della Milano sforzesca, unico testimone di una grandiosa riorganizzazione urbana, fortemente voluta da Ludovico Il Moro negli anni 90 del 400 e teorizzata di Leonardo da Vinci, forse anche su ispirazione dell’addizione addizione Erculea di Ferrara.

La facciata della Casa degli Atellani

Per realizzare questo grande quartiere dedicato alle famiglie più fedeli e più vicine agli Sforza, nel 1497, Ludovico acquista dai monaci di S. Vittore una vasta area tra via S. Gerolamo (oggi via Carducci), Strada Nuova e il Borgo delle Grazie.

Nella zona delle Grazie, Ludovico rileva da una famiglia piacentina anche dei palazzi, che dona alla famiglia del suo scudiero e nobile cavaliere, Giacometto dell’Atella. Gli Atellani, o della Tela, erano una famiglia di diplomatici e cortigiani, originari probabilmente della Basilicata e insediatisi a Milano al seguito della corte sforzesca nel corso del Quattrocento. Come attestano le novelle di Matteo Bandello, questi palazzi, aperti alle nobili famiglie della corte, erano un salotto mondano molto amato e frequentato.

I discendenti degli Atellani abiteranno questi palazzi fino al XVII secolo, da quel momento le case saranno invece, abitate da nuove famiglie: i conti Taverna, i Pianca e i Martini di Cigala. Nel 1919 l’ingegnere e senatore del Regno Ettore Conti acquista entrambi i palazzi per farne la propria abitazione e affida la ristrutturazione al genero, l’architetto Piero Portaluppi, che coniuga il gusto per l’antico con la ricercatezza degli arredi e delle soluzioni in stile. I palazzi subiranno i bombardamenti del 1943 e dovranno ancora essere riallestiti e restaurati dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Rimasti per molto tempo chiusi in sé stessi come proprietà private, dal 2015, sono stati aperti al pubblico in un percorso che permette la visita degli ampi cortili, che si intravedono dal Corso, in un gioco frequente a Milano, quello della ricerca di ampi e floridi spazi verdi “nascosti dietro alle cortine edificate dei grandi palazzi. La visita comprende anche parte del pianterreno e il meraviglioso giardino, dove si trova, quasi in un mondo “altro” la Vigna di Leonardo.

La Vigna di Leonardo – Foto di @milanoperme

Ma… Che c’entra Leonardo?

Al pari della famiglia degli Atellani, nel grande progetto di Ludovico Sforza, Leonardo avrebbe dovuto trovare la sua residenza definitiva in questa zona residenziale in progettazione, acquisendo, contemporaneamente alla residenza, la cittadinanza milanese. Eccolo, quindi, destinatario di un grande appezzamento di terra nell’area confinante con quella del giardino degli Atellani.

Un terreno già coltivato a vigna, della dimensione di 8.300 mq, donato a chi l’arte del vitigno, la conosceva molto bene per via della sua famiglia. Nei documenti lasciati da Leonardo il vino è assolutamente di casa: nelle liste della spesa, nello studio delle piante, negli enigmi e nel design (eh, sì, Leonardo disegna anche un bellissimo decanter!).

Leonardo si mostra orgoglioso e affezionato alla sua vigna, ne fa un rilievo e ne definisce i confini con precisione, progetta anche una piccola casa da far costruire, dove forse desidera finalmente stabilirsi, ma gli eventi avversi sembrano prendersi gioco di lui e, alla caduta, nel 1499 del Moro e il passaggio del Ducato alla Francia, egli deve lasciare Milano e intraprendere un lungo viaggio tra le corti italiane, servendo vari signori ora come artista, ora come ingegnere militare. Leonardo, partendo, ha però affidato la vigna al padre del suo allievo prediletto, Gian Giacomo Caprotti, detto il Salaì.

Leonardo non smetterà mai di occuparsi della sua vigna: confiscata dai Francesi in prima battuta, ne tornerà in possesso e addirittura in punto di morte, nel 1519, la citerà nel testamento, lasciandone una parte a un servitore e un’altra parte proprio al Salaì, che, di ritorno a Milano, abitava in una casupola nei pressi e che proprio in questo luogo verrà ucciso, cinque anni dopo, in circostanze mai troppo chiarite, lasciando dietro di sé una catasta di quadri leggendari.

Sulla vigna cade l’oblio fino al 1919, ossia fino al periodo in cui l’architetto Piero Portaluppi avvia il cantiere della trasformazione della Casa degli Atellani, di cui si è parlato. È in questo periodo che l’architetto Luca Beltrami, personaggio di punta del panorama culturale di Milano, “salvatore” di moltissimi monumenti antichi, tra cui il Castello Sforzesco, che viene restaurato dietro suo progetto, nella veste di grande storico di Leonardo, ritrova nei documenti d’epoca sforzesca le precise dimensioni e la possibile posizione della vigna e verifica le proprie ricerche, trovando l’area corrispondente, ancora piantumata e la documenta fotografandola, miracolosamente intatta, in fondo al giardino di Casa degli Atellani, prima che venga distrutta da un incendio e dai disastri della parcellizzazione a scopo edificatorio dell’urbanistica contemporanea.

Il giardino della casa degli Atellani, in fondo la vigna di Leonardo – Foto di Patrizia Ghezzi

In questi ultimi anni la Fondazione Portaluppi e gli attuali proprietari della Casa hanno promosso una ricerca intorno al sito della vigna di Leonardo. Scavando nell’area riconosciuta da Beltrami sono stati individuati i camminamenti che regolavano i filari della vigna, seppelliti sotto le macerie dei bombardamenti del 1943.

Grazie al materiale organico combusto ritrovato il professor Attilio Scienza, massimo esperto di DNA della vite, è riuscito a individuare il vitigno originario: la Malvasia di Candia Aromatica. Sulla scorta di questi risultati nel 2015 è stata ripiantata, ed è rinata, la vigna di Leonardo da Vinci, in voluta coincidenza con l’Expo ospitata a Milano per sei mesi, dal titolo “Nutrire il Pineta”. Da allora si vinifica in centro città e sui colli piacentini il cosiddetto “vino della Dama” prodotto dal 2018. Le sue caratteristiche sono: colore giallo paglierino brillante; profumo intenso, con note floreali di acacia, cipresso e menta; sapore tipicamente aromatico, equilibrato e morbido.

I cortili della Casa degli Atellani – Foto di Patrizia Ghezzi

Cosa si visita: sicuramente merita tutta la nostra ammirazione il lussureggiante cortile interno, solo intravisto dalla strada, si apre nella sua ampiezza e complessità all’ingresso del museo: si trovano disseminati frammenti antichi, di varie epoche che aggiungono un pizzico di sapore pittoresco, si prosegue nella sala dello zodiaco, da cui si traguarda già il fondo dell’appezzamento con il giardino.

Asse prospettico creato da Piero Portaluppi che unisce la casa degli Atellani al giardino – Foto di Andrea Cherchi

La sala dello Zodiaco, al pari della sala Luini, sono i due ambienti più legati alla corte sforzesca, cronologicamente e per la devozione della famiglia Atellani verso i propri signori, che vengono ritratti in bell’ordine da uno dei pittori più famosi dell’epoca, Bernardino Luini!

Sala con lunette dipinte con i ritratti degli Sforza – Foto da Lombardia Abbonamento Musei

Particolarissimo anche lo studio di Ettore Conti, dove si ammira un complesso stemma sforzesco, ma si apprezza anche il riallestimento della sala con una boiserie in legno, impreziosita da materiali artistici di varia provenienza. Dopo una sosta nella sala dello scalone, si prosegue nel meraviglioso giardino, sul fondo del quale si trovano i filari della vigna di Leonardo.

Ti aspetto per scoprire insieme questo angolo di città il 27 marzo: clicca qui per scoprire l’evento, le iscrizioni chiuderanno l’11 marzo!


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SARA NUZZI
Da quando ho memoria dei fatti della mia vita, ricordo che in famiglia siamo sempre andati a scoprire musei e monumenti di ogni luogo visitato. Sono cresciuta col desiderio di capire sempre di più luoghi, monumenti, persone, vite. Ho frequentato l’Università Statale, dove mi sono laureata in lettere classiche, indirizzo archeologico, e dove ho inoltre conseguito, dopo aver frequentato con borsa di studio, il Diploma di Scuola di Specializzazione in Archeologia Classica. In quel periodo mi sono specializzata nella conoscenza delle vicende storiche della Magna Grecia e ho cominciato a lavorare nel campo della divulgazione. Da allora, infatti, collaboro con la società che fornisce attività didattiche al Museo Archeologico. Ho esperienza anche in campo etnografico, avendo vinto nel 2009 un bando per attività divulgative nei musei di Sondrio, Bormio, Valfurva. Col tempo ho però ampliato i miei interessi al territorio della Lombardia e ad altri ambiti: un incarico presso il Museo Etnografico Testorelli (SO) e il conseguimento dei patentini di Guida e Accompagnatore turistico, mi hanno spinta ad interessarmi del mondo a 360 gradi e a proporre itinerari tematici disparati. Ho voluto impegnarmi anche per la mia categoria, spesso misconosciuta, assumento la carica di Consigliera nell’associazione di guide Confguide-Gitec e contestualmente opero nel Consiglio del Terziario Donna di Confcommercio Milano-MonzaBrianza-Lodi. Sulla mia Pagina FB trovate i podcast di una recentissima  collaborazione con radio RPL in cui illustro itinerari dedicati alla riscoperta di Milano e della Valtellina.

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