Alla scoperta della Vallée Blanche, tra Italia e Francia

Un viaggio sci ai piedi attraverso il più alto confine d’Europa

Nel cuore del massiccio del Monte Bianco a cavallo tra Italia e Francia ed al centro di una delle aree del globo più densa di storia alpinistica, la morfologia delle montagne e l’andamento dei ghiacciai individua una sorta di complesso corridoio naturale che permette di attraversare il massiccio da sud a nord senza affrontare difficoltà tecniche estreme ed anzi, con competenze tecniche adeguate al contesto  glaciale di alta montagna.

 Un itinerario singolo, dunque, un po’ atipico per il nostro blog ma giustificato dal fatto che per molti visitatori è il modo più facile ed anche divertente (dato che se viene percorso in inverno, sci ai piedi è una magnifica discesa di sci fuoripista alla portata di molti sciatori) per penetrare il dedalo di vette e  che caratterizza uno dei più vasti bacini glaciali europei.

L’imbocco della Vallée Blanche

Tutte le altre opzioni di visita sono di tipo alpinistico con innumerevoli itinerari da facili ad estremamente difficile ma sempre richiedenti capacità alpinistiche anche se con l’accompagnamento di una guida. L’alternativa, sempre eccezionale per ambiente (ovviamente il medesimo) ed arditezza tecnologica, è la traversata completa con le tre funivie (Courmayeur – Punta Helbronner, P.ta Helbronner – Aiguille du Midi, Aig. Du Midi – Chamonix) che dalla fine degli anni ‘50 del vecchio secolo consentono l’accesso al massiccio e la sua traversata integrale anche senza posare i piedi sul ghiacciaio.

Le minuscole e controverse gondole che attraversano la Vallèe Blanche

 Su questi impianti sono state scritte pagine storiche dell’attivismo ambientalista in contrapposizione alla fierezza dell’ingegneria ad alta quota (in cui peraltro l’Italia è prima al mondo) in relazione alla penetrazione della tecnologia e di flussi ininterrotti di visitatori nel fragile mondo glaciale.

 E’ innegabile, tuttavia, che queste infrastrutture hanno permesso – e permettono- ad intere generazioni di alpinisti di confrontarsi con gli innumerevoli itinerari di roccia, ghiaccio, misto e sci-alpinismo in un contesto di dibattito etico, ambientale e sportivo che in questa sede dobbiamo accontentarci solo di citare e rammentare poiché manca il tempo e lo spazio per un su approfondimento.

 La possibilità di fare nostra questa riflessione è comunque quanto mai aperta, qualunque sia il modo di entrare in questo massiccio.

 Con gli sci, con o senza l’accompagnamento di una Guida Alpina a seconda delle proprie competenze su questo terreno; troviamo una dimensione sportiva ed esplorativa molto appagante ed accessibile pur nel riconoscimento della facilitazione offerta da questi impianti che contemporaneamente sono una criticità per l’ambiente alpino.

 Il dibattito è apertissimo e lo spazio che offre Posti & Pasti è prezioso per la condivisione tra Autori e Lettori sui temi del turismo attuale e prossimo venturo.

Dieci minuti dopo aver calzato gli sci, raggiunto il Col Flambeaux, inizia la discesa dominati da M. Bianco, M. Maudit e Mont Blanc de Tacul

La Savoia, Courmayeur e Chamonix sorelle diverse

Intorno al 1100 l’intera valle (oggi Valle di Chamonix) fu ceduta, a favore della Casa delle Benedettine St. Michel. Sette secoli dopo gli abitanti acquistarono la libertà dal clero di Sallanches che hanno ereditato la valle. Nell’anno 1741, i tempi sono maturi per le prime esplorazioni di un massiccio ritenuto inaccessibile: gli aristocratici inglesi, Windham e Pococke vistarono la valle Chamouny (Chamonix solo nel 1916), durante la loro spedizione verso la Mer de Glace. Il diario di viaggio dei due inglesi sarà un utile riferimento per l’esplorazione dei fronti glaciali incombenti su Chamonix fino al 1786 data della conquista della vetta del M. Bianco da parte di Balmat, De Saussure e Paccard. Fino ad allora Chamouny era un villaggio agricolo e pastorale e tra l’altro con contatti quasi inesistenti con l’Italia a causa della difficoltà di accesso.

Qui forse nasce veramente l’industria turistica della montagna. Alla fine del 1700 alcune cronache parlano di un paio di migliaia di turisti che aumentano di anno in anno. I primi grandi alberghi sono del 1815 circa e contemporaneamente i visitatori si interessano alle altre località vicine come Argèntiere e Saint Gervais. Anche la ferroia nasce presto e nel 1901 viene inaugurata la ferrovia Le Fayet – Chamonix aprendo di fatto il collegamento con la bassa Savoia e facilitando quello con la Svizzera. Lo sviluppo è così imperioso che nel 1924 vengono ospitati i primi giochi Olimpici invernali, definitiva consacrazione di Chamonix quale capitale mondiale degli sport e del turismo di montagna.

L’elegante mondanità di Chamonix dominata dal Monte Bianco

Diverso è il destino di Courmayeur: i Romani avevano sicuramente raggiunto il fondo della Valdigne attraverso una diramazione della via delle Galle (che raggiungeva Aosta) per attuare lo sfruttamento delle miniere di quarzo aurifero a partire dal primo secolo AC e gestire i commerci che avvenivano attraverso il Col de La Seigne fino al territorio della  Francia.

L’unica testimonianza di un presunto insediamento romano a Courmayeur consiste nel ritrovamento, nei pressi di La Saxe, di una tomba a cremazione con corredo funebre, databile al Il secolo d.C.  Nel Medioevo la storia di Courmayeur è prevalentemente ecclesiastica  Intorno all’VIII secolo si fa risalire la prima chiesa di Courmayeur in Val Veny, dove pare esistesse un estesa abetina favorita dalla fase di remissione dei ghiacciai. Nel 1032 la nascita di Casa Savoia interessa anche Courmayeur governata dal conte omonimo. Si affermano in questo periodo le prime famiglie nobili: i La Tour o Piquart de La Tour e i De Curia Majori (da cui il nome Cormayeur) intorno al 1337 i Conti di Savoia iniziano lo sfruttamento della miniera di ferro situata in Val Ferret (dal metallo deriva anche, molto probabilmente, il nome della valle), il minerale veniva poi trasportato attraverso l’omonimo colle, a Orsières (in Svizzera) per la lavorazione.

Tra il VII e il XII secolo si registra un notevole incremento demografico, vegongono occupate nuove aree e fondati nuovi villaggi. A questo periodo si fanno risalire le nuove frazioni. Il nome di esse ha diverse origini: derivano dal latino “villa” le frazioni del Villair e La Villette, è desunta dalla presenza dell’acqua la frazione di Entrèves, mentre è di riferimento topografico la frazione di La Saxe.

La seconda metà del XVII secolo vede un recupero economico ed un inizio dell’attività termale di Courmayeur. Infatti, in questo breve periodo, la località diventa celebre per le virtù curative delle sorgenti ferruginose e solfuree del suo territorio. Nascono così i primi alberghi realizzati nelle dimore trasformate dei nobili savoiardi locali.

Per quasi un secolo e mezzo le terme costituiscono la grande attrattiva dell’aristocrazia piemontese e savoiarda e Courmayeur scopre così la sua vocazione turistica. Negli ultimi decenni del secolo successivo un nuovo interesse per l’alpinismo portò a Courmayeur nuovi viaggiatori, spinti da interessi naturalistici. L’Ottocento vide crescere il numero degli auberges, via via sempre più confortevoli. Frequentata dalla famiglia reale e da esponenti della nobiltà e dell’alta borghesia, Courmayeur diventò la più rinomata stazione di soggiorno e di cura del Regno d’Italia e centro alpinistico di fama internazionale.

 Nel 1850 nasce la prima società di guide di alta montagna. Nel 1910 viene costituita la società degli sciatori. E’ però solo nel secondo dopoguerra che grazie alla costruzione dei primi impianti di risalita Courmayeur si trasforma da stazione esclusivamente “mono-stagionale” estiva anche in un centro rinomato di sport invernali. Verso la metà del secolo furono infatti costruite le prime funivie. L’apertura del traforo del Monte Bianco nel luglio 1965 ruppe il secolare isolamento in cui si trovava Courmayeur, e il miglioramento del sistema viario favorì lo sviluppo edilizio e la costruzione di nuovi impianti di risalita.

La storia delle due località ha determinato le loro differenze e le loro identità. Parlare delle identità è più facile poiché l’apertura del traforo del Monte Bianco nel luglio 1965 determinò di botto la cessazione il secolare isolamento in cui si trovava Courmayeur rispetto alla Savoia francese.

L’unica possibilità alternativa era l’aggiramento del massiccio passando dal Piccolo San Bernardo e dalla Bassa Savoia oppure un estenuante viaggio attraverso tutta la Valle d’Aosta e la Svizzera Francese via Gran San Bernardo e Col de Montets.

 L’improvviso miglioramento del sistema viario in un’epoca in cui si perfezionava, tra l’altro, lo scenario unitario dell’Europa moderna; dà un impulso formidabile al turismo e (purtroppo) allo sviluppo edilizio, urbanistico e infrastrutturale come lo conosciamo oggi.

 Le differenze restano, però, e molto marcate: Courmayeur e Chamonix sono due poli attrattori del turismo internazionale ma con differenze visibili e durature che l’unione “stradale” non riesce a modificare. Chamonix è cosmopolita, “città” nel più ampio significato del termine, viva in ogni stagione e connessa all’Europa in modo deciso. In ogni stagione è pulsante e viva. Gli impianti di risalita e la funivia dell’Aiguille du Midi partono nel cuore della città e tutto sembra che ruoti intorno alla dimensione himalaiana dei ghiacciai del Monte Bianco. Chiunque, qui, respira un’aria da turismo internazionale tutto votato all’outdoor e il pubblico che affolla il centro al 70% è accompagnato da sci, corde, abbigliamento tecnico…

Courmayeur invece è un paese di montagna, particolare e curato. Certo elegante, a tratti molto (troppo?) snob e con più di una sbavatura urbanistica ma le valli che si diramano ai lati della muraglia che il versante sud del massiccio precipita sulla Valdigne sono di una bellezza incomparabile.

La conca di Courmayeur alla testata della Valdigne

La funivia attuale che raggiunge il massiccio (la SkyWay) è un gioiello tecnologico ma molto eccentrica rispetto al villaggio e ciò impedisce quella relazione stretta esistente, invece, con la funivia della Midi a Chamonix.

 Il visitatore sportivo sente a pelle questa differenza e percorrere la Vallèè Blanche e nell’arco della giornata vivere queste due diverse sfumatura della montagna contemporanea aiuta anche a comprendere le contrapposizioni e le integrazioni. che da sempre animano i rapporti tra le due comunità.

 Pochi luoghi in Europa e nel mondo sono così caratterizzati per avendo nel Monte Bianco la comune identità.

Proprio sulla vicenda del Monte Bianco, la storia della sua prima ascesa e della nascita dell’alpinismo moderno le due città alpine sono state teatro di un sotterraneo scontro diplomatico che dura da oltre due secoli e che ha arricchito la storia e la geografia di fatti curiosi ed incresciosi che continuano a mantenere vivo questo controverso rapporto tra i due versanti del Monte Bianco. Ma di questo, per brevità, tratteremo in una successiva occasione.

Vallee Blanche: dove, come e quando

La discesa, davvero unica per la sua grandiosità,  parte da Punta Helbronner, all’arrivo della funivia a 3462 metri. Dalla stazione della funivia SkyWay una scala metallica porta ad una selletta dove si calzano gli sci (in estate, nella traversata a piedi si perviene qui dal Rifugio Torino posto circa 100 m più in basso). Ovviamente da questo punto e per tutta la gita fino a Montenvers siamo su ghiacciaio quindi va opportunamente gestito il rischio dei crepacci. Tuttavia nella stagione e nelle condizioni corrette l’itinerario classico presente corridoi di discesa piuttosto ampi e rassicuranti. Ovviamente se non si ha esperienza di alta montagna è opportuno l’accompagnamento di una Guida Alpina poiché – soprattutto nella parte bassa alla confluenza della discesa proveniente dall’Aiguille du Midi- si entra in zone moderatamente ripide che si snodano lungo una seraccata che costringe ad una sciata più tecnica ed accorta tra azzurre torri di ghiaccio.

La valle gaciale si allarga e si restringe con armoniosa continuità fino ad arrivare al nastro della Mer de Glace (al sommo di questa il bacino di Leschaux chiuso dalla possente parete N delle Grandes Jorasses) che con debolissima e regolare pendenza si avvicina allo sperone roccioso del Montenvers sul quale si intravede l’ottocentesco Hotel con la stazione del treno a cremagliera. Da qui, se le condizioni lo consentono,  ai 1000 metri di Chamonix, in Francia. Il tutto ovviamente con gli sci ai piedi.

Alcuni tracciati della Vallee Blanche visti dall’Aig. Du Midi

La discesa non è ovviamente segnalata ed è particolarmente insidiosa in caso di nebbia o cattive condizioni meteorologiche in ui è molto meglio astenersi… Con esperienza di alta montagna e buona visibilità è però piuttosto evidente il migliore itinerario. Non si sa dove posare lo sguardo: tra le innumerevoli guglie del Mont Blanc de Tacul, la mole de Monte Bianco che vigila laggiù a sinistra, la tranquilla ed appartata comba del M.Maudit e la losanga del Dente del Gigante sono state scritte leggendarie pagine dell’alpinismo mondiale di tutti i tempi.

 Man mano che si scende si palesano le Aiguilles de Chamonix a sinistra e l’Aiguille Verte con il Petit e Grand Dru a sinistra. Pareti di granito alte e severe e le lingue glaciali che convergono verso la Mer de Glace, allo stremo dopo vent’anni di riscaldamento accelerato.

Normalmente per completare l’itinerario si impiegano 4-5 ore comprese le soste per ammirare il panorama e per fare qualche bella fotografia. Come detto con tempo non buona aumentano notevolmente i rischi da scarsa visibilità (crepacci!!!) e nei tratti ripidi della seconda metà della discesa diventa importante il rischio valanghe in caso di forte innevamento.

La seraccata del Gigante presso il Gros Rognon, incontro dell’itinerario che scende dall’Aiguille du Midi

 La discesa della Vallèe Blanche con gli sci è un’escursione tipicamente invernale-primaverile benché i cambiamenti climatici dell’ultimo decennio abbiano reso meno stabili le condizioni generali del percorso. Nei mesi di gennaio e febbraio le condizioni della neve e del tempo sono generalmente ottime su tutto con prevalenza di condizioni di neve invernale. Dai primi di marzo e per tutto il mese di aprile la neve è di tipo primaverile, anche se le condizioni sono sempre imprevedibili ed occorre informasi accuratamente prima della gita.  L’abbassamento della quota del ghiacciaio nella sua parte terminale (in particolare nei pressi di Montenvers, dove in trent’anni si sono persi quasi cinquanta metri di spessore!) ha reso più complicata la parte finale della gita.

Il vasto ripiano della Salle a Manger, superata la Vallée Blanche oramai confluita nella Mer de Glace
Le grotte di ghiaccio del Montenvers: turisti e sciatori si incrociano qui!

All’inizio della stagione ed in primavera, a seconda dell’innevamento è possibile che si debba percorrere un tratto a piedi o prendere il trenino di Montenvers per completare la discesa e raggiungere Chamonix. Per raggiungere il sentiero che d’inverno permette di scendere a Chamonix (in estate un bellissimo itinerario per accedere alla vista del ghiacciaio) è necessario ormai risalire, sci in spalla, un pendio di blochhi ed arbusti fino a raggiungere un traccia (segnalata) denominata Sortie Mer de Glace. Incredibilmente, dopo circa 200 m di arriva ad una minuscola Buvette gestita da un brillante alpinista\globetrotter di Chamonix e che è divenuta un riferimento per chiunque frequenti la Vallèe Blanche.

Chi può percorrere la Vallée Blanche

Il livello richiesto per una discesa di questo genere è un livello medio. Chi normalmente percorre in tranquillità le piste rosse non dovrebbe avere problemi, a parte i periodi nei quali c’è molta neve fresca oppure in caso di neve molto lavorata dal vento o compatta. Nella seraccata del Gigante possono essere presenti diversi tratti ghiacciati, speso obbligati ma senza eccessivo aumento della pendenza. Il tratto più tecnico è comunque questo.

Piuttosto tecnica è anche la discesa su Chamonix a partire dalla Buvette sotto Montenvers: qui infatti si percorre un sentiero innevato che diventa poi strada forestale con tratti un po’ obbligati. In caso di scarso innevamento è meglio essere sciatori un po’ più disinvolti e non temere troppo i anni alle solette degli sci… Anche per questo molti sciatori preferiscono interrompere la discesa presso il Montenvers (alle grotte di ghiaccio visibile nelle immagini) e mediante una lunga scala metallica ed una piccola cabinovia raggiungere il trenino di Montenvers. Certo, viene a mancare quel senso di completezza  dell’itinerario integrale ma l’atterraggio alla vecchia Hotellerie è un interessante tuffo nel passato della crescita turistica di Chamonix. In condizioni di neve fresca occorre essere un minimo abituati e la difficoltà può essere maggiore.

Consultate i diversi bollettini nivometeo predisposti dalla Regione Valle d’Aosta e dalla Città di Chamonix r consultate una Guida Alpina. Per i più esperti invece è possibile percorrere anche percorsi alternativi a quello classico alcuni anche con elevate difficoltà tecniche.

Equipaggiamento

L’equipaggiamento può essere quello sciistico normale anche se è fortemente consigliabile avere un’attrezzatura maggiormente rivolta al freeride o addirittura scialpinistica soprattutto per fare fronte ad eventuali situazioni di difficoltà o emergenza. Generalmente l’accompagnamento della Guida Alpina comprende anche la dotazione, al gruppo, dei dispositivi necessari. Sono comunque da prevedere abbigliamento tecnico da alta montagna, kit di autosoccorso in valanga (apparecchio ArtVA, pala e sonda),  telefono cellulare con possibilità di effettuare chiamate in Francia. In condizioni di gruppo e nell’accompagnamento da parte della Guida Alpina la dotazione personale comprende anche l’imbragatura, ed una minima dotazione di emergenza per gruppo (compresa una corda).

 Difficilmente su questo itinerario sarete soli: tuttavia è sconsigliabile, a meno di avere una grande esperienza, affrontarlo autonomamente. I percorsi di alta montagna non sono né segnalati né controllati, pertanto sono da considerarsi percorsi alpinistici o sci-alpinistici e vanno affrontati con la necessaria preparazione e attrezzatura. Se Vi avventurate su questi percorsi senza Guida Alpina, lo fate a Vostro rischio e pericolo.

La minuscola buvette all’uscita del ghiacciaio, proprio sotto il Montenvers, all’inizio dell’ultima discesa verso Chamonix

Vi aspetto, insieme ai Colleghi di Hike&Climb, su questo straordinario itinerario ormai vero corridoio tra Italia e Francia, attraverso un massiccio che dovrebbe unire e non dividere e che forse rende più percepibile che altrove il ruolo dello sport e del turismo, pur con tutte le contraddizioni dette in premessa, come forza di integrazione tra le nazioni alpine!


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HIKE & CLIMB – FABIO PALAZZO
Sono Guida Alpina UIAGM e Dottore Agronomo, docente a contratto di Pianificazione del Paesaggio presso l’Università di Genova. Vivo a Genova ma nel lavoro di Guida mi divido tra la Liguria, la Toscana, l’arco alpino e qualche bella esplorazione fuori dall’Europa.
Nelle due professioni, ormai da molti anni, cerco di unire le esperienze lavorative e personali in una sintesi che contribuisca ad arricchire chi entra nel mondo complesso ed emozionante delle montagne. Praticamente tutta la mia vita lavorativa è stata finora spesa nelle aree interne italiane. Che non sono solo montagne ma anche cultura materiale e comunità.
Accompagnando e formando come Guida o contribuendo al percorso dei giovani paesaggisti spero di condividere la consapevolezza per il valore e la sensibilità del territorio montano ed il suo riscatto attraverso la conoscenza e la pratica sportiva. Mai fine a se stessa.
Sono un Tecnico del Corpo Nazionale di Soccorso Alpino e Speleologico ed un membro del Club Alpino Accademico Italiano nonché un socio ordinario dell’Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio e della Società Italiana dei Territorialisti.
 Spero di condividere con tutti Voi non solo esperienze ed informazioni ma anche una presa di posizione nei confronti del mondo che cambia attraverso un modo responsabile e partecipativo di esplorarlo. Anche dietro la porta di casa!

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