L’Archiginnasio di Bologna

Ho deciso di dedicare questo articolo del blog al mio palazzo preferito di Bologna: il Palazzo dell’Archiginnasio.

Questo luogo per me è fonte di inesauribile fascino nonostante siano quasi 10 anni che conduco tante, ma tantissime visite guidate al suo interno! E’ stato amore a prima vista: ricordo che, appena arrivata a Bologna, visitai i principali edifici storici con grande stupore, ma fu entrando in questo palazzo che mi innamorai totalmente della città!

Cercherò di trasmettere questo profondo affetto raccontandone la Storia, la ricchezza e le particolarità!

Il Palazzo dell’Archiginnasio – un nome di origini classiche di rimando alle antiche scuole greche – si trova a pochi passi da Piazza Maggiore, nel cuore del capoluogo emiliano, e più esattamente a pochi metri da un altro, grande simbolo cittadino: la Basilica di San Petronio. La collocazione esatta e così ravvicinata dei due edifici non è casuale e riveste anzi un importante ruolo nella curiosa storia dell’Archiginnasio.

Stampa fine ‘800 dell’attuale Piazza Galvani:San Petronio sullo sfondo e la facciata dell’Archiginnasio

Serve un piccolo excursus storico dedicato alla Chiesa bolognese: la Basilica di San Petronio troneggia sulla piazza cittadina dal 1390 quando vennero iniziati i lavori di questo grandioso tempio religioso, ma civile: la costruzione fu infatti voluta, approvata e pagata dal Comune di Bologna per onorare il Vescovo Petronio e i valori di ritrovata libertà e autonomia della città. Nessuna volontà ecclesiastica, nessun ordine da Roma poiché la cattedra vescovile bolognese ha sede da secoli nel vicino Duomo di San Pietro. Quando, agli inizi del XVI sec., la città emiliana diventa possedimento pontificio e l’ultimo progetto di ampliamento architettonico fa di San Petronio “la più grande Chiesa della Cristianità” la pazienza papale arriva al limite e qui entra in gioco il Palazzo dell’Archiginnasio! Per dovere di cronaca, la Basilica bolognese è ancora oggi incompiuta!

Un suggestivo mix di storia e leggenda, rivalità e genio hanno portato alla pianificazione e costruzione di questo prezioso edificio bolognese: negli anni ’60 del XVI sec. papa Pio IV incarica il suo legato papale a Bologna, il futuro santo Carlo Borromeo, di procedere a un intenso programma di rinnovamento urbano nel centro storico. Bologna già da secoli – anno ufficiale di fondazione è il 1088 – era famoso centro internazionale di studi, rinomato per l’eccellenza nel campo giuridico e con una consistente presenza di studenti italiani e non. Ma, nonostante il grande ruolo svolto dallo Studio, non esisteva una sede ufficiale e unica: gli studenti seguivano le lezioni in aule affittate, a casa del professore e anche sotto i famosi Portici.

La soluzione pontificia fu maestrale: costruire un nuovo edificio in stile moderno quale sede unica del prestigioso Studio. E se la costruzione andasse a bloccare in maniera permanente il cantiere di San Petronio riducendone l’espansione il vantaggio sarebbe doppio! Ecco svelata la scelta dell’ubicazione! Ma la strategia non doveva esser così chiara ai bolognesi, molto fieri della loro imponente Basilica; secondo la tradizione il Palazzo venne progettato e realizzato in meno di un anno dal 1562 al 1563 seguendo il progetto dell’architetto Antonio Morandi detto il Terribilia.

Una sobria facciata ritmata dall’immancabile portico e da alcune finestre del primo piano accoglieva gli studenti e oggi i tanti visitatori permettendone l’accesso al grande cortile centrale, nonché unico. L’edifico infatti ha dimensioni contenute, sviluppandosi soprattutto in lunghezza per l’armonia dei portici: solo due piani attorno al cortile centrale porticato ai lati del quale si trovano due scale interne, assolutamente identiche, ma contrapposte.

Questa scelta non aveva un mero valore estetico, di simmetria, ma una precisa funzione: separare già dall’ingresso gli studenti in due distinti gruppi di studio – i Giuristi e gli Artisti (Ars era la facoltà quindi Artisti erano gli studenti di tutte le altre facoltà). L’accesso dei Giuristi era al lato destro dell’ingresso e sotto gli occhi vigili di Carlo Borromeo, qui ritratto, mentre agli Artisti spettava il lato sinistro dell’edifico. Una volta saliti attraverso le scale gli studenti si trovavano al primo piano, rigidamente diviso in due aeree speculari senza possibilità di contatto; per ogni lato diverse aule studio e una grande aula magna per le lezioni principali.

L’aula magna degli Artisti accoglie oggi l’antica Biblioteca Comunale istituita all’inizio dell’800 per accogliere il patrimonio librario degli Ordini religiosi dismessi e viene quotidianamente utilizzata da studenti e cittadini; l’Aula Magna dei Giuristi ha cambiato nome nel 1842 in Stabat Mater, a memoria dell’opera di Rossini tenutasi con grande successo proprio in questa sala.

Stabat Mater

Mentre la Biblioteca è interdetta alle visite, la sala Stabat Mater è visitabile e mostra in antiche vetrine testi e volumi storici dei secoli scorsi di innegabile suggestione, come il libro di ingegneria idraulica di metà ‘800! Tra gli scafali si apre uno scorcio attraverso le antiche sale di studio oggi depositi librari che si estendono per tutta la lunghezza della facciata dando vita alla famosa “prospettiva a cannocchiale” di Bologna!

 Il gioiello più noto dell’Archiginnasio il Teatro Anatomico, la sala riservata alle lezioni di anatomia con annesse dissezioni. La pratica dello studio sui cadaveri era autorizzata e venne così realizzata l’aula dedicata a questa pratica scientifica, nel 1637, interamente in legno d’abete e decorata con raffinatezza.

Il Teatro Anatomico prende il nome dalla sua struttura ad anfiteatro con gradinate riservate agli studenti e al centro della sala si impone il tavolo di marmo per le dissezioni, ben visibile a tutti gli allievi disposti su vari gradoni. La cattedra per il professore è sorretta dagli “Spellati”  – uomini scolpiti nel legno dal ceroplasta Ercole Lelli senza pelle e con tutto il sistema vascolare in evidenza e considerati giustamente delle vere opere d’arte. Sopra la cattedra una bella figura femminile simboleggia l’Allegoria della Medicina mentre riceve un regalo da un delizioso putto: non un fiore, ma un femore! Lungo la stanza sculture di famosi medicini della Storia – da Ippocrate, Galeno al bolognese Mondino de Liuzzi – adornano il perimetro mentre il soffitto a cassettoni rimanda all’antico legame tra Medicina e Astrologia grazie alla rappresentazione delle costellazioni e alla figura centrale di Apollo, nume della Medicina. Il Teatro originale cadde vittima di un feroce bombardamento durante la seconda guerra mondiale che devastò l’ala orientale del Palazzo, bruciando il Teatro e rovinando le decorazioni. Fortunatamente le sculture caddero tra i detriti che le preservarono, permettendo nel dopoguerra la ricostruzione moderna, ma con opere d’arte originali.

Ma la vera meraviglia di questo Palazzo viene dalla decorazione: un trionfo di stemmi araldici che invadono letteralmente lo spazio creando una suggestiva atmosfera di colore e preziosità. Nonostante la distruzione del bombardamento oggi sono conservati e visibili oltre 6000 diversi stemmi! Un vero e proprio horror vacui!

Stemmi araldici

Dall’ingresso principale – dove spicca lo sfondo azzurro dello studente peruviano Diego de Leon Gavito primo studente americano iscritto all’Alma Mater bolognese – lungo il cortile interno, seguendo le salite degli scaloni e per tutte le pareti gli stemmi accompagnano i visitatori raccontando le glorie dei passati studenti e dei prestigiosi professori.

Se gli stemmi riportano l’indicazione geografica degli studenti gli affreschi e i monumenti più grandi invece illustrano i medici e professori legati all’Università bolognese.

Tra le varie opere nel Palazzo spiccano l’ affresco dedicato a G.G. Sbaraglia – per oltre 40 anni titolare della Cattedra di Medicina e Anatomia bolognese – dall’intenso sfondo blu nel loggiato superiore, la cosiddetta “memoria Muratori” – unico affresco eseguito da una donna, Teresa Muratori a inizio ‘700, per onorare gli antenati filosofi e medici – sempre al primo piano, l’imponente aquila bicefala – simbolo dell’Impero austro-ungarico – nella sala Stabat Mater, il grande Leone di San Marco al termine dello scalone degli Artisti e il teatrale monumento dei fratelli Fornasari che mescola pittura a scultura.

Un’ultima curiosità: nel cortile dell’Archiginnasio fino al periodo napoleonico si teneva  la cerimonia pittoresca della preparazione della Teriaca, farmaco conosciuto ai tempi di Galeno, ottenuto dalla combinazione di ben cinquanta elementi e utilizzato come panacea contro tutti i mali, in particolare contro il morso degli animali selvatici e velenosi. L’antica arte degli speziali è sopravvissuta a Bologna e ancora oggi è possibile trovare tracce di questo affascinante mondo.

Il Palazzo dell’Archiginnasio porta con se tutto il peso storico e sociale dell’Università bolognese, compito che, a distanza di diversi secoli, svolge ancora egregiamente!


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LINDA VERONESE
Veneta di nascita, ma da oltre dieci anni emiliana per scelta, prima a Ferrara e ora stabilmente a Bologna.
Ho iniziato a viaggiare e visitare Musei fin dall’infanzia, imparando a camminare negli scavi archeologici di Aquileia e correndo tra i lunghi corridoi degli Uffizi!  L’amore per la cultura mi ha portata al conseguimento della Laurea Triennale in “Scienze del Turismo Culturale” presso l’Università di Ferrara e in seguito ho ottenuto la specializzazione in “Storia dell’Arte” all’Università di Bologna. Dal 2013 sono guida e accompagnatrice turistica abilitata per le lingue italiano e tedesco, ma lavoro nel campo turistico da oltre un decennio come agente di viaggi.  Attraverso l’attività di guida mi impegno per valorizzare il nostro straordinario patrimonio culturale, con particolare attenzione al mondo della creatività contemporanea, per esempio organizzando cinetrekking con utilizzo di materiale multimediale, percorsi di architettura e urbanistica, visita di mostre d’arte e passeggiate letterarie.
Come accompagnatrice collaboro con un importante Tour Operator nazionale con focus Italia ed  Europa – in primis Germania, Austria e Europa centrale. Trovo ogni viaggio un’occasione di confronto con persone e culture diverse perché, proprio come sostiene Voltaire,  “È ben difficile, in geografia come in morale, capire il mondo senza uscire di casa propria”.

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