Cosa fare e cosa gustare nel territorio parmense

Cultura, musica e buon cibo. Ecco gli ingredienti essenziali che fanno di Parma una città famosa e apprezzata da secoli. Aggiungiamo una posizione strategica e condiamo con una storia millenaria. Otterremo un turismo florido e variegato che saprà apprezzare tanto i luoghi fisici cittadini quali il Duomo affrescato dal Correggio e il complesso museale della Pilotta quanto l’anima del territorio capace di far emozionare anche gli ospiti più esigenti. Ma Parma nasconde molto più di questo. Nel suo territorio si celano luoghi unici e ancora da scoprire. Nell’articolo di oggi andremo a raccontare proprio il territorio parmense compreso tra gli Appennini e il fiume Po, così ricco di arte, natura e ovviamente… buon cibo!

Veduta del complesso museale della Pilotta
Duomo di Parma

Un primo luogo degno di attenzione si trova a Langhirano ad una ventina di chilometri a sud della città in una posizione strategica sopraelevata e panoramica adiacente al torrente Parma. Si tratta del castello di Torrechiara, costruito tra il 1448 e il 1460 dal condottiero filo-milanese Pier Maria Rossi. Seppur di notevole rilevanza storica e militare grazie al piccolo borgo, alle tre cerchia murarie e alle quattro torri angolari, la fortezza è conosciuta oggi soprattutto per il suo valore artistico.

Infatti questa rocca fu il nido d’amore di Pier Maria Rossi e di Bianca Pellegrini e la loro passione è raccontata – o meglio dipinta – nel castello seguendo uno stile epico-cavalleresco. Di mirabile bellezza sono i saloni (da vedere quello degli Acrobati), la cappella di San Nicomede, la camera nuziale e la cosiddetta “Camera d’Oro” attribuita a Pietro Bembo.

Tale complesso fa parte del network dei “Castelli del Ducato” che contano una trentina di sedi nel territorio parmense e piacentino. Un altro luogo altrettanto incantevole e facente parte di questo network si trova a Fontanellato ad una ventina di chilometri ad ovest della città di Parma. Si tratta della Rocca Sanvitale, la quale si erge al centro del paese ed è circondata da un fossato colmo d’acqua (a me ha ricordato molto il castello estense di Ferrara). Questa fortezza racchiude al suo interno un capolavoro del manierismo italiano: la sala del mito di Diana e Atteone realizzata dal Parmigianino nel 1524. Tuttavia le sorprese non si esauriscono qui… Il forte infatti era stato concepito come residenza nobiliare dei Sanvitale e all’interno si trova ancora lo Stendardo della Beata Vergine di Fontanellato, usato come vessillo navale a metà del Seicento nel Mar Mediterraneo. Infine qui si trova l’unica camera ottica in funzione in Italia dove si può vedere la piazza cittadina grazie ad un gioco di specchi.

Pannello informativo sui Castelli del Ducato

A pochi chilometri da Fontanellato si trova un altro luogo magico realizzato in soli 10 anni (tra il 2005 e il 2015) e membro onorario del network dei “Castelli del Ducato”. Si tratta del “Labirinto della Masone” di Franco Maria Ricci (mancato recentemente nel settembre 2020).

Questo sito con le sue 20 tipologie di bambù per un totale di 200.000 piante non è soltanto il più grande labirinto al mondo di bambù (ed uno dei più grandi in Europa) ma è anche un polo culturale unico nel suo genere che si estende per oltre 5.000 metri quadrati. Esso ospita la collezione d’arte di Franco Maria Ricci (circa 500 opere che spaziano dal Cinquecento al Novecento), una sezione per le mostre temporanee e una biblioteca dedicata ai più importanti esempi di grafica e tipografia raccolti in cinquant’anni di attività. Il labirinto copre uno spazio di 7 ettari ed è stato pensato come un percorso di purificazione al pari di numerosi altri labirinti italiani.

Il tempo di percorrenza è ovviamente soggettivo e varia dall’ora per i più puri all’ora e mezza per i più peccaminosi. All’uscita del labirinto si entra in una piazza di 2.000 metri quadrati dedicata ad eventi quali concerti, feste, esposizioni e manifestazioni culturali. 

Veduta dall’alto del Labirinto della Masone

Dulcis in fundo, non si può concludere questo articolo senza citare i Musei del Cibo di Parma. Si tratta di un network di 8 musei dove vengono raccontati aneddoti e caratteristiche di 8 specialità del territorio parmense.

Tale rete è stata pensata nei primi anni 2000 e si sviluppa lungo un percorso lungo circa 60 chilometri che parte da Langhirano e arriva a Polesine Parmense al confine con la Lombardia. Si passa perciò dal museo del Parmigiano Reggiano a quello del Prosciutto di Parma, dal museo della Pasta a quello del Pomodoro, dal museo del Culatello di Zibello a quello del Vino, dal museo del Salame Felino a quello del Fungo Porcino di Borgotaro.

Pannello informativo sui Musei del Cibo

Tali realtà sono sorte per numerose ragioni considerando tanto lo scopo didattico quanto l’aumento del turismo-slow ed esperienziale degli ultimi decenni. Questo network è stato persino premiato con il “Travel Food Award” del Gruppo Italiano Stampa Turistica come miglior destinazione tematica del 2021 (con oltre 250.000 visite) e probabilmente si allargherà presto inglobando altre realtà limitrofe legate per esempio all’olio o alla tradizione contadina.

In conclusione, il territorio parmense è uno scrigno di bellezze e unicità che negli anni ha saputo mettersi in discussione e valorizzarsi recuperando aree abbandonate o creandone di nuove da zero nel giro di pochi anni. Quest’area si dimostra quindi da sempre accogliente e generosa ma anche molto orgogliosa delle proprie peculiarità. Non stupisce infatti la frase che Maria Luisa d’Asburgo-Lorena disse circa 200 anni fa proprio su Parma e sui suoi abitanti: “A Parma non è difficile vivere, a patto di saper dar ragione all’interlocutore in una discussione a carattere musicale o gastronomico”. Parma e il suo territorio vi aspettano!


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Mi chiamo Francesco Munari e sono un giovane economista specializzato nell’ambito culturale e sostenibile. Mi piace ricercare le cose belle e lavoro per valorizzarle. Provengo da una famiglia di designers veneti e a questo background ho aggiunto gli studi universitari economici, artistici ed ambientali. Avere un profilo così ibrido mi consente non solo di analizzare ciò che mi circonda con occhi sempre nuovi ma anche di vedere sinergie dove altri non le vedrebbero. Sogno di gestire un sito UNESCO con impatto zero sull’ambiente.

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