Il canto di Partenope – Il Decumano Superiore di Napoli

L’Anticaglia

Il “decumano dimenticato” che svela lo spirito più intimo della città. Percorrerlo in silenzio è compiere un breve viaggio nella memoria,  significa perdersi  in un’atmosfera di sospensione temporale.

L’Anticaglia

Questo luogo, in origine denominato la Somma Piazza, fu frequentato e abitato da nobili e letterati che lo predilessero non solo perché lontano dal caos degli altri due decumani, ma anche per la vicinanza agli impianti termali.

In epoca greco-romana qui sorgeva il teatro, in parte ancora oggi visibile, che conteneva migliaia di spettatori e dove si rappresentavano drammi satirici, tragedie e commedie dando grande fama a mimi e danzatori napoletani.

Napoli greco-romana

E poi vi era l’Odéion, il teatro coperto, utilizzato soprattutto per la musica. Si trattava in realtà di un’istituzione culturale dove si tenevano spettacoli, gare ginniche e conferenze filosofiche.

Il teatro

La passeggiata inizia da Largo Santa Sofia, luogo che ha scritto una pagina di storia importante della città. Qui, infatti, si trovava la piccola bottega di un sarto dalla cui botola sbucarono i soldati aragonesi al seguito di Alfonso il Magnanimo. E così, dopo un lungo assedio fuori dalle mura, grazie alle viscere di Napoli riuscirono in breve tempo a conquistare la città. Ai due ignari complici, il sarto Citiello e sua moglie Ciccarella, furono assegnati per ricompensa pensioni a vita e alla loro figlia Elena una preziosa stoffa in dono per il suo corredo.

Poco dopo, in uno slargo sulla destra, è la Chiesa dei SS. Apostoli. Quel che più affascina è il netto contrasto tra la facciata semplice e il sorprendente interno, maestoso e ricco di opere d’arte; bellissimi la cupola affrescata con “Il Paradiso” dal Benaschi e l’altare Filomarino disegnato dal Borromini.

La storia ci racconta di un luogo importante poiché il primo nucleo della chiesa, risalente al V secolo, fu a sua volta costruito sulle rovine di un tempio pagano dedicato a Mercurio.

A poca distanza sorge l’imponente edificio di Donnaregina che ospita il Museo Madre. Dell’antico complesso conventuale resta la Chiesa costruita in epoca barocca e la trecentesca Donnaregina Vecchia, uno dei monumenti più importanti del medioevo e rara testimonianza dello stile gotico originario a Napoli. La costruzione della nuova, che risale al XVIII secolo, permise alla vecchia chiesa di restare chiusa ed isolata all’interno del monastero di clausura così preservandola nel tempo. Quasi dimenticata, oggi è uno scrigno d’arte con gli affreschi di scuola giottesca e altre opere tra le quali il bellissimo sepolcro di Maria d’Ungheria scolpito da Tino da Camaino.

In un angolo di Via Duomo, una bella loggia con scale a doppia rampa, introduce alla Chiesa di San Giuseppe dei Ruffi che prese il nome da una delle famiglie nobili che contribuì alla sua realizzazione. La chiesa contiene un magnifico altare, capolavoro di Dionisio Lazzari, e altre opere di notevole rilievo di Giuseppe Sammartino e Luca Giordano.

Si giunge finalmente nel tratto del Decumano denominato Via Anticaglia, con chiaro riferimento ai resti più antichi della città greco-romana, e in particolare a due arcate di rinforzo della cavea dell’antico teatro scoperto la cui forma è percepibile nell’andamento curvilineo della strada.

Questi luoghi son così descritti dallo storico B. Capasso: “Quelle muraglie sono i ruderi che ricordano l’antica città, gemma d’Italia, occhio della Campania, il primo centro della cultura ellenica in Italia meridionale.”.

In un piccolo largo, una volta chiamato Capo de Trio, s’incontra la Chiesa di Santa Maria di Regina Coeli. Il monastero fu uno dei più ricchi e preziosi di Napoli, ospitando suore appartenenti a famiglie nobili che contribuirono con il loro patrimonio alla realizzazione di numerose opere d’arte.

Lungo la stradina si affacciano botteghe che appaiono come cartoline dal passato: artigiani, antiquari, qualche falegnameria e una piccola legatoria con annessa esposizione di macchinari antichi.

L’attenzione però cade su uno di quei luoghi non ben definibili, a metà tra una bottega, e un luogo mistico. Libero ingresso, luci soffuse, un grande presepe al centro della scena e tutto vi ruota intorno. E sparse ovunque fogli di carta con frasi inneggianti ora all’amore universale, ora alla misericordia, ora alla Madonna o ancora alla buona sorte e alla crianza .

Un’icona di una Napoli scenografica, senza tempo e sempre in bilico tra cristianità e paganesimo.

Continuando lungo Via Sapienza, dopo poche decine di metri sulla destra si scende l’antico cardine di Vico Sole così denominato in onore del dio Apollo. fino a raggiungere Sant’Aniello a Caponapoli sul punto più alto di Neapolis, dove sorgeva l’Acropoli della città greca con i templi dedicati a Demetra, Apollo e Diana, punto di arrivo delle processioni e teatro di sacrifici. 

Da Sant’Aniello a Caponapoli, tra l’altro, proviene quella grande testa chiamata “Marianna ‘a Capa ‘e Napule” e che il popolo ha sempre identificato con la sirena Partenope. Ma questa è un’altra storia.


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Mi chiamo Michele Carneglia, vivo a Napoli e sono una guida turistica abilitata della Regione Campania. Animato da passione ed entusiasmo e con una consolidata esperienza nella gestione e conduzione di tour sia per individuali che per gruppi, propongo una vasta gamma di visite guidate, itinerari tematici e tour su richiesta. Opero in particolare nella città di Napoli, nei siti archeologici dell’area Vesuviana, nei Campi Flegrei e in Costiera Amalfitana.

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