Finestra sull’Arte – La Pala d’Oro di San Marco a Venezia

Un capolavoro dell’oreficeria bizantina

Venezia è una città unica nel suo genere, un museo a cielo aperto, un gioiello ineguagliabile. È ricchissima di opere d’arte di ogni genere, difficile scegliere cosa andare a vedere. Se siete in visita nella città, però, vi consiglio di ammirare una delle opere di oreficeria più spettacolari della storia: la Pala d’Oro, dietro l’altare maggiore della Basilica di San Marco.

Si tratta di una cornice di legno di circa due metri di altezza e 3,30 metri di larghezza, realizzata con foglia d’oro, placche d’argento, e ben 1927 pietre preziose e semi preziose (quali rubini, perle, smeraldi, zaffiri, ametisti, topazi).

Il termine pala discende dal latino palla, ciò stoffa, ornata a volte con immagini di santi, per l’uso liturgico di coprire l’altare o abbellirne lo sfondo. Dalla stoffa si passa all’oro o all’argento, da cui il nome di Pala d’Oro o d’argento, frequente almeno nelle chiese delle lagune venete. Di questa la più famosa è proprio la Pala d’Oro di San Marco, commissionata dal doge Ordelaffo Falier nel 1102 e finita nel 1105 a Costantinopoli da maestranze bizantine.

È composta di due parti: la Pala d’Oro vera e propria e il contenitore ligneo, che la riveste posteriormente. Fin dalle origini veniva aperta solo nelle feste liturgiche della Basilica; negli altri giorni era chiusa e ricoperta da una Pala detta “feriale”, una tavola lignea dipinta. Di quest’ultima, la più antica venne eseguita da Paolo Veneziano e dai suoi figli nel 1343-1345 con storie di San Marco e santi, ora conservata nel Museo della Basilica. L’attuale, lavorata nella prima metà del Quattrocento da un maestro tardogotico, si può contemplare sul lato posteriore della Pala.

Pala d’oro, al centro Cristo in trono

Al centro della preziosa opera domina la maestosa figura del Cristo benedicente, circondato dagli Evangelisti, che tiene il libro aperto, dove le parole del libro sacro vengono sostituite da gemme a sottolineare la preziosità del suo contenuto. Al di sotto di Cristo, compare la Vergine orante, e ai suoi lati il doge Falier e l’imperatrice Irene. Sopra il Cristo è raffigurata l’etimasia, la preparazione del trono del Giudizio Finale, per la seconda venuta di Dio in terra, tra due cherubini e due arcangeli. Più sopra la Crocifissione.

Allineate superiormente si trovano quasi tutte le feste della Chiesa bizantina, da sinistra: l’Annunciazione, la Natività, la Presentazione al Tempio, il Battesimo di Gesù, l’Ultima cena, la Crocifissione, la discesa al Limbo, la Resurrezione, la Pentecoste.

Ai lati, in posizione verticale, in dieci piccoli riquadri, a sinistra i fatti salienti della vita di San Marco e, a destra, gli episodi relativi al suo martirio ad Alessandria d’Egitto e al trasferimento del suo corpo a Venezia.

Il grande fregio superiore, proveniente da una delle tre chiese del monastero del Pantocrator a Costantinopoli, raffigura l’arcangelo Michele al centro e sei formelle con l’ingresso di Crista in Gerusalemme, la discesa al Limbo, la crocifissione, l’ascensione, la Pentecoste e la morte della Vergine. Numerosi tondi smaltati di varie dimensioni, con santi veneziani, completano il quadro d’altare.

Per la storia di questa preziosa tavola sono state individuate tre fasi. La parte inferiore è la più antica, risalente al periodo del doge Ordelaffo Falier (1102-1118). Dello stesso periodo è la disposizione degli smalti, sia sulle cornici laterali, con le storie di San Marco, sia sulla cornice superiore con i sei diaconi e le feste cristologiche del calendario liturgico, nonché del gruppo centrale del Pantocrator.

Alla seconda fase va assegnata la parte superiore della Pala, con le feste bizantine e l’arcangelo Michele, forse giunte a Venezia da Costantinopoli dopo la quarta Crociata del 1204. Infine, il terzo intervento si è verificato tra il 1343-1345 affidando, su volere del doge Dandolo, a due orefici veneziani il compito di inquadrare il complesso entro cornici ad arco romanico (nella parte superiore) o arco gotico (nella parte inferiore), distribuendo su tutta la pala le 1927 pietre preziose e gemme.

Pala d’oro, Basilica San Marco, dettaglio con pietre preziose

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Alice Brivio
Una prima laurea in Scienze dei Beni culturali e una specializzazione in Storia e critica dell’arte. Convinta aspirante insegnante, milanese di nascita, amante di tutto ciò che è artistico!
La rubrica “Finestre sull’arte” nasce per raccontare e condividere con voi ciò che conosco su opere, artisti e correnti artistiche, raccontandole in brevi articoli di pochi minuti, come se fossero delle vere e proprie pillole da assumere una volta al giorno. Perciò, se siete interessati ad approfondire la vostra conoscenza su questi temi, date un’occhiata ai miei articoli sul blog!

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