Venezia d’autore – La cultura greca a Venezia

Di antichissima data sono i rapporti greco-veneziani, risalenti all’epoca in cui la città lagunare era una semplice provincia dell’Impero Bizantino.

Sono anni in cui tutto quello che conta viene da Bisanzio: le reliquie dei santi, le mogli dei dogi, la foggia delle vesti, i titoli nobiliari e i nomi allora di moda come Todaro per gli uomini e Basiliola per le donne.

Bisanzio

Sarà nel periodo delle invasioni turche nella penisola balcanica che Venezia diventerà il centro più importante della diaspora greca, e poi con la caduta definitiva di Bisanzio del 1453 la comunità greca divenne la più popolosa in città.

Anche per loro Venezia provvide affinché potessero vivere in comunità ed esercitare liberamente la loro religione, e già nel 1530 si cominciava a costruire la Chiesa di San Giorgio, centro del nucleo di cultura greca a Venezia che ancora oggi sopravvive.

Chiesa San Giorgio dei Greci

Profonda è stata l’influenza della cultura greca in città (anche perché la maggior parte dei greci arrivati a Venezia erano letterati e alti funzionari, oltre che artigiani e uomini religiosi), basti pensare alle innumerevoli parole della lingua veneta, in uso ancora oggi, che derivano dal greco.

Mosaico San Marco

Da ricordare che i greci fornivano alla Serenissima anche degli efficientissimi cavalieri detti “stradioti” (dal greco “strathioti”, cioè “soldati”), che si distinguevano sempre nelle battaglie per la loro mobilità e per il coraggio.

Venezia Antica

Oggi l’isolato intorno alla chiesa è diviso tra un Museo iconografico e l’Istituto Ellenico di Studi Bizantini (unico nel suo genere al di fuori della Grecia).

Una piccola curiosità: nel 1070 la principessa Teodora di Bisanzio giunge a Venezia in quanto futura sposa del doge Domenico Selvo, ma la principessa è subito fonte di scandalo perché si lava ogni giorno e, udite udite, si asperge il corpo di profumi!

Ma la cosa più sconcertante è che non tocca il cibo con le mani, ma se lo porta alla bocca con uno strano instrumento sconosciuto: la forchetta (chiamata “piruni” in greco e “piron” in veneziano).

La forchetta – Bisanzio

La novità appare un segno di lusso talmente lascivo da essere severamente disapprovato da tutti, e quando la dogaressa viene colta da una malattia misteriosa che la porta velocemente alla morte, il popolo non esita a vederlo come un castigo divino. E così l’Europa dovrà attendere altri cinque secoli per prendere confidenza con una posata che a Bisanzio veniva usata ad ogni pasto!


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WALTER FANO
Nato da padre piemontese e madre veneta, ha vissuto per lo più tra Torino, Milano e Venezia, ma è in quest’ultima che si sente a “casa”. Appassionato di storia dell’arte decide di diventare guida turistica, ma con un’impronta meno accademica e più narrativa (le date e i nomi si dimenticano facilmente, le storie no). Crea l’associazione “L’altra Venezia” con l’intento di mostrare ai viaggiatori più sensibili e curiosi una Venezia meno turistica e più autentica.

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