Raccontami un fiume: l’Adige

L’articolo di oggi nasce da un’idea meditata da settimane in quanto recupera alcune ricerche universitarie che ho svolto l’anno scorso per la mia tesi magistrale indagando il rapporto tra corsi d’acqua e turismo esperienziale. Oggi vi racconterò quindi le bellezze del Trentino-Alto Adige e del Veneto seguendo un singolare filo conduttore, ovvero il fiume principale che attraversa le due regioni: l’Adige. Considerando la vastità e varietà dell’area coinvolta, si partirà con una breve analisi del fiume e delle varie località limitrofe per poi soffermarsi sul territorio a confine tra le due regioni – che corrisponde alla Val Lagarina – e che ho avuto la fortuna di visitare nell’ultimo weekend di marzo durante le Giornate FAI di Primavera. Ecco quindi che natura e storia vengono ancora una volta a fondersi, creando un unicum stupendo.

Particolare di un martin pescatore comune sul fiume Adige

Per chi non lo sapesse, l’Adige è il secondo fiume italiano per lunghezza grazie ai suoi 410 chilometri ed è il terzo per estensione del bacino imbrifero (ossia di raccolta delle acque piovane) dopo il Po e il Tevere. Esso nasce presso il passo Resia in Alta Val Venosta attorno ai 1550 metri sopra il livello del mare e sfocia nel Mar Adriatico tra Chioggia e Rosolina. Lungo il suo percorso passa per città quali Trento, Rovereto, Verona, Legnago e lambisce altrettanti centri quali Merano, Bolzano e Rovigo. La valle formata dal suo passaggio assume poi varie nomenclature a seconda dell’area coinvolta: Val Venosta tra la sorgente e Merano, Valle dell’Adige tra Merano e Trento, Val Lagarina tra Trento e Verona e infine Val Padana tra Verona e la foce, dove l’estuario è persino parte del “Parco Delta del Po” all’interno del progetto MAB UNESCO come “Riserva della Biosfera”.

Merita poi una menzione particolare la storia di questo fiume che ha subito numerosi mutamenti a seguito delle alluvioni e delle modifiche che si sono susseguite per scopi non solo agricoli ma anche militari. Detto questo, ci si soffermerà d’ora in poi solo sulla Val Lagarina che comprende indicativamente l’area tra Trento e Verona. Quest’area si può considerare come il punto di congiunzione tra due realtà storiche e culturali ben distinte, quella italiana e veneta da un lato e quella trentina e germanica o mitteleuropea dall’altro lato. Castelli e vigneti sono i padroni di queste aree ma esistono anche altre attrattive che meritano attenzione e che saranno presentate in questo articolo.

Vista della Val Lagarina dal Castello di Avio

Si parte quindi raccontando un luogo sospeso nello spazio e nel tempo in quanto da circa un millennio esso domina la vallata dell’Adige da una posizione sopraelevata sul Monte Vignola al confine tra le due regioni. Si tratta del famoso castello di Avio che si presenta da lontano come un maestoso circuito di torri e mura merlate in un complesso fortilizio ma che all’interno nasconde anche una serie di giardini pensili e di cicli pittorici trecenteschi.

La nobile famiglia Castelbarco ha gestito il castello dal Medioevo – quando la fortezza venne trasformata in una piccola corte feudale, meta di artisti, intellettuali e personaggi famosi dell’epoca – fino al secolo scorso quando l’allora proprietaria Emanuela di Castelbarco Pindemonte Rezzonico (morta recentemente nel 2019) decise nel 1977 di scommettere sul neonato Fondo Ambiente Italiano (FAI) cedendogli il suo castello tramite una donazione e mantenendo solo una torre per la propria famiglia. Alla grandiosità del complesso si contrappone la raffinatezza degli affreschi che decorano gli interni della Camera dell’Amore (dove prevale il tema dell’amore cortese) e del Mastio (dove prevale il tema della guerra), i quali sono stati negli anni restaurati e aperti al pubblico proprio grazie all’intervento del FAI.

Aver visitato questo luogo in concomitanza delle Giornate FAI di Primavera mi ha dato la possibilità di apprezzare al meglio questo castello grazie alla visita guidata e alla degustazione di alcuni prodotti tipici spaziando dai canederli al vino Marzemino. Questo luogo è l’ideale per le famiglie in quanto è facilmente raggiungibile dall’autostrada e dispone di numerosi spazi per i bambini.

Veduta del castello di Avio dal sentiero sottostante

Scendendo a sud, compreso tra la Val Lagarina e il Lago di Garda, si erge il maestoso Monte Baldo. Questa montagna si estende per ben 40 chilometri in lunghezza e supera i 2200 metri sopra il livello del mare nel suo punto più alto. Essa si può dividere in 3 macroaree: la sezione occidentale, la sezione orientale e l’altopiano centrale che mantiene un’altitudine di circa 1000 metri e dove si trova un luogo unico nel suo genere.

Si tratta del Santuario della Madonna della Corona che si trova nella frazione di Spiazzi nel comune di Ferrara di Monte Baldo. Questo sito religioso è stato ricavato in principio scavando all’interno della montagna circa 500 anni fa per poi diventare un santuario a tutti gli effetti nel 1625 grazie all’intervento dei cavalieri di Malta che completarono la costruzione della chiesa nel 1680. Rimaneggiato a più riprese nel corso nei secoli, oggi si estende per 30 metri di lunghezza, 20 di larghezza e 18 di altezza contando la cupola.

Una volta si poteva accedere a questo santuario solamente attraverso una salita di 1614 gradini dal paese di Brentino in Val Lagarina, percorrendo un pellegrinaggio faticoso e catartico, mentre oggi si può raggiungere la meta più comodamente attraverso una strada asfaltata che termina con una galleria scavata nella roccia e datata 1922. Quest’ultima strada è percorribile solo a piedi nel tratto finale e lungo il tragitto si stagliano le 14 stazioni bronzee della Via Crucis. Infine, all’interno del Santuario si trova la Scala Santa, riproduzione fedele della scala che si trova a Roma nei pressi della basilica di San Giovanni in Laterano e che rimanda al percorso seguito da Gesù durante il suo martirio a Gerusalemme.

Veduta panoramica del Santuario della Madonna della Corona

Scendendo ancora più a sud si raggiungono i confini della Val Lagarina quando comincia a stagliarsi la Val Padana con l’adiacente Valpolicella. Quest’ultima area è conosciuta in tutto il mondo per i suoi vini – in primis l’Amarone – e per i suoi bellissimi borghi quali San Giorgio, San Pietro in Cariano, Negrar e Molina. Servirebbe un intero articolo per raccontare le bellezze di quest’area ma per mancanza di tempo racconterò soltanto un’ultima chicca a molti sconosciuta.

Nei pressi di Corrubbio si trova infatti un hotel piuttosto eccentrico che merita di essere menzionato. Si tratta del Byblos Art Hotel Villa Amistà il cui scopo è quello di proporre un soggiorno “luxury” facendo immergere l’ospite nell’arte contemporanea e nel design. La villa risale al Quattrocento quando l’allora architetto Michele Sanmicheli realizzò il corpo centrale in stile veneziano sui resti di una “casa forte” romana. L’attuale costruzione risale invece al Settecento circa ed è opera dell’architetto Ignazio Pellegrini. All’interno si annoverano affreschi e reperti originali di entrambe le epoche, valorizzati in maniera sublime da alcune opere d’arte contemporanea e creazioni di design realizzati da star del calibro di Alessandro Mendini, Ron Arad, Philippe Starck, Ettore Sottsass e molti, molti altri. Da segnalare anche il bellissimo parco di 20 mila metri quadri che circonda la villa con le sue fontane, statue, giochi d’acqua, piante secolari e un’elegante piscina a forma classica.

Hall d’ingresso – Byblos Art Hotel Villa Amistà

In conclusione, questo percorso lungo il fiume Adige ha mostrato un connubio perfetto tra natura e ingegno umano con i suoi luoghi capaci di mantenere ancora una purezza e autenticità locale. Non vi resta che scoprire voi stessi le altre bellezze presenti nell’area!

In futuro vorrei sviluppare ancora il tema “Raccontami un fiume” magari raccontando un’altra area legata all’Adige oppure presentando un fiume completamente nuovo insieme alle sue località limitrofe. Sono infatti convinto – e questo era uno dei mantra della mia tesi magistrale – che l’acqua sia il miglior collante tra l’ambiente e l’uomo per ragioni sia storiche che culturali!


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Mi chiamo Francesco Munari e sono un giovane economista specializzato nell’ambito culturale e sostenibile. Mi piace ricercare le cose belle e lavoro per valorizzarle. Provengo da una famiglia di designers veneti e a questo background ho aggiunto gli studi universitari economici, artistici ed ambientali. Avere un profilo così ibrido mi consente non solo di analizzare ciò che mi circonda con occhi sempre nuovi ma anche di vedere sinergie dove altri non le vedrebbero. Sogno di gestire un sito UNESCO con impatto zero sull’ambiente.

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