Portovenere & Muzzerone (SP): bianche scogliere tra Lord Byron e Walter Bonatti

Quasi cento chilometri di costa frastagliata ed aspra con rari ammorbidimenti in corrispondenza del Golfo del Tigullio separano Genova da La Spezia. Di questi, l’ultima porzione dopo lo Spiaggione di Levanto s’innalza imperiosa sopra i  mare segnando l’inizio delle Cinque Terre.

Non racconteremmo qui delle Cinque Terre su cui si concentra una buona parte del flusso turistico in Liguria nonché biblioteche intere di pubblicazioni e mappe. Piuttosto ci concentreremo sulla parte di costa tra Riomaggiore e Portovenere, oggi compresa nell’omonimo Parco Regionale (insieme all’isola Palmaria, la maggiore del Mar Ligure)  che molti visitatori erroneamente inseriscono nelle Cinque Terre e invece, pur essendone continuazione morfologica, ha caratteristiche in parte proprie sia dal punto di vista ambientale  che storico.

Mentre le Cinque Terre sono rimaste decisamente isolate fino al 1874 (data di inaugurazione della ferrovia Genova-La Spezia) Portovenere ha avuto il vantaggio di un collegamento piuttosto agevole con La Spezia ed un porto ben protetto, tutti elementi che ne hanno consolidato il ruolo forte in termini insediativi e commerciali. Tuttavia, il tratto di costa tra Portovenere e Riomaggiore era del tutto inaccessibile se non con un difficile collegamento pedonale (oggi ricalcato dal Sentiero Verde-Azzurro).

Il Golfo di Venere, così storicamente denominato ospita anche l’unica isola del Mar Ligure permanentemente abitata, la Palmaria, che con il Tino ed il Tinetto forma il piccolo gruppo delle Isole di Portovenere. L’ormai strabordante traffico diportistico dell’estate fa perdere di vista molto del fascino di questi luoghi che come spesso accade ha ceduto alle necessità commerciali una bella fetta dell’identità originaria.

Basta una visita nelle stagioni intermedie (peraltro le migliori) ed uscire dalle rotte più usuali per ritrovare – ancora ben leggibili – i valori che hanno portato questa costa a divenire Parco Regionale insieme alle Cinque Terre. Nel 1999 le 5T sono divenute Parco Nazionale e l’area di Portovenere riceve nel 1997 La Dichiarazione di Eccezionale Valore Universale (OUV)  e quindi l’iscrizione al Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Nel 2016 viene redatto il Piano di Gestione (aggiornato nel 2020) che dovrebbe consentire agli Enti Locali una migliore governance del territorio e dei suoi valori mediante il coinvolgimento attivo degli attori locali.

Appena al di fuori delle Bocche di Portovenere il castello Doria con il piccolo cimitero e sotto la Grotta di Byron. Poco al di sopra si elevano le complesse pareti del Muzzerone

Siamo indubbiamente in una perla del Mediterraneo laddove il paesaggio ligure si fonde con la vicinissima dorsale appenninica nella solita – e straordinaria- complessità del paesaggio ligure che consente ogni possibile declinazione del viaggio: avventuroso, riflessivo, culturale, sportivo, di partecipazione.

Scendendo verso Portovenere, nei pressi di Rifugio Muzzerone, la placida Isola Palmaria chiude la vista verso il mare aperto

Portovenere e Isola Palmaria

Il porto sicuro di Portovenere, la flotta da pesca alle Grazie e la posizione commercialmente favorevole con un intorno decisamente aspro hanno reso l’area meno caratterizzata dall’incredibile trasformazione agricola dei versanti delle Cinque Terre. Tutti i nuclei ad ovest della falesia del Muzzerone (raggiungibili da Campiglia che però è una frazione dei La Spezia) erano rurali e mantengono ancora oggi tracce di questa vocazione ma con uno sviluppo più contenuto. Piuttosto, il granaio di Portovenere era rappresentato dall’Isola Palmaria mentre le attività marinare e l’estrazione del prezioso marmo Portoro garantivano la ricchezza del borgo.

Borgo che ha le tradizionali caratteristiche insediative della costa ligure con vicoli ridotti, edifici tra loro collegati e comunicanti ed un sistema difensivo imperniato sulla compattezza del nucleo storico. In ogni caso all’esterno dei nuclei marinari di Portovenere e Le Grazie le comunità umane si sono adattate a questo ambiente apparentemente aspro e inospitale, vivendo in nuclei o aggregati costruiti direttamente sulla roccia e caratterizzati da vie tortuose. La tendenza ad utilizzare la pietra naturale nel ricoprire i tetti conferisce a questi borghi un aspetto caratteristico. In genere i nuclei si raccolgono intorno agli edifici religiosi o a strutture medioevali fortificate. I terrazzamenti sono inoltre punteggiati da piccoli rifugi in pietra isolati o raggruppati (come Fossola, Tramonti, Monastiroli o Schiara), utilizzati come riparo temporaneo durante i periodi di raccolta.

Se si arrampica o si cammina intorno al Muzzerone non si può non transitare, comunque, dal borgo ed approfittare della visita alla Chiesa di San Pietro (ultragettonata per matrimoni ed eventi) da cui si può accedere alla scogliera ed alla Grotta di Byron (in stagione e con mare calma si può arrivare piuttosto comodamente) nonché al piccolo cimitero dove c’è, perdonate la sottile e macabra ironia, una lunga lista d’attesa per assicurarsi uno spazio…

 La dimensione internazionale di Portovenere è cresciuta in questi anni grazie alla possibilità di sosta, in rada, di natanti di grosse dimensioni e ciò ha sicuramente deformato il carattere del villaggio nella stagione estiva. La presenza di stranieri è costante ed in estate sono proprio gli escursionisti esteri a percorrere più frequentemente i sentieri in alternativa ai sovraffollati itinerari delle Cinque Terre.

Il porticciolo di Portovenere con il nucleo storico che si protende verso la Chiesa di San Pietro

Trovare ospitalità a Portovenere non è del tutto agevole poiché la capacità ricettiva è piuttosto limitata e cara anche se stanno aumentando le piccole strutture extraalberghiere. Per trovare condizioni non particolarmente impegnative si può fare riferimento all’Ostello (gestito in convenzione con il Parco) in pieno centro e con una buona disponibilità di posti. Spartano ma economico. In alternativa il Rifugio del Muzzerone offre un’ospitalità “da rifugio” ma con apprezzabile cucina ed a brevissima distanza dal sentiero principale 1 (Portovenere- Campiglia – Riomaggiore) e dalle principali aree di arrampicata. Parcheggiare a Portovenre è un’impresa che può risultare disperata per cui consiglio di prendere in considerazione l’uso del bus (ogni mezz’ora) che parte nei pressi della stazione di La Spezia.

 In una visita di Portovenere non si dovrebbe dimenticare un’escursione alla Palmaria: il battello pubblico e di barcaioli privati in pochi minuti portano al minuscolo pontile del Terizzo. Si nota subito il passato (ed anche il presente) militare con il notevole “Forte Umberto I”, noto anche come la “Fortezza del mare”. Costruito nel 1887, oggi restaurato ad uso convegnistico e per ricevimenti, aveva per allora un avveniristico sistema di cannoni nascosti.

Il giro dell’isola si può effettuare sia in un senso che nell’altro. I sentieri hanno qualche tratto in falesia esposto ma sono stati recentemente risegnalati. Includendo anche la salita al Semaforo Alto (sulla sommità dell’isola) si effettua comunque un giro di circa quattro ore.  La Cala del Pozzale (ex cave di marmo Portoro) e la Cala della Fornace sono le insenature più interessanti ed iperfrequantate nei momenti clo della stagione balneare. Non di meno offrono la possibilità di una nuotata interrompendo momentaneamente la traversata.

 Dulcis in fundo anche alla Palmaria è possibile dedicarsi al nostro singolare biathlon hike+climb grazie alla presenza di diversi itinerari di arrampicata presso il Pozzale in ambiente bellissimo ma che dovranno essere a brevi riattrezzati a causa del degrado provocato dall’atmosfera salmastra. Un giro alla Palmaria deve necessariamente prevedere una sosta alla storica Locanda Lorena che nei decenni ha visto un via vai molto singolare di militari, climbers, turisti… ed offre un’ospitalità semplice e di qualità.

Rientrati a Portovenere non si deve dimenticare di gettare un occhio ai manufatti più rappresentativi del centro storico, che vi illustrerò qui di seguito.

La chiesa di San Pietro e la Grotta di Byron

In Liguria l’infinito comincia dopo uno scoglio. Là dove “sei alle origini / e decidere è stolto: / partirai più tardi / per assumere un volto” come scrive il poeta ligure Eugenio Montale. La Chiesa di San Pietro ha ispirato  Montale ed èsenza alcun dubbio uno dei luoghi più spettacolari del Mediterraneo. 
La chiesa è stata costruita tra il V e il XIII secolo sulle rovine del luogo di culto pagano dedicato alla dea della bellezza Venere, che dà il nome al borgo. La decorazione di San Pietro è quella tipica dello stile gotico genovese, con l’alternanza di strisce orizzontali bianche e nere. Per poterla visitare, la chiesa è aperta tutti i giorni dalle 8 del mattino fino alle 18.30, la Santa Messa si celebra, invece, nella vicina chiesa di San Lorenzo

Dai muri esterni che proteggono il complesso di San Pietro si accede alla scogliera ed alla vicina Grotta di Byron. Chiamata localmente Grotta Arpaia, le venne attribuito questo nome in seguito all’affissione di una lapide bilingue che diceva che Byron si ispirò a questo luogo per la descrizione della caverna de Il Corsaro, suo celebre poema.

Sulle pareti e nelle sue acque sono presenti tantissime specie marine: per questo è un paradiso per gli amanti dello snorkeling e per gli esperti di biologia marina. Secondo cronache non confermate egli trovò nella grotta il suo rifugio creativo, e che partendo da questa nuotò per ben 8 chilometri fino a raggiungere il suo amico Shelley.  Byron fu un grande nuotatore, tutti ricordano la sua impresa nella stretto dei Dardanelli, effettuata come omaggio a Leandro, che ogni notte lo attraversava per raggiungere la sua amata Era. L’immersione nella Grotta Byron Può essere affrontata sia dai nuotatori più esperti che dai neofiti delle immersioni, in quanto non è molto difficoltosa. Si inizia ai piedi della falesia, dove la profondità non supera i 5 metri e si prosegue costeggiando la roccia fino ad arrivare al punto massimo di 20 metri di profondità. Tutta la roccia è ricca di cavità in cui trovano rifugio moltissime specie da osservare con la maschera: crostacei, blennidi, nudibranchi multicolore o ancora minuti gamberi ed anemoni. Il fondale è roccioso in alcuni punti ma per la maggior parte è sabbioso.

La targa in memoria dei soggiorni di Lord Byron, amante della  Liguria e del nuoto, come da tradizione anglosassone

Il Castello Doria

Per secoli ha difeso il borgo di Porto Venere dalle incursioni dei pirati. Nel XIII secolo fu conteso tra Genova e Pisa. All’inizio del XIX secolo Napoleone lo trasformò in un terribile carcere. Imponente, maestoso, inespugnabile, il Castello Doria di Porto Venere, con la sua poderosa struttura di muraglie cieche a scarpata e di possenti volte in pietra locale, è una delle più imponenti architetture militari della Repubblica di Genova. Non è casuale un’architettura così rilevante a Portovenere ed anche questo è un segno di un’evoluzione del territori molto diversa da quanto avvenuto nelle contigue Cinque Terre. La sua pianta pentagonale con il bastione a sud che si protende verso il mare permetteva di tenere sotto controllo ogni lato del golfo. Il sentiero 1\AVG che collega Portovenere con il Muzzerone (e si dirige verso Riomaggiore) permette di apprezzarne la struttura nonché la ridotta cura dei luoghi che contrasta con il valore dei luoghi.

Walter Bonatti

Inserisco tra i luoghi storici di Portovenere/Muzzerone una persona, Walter Bonatti, scomparso qualche anno fa all’età di 81 anni. Anche i non alpinisti conoscono questo leggendario e fortissimo alpinista e poi, prematuramente lasciata l’attività alpinistica, esploratore, fotografo e giornalista. Oggi riposa nella tomba di famiglia della compagna Rossana Podestà nel piccolo cimitero di Portovenere. Questa vicenda, apparentemente di scarso interesse per i più è in realtà un curioso gioco della storia poiché Bonatti è stato una pietra angolare dell’alpinismo nel senso più completo del termine, ovvero non solo l’avventura sportiva ma anche l’esplorazione, la testimonianza giornalistica e la trasmissione dell’esperienza attraverso l’arte fotografica. E’ singolare che questo angolo di Liguria costiera in qualche modo legato alla montagna attraverso l’arrampicata e l’escursionismo abbia stretto un legame con un personaggio che non è eccessivo definire leggendario .Recentemente il CAI di La Spezia ha inaugurato un sentiero ad anello commemorativo che utilizza la salita iniziale fino al M.Muzzerone e gli altri sentieri esistenti e censiti nella REL (Rete Escursionistica Ligure) per rientrare al villaggio toccando anche il piccolo cimitero e gli accessi di diversi settori di arrampicata. Un modo per ricordare  e per rifletter sui valori dell’andare per monti.

Le falesie ed i sentieri del Muzzerone

In tempi non sospetti quando l’outdoor era del tutto assente nella promozione turistica e le attività sportive condotte nell’ambiente (meglio se in contesti piuttosto malagevoli) erano considerata una trascurabile nicchia per pochi appassionati, Portovenere e le sue isole significavano soprattutto mare e nautica minore, similmente agli altri borghi del Levante ligure.

I sentieri dell’area Spezzina erano già piuttosto frequentati ma complessivamente quasi ignoti al visitatore straniero. Ancora oggi gli incontrollabili flussi di camminatori interessano in particolare le Cinque Terre sono concentrati in gran parte tra Riomaggiore e Vernazza. Basta spingersi sui ripidi collegamenti a pettine verso monte per vedere scomparire di colpo la ressa.

La traversata Riomaggiore – Portovenere, raramente percorsa, restava sconosciuta ai più ed anche un po’ temuta per i tratti esposti e l’aggressività della vegetazione costiera. Tuttavia questo percorso, a tutt’oggi uno dei più avvincenti dell’Italia costiera.

L’alta costa a falesia compresa tra la Grotta di Byron e la cosiddetta spiaggia delle Rocce Rosse (sotto il nucleo di Tramonti) è riconosciuta con il toponimo di Muzzerone.

Paradossalmente un impulso alle attività sportive su questo tratto di costa arriva da un’esigenza di tipo militare: ad est del piccolo Golfo di Venere ila piccola punta del Varignano protegge l’omonimo forte, edificato nel 1724 dalla Repubblica di Genova come ospedale e deposito merci e successivamente, dalla Marina francese, convertita in Arsenale e nei primi anni del ‘900 sede dei Palombari della Regia Ma. Li oggi è la sede degli Incursori della Marina Militare evoluzione dei nuclei speciali attivi nell’ultimo conflitto.

Lavoro e  sport si incontrano alla  Parete Striata dove una  galleria di Cava mette in comunicazione la parete a picco sul mare con l’ombroso versante opposto raggiungibile a piedi

L’impervio e severo tratto di costa tra Portovenere e le Cinque Terre diventa dunque il luogo ideale per l’addestramento di questo corpo ad alta specializzazione nel cui protocollo operativo l’arrampicata su roccia e la capacità di muoversi velocemente in aree assai disagevoli sono competenze indispensabili. Le alte pareti che s’innalzano al di sopra del Castello Doria e che si dirigono verso ovest erano un terreno ideale e dalla fine degli anni ‘70 del precedente secolo furono utilizzate con l’attrezzatura dei primi itinerari e l’esplorazione di alcuni settori grazie anche ad alcuni accessi facilitati da esplorazioni estrattive che hanno lasciato in eredità grotte artificiali, gallerie e sentieri vertiginosi ancora oggi visibili e spesso percorsi per accedere ai siti di arrampicata. La convivenza tra incursori ed arrampicatori sportivi è inizialmente non del tutto scontata soprattutto perché gli approcci all’attrezzatura degli itinerari ed il senso stesso della scalata erano piuttosto differenti. In seguito la dimensione sportiva ha preso il sopravvento avviando la definiva esplorazione di tutte le pareti meglio esposte e con la roccia di qualità migliore arrivando all’estensione attuale.

La mappa dei sentieri principali tra Parco Nazionale delle Cinque Terre ed area di Portovenere e Muzzerone

Il primo settore ad essere stato individuato – per la comodità di accesso- è la Parete Centrale dove a partire dalla seconda metà degli anni ‘80 è esplosa l’apertura di nuovi itinerari sull’onda di ciò che stava accadendo nel ponente, a Finale Ligure, e nella Provenza francese che rappresentava per l’arrampicata del tempo una regione guida. In breve molti altri settori vengono attrezzati e saliti compresi quelli dove vi sono vie di più lunghezze di corda quasi sempre poste sulle pareti più alte affacciate direttamente sul mare e che offrono uno scenario assolutamente unico.

Tra la fine degli anni’80 e la metà degli anni ‘90 vengono scoperti praticamente tutti i settori oggi conosciuti per l’arrampicata. Si incrementano le visite degli stranieri che ovviamente trovano pazzesco questo paesaggio di alte pareti bianche incastonate tra il blu del mare ed il verde della macchia. Il lavoro del CAI e di altre associazioni locali restituisce chilometri di sentieri che diventano un collegamento primario tra il Golfo di Venere e le Cinque Terre nonché con alcuni piccoli nuclei rurali letteralmente “appesi” sulla linea di costa dove resistono coltivazioni eroiche di vite non meno pregevoli di quelle delle Cinque Terre. Persico, Schiara, Costa, Monesteroli sono i nomi di questi nuclei salvati dall’abbandono definitivo grazie a questo intenso lavoro di recupero. Non particolarmente stimolato, ahimè, dalle amministrazioni locali.

Nel giro di un paio d’anni si moltiplicano le visite e l’attivismo del Club Alpino di La Spezia favorisce anche un nuovo interesse per gli itinerari escursionistici che vengono gradualmente riscoperti, puliti e segnalati. Si scopre così un nuovo Eldorado che si affianca ai più noti sistemi di sentieri costieri come, ad esempio, nell’area di Portofino. L’aspetto interessante di questi itinerari e la possibilità di collegamento trasversale verso le prime valli interne alle spalle del Golfo dei Poeti. SI aprono così possibilità molto interessanti di collegamenti  anche di più giorni proprio negli anni in cui stava nascendo il sistema dell’Alta Via dei Monti liguri e del primo itinerario costiero di ampio respiro: il Sentiero Verde Azzurro (che sarà poi in parte ripreso dal Sentiero Italia).

La possibilità di camminare ed arrampicare sospesi sul mare avvicina così il territorio di Portovenere alle più significative destinazioni del genere in Europa: Calanques, Croazia e Grecia ed in Italia le falesie costiere del Circeo, della Sardegna, della penisola Sorrentina.  In una lunga giornata primaverile è possibile scalare, camminare, nuotare; in un contesto multisport che ha ben pochi paragoni in Europa.

Tornando all’arrampicata si deve notare che la roccia è un ottimo calcare caratterizzato da tacchette e gocce d’acqua a volte assai dolorose, ma che determinano un tipo di arrampicata molto tecnica ed elegante dove l’uso corretto dei piedi diventa fondamentale. Non mancano comunque gli strapiombi. Punti come la Polveriera possono tranquillamente soddisfare gli amanti della continuità su canne, mentre quelli dello Specchio di Atlantide necessitano oltre che di forza di dita di una buona dose di coraggio per la presenza di un vuoto che non ha nulla da invidiare a quello del Verdon. Per gli amanti delle vie di più tiri la Parete Striata rappresenta un angolo incontaminato di assoluta bellezza in un ambiente veramente selvaggio ed un pizzico di avventura alpinistica data dall’accesso complicato e dalla roccia talvolta non perfetta.  Il Muzzerone però si presta bene anche per i principianti nonostante la verticalità delle falesie in particolare nella comoda parete Centrale e nel più scomodo e solitario pilastro di Cayenna (lungo il sentiero 1 che scende verso Portovenere).

Accessi  al settore del Muzzerone e connessioni ai sentieri

Il Muzzerone è situato a 5 km da Portovenere. Alla frazionedelle Grazie s’imbocca una diramazione (cartello palestra di Roccia) sulla destra e si segue la strada  fino alle ultime case sul monte. Ad un bivio si prende a sinistra in discesa e dopo pochi tornanti via via più dissestata si giunge al Muzzerone (al primo tornante c’è uno degli accessi al Rif. Muzzerone – 20 min). Il posteggio per la Parete Centrale ed i settori Forte, Meraviglie  e Polveriera è sul penultimo tornante presso un intaglio di roccia. La strada prosegue poi per circa 500 m fin ad esaurirsi al Forte Muzzerone (Poligono della Marina) punto panoramico notevole.  Al tornante precedente si dirama il sentiero n°1 che porta in circa 40 min. direttamente nella piazzetta di Portovenere lungo un panoramico crinale poi, ripidamente, contorna la vecchia cava Striata Accesso alla Parete Striata – nei pressi, diramazione verso sinistra al rifugio Muzzerone 10 min) e quindi al Castello Doria.

Attraverso questo tracciato si può arrivare alle pareti partendo direttamente dal centro storico di Portovenere: se si sceglie l’opzione hike and climb ring si può arrivare in piazzetta con il bus di linea (circa 20 min da La Spezia), quindi salire alle pareti. Dopo la scalata si scende lungo la strada asfaltata fino ad una larga curva che si affaccia (slargo) direttamente sul mare (sella Derbi 190 mslm): qui s’incrocia la prosecuzione del sentiero 1 in direzione Campiglia e Riomaggiore (50 min per Campiglia 399 mslm, 2 h per Riomaggiore attraverso il Santuario di Montenero). Arrivati a Riomaggiore si torna agevolmente in treno a La Spezia in circa 10 min.

Il panoramico Rifugio Muzzerone
Sul pilastro del  Bunker uno dei luoghi più selvaggi del Muzzerone

I principali settori di arrampicata

Garimpo – circa 8 vie dal 6c all’8a+, da 15m a 20m (richiodato)
Specchio di Atlantide – circa 12 vie dal 7a all’8b, da 10m a 25m (richiodato)
Atlantide – circa 26 vie dal 6a+ all’8a, da 15m a 75m
L’intaglio – circa 11 vie dal 5a al 6a+, da 10m a 15m (richiodato, consigliato per i bambini)
Parete centrale – circa 70 vie dal 4c al 7c+, da 10m a 35m (richiodato)
Cava degli anelli – circa 6 vie dal 4b al 6a, 10m (recentemente chiodato, consigliato per i bambini)
Parete delle meraviglie/poveriera – circa 35 vie dal 3 al 7a, da 15m a 115m (richiodato)
Polveriera – circa 11 vie dal 6a al 7c+, da 15m a 30m (richiodato)
Parete dimenticata – circa 5 vie dal 6a+ al 7b, da 15m a 20m (parzialmente richiodato)
Pilastro del forte – circa 22 vie dal 4c al 7b+, da 10m a 55m (parzialmente richiodato)
La cajenna – 6 vie dal 5b al 7a+, da 15m a 30m (richiodato)
Pilastro del bunker – 6 vie dal 5c al 7a+, da 18m a 220m
Parete striata –  13 vie dal 5c al 7a+, da 20m a 200m
L’oratorio – circa 8 vie dal 6b al 7c, da 15m a 20m
Pilastro della discordia – circa 3 vie dal 6a+ al 6c, da 40m a 120m
Mandrachia alta – circa 16 vie dal 5b all’8a, da 10m a 70m (richiodato)
Mandrachia bassa – circa 17 vie dal 5a al 7a, da 20m a 60m (richiodato)

Tre itinerari escursionistici da non perdere

Da Portovenere a Campiglia

Dal lato a monte di Piazza Darsena (la piazza principale del paese; quota 11) si imbocca la scalinata che costeggia le mura del castello (segnavia bianco-rossi dell’Alta Via del Golfo e dell’Alta Via delle Cinque Terre). Si imbocca poi un marcato sentiero che risale il ripido contrafforte sovrastante tra i lecci e gli arbusti tipici della macchia. Giunti presso alcuni edifici di cavatori  si percorre un breve tratto in piano e si incontra un importante bivio (quota 172). Si lasciano a destra i segnali AVG e AV5T per imboccare a sinistra il sentiero 516: esso si inerpica nella macchia, che ogni tanto si apre offrendo bei panorami sulla Palmaria e sul Tino. Con percorso faticoso si raggiunge infine l’anticima sud del Monte Muzzerone (301 m).

Il Muzzerone culmina con tre vette distinte, ma le altre due (entrambe quotate 325 m) non sono accessibili agli escursionisti, a causa della presenza del Forte Muzzerone su una e di vecchie cave di marmo portoro sull’altra. In ogni caso, l’anticima su cui transita il sentiero offre un panorama spettacolare: da un lato si vedono dall’alto le impressionanti falesie che precipitano direttamente sul mare, e l’impervia costa di Tramonti; dall’altro invece la vista spazia sul Golfo di La Spezia, sul promontorio di Montemarcello e sulle Alpi Apuane.

Il sentiero prosegue ora in piano e in breve va ad incontrare una stradina presso un tornante (seguendola verso sinistra si giunge in breve all’ingresso dell’ottocentesco Forte Muzzerone, recintato e non visitabile). La si prende verso destra in discesa, e presto si trova, sempre sulla destra, un comodo sentiero che scende più direttamente tagliandone i tornanti. Si giunge quindi ad un tornante dove si ritrovano l’AVG e l’AV5T (quota 249); da qui si segue la stradina verso sinistra, se ne taglia un altro tornante con una scorciatoia e in breve si arriva alla Sella dei Derbi (190 m). Si riprende a sinistra il sentiero segnalato, che passa accanto ad un cippo commemorativo di un incidente aereo del 1937 e tocca un tornante della stradina per il forte del Monte Castellana. Si prosegue in diagonale lungo un ripido versante arbustivo a picco sul mare; voltandosi indietro si ha una splendida vista sull’impressionante falesia del Muzzerone. Tagliando tra vegetazione e affioramenti rocciosi si raggiunge la Bocca dei Cavallin (358 m), piccolo valico sul crinale su cui transita la strada asfaltata per Campiglia. Continuando su sentiero, si scavalca un dosso, poi si tocca nuovamente la rotabile presso un ampio piazzale; si riprende poi il sentiero segnalato che sale verso sinistra fino ad un crinale. Piegando bruscamente a destra si percorre il crinale, superando un’area picnic (tavoli e panche) ed un antico mulino a vento; si scende quindi in breve alla chiesa di Campiglia (399 m).

Ritorno: Si ritorna  lungo il percorso dell’andata fino al tornante di quota 249. Qui si continua dritti lungo l’ampia mulattiera dell’AVG e dell’AV5T, che aggira in piano il Monte Muzzerone incrociando i sentieri 516 (diretto a Le Grazie) e 518 (diretto a Sant’Antonio). Dopo una breve discesa, si abbandona il sentiero principale per prendere a sinistra la breve diramazione che guida al Rifugio Monte Muzzerone (202 m).
Subito a valle rispetto al rifugio ha inizio il sentiero 519, che scende ripidamente con brevi svolte tra fasce terrazzate ormai abbandonate. Si percorre quindi una bella mulattiera in parte scalinata, tra muri a secco, che incrocia il segnavia 517 e passa accanto alle prime case isolate. Ad un bivio si va a sinistra e, dopo una ripida discesa tra la fitta boscaglia, si entra nel paese di Portovénere; con un’ultima scalinata ci si riporta a Piazza Darsena, da cui si era partiti.

Da Campiglia a Monesteroli (sentiero 4d)

Tempi percorrenza: ore 0.45 (1° parte 4b)   difficoltà: E

Il sentiero si sviluppa quasi interamente su un’antica mulattiera che testimonia l’importanza di tale antico collegamento che insieme al tracciato 4 collegava i terrazzamenti di Schiara con il versante interno del Golfo (Tramonti di Biassa). Il sentiero si distacca dal 4 CAI e dopo breve tratto si ricongiunge al 4b che segue per un tratto attraversando un tratto pianeggiante coltivato a terrazzamenti. In seguito invece di seguire la linea di costa prosegue in direzione del mare con una spettacolare e vertiginosa scalinata che conduce fino al nucleo Monesteroli. Un gruppetto di case letteralmente aggrappato al rocce a picco sul mare. La scalinata di Monesteroli è uno dei più interessanti collegamenti tra monte  e mare dell’intera Liguria e considerata la ripidezza del versante e la sua morfologia è un vero capolavoro di ingegneria spontanea.

Da Campiglia a Riomaggiore attraverso Fossola (Monesteroli) (sentiero 4d)

4b Campiglia – Fossola (Monesteroli) – Campi (Riomaggiore)
Tempi percorrenza:  ore  1,50 Difficoltà: E

Collegamento in costa tra Campiglia e Riomaggiore che può essere utilizzato per chiudere un anello molto interessante anche provenendo da Portovenere ed includendo sempre il pazzesco nucleo di Monesteroli.

 La traccia parte dall’abitato di Campiglia: all’imbocco del Vico Codemìn  nei pressi della Locanda Tramonti, si lascia alle spalle le ultime case e si avvia verso la località chiamata Lama. Giunge quindi ai terrazzamenti vignati del Francanese da dove si gode un bel panorama sia sul sottostante spiaggione di Persico e Navone. Il sentiero sfocia quindi nella carrozzabile Telegrafo-S.Antonio-Schiara, dove incrocia il 4 CAI che dalla Sella di S.Antonio scende a Schiara, per giungere nel fosso di Nozzano, presso la storica Fontana di Napoleone. Lasciata la lecceta di Nozzano, il 4b si distacca dal sentiero 4 CAI e torna ad attraversare fasce vignate sino ad incontrare il sentiero 4d CAI che scende a Monesteroli.

La vertiginosa scalinata di Monesteroli

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HIKE & CLIMB – FABIO PALAZZO
Sono Guida Alpina UIAGM e Dottore Agronomo, docente a contratto di Pianificazione del Paesaggio presso l’Università di Genova. Vivo a Genova ma nel lavoro di Guida mi divido tra la Liguria, la Toscana, l’arco alpino e qualche bella esplorazione fuori dall’Europa.
Nelle due professioni, ormai da molti anni, cerco di unire le esperienze lavorative e personali in una sintesi che contribuisca ad arricchire chi entra nel mondo complesso ed emozionante delle montagne. Praticamente tutta la mia vita lavorativa è stata finora spesa nelle aree interne italiane. Che non sono solo montagne ma anche cultura materiale e comunità.
Accompagnando e formando come Guida o contribuendo al percorso dei giovani paesaggisti spero di condividere la consapevolezza per il valore e la sensibilità del territorio montano ed il suo riscatto attraverso la conoscenza e la pratica sportiva. Mai fine a se stessa.
Sono un Tecnico del Corpo Nazionale di Soccorso Alpino e Speleologico ed un membro del Club Alpino Accademico Italiano nonché un socio ordinario dell’Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio e della Società Italiana dei Territorialisti.
 Spero di condividere con tutti Voi non solo esperienze ed informazioni ma anche una presa di posizione nei confronti del mondo che cambia attraverso un modo responsabile e partecipativo di esplorarlo. Anche dietro la porta di casa!

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