Il borgo di Bevagna (PG)

L’associazione dei borghi più belli d’Italia in questo 2022 ha certificato che l’Umbria è la regione che ne conta di più in Italia: ben 29, e così belli e variegati che gli è stato dedicato anche un gioco da tavolo!

Bevagna panorama

Tra le cittadine di più “antico” inserimento nella lista c’è Bevagna, una delle pochissime città di pianura dell’Umbria, un borgo fortificato di pianura dove si respira aria d’altri tempi. Chiese, palazzi, vicoli tutto ci riporta indietro nel tempo, ma se vogliamo vivere di prima mano l’esperienza del Medioevo basta essere in città nella seconda metà di giugno, quando la città si catapulta letteralmente indietro nel tempo. Spariscono i cartelli stradali, spariscono le luci elettriche… si torna a vivere a lume di candela, ci si veste e si va a lavorare come tanti secoli fa.

I fiumi, la grande ricchezza del borgo nei secoli passati, tornano ad essere motore economico. Lungo le sponde rivivono i mestieri e le attività legate all’acqua: la segheria, la conceria e poi cartai, vetrai, dipintori, zecchieri…  Per 10 giorni è come se il tempo si fermasse.

In realtà alcune di queste botteghe si possono visitare anche durante l’anno, basta verificare la loro disponibilità prima di partire. E se anche non fossero aperte si può sempre gustare una splendida passeggiata per la città. La piazza Silvestri conserva uno dei migliori esempi di cittadina umbra dove polo politico e religioso sono affiancati l’un l’altro, distanti solo pochi metri. Qui il medioevo regna sovrano soprattutto nella splendida chiesa romanica di San Silvestro che già dall’ingresso denuncia la sua età: c’è una targa infatti che riporta la data del 1195 e ci dice che il regnante dell’epoca era l’imperatore Enrico VI.

Chiesa San Silvestro

L’interno spoglio ne accentua la sua bellezza austera che invita al raccoglimento e alla preghiera. La chiesa era probabilmente la cappella palatina dell’adiacente palazzo dei Consoli oggi trasformato nel teatro Torti.

Dirimpetto la chiesa di San Michele, anch’essa antica ma trasformata internamente più volte per adattarla allo spirito dei tempi e ancora oggi usata come chiesa parrocchiale.

San Michele

Ad ogni angolo c’è una chiesa, una cappella, quasi a dimostrare un profondo legame con la Chiesa e i suoi Santi, ma in realtà Bevagna ha una caratteristica molto particolare. I nomi dei suoi abitanti suonano piuttosto strani e qualche curioso ha provato a capirne la ragione. Non si tratta di una burla, ma i nomi che i bevanati portano da secoli (da Abeba a Zopiro ne potete sentire di veramente curiosi) sono secondo alcuni opera di un ufficiale dell’anagrafe anticlericale o amante dell’antichità o, ancora più probabile, dall’amore per la classicità che ha sempre contraddistinto gli abitanti di questo borgo. Roma e la sua storia hanno infatti segnato il volto di Bevagna. Un borgo nato e cresciuto lungo i fiumi, ma soprattutto lungo la via Flaminia e sviluppatosi così tanto da avere un teatro da diecimila posti a sedere! Di questi fasti antichi oggi rimane ben poco considerando che per secoli Bevagna contadina e povera si è proprio dimenticata del suo passato trasformando addirittura le terme romane nella stalla degli animali.

Teatro romano

Le cose sono cambiate da una trentina d’anni: la città ha lentamente riscoperto il suo passato, la sua bellezza e i suoi tesori che oggi mette in mostra per quei turisti che non si lasciano trasportare dalla fretta ma amano scoprire il borgo in tranquillità. E’così che si può godere degli interni del teatro romano trasformato non solo in abitazione, ma anche in bottega del mercante dove si capisce bene la profonda compenetrazione tra vita pubblica e privata che c’era nel passato. Si può passeggiare sui basoli dell’antica via Flaminia che attraversa ancora oggi tutto il paese in corrispondenza di Corso Matteotti e via Amendola. Girare l’occhio e sbirciare i mosaici delle terme con cavallucci marini, polipi e delfini e poi salire fino alla chiesa di San Francesco per godere di un angolo caratteristico dove passato e presente si compenetrano perfettamente. Si può imparare a fabbricare la carta, a produrre candele o rivivere l’intero processo di produzione della seta… dal baco al tessuto passando per un torcitoio perfettamente funzionante e riprodotto secondo modelli che si farebbero risalire addirittura a Leonardo da Vinci.

Se poi si è stanchi ci si accomoda in uno dei tanti localini che si incontrano lungo le vie e ci si gusta un buon piatto accompagnato da un bicchiere di Sagrantino! E sì, siamo nella zona di produzione di uno dei migliori vini rossi d’Italia.

I Francescani ne hanno introdotto la coltivazione e lo usavano come vino da messa (ecco spiegato il nome), ma sono stati i vignaioli di queste zone che dagli anni Sessanta lo hanno trasformato in uno dei prodotti di punti della viticoltura italiana!

Vi aspetto per scoprire insieme questo affascinante borgo!


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MONIA MINCIARELLI
Laureata in Lingue straniere accompagno ormai da quasi 30 anni gruppi italiani e stranieri, ragazzi ed adulti, alla scoperta dell’Umbria e della sua meravigliosa natura. Amo la storia, ho un particolare interesse per Francesco d’Assisi e il francescanesimo così come per le visite “interattive”, riservate soprattutto agli studenti di lingua italiana che, con l’aiuto della mia “guida”, possono mettere in pratica quanto hanno studiato in classe e ampliare e/o rinforzare così le loro abilità linguistiche.
Dopo un’esperienza pluriennale come docente esperto linguistico all’Università e agente di viaggio ho deciso di tornare alla mia prima passione, il lavoro di guida turistica ed escursionistica, e mettere a disposizione la mia esperienza per creare programmi particolari, inusuali e accattivanti anche per il visitatore più esigente perché ogni angolo d’Umbria diventi un luogo speciale in compagnia di una guida.

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