Itinerari di frontiera tra Italia e Slovenia

Italia e Slovenia. Due mondi confinanti ma così diversi storicamente. A questo proposito basta considerare che fino a pochi decenni fa la frontiera tra questi Paesi rappresentava il confine tra due concezioni politiche opposte. Allora era impensabile vedere un’unione che superasse questa netta divisione. Invece la Storia ci ha insegnato che nulla è immutabile e che l’unione di culture ed intenti porta a grandi successi come nel caso del progetto Interreg Italia-Slovenia. L’articolo di oggi nasce da quest’ultima considerazione e prende spunto – almeno per quanto riguarda il titolo – da un famoso evento gastronomico goriziano chiamato “Gusti di Frontiera”. Tale manifestazione annuale anima la città situata a pochi passi dal confine sloveno verso fine settembre e qui si possono scoprire numerose cucine nazionali ed internazionali passeggiando per gli oltre 300 stand. Questa città di frontiera è perciò diventata un ponte tra varie culture ed è riuscita in questo modo a valorizzarsi ulteriormente. In seguito verranno raccontati altri luoghi “di frontiera” che si sono sempre più sviluppati proprio sfruttando quest’apertura e riuscendo così a valorizzare itinerari e progetti lungo le valli del Natisone e dell’Isonzo.

Segnalazione del confine tra Italia e Slovenia

La prima località presentata si trova a una trentina di chilometri a nord di Gorizia e a una decina di chilometri a ovest del confine sloveno. La protagonista in questione è Cividale del Friuli che conta oltre dieci mila abitanti e dal 1991 è sede di un famoso festival culturale mitteleuropeo che verrà descritto in seguito. Prima però è necessario dare alcune informazioni generali su questo splendido luogo attraversato dal fiume Natisone e dove sorge il famoso “Ponte del Diavolo”. La tradizione vuole che Cividale sia stata fondata da Giulio Cesare nel II secolo a. C. con il nome di Forum Julii (da cui molti fanno risalire il nome “Friuli” per contrazione) mentre il nome odierno Cividale deriva da Civitas Austrie (residenza ufficiale del patriarca-vassallo dell’Imperatore di Germania fino al 1238). Questo luogo è inscritto nella lista UNESCO dal 2011 grazie ai suoi reperti storici ed artistici quali il Tempietto Longobardo e il Monastero di Santa Maria in Valle. Ciò testimonia lo splendore del primo Ducato Longobardo in Italia e la conseguente armonizzazione tra il passato romano e le successive influenze longobarde, medievali e mitteleuropee. Questa contaminazione culturale ha reso Cividale il luogo perfetto per la nascita di un festival dal nome emblematico – ossia “Mittelfest” – dopo la caduta della cortina di ferro. Lo scopo dichiarato è quello di promuovere per una settimana tra agosto e settembre il teatro, la musica, la letteratura e la danza tra ben 27 paesi dell’area europea. Infine, non si può lasciare questa città senza aver provato i golosi strucchi, dolci fagottini con lo stesso ripieno della gubana e nati proprio in quest’area.

Veduta del Ponte del Diavolo e del fiume Natisone – Cividale del Friuli

La seconda località si trova invece in territorio sloveno ad una trentina di chilometri a nord-est di Cividale e a soli dieci chilometri dal confine italiano. Questo luogo ha un legame molto forte con la storia italiana in quanto è considerato il teatro della più grande disfatta italiana della Prima Guerra Mondiale (e tra le peggiori dell’intera storia militare nazionale). Si tratta del comune di Caporetto – o Kobarid in sloveno – che non supera i cinque mila abitanti ed è compreso tra i fiumi Isonzo e Natisone. Qui si erge lo spartano museo della battaglia dove viene raccontato il martirio dei soldati italiani e austro-ungarici dall’inizio delle ostilità nel maggio 1915 fino alla fatidica data del 24 ottobre 1917 soffermandosi sugli esiti e sulle conseguenze dei giorni successivi. In questo caso il dolore e la morte sono diventati un collante tra i popoli coinvolti nella guerra e ancora oggi è possibile rivivere quei momenti nelle ricostruzioni sicuramente rustiche ma che ben rendono le difficoltà provate dai soldati che combattevano lungo il fiume Isonzo. Poco distante dal museo è stato eretto nel 1938 per volere di Mussolini un sacrario militare dedicato a Sant’Antonio da Padova dove sono sepolti oltre sette mila soldati italiani. Spostandosi ad est verso l’Isonzo compare il famoso ponte di Napoleone da cui parte un sentiero immerso nella natura. Dopo circa mezz’ora di camminata pianeggiante si giunge ad un canyon dove si comincia già a sentire il rumore di una cascata. E poi improvvisamente campare dietro una curva il salto di 15 metri del torrente Kozjak che nasce dal vicino monte Krnčica e confluisce poco dopo nel fiume Isonzo (o Soča in sloveno).

Cascata del torrente Kozjak

Finendo l’itinerario lungo la frontiera italo-slovena si può nuovamente scendere a sud di Caporetto per una quarantina di chilometri fermandosi una decina di chilometri a nord di Gorizia. Qui si erge per 1600 ettari il Collio (o Brda in sloveno) tra i fiumi Isonzo e Natisone. Si tratta di un susseguirsi di dolci colline – come suggerisce già il nome – diviso tra i due Stati e che ha saputo svilupparsi negli anni focalizzandosi sulla viticoltura e sul turismo slow ciclopedonale. Si possono così scoprire i sentieri della Grande Guerra, i castelli medievali, i borghi locali e i variegati paesaggi naturali segnati dalla vite e dagli ulivi. Nonostante il vino del Collio sia conosciuto a livello nazionale ed internazionale, pochi sanno che questa zona è stata fra le prime in Italia ad ottenere la Denominazione d’Origine Controllata (DOC) nel 1968. A questo si aggiunge una cucina ricca di influenze austriache, slovene e friulane che rimanda all’evento “Gusti di Frontiera” della vicina Gorizia da cui siamo partiti. Per chi volesse scoprire altri luoghi limitrofi, accanto a Gorizia si trova la città di Nova Gorica che racchiude anch’essa chicche tutte da scoprire. Mi permetto di suggerirne una: il Monastero francescano di Castagnevizza dove sono sepolti ben sei membri della casa dei Borbone di Francia che scelsero di andare qui in esilio dopo la turbolenta Rivoluzione di Luglio del 1830.

Veduta dei vigneti del Collio – Brda

In conclusione, la frontiera italo-slovena è un’area che negli ultimi trent’anni è stata in grado di mettersi in discussione sviluppando realtà già esistenti ma con un atteggiamento nuovo improntato al dialogo e alla contaminazione culturale e sociale. A questo proposito segnalo che Gorizia e Nova Gorica saranno insieme “Capitale Europea della Cultura 2025” e questo evento non farà altro che rafforzare questo trend sinergetico che è attivo già da molti anni.


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Mi chiamo Francesco Munari e sono un giovane economista specializzato nell’ambito culturale e sostenibile. Mi piace ricercare le cose belle e lavoro per valorizzarle. Provengo da una famiglia di designers veneti e a questo background ho aggiunto gli studi universitari economici, artistici ed ambientali. Avere un profilo così ibrido mi consente non solo di analizzare ciò che mi circonda con occhi sempre nuovi ma anche di vedere sinergie dove altri non le vedrebbero. Sogno di gestire un sito UNESCO con impatto zero sull’ambiente.

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