Roma, un’eterna sorpresa – La Loggia dell’Amore

Villa Farnesina a Roma è un gioiello architettonico ed artistico senza eguali, un piccolo villino residenziale realizzato cinquecento anni fa con tutti i canoni, i crismi e il senso del bello tipici dell’età rinascimentale. Dobbiamo ringraziare il padrone di casa, Agostino Chigi, se dagli inizi del Cinquecento artisti mirabili come Raffaello o Baldassarre Peruzzi si occuparono della decorazione delle sale e delle stanze di questa meravigliosa villa.

Tra le meraviglie pittoriche da loro completate l’occhio cade, irrimediabilmente, sulla loggia posteriore, interamente affrescata. Le pitture ripercorrono, tra festoni vegetali ed elementi naturalistici, uno dei miti antichi che più appassionarono gli uomini e le donne del Rinascimento: la storia, a lieto fine, di Amore e Psiche.

La loggia dell’Amore – Foto di Combusken

Entrare in questa loggia significa fare il proprio ingresso in un’illusione vera e propria. Le pareti, e soprattutto il soffitto, sono affrescati in modo da vedere fittizi scorci di cielo, in cui fanno capolino figure mitologiche, puttini, fiori e frutta immersi in elementi naturalistici. Un compendio di bellezza e natura, in un luogo al chiuso che diventa aperto e arioso.

La loggia, probabilmente, era utilizzata dal padrone di casa, il famoso banchiere Agostino Chigi, per allietare i propri ospiti con pasti lussuosi, musicisti, attori e poeti. Ma più di ogni altra cosa la loggia risplende dei vividi colori del mito di Amore e Psiche, reso in termini pittorici in maniera egregia dalla bottega di Raffaello. Ognuno aveva uno scopo ben preciso. C’era chi si occupò specificamente degli elementi vegetali, chi delle figure umane. Complessivamente abbiamo un risultato davvero eccelso. Eccezionale! Ma cosa narra l’episodio mitologico di Amore e Psiche? Secondo la versione più famosa, Psiche era una ragazza bellissima, talmente bella da suscitare negli uomini complimenti spassionati. Secondo molti la bellezza di Psiche era paragonabile, se non superiore, a quella della stessa Venere. La dea non rimase contenta di essere paragonata ad una semplice mortale, tanto che ordinò al padre di Psiche, un re, di sacrificare la figlia se non voleva veder cadere la fine sul suo regno. Il sovrano accettò a malincuore, e abbandonò Psiche in un’oscura vallata in cui, si diceva, abitava un mostro.

Il banchetto nuziale

Camminando nel mezzo della foresta che occupava la valle, la ragazza entrò in un sontuoso palazzo, adornato d’oro e molto lussuoso. Vagò senza meta fino a che, calata la notte, entrò in una stanza da letto. Avvertì un’oscura ma irresistibile presenza, come una creatura a cui non sapeva resistere. E, sebbene a causa del buio e delle candele spente non poté vedere il volto di tale essere, giacque con lui.

La cosa si ripeté più e più volte, sino a che una sera, preso un coltello per difendersi ed una candela per vedere, la giovane Psiche non rientrò nuovamente in quella camera da letto. Voleva scoprire con chi giaceva la notte. Grande fu la sorpresa quando vide dinanzi a sé Cupido, il figlio di Venere a cui era stato ordinato, dalla madre, di uccidere Psiche trasformandosi in un mostro. Peccato che anche Cupido cadde vittima della bellezza della mortale. A nulla valsero le proteste di Venere ed i suoi ripetuti tentativi di mettere i bastoni tra le ruote nella relazione d’amore. Alla fine lo stesso Giove accordò ad Amore e Psiche un matrimonio divino, lassù sull’Olimpo, elevando la ragazza al rango di divinità.

Questo mito toccò notevolmente le corde di studiosi e filosofi, poiché essi ravvidero in questa storia una serie di concetti e idee che sondavano l’animo umano. Dopotutto lo stesso nome, Psiche, significa anima in greco antico. Le vicissitudini che la giovane Psiche dovette affrontare, e le prove che Venere le sottopose per poter essere degna del suo amore con Cupido, riflettono l’anima dell’essere umano che, pur di raggiungere il vero amore, le prova tutte, correndo anche rischi e pericoli. Il risultato finale è una ricompensa senza eguali.

Foto di progettostoriadellarte.it

I due pannelli centrali della loggia di Amore e Psiche qui nella Villa Farnesina a Roma ci mostrano proprio i momenti clou, quelli in cui la presenza di Giove, come una sorta di giudice, fu determinante per portare a termine l’intera vicenda. Ma interessante è anche notare come l’episodio mitologico non fosse stato scelto a caso. Infatti anche Agostino Chigi fu al centro di uno scandalo amoroso quando, da un suo ritorno da Venezia per un viaggio d’affari, introdusse nel suo mondo la giovane cortigiana Francesca.

Scandaloso fu questa relazione tra un ricco e rispettabile uomo ed una donna che, spesso, veniva additata come una prostituta senza scrupoli. In realtà, a quanto pare, fu vero amore, tanto che Agostino Chigi resistette a tutto e a tutti, pur di stare con la donna che amava. Un po’ come Amore e Psiche, dunque, anche loro ebbero il lieto fine. Un qualcosa che, tra mito e realtà, è raffigurato anche in questo straordinario ambiente, magistralmente decorato ed affrescato da artisti della bottega di Raffaello.


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Mi chiamo Gianluca Pica e sono una guida turistica ufficiale di Roma. Il motivo di questa scelta? La mia passione per una città incredibile come Roma! Per questo il mio percorso di studi e le materie che più amo, come storia dell’arte o archeologia, hanno come unico scopo quello di approfondire la conoscenza di questa città. Volete farlo anche voi? Vi aspetto!

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