Calabria: Terra da Vivere – Tortora (CS) e il Portale dello Zodiaco

Giungendo in Calabria dal versante tirrenico, appena superato il confine con la Basilicata, vi imbattereste nelle indicazioni stradali per Tortora (CS). Cittadina meno conosciuta rispetto alle più rinomate località balneari come Praia a Mare, Scalea, o San Nicola Arcella, ma piccolo paese della fascia collinare, che ha mantenuto uno sbocco sul mare, e che in passato ha rivestito un ruolo di primaria importanza, prima per il popolo degli Enotri, poi per quello Lucano, e infine per Roma.

E’ così infatti che cercando notizie su questo borgo, localizzato attualmente ad una quota di circa 300 m sul mare, trovereste il nome di Blanda e Blanda Julia poi, dopo che i Romani la espugnarono a seguito della sua alleanza con Annibale. Reperti importanti e la storia di questo tempo è ben raccontata nel Museo di Blanda, con sede proprio a Tortora. Questa località, dai primi secoli del Cristianesimo rimase sede vescovile fino al IX secolo, quando venne abbandonata dagli abitanti, per rifugiarsi nell’entroterra, su uno sperone di roccia protetto dalla Fiumarella di Tortora e con un solo accesso dalla costa, assumendo il nome di Julitta, in onore della città romana abbandonata, e poi Tortora.

Arrivando nei pressi del centro storico si può proseguire lungo una comoda scalinata che durante il percorso rammenta attraverso dei recenti graffiti il legame con il volatile da cui ha preso il nome il paese, vista la sua grande abbondanza nei tempi passati ed ora anche presente nello stemma municipale, e il richiamo allo “Zaferana Fest” nome, “zaferana” con cui in dialetto locale si indica il peperoncino, elemento tipico della tavola calabrese.

Terminata la scalinata si giunge davanti l’entrata dell’area fortificata chiamata “‘mballaturru”, che significa letteralmente “ai piedi della torre”, piazzale che anticipa l’entrata principale a quello che era il sito fortificato dell’antico impianto urbanistico della cittadina, luogo di arrivo posizionato dunque prima della vera area politica e religiosa più importante dell’abitato.

Qui però trova sede, una piccola chiesa, che possiede uno degli elementi più affascinanti e particolari che troviamo nell’intero comprensorio dell’alto tirreno cosentino e non solo: la Chiesa delle Anime del Purgatorio. La chiesetta a navata unica, che in merito a quanto suddetto si trovava al di fuori delle mura, compare per la prima volta in un rogito del 1554 quando è ancora intitolata a Santa Caterina d’Alessandria; attualmente invece assume questo nome, per un dipinto settecentesco in esso conservato dove la Vergine viene implorata dalle anime del purgatorio perché interceda per loro.

La facciata a capanna, contiene l’elemento di massimo interesse. Un portale d’ingresso costituito da sei conci, ornato da diverse figure e simboli, che sovrasta la porta lignea datata 1.688 e cinque gradini che permettono l’entrata.

Chiesa della Anime del Purgatorio

Questo stesso arco ha un nome che ben fa intuire i disegni rappresentati nei conci: il Portale dello Zodiaco.

A giudizio di uno noto storico locale Biagio Cappelli, fu realizzato nella seconda metà del XII secolo, in epoca normanna, racchiudendo però l’arte dei popoli che nella seconda metà del primo millennio si erano contesi ed occuparono con il loro controllo questa parte di Calabria: Bizantini, Longobardi e Arabi.

Iniziamo dalla base: nella facciata si vedono due figure che nel tempo purtroppo hanno perso le loro connotazioni più dettagliate, ma che rappresentano due leoni, figure guardiane poste per sorvegliare il luogo interessato. Al di sopra invece a formare la volta celeste, riconducibile proprio al cielo stellato, ci sono i conci con le rappresentazioni da sinistra a destra delle seguenti costellazioni Leone, Ariete, Scorpione, Pesci, Sagittario e Cancro tra leoni Gemelli.

Quest’ordine però non è sicuramente quello originario dei conci che si trovano ora in questa posizione a seguito di un riutilizzo del portale stesso, proveniente da un luogo di culto ancora sconosciuto e sicuramente diverso da quello attuale. Rispetto a quello che è lo studio svolto per ridefinire l’ordine dei conci e grazie ad alcuni elementi quali ad esempio, la punta del pungiglione dello scorpione che compare in alto nel concio del sagittario, richiamando così il mito stesso, l’ordine di origine era il seguente: Sagittario, Scorpione, Leone, Cancro-Gemelli, Ariete e Pesci, con quest’ultimo blocco poggiato sul capitello destro. Per ogni concio c’è una storia che lo lega all’altro, così come tanti sono ancora i misteri irrisolti di questo portale: da dove effettivamente proveniva, il perché non ci siano tutte le costellazioni, chi ha commissionato questo tipo di opera molto particolare, quali altri collegamenti vi sono tra ogni simbolo utilizzato, e come mai un impiego tollerato per così tanto tempo anche per un luogo di culto cristiano. Un sito veramente unico e dalla storia complessa.

Portale dello Zodiaco

Lasciandoci alle spalle questo importante monumento si procede superando l’entrata principale dell’area fortificata superando il Palazzo Baronale dei Casapesenna, ultimi proprietari e feudatari di Tortora, giungendo nella piazza antistante la Chiesa di San Pietro e Paolo. In stile neoclassico, questo luogo di culto, inizialmente costruito intorno al 1.300 ha subito diverse modifiche, la più importante nel 1.700 aggiungendo la terza navata e modificando completamente l’assetto della chiesa, spostando l’entrata dove attualmente è collocata. Di grande interesse sono le due colonne ai lati dell’entrata centrale, che così come quelle poste all’interno appena entrati, risultano essere colonne di spoglio dell’antica area di Blanda.

Il presbiterio e il coro sono riccamente decorati con cinque affreschi di Genesio Gualtieri di Mormanno, pittore locale, eseguiti nel 1768.

Proseguendo alla sinistra della chiesa si giunge sul limite delle costruzioni del centro storico, dove il Palazzo Nobiliare dei Monaco, è costruito adiacente allo strapiombo sulla Fiumarella di Tortora, luogo dalla vista mozzafiato che spazia dalla costa del Mar Tirreno, fino alle montagne che proteggevano il paese, e la vista su un altro borgo di cui abbiamo in parte già parlato Aieta, posto sull’altro lato della vallata. Qui, Casa Monaco diventa l’ultimo possibile baluardo di difesa del centro fortificato, mantenendo anche elementi architettonici che cercano di renderla difendibile alla meglio: si nota infatti in altro al centro sopra l’arco d’entrata la caditoia, utile per colpire i nemici dall’alto in caso di attacco; così come gli spazi interni erano contraddistinti da cantine, cisterne, magazzini tutti utili per poter sostenere al meglio un eventuale ultimo assedio. Una suggestiva ultima fortezza, per la strenua resistenza.

Un altro percorso ricco di curiosità e di enigmi ancora irrisolti che lasciano incuriosite i visitatori che scelgono questo itinerario dell’Alto Tirreno Cosentino. Sono a piena disposizione per poterti guidare in questo percorso e raccontarti tutte le sue peculiarità. Ti aspetto per camminare insieme e ammirare le tante meraviglie del borgo angioino: contattami subito!


Vorresti organizzare un viaggio in queste zone? Clicca qui e compila il form: troveremo per te la giusta Guida turistica, escursionistica o esperienziale che possa accompagnarti alla scoperta del territorio!


Ciao, sono Andrea. Vivo nell’area protetta più grande d’Italia: il Parco Nazionale del Pollino, tra Calabria e Basilicata. E proprio qui, amante della mia stupenda e controversa terra, sono diventato prima Guida ufficiale del Parco (2013), e poi Guida Turistica abilitata (2019). Ho intrapreso questa strada con passione e voglia di fare perché credo nel valore di questo territorio che ha conservato luoghi ricchi di arte, storia e natura davvero unici. Ti aspetto per visitarli insieme!

Rispondi