Il Vitra Campus a Weil-am-Rhein in Germania

Oggi usciamo dall’est della Francia e facciamo una gita a pochi passi dal confine francese, accanto a Basilea. Basilea si trova in Svizzera, però se guardate su una mappa vedrete che è anche a due passi dei confini sia francesi che tedeschi, dove si estende anche la sua periferia. Facendo una passeggiata lungo il fiume Reno, è quindi possibile attraversare a piedi i due confini, e arrivare nella cittadina tedesca di Weil-am-Rhein, dove si trova l’azienda di design Vitra.

Quest’azienda fu fondata nel 1950 dall’imprenditore svizzero Willi Fehlbaum a Weil-am-Rhein, ma la sua storia cominciò per davvero nel 1953, quando Willi Fehlbaum scoprì i mobili disegnati da Charles e Ray Eames in un negozio a New York. Willi Fehlbaum e sua moglie Erika decisero di comprarne i diritti di produzione e commercializzazione per l’Europa; dal 1957 Vitra iniziò allora a produrre i mobili creati da questa coppia di designer americani, per poi allargare la sua produzione ad altri designer negli anni successivi.

Oggi, il Vitra Campus di Weil-am-Rhein è uno dei siti industriali dove vengono prodotti i mobili Vitra, ma è anche un vero museo di architettura contemporanea e di design da visitare, in cui si può facilmente trascorrere tutta la giornata. Comprende infatti vari edifici, costruiti dai più famosi architetti dei secoli XX e XXI: Frank Gehry, Zaha Hadid, Herzog & de Meuron, Tadao Ando, etc.

La VitraHaus di Herzog & de Meuron

Il più conosciuto degli edifici del campus è la VitraHaus, costruita nel 2010 dagli architetti svizzeri Herzog & de Meuron. Vale davvero la pena sia per la sua architettura che per l’allestimento interno, siccome è un po’ tra il museo, il negozio e lo showroom.

La VitraHaus di Herzog & de Meuron, 2010

La decisione di costruire la VitraHaus fu presa dopo l’avvio nel 2004 della collezione “Home” di Vitra, composta da mobili per la casa. Ci voleva dunque un nuovo edificio per mostrare questa collezione, in ambienti che avrebbero ricordato quelli di una casa. 

Jacques Herzog e Pierre de Meuron stavano allora lavorando al nuovo stadio olimpico a forma di nido d’uccello di Pechino, e avevano già ristrutturata l’ex centrale elettrica della Tate Modern di Londra per trasformarla in un museo. Per la VitraHaus, decidono di costruire una “pila di case tedesche”: l’insieme è quindi una casa fatta di case tutte uguali, che appartengono alla tipologia molto comune della casa con un tetto aguzzo a due falde. Per rompere la monotonia di questa tipologia ripetitiva, queste dodici case grigie, che sarebbero di solito allineate lungo una strada, sono qui impilate in altezza su cinque livelli per formare una specie di piramide. I vari volumi si incrociano, si incastrano e si mescolano, e tutto sembra semplicemente poggiato qua come un gioco di costruzione.

L’interno è costituito da varie stanze completamente arredate con mobili Vitra, che possono essere uffici, salotti, camere… Lì si possono ammirare e pure provare le opere dei vari designer che hanno lavorato per Vitra.

Un ambiente a forma di salotto
Una sala da pranzo Vitra, con sedie di vari designer e le lampade in carta Akari, immaginate dal designer giapponese Isamu Noguchi negli anni Cinquanta
Una stanza con le Wooden Dolls di Alexander Girard, sculture decorative in legno che lui disegnò nel 1952 per la sua casa di Santa Fe

Alla scoperta di alcuni designer di Vitra

Charles e Ray Eames

Presentazione di alcune opere di Charles e Ray Eames nella VitraHaus

Charles Eames (1907-1978), nato nel Missouri (Stati-Uniti), studiò e lavorò nell’ambito dell’architettura prima di interessarsi al design industriale e collaborare con il designer Eero Saarinen alla fine degli anni Trenta per creare mobili in legno. Crearono insieme per un concorso nel 1940 la Organic Chair, molto avanti per il suo tempo con le sue forme scultoree ma che non poteva ancora essere prodotta in serie perché le tecniche di produzione adeguate non esistevano allora.

L’Organic Chair di Charles Eames e Eero Saarinen, 1940 – Foto di Blunt

Ray Eames (1912-1988), nata Bernice Alexandra Kaiser in California, era una pittrice. I due artisti si sposarono nel 1941 e si trasferirono a Los Angeles, dove cominciarono a sperimentare tecniche di modellatura tridimensionale di compensato, per creare sedie comode e non troppo costose. Con l’inizio della Seconda Guerra mondiale, questo lavoro si interrompe ma usarono questa tecnica per creare stecche per la Marina americana. Ricominciano a creare mobili dopo la guerra e mostrano le loro creazioni al MoMA nel 1946. L’ente Herman Miller cominciò allora a produrre i loro mobili, e nel 1957 fu firmato l’accordo con Vitra per la produzione delle loro creazioni per l’Europa e il Medio-Oriente. L’incontro tra il lavoro di Charles e Ray Eames e Vitra segnò l’avvio dell’azienda in quanto fabbricante di mobili, e ancora oggi i mobili Eames costituiscono il cuore delle collezioni Vitra.

Tra le opere più conosciute di Charles e Ray Eames, c’è la Lounge Chair immaginata nel 1956. Pensata per modernizzare e rendere più comoda la tradizionale poltrona, è in compensato e cuoio, e la cui fabbricazione necessita ben 47 tappe successive. Gli Eames hanno anche inventato dal 1948 tutta una serie di sedie a guscio, le Eames Shell Chairs. Queste sedie molto semplici sono composte da un guscio unico modellato in poliestere rinforzato con fibra di vetro, combinato con piedi che possono essere di forma diversa a secondo dell’uso della sedia. La forma organica del guscio modellata sull’anatomia umana e la possibilità di combinarla con piedi di forma diverse ne fanno un modello molto comodo e adattabile.

Verner Panton

Presentazione di vari modelli e colori di sedie Panton nella VitraHaus

Designer e architetto danese, Verner Panton (1926-1998) cominciò a collaborare con Vitra negli anni Sessanta. Amante dei colori vivaci e forme geometriche, creò nel 1959 la famosa sedia Panton, che venne prodotta in serie da Vitra a partire dal 1967. Era la prima sedia monoblocco interamente di plastica. Creò anche altri modelli di sedie con forme che ci sembrano tuttora molto moderne, ad esempio nel 1958 la Heart Cone Chair, a forma di cuore, e la Cone Chair, ispirata alla figura geometrica classica del cono.

In primo piano, la Heart Cone Chair di Verner Panton, 1958. Dietro, vari esempi della Cone Chair, 1958

Jean Prouvé

Presentazione nella VitraHaus di alcune opere di Jean Prouvé

Architetto e designer francese che lavora a Nancy, Jean Prouvé (1901-1984) sperimentò presto sull’uso di materiali industriali nuovi in design e in architettura, creando nel 1925 i primi mobili in lamiera d’acciaio piegata. Proseguì questa ricerca di adeguatezza tra materiale, funzionalità, economia e produzione in serie per tutta la sua vita. Sull’immagine potete vedere a destra la Chaise Standard, un modello creato nel 1934, e a sinistra il Fauteuil Direction Pivotant del 1951.

Cosa fare dopo la visita alla VitraHaus

Una volta usciti dalla VitraHaus, potete anche visitare il Museo del Design, costruito da Frank Gehry nel 1989. Questo museo non ha una collezione permanente ma propone mostre temporanee molto interessanti e spesso legate a problematiche attuali, ad esempio le donne nel design oppure la storia e il futuro della plastica.

Il Vitra Museum, Frank Gehry, 1989 – Foto di Dalbéra

Infine, se non avete le vertiginI e siete abbastanza coraggiosi, non esitate a salire sulla Vitra Torre-Scivolo dell’artista tedesco Carsten Höller, alta 30 metri; fa sia da torre panoramica, opera d’arte e soprattutto sia da grande scivolo da provare per scendere!

Vitra Torre-Scivolo, Carsten Höller, 2014

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Ciao! Sono Chloé, vengo da Nantes, in Francia, e ho studiato storia dell’arte all’Ecole du Louvre di Parigi e poi nella magistrale di arti visive a Bologna, specializzandomi in storia dell’architettura. Mi sono trovata così bene a Bologna che ci sono rimasta ancora per un po’ per fare un master in Valorizzazione turistica e gestione del patrimonio culturale. Adesso faccio la guida turistica in una cappella costruita da Le Corbusier a Ronchamp, vicino a Belfort nell’Est della Francia. Un giorno forse mi piacerebbe tornare in Italia per lavorarci ma nel frattempo vi faccio scoprire la mia regione di origine e la mia nuova regione di adozione!

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