Siviglia arte e passione – Il Parco nazionale di Doñana

A poche decine di chilometri da Siviglia troviamo uno degli spazi naturali più importanti del continente europeo: il parco nazionale di Doñana.

La superfice totale di quest’area protetta, che si estende tra le province di Huelva, Siviglia e Cadice, è pari a oltre 110.000 ettari e comprende il parco nazionale di Doñana e il parco naturale di Doñana, che ne rappresenta la zona più periferica.

Questi territori si sono mantenuti quasi completamente inalterati grazie alla presenza di grandi latifondi appartenuti a famiglie nobiliari fino al XIX secolo.

La storia di Doñana si perde nella leggenda. Secondo Adolf Schulten, archeologo tedesco che visse in Spagna nel periodo tre le due guerre mondiali, la mitica Tartesso, un’antica citta-stato protostorica, si troverebbe proprio sepolta sotto le sue dune sabbiose.

Tra il II e il V secolo d. C. nacquero, attorno al Lacus Ligustinus, che occupava l’area dell’attuale “marisma” del Guadalquivir, alcuni insediamenti romani dediti alla pesca e alla salatura del pesce.

Con la nascita della signoria di Sanlúcar de Barrameda, nel XIII secolo, i futuri duchi di Medina Sidonia divennero i proprietari dell’intera area e proibirono qualsiasi attività che potesse compromettere la caccia.

L’origine del nome di Doñana si deve a Doña Ana Gómez de Mendoza y Silva, figlia dei principi di Eboli, che nel XVI secolo visse nel palazzo che il suo consorte, Don Alonso Pérez de Guzmán, settimo duca di Medina Sidonia, aveva fatto costruire per lei proprio al centro di quello che è oggi il parco: il palazzo di Doña Ana…Doñana.

Fu allora che i duchi iniziarono ad affittare alcuni terreni destinati al pascolo, al taglio della macchia mediterranea da cui produrre carbone, alla raccolta della salicornia glauca (Arthrocnemum glaucum) da cui elaborare sapone e alla pesca.

Pescatore di coquinas (vongole) all’interno del parco nazionale

Nella prima metà del XVIII secolo si avviò un’azione di rimboschimento con pini domestici (pinus pinea) e iniziò un’epoca in cui si consolidarono i tre usi principali del territorio: sfruttamento forestale del bosco, conservazione dei pascoli per il bestiame ed espansione della riserva di caccia, per la quale si adattò l’antico palazzo di Doñana.

Nel XIX secolo prevalse una visione romantica della caccia e molti artisti, letterati e aristocratici stranieri visitarono la riserva.

Nel secolo successivo, a seguito di varie vicissitudini, la proprietà passò nelle mani di Doña Maria Medina Garvey, moglie del duca di Tarifa. I nuovi proprietari ristrutturarono il palazzo di Doñana e costruirono quello di Marismilla, introdussero nuove specie di animali e avviarono un nuovo rimboschimento di pini. La famiglia iniziò a organizzare battute di caccia grossa alle quali partecipò, per diversi anni, anche il re Alfonso XIII. I proprietari finanziarono, inoltre, gli scavi nel Cerro del Trigo, diretti dall’archeologo tedesco Schulten, alla ricerca della leggendaria città di Tartesso.

Il palazzo di Marismilla

A metà del XX secolo s’iniziarono a studiare la flora e la fauna della zona finché, nel 1963, lo stato acquisì circa 700 ettari creando, in collaborazione con il WWF, la riserva biologica di Doñana.

Fu nel 1969 che venne istituito il parco nazionale di Doñana, il più vecchio dei tre parchi dell’Andalusia. Nel 1994 l’UNESCO lo inserì nella lista dei luoghi riconosciuti Patrimonio dell’Umanità, riaffermando l’importanza di questo spazio naturale e culturale, caratterizzato da un rapporto intimo e profondo tra uomo e natura.

Sin dal neolitico, attività come la pesca, la caccia e la raccolta di materie prime hanno caratterizzato la vita dei residenti. Alcuni di loro, si fermavano per periodi più o meno lunghi per lo svolgimento di attività stagionali; mentre altri, soprattutto i guardiani della proprietà con le loro famiglie, o i locatari di determinati terreni, vivevano qui stabilmente in capanne, alcune delle quali utilizzate ancora oggi.

La capanna principale aveva una struttura solida di legno di ginepro sabina (juniperus sabina) con una copertura di zigolo infestante (cyperus rotundos), un pavimento elaborato con fango e conchiglie, ricoperto di teli di juta imbiancati con calce che servivano da isolante. Qui si cucinava e si trascorreva la giornata. Una seconda capanna veniva impiegata come stanza da letto. Un recinto di brugo (calluna vulgaris)separava le varie fattorie che avevano  al loro interno un pollaio, un pozzo, una zona porticata e delle aiuole. Vicino alle abitazioni c’erano altre capanne più umili costruite con il brugo, utilizzate come stalle.

Pozzo di una delle fattorie

I complessi ecosistemi che caratterizzano il parco presentano un’elevata biodiversità.

La spiaggia di Doñana è costituita da circa 30 km di sabbia dorata.  Nelle zone più distanti dall’azione del moto ondoso, la vegetazione si afferra al suolo instabile e secco formando delle piccole barriere che sono all’origine delle formazioni dunali.

La zona dunale rappresenta uno dei paesaggi più spettacolari di Doñana. Un esteso mare di sabbia fina e dorata circonda i pini e ricopre quelli più piccoli che riescono a sopravvivere per pochi decenni tra il passaggio di una duna mobile e l’arrivo della successiva.

Le dune si formano lungo la costa. La sabbia viene sollevata dai venti di sud ovest che la sospingono verso l’interno. Un qualunque ostacolo può dare avvio all’accumulo di sabbia che originerà la duna. Con gli apporti successivi di sedimenti sabbiosi questa aumenterà il suo volume ma perderà la sua stabilità e con l’azione dei venti comincerà a spostarsi e a unirsi con altre dune per formare cordoni dunali, che avanzeranno in parallelo verso l’interno. Il passaggio delle dune distrugge le colonie vegetali più basse. Solamente i pini più alti e i ginepri sopravvivono; questi ultimi, infatti, grazie a una particolare struttura radicale possono “cavalcare” la duna e muoversi con essa. Gli scheletri dei pini soffocati dalla sabbia, conosciuti come “croci”, sono testimoni muti dell’avanzare di queste formazioni.

La laguna (marisma), il più grande degli ecosistemi presenti nel parco, è una zona umida d’importanza fondamentale ed è luogo di transito, nidificazione e svernamento dell’avifauna europea e africana.

La sua origine si deve al fiume Guadalquivir, che circa 6000 anni fa scavò un estuario molto ampio nella sua foce. Questa insenatura formata dalle acque del fiume nell’ultimo tratto del suo percorso prima di sfociare nell’oceano Atlantico fu denominata dai romani Lacus Ligustinus. Con il tempo il mare invase l’estuario lasciando depositi argillosi che a poco a poco colmarono l’intera conca e trasformarono il lago costiero in un acquitrino. In passato la sua dinamica dipendeva dal fiume, dai vari affluenti e dalle maree, oggi la laguna s’inonda grazie a alcuni ruscelli e alle acque piovane, e presenta quindi un regime estremamente variabile.

Foce del fiume Guadalquivir

Durante l’estate questa si trasforma in un deserto d’argilla fratturata e polverosa in cui cavalli e mucche si cibano degli ultimi resti di vegetazione ormai secca.

Negli anni di precipitazioni normali, nei punti topograficamente più depressi, si concentra un’importante quantità d’acqua. Durante le grandi inondazioni, gli animali possono trovare rifugio su piccole isole di terra, sempre emerse, ricoperte da graminacee e cardi.

L’ecotono rappresenta il confine, una zona di transizione, tra la “marisma”, la macchia e le dune. In questa stretta fascia, in cui si sovrappongono specie vegetali e animali di entrambi gli ecosistemi, affiora l’umidità che filtra attraverso la sabbia e favorisce la crescita di giunchi e di distese erbose che alimenteranno cervi e daini durante l’epoca estiva.

Qui sopravvivono anche anziane querce (quercus suber), resti di antichi boschi che accolgono in primavera immense colonie di aironi, spatole, nitticore…

La macchia è caratterizzata da una fitta vegetazione ed è la zona preferita da molti erbivori e predatori: cervi, daini, cinghiali, conigli, toporagni, ghiri, donnole, puzzole, genette, gatti selvatici. Anche le linci iberiche e le aquile imperiali, specie emblematiche del parco, trovano nella macchia uno degli ultimi rifugi per la loro sopravvivenza.

Le stagioni a Doñana si alternano lasciando paesaggi e vissuti diversi.

In autunno arriva, dal nord, l’avifauna europea, la laguna è ancora grigia e aspetta le piogge che la inonderanno.

In inverno, per la presenza dell’acqua, la laguna cambia colore diventando azzurra. Le forti raffiche di vento, che soffiano dall’Atlantico, favoriscono la formazione delle dune.

Durante la primavera la macchia fiorisce, l’aria è tiepida e ricca di pollini, l’avifauna africana fa il suo ritorno e quella del nord lascia il parco.

L’estate rappresenta il principio e la fine del ciclo stagionale. L’acqua evapora e appare la steppa, le temperature salgono e le specie residenti cercano di sopravvivere a delle condizioni spesso estreme.

Ogni stagione ci mostra una Doñana diversa, ma sempre affascinante e traboccante di vita, una Doñana da amare e da proteggere.

Per maggiori informazioni o se decidi di visitare il parco nazionale di Doñana facendoti accompagnare da una guida ufficiale non esitare a contattarmi! Sarò felice di aiutarti!


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Sono Giusy Serraino, guida accreditata dalla Junta de Andalucía. Nel 1994 ho iniziato la mia carriera professionale lavorando come accompagnatrice turistica in giro per la Sicilia. Nel 2008 mi sono trasferita a Siviglia. Qui, grazie alla mia professione, continuo a coltivare le mie più grandi passioni, l’arte e la storia. Accompagno gruppi e clienti individuali alla scoperta di questa splendida città, di cui mi sono innamorata fin dal primo istante. Per me sarà un piacere farti conoscere la Siviglia più autentica!

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