Le origini del Trenino Rosso Del Bernina

Tra azzardo e lungimiranza

Giunti in Valtellina, dopo chilometri e chilometri di muretti a secco, terrazzamenti, viti e dopo l’imperdibile visita alla Basilica di Madonna di Tirano, sarebbe impossibile non dedicare del tempo alla scoperta del trenino rosso del Bernina, che ha reso famoso in tutto il mondo questo piccolo borgo del nord Italia.

Dal 2008 il trenino del Bernina è diventato persino Patrimonio mondiale UNESCO  e pensare che solo altre due ferrovie al mondo hanno lo stesso riconoscimento: la ferrovia austriaca del Semmering e quella di montagna dell’Himalaya.

Di certo non è passato inosservato il connubio tra natura, cultura e tecnologia che ha caratterizzato questa ferrovia sin dagli albori.

Alla base di quest’opera pionieristica ci fu una visione all’avanguardia  unita all’innovazione tecnologica e alla tutela dell’ambiente.

Lungo l’intero tragitto riconosciuto dall’Unesco (122 km Tirano – Thusis) il treno raggiunge e attraversa 19 comuni svizzeri, più Tirano in Italia, collegando aree linguistiche tedesche, retoromanze  e italiane.

Supera 196 ponti e passa attraverso  55 tunnel – gallerie, ma anche raggiunge il 70 per mille di pendenza presso il viadotto elicoidale di Brusio, pur essendo un treno ad aderenza naturale!

Ma cosa ha significato realmente la nascita di una ferrovia tra l’Italia e la Svizzera, tra la Valtellina e la Val Poschiavo, terre già da lungo collegate tra loro?

Queste due comunità hanno vissuto quasi tre secoli di storia comune, i Grigioni furono i dominatori del popolo valtellinese dal 1512 al 1798.

Questi due luoghi condividevano anche i collegamenti e soprattutto un passo alpino, quello del Bernina,  ben prima del 1910, anno di inaugurazione della tratta ferroviaria del trenino rosso.

Inizialmente passavano da queste vie soldati, eserciti, ma anche pellegrini. Poi più passava il tempo, più le vie di comunicazione si fecero  affolate, seppur caratterizzate da semplici strade sterrate o sentieri nei boschi.

Da metà Ottocento iniziò ad esistere anche la nuova strada del Bernina, tutt’oggi utilizzata.

Nel 1882 però qualcosa accadde: venne aperta la galleria ferroviaria del Gottardo che privò molte vallate del transito giornaliero di viaggiatori, commercianti e turisti  gettando nell’isolamento soprattutto la Valposchiavo e di conseguenza la confinante Valtellina.

Il vero motivo per cui fu necessaria una ferrovia, anche e soprattutto usata ai fini turistici, era quindi risollevare l’economia locale, facendo concorrenza ad altri territori svizzeri che già si erano allineati nello sviluppo ferroviario.

Per farlo serviva però un’idea geniale, una linea ferroviaria dai panorami mozzafiato, ma con anche le caratteristiche necessarie per scalare le Alpi e superare un dislivello di 1800 metri da Tirano al passo del Bernina, senza l’uso di cremagliera!

Colui che per primo nel 1898 pensò a questa che per molti pareva una follia, fu NUMA DROZ, ex consigliere federale e direttore dell’ufficio  internazionale dei trasporti di Berna.

In quegli anni c’era un grande fermento: in Svizzera, non distante da St.Moritz, su iniziativa di un privato, era sorta la Ferrovia Retica,

che collegò dal 1896 Landquart a Davos.

Poi dal 1898 al 1904 si lavorò per unire la via Albula a St.Mortiz.

Anche in Italia e in Valtellina si smosse qualcosa in ambito di trasporti su rotaia: nel 1885 si iniziò a collegare Colico a Sondrio mentre nel 1902 il treno arrivò anche a Tirano, ancora oggi capolinea della ferrovia Trenord, che lo collega a Milano, e capolinea italiano della Ferrovia del Bernina.

Per chiudere il cerchio, e potere unire la Valtellina all’Engadina, mancavano giusto 61 km, quelli del mitico trenino rosso del Bernina.

Il sogno divenne realtà esattamente il 1 ° maggio del 1906, data in cui si cominciò il tracciamento della linea ferroviaria in Valposchiavo.

Il 5 luglio 1910, solo quattro anni dopo, venne inaugurata l’intera tratta che collega Tirano, in Valtellina, a St.Mortiz nel cuore dell’Engadina,

Fu una grande sfida per tutti: ingegneri ed operai.

L’obiettivo era costruire una ferrovia che si integrasse con l’ambiente circostante, qualcosa di assolutamente artificiale, che trovava però il suo habitat naturale tra vallate, boschi, ghiacciai.

Una vera sfida insomma!

Come per tutte le grandi infrastrutture ingegneristiche anche il trenino rosso del Bernina ha visto i suoi oppositori, soprattutto ambientalisti che temevano che un’opera del genere potesse deteriorare le proprie vallate alpine.

E infatti alcune modifiche sul tracciato furono conseguenza di queste opposizioni.

La maggior parte della gente, abitanti dei comuni toccati dalla ferrovia, amministrazioni e altri sostenitori, invece videro con lungimiranza ciò che questo trenino sarebbe diventato, ossia un vero volano per il turismo.

La macchina dei lavori si è messa così in moto tra l’entusiasmo di molti e il cantiere prese vita: il paesaggio pullulava di baracche e tende che venivano costruite, poi dismesse, e ancora collocate altrove, con la pioggia, la neve, il freddo e il caldo.

Nacquero nuove locande, l’ufficio postale e altro ancora,l’economia locale prese una nuova strada giunta ai giorni nostri.

Di certo le fatiche dei nostri antenati ci hanno fatto un dono prezioso di cui dobbiamo avere cura e che ci regala molte emozioni, difficili da descrivere con l’inchiostro su questo articolo.

L’invito è quindi di venire a Tirano per viverle di persona: ti aspettiamo il 15 ottobre!


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Sono Francesca, guida e accompagnatrice turistica. Il mondo dei viaggi è stato sin da piccola la mia passione. Sono cresciuta macinando chilometri a bordo di un camper, passando da villaggi turistici, dove ho fatto l’animatrice, a info point, fino a laurearmi in scienze del turismo e organizzazione di eventi culturali. Dal 2011 accompagno viaggiatori curiosi a bordo del famoso Trenino rosso del Bernina, patrimonio mondiale Unesco!
Le mie visite guidate sono un carosello di sali e scendi, tra i capolinea della ferrovia, Tirano e St. Moritz e le sue fermate più entusiasmanti, tra Italia e Svizzera, tra Valtellina ed Engadina. Adoro arricchire i miei racconti con aneddoti curiosi e gustose parentesi enogastronomiche. Non cambierei per nulla al mondo il mio “ufficio itinerante”, ma volentieri ti invito a bordo: che aspetti, parti con me!

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