Finestra sull’Arte – Il bevitore di Arturo MartinI

Forme moderne dalla solennità antica

Il Bevitore, 1928-1929, Milano, Pinacoteca di Brera, terracotta

Uno dei principali scultori in ambito italiano del primo Novecento è il trevigiano Arturo Martini, la cui opera giunge a maturazione intorno agli anni venti negli ambienti culturali di “Valori Plastici” e degli artisti di Novecento.

Formatosi sugli esempi del Secessionismo monacense, di Medardo Rosso, dell’Espressionismo e del Liberty, nel 1911 Martini si avvicina all’opera di Boccioni e di Modigliani, che lo traghettano verso un linguaggio antinaturalistico reso asciutto ed essenziale dalla sintesi plastica e dall’accentuato arcaismo formale.

I rapporti con gli artisti di “Valori Plastici” (in particolare con Carrà, De Chirico e Savinio) lo inducono a riflettere sui valori della grande tradizione artistica italiana, sulla pittura dei cosiddetti primitivi e del primo Rinascimento (Giotto, Masaccio, Piero della Francesca), grazie ai quali si convince che

…la chiarezza, la bellezza è fatta di ricordi di tutti i tempi, come dev’essere la bellezza dell’argonauta che immagina sempre, al di là di una siepe o di un muro, la distesa del mare sempre pronto a riceverlo..

Il ritorno al passato non significa tuttavia il ripiegamento su un classicismo conservatore e di retroguardia, bensì la capacità di enucleare la struttura dell’opera tramite “forme prime”, solide e compatte, di un gusto arcaicizzante che si connette con consapevolezza alle esperienze delle Avanguardie europee e al purismo formale di “Valori Plastici”.

Nel Bevitore, il cui legame con il passato è reso evidente anche dall’uso alquanto inusuale della terracotta, il nudo maschile seduto nell’atto di bere da una ciotola ha un’impostazione grave e solenne e il ritmo lento di un cerimoniale antico. L’anatomia del nudo, che ha la chiarezza formale e l’astratta essenzialità di una scultura primitiva, è resa con un modellato morbido e vellutato, che trascura i dettagli e le notazioni descrittive.

Il sintetismo plastico valorizza infatti l’enucleazione di volumi semplici e torniti (le braccia e le gambe tubolari, la testa sferoidale, il cerchio del basamento, la forma troncoconica del sedile e dell’appoggio del piede destro), il cui sviluppo attiene alla geometria del cilindro, del cono e della sfera.

A fronte del carattere antiretorico del tema e del tono dimesso dell’azione, l’astratto valore ritmico dello schema formale proietta la scultura in uno spazio rarefatto e in un clima di incantata sospensione che appare assai prossimo alle contemporanee creazioni di Carlo Carrà.

Ritratto di Arturo Martini

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Alice Brivio
Una prima laurea in Scienze dei Beni culturali e una specializzazione in Storia e critica dell’arte. Convinta aspirante insegnante, milanese di nascita, amante di tutto ciò che è artistico!
La rubrica “Finestre sull’arte” nasce per raccontare e condividere con voi ciò che conosco su opere, artisti e correnti artistiche, raccontandole in brevi articoli di pochi minuti, come se fossero delle vere e proprie pillole da assumere una volta al giorno. Perciò, se siete interessati ad approfondire la vostra conoscenza su questi temi, date un’occhiata ai miei articoli sul blog!

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