Il museo Arte, Storia e Territorio di Genga (AN)

Ci troviamo a Genga, in provincia di Ancona, non per parlare delle famose e splendide grotte di Frasassi, ma per scoprire un museo davvero molto interessante, denominato: Arte, Storia e Territorio.

Sorge nel centro del piccolo borgo arroccato, costruito nella pietra calcarea bianca e rosata, in un antico palazzo, appartenuto ai Conti della Genga, la famiglia di appartenenza di papa Leone XII che in città era nato nel 1760 e che profeticamente aveva previsto che il suo paese un giorno, sarebbe divenuto famoso nel mondo.

Nel museo in parte sono raccolte le opere d’arte già esposte precedentemente nella cinquecentesca chiesa di San Clemente, oggi restaurata e visitabile, arricchito poi di altre opere d’arte.

E’ diviso in più sezioni: nella prima sala, “sala del territorio”, è raccontata con immagini e pannelli, la storia geologica di Genga e il suo forte legame con la sacralità: le numerose grotte che qui sorgono, già dal paleolitico, erano infatti usate anche come luoghi di culto.

Il percorso continua con la visita della sala Frasassi, dove è esposta la copia della statuetta-stalattite “Venere di Frasassi”, l’originale si trova al Museo nazionale archeologico di Ancona. Si tratta proprio di una statuina scolpita in un frammento di stalattite, ritrovata casualmente da uno speleologo-fotografo naturalista, nel 2008 nel complesso denominato “grotte di Frasassi”, precisamente nella cavità della “Beata Vergine”.

Risale al periodo del paleolitico superiore (tra 28.000 e 20.000 anni fa) e rappresenta una figura femminile con le braccia estese davanti al corpo, come in preghiera oppure per tenere o raccogliere qualcosa, forse le gocce d’acqua dello stillicidio della grotta, propiziatorie per il latte al seno per il figlio nascituro.

Il viso è appena inciso, mentre sono rilevanti gli attributi femminili: ventre prominente con ombelico (incinta), grandi seni, vulva in rilievo. Le gambe sono soltanto accennate e mancano i piedi.

Con molta evidenza era una statuetta rituale, una Venere per celebrare la donna e la sua fecondità.

Proseguiamo la visita e arriviamo al settore storico artistico dove, oltre ad ammirare numerose e interessanti opere d’arte, sono esposti vari arredi sacri che testimoniano il senso religioso della comunità, come candelieri, pissidi, calici, statuette devozionali, reliquari, stendardi, lampioni processionali, tutti decorati con figure e simboli religiosi.

Tra i tanti arredi e oggetti devozionali, segnalo il Gesù Bambino in cera, del XIX sec, che ricorda come sculture, statuette di questo genere all’epoca, venissero regalate alle ragazze da marito per auspicarne la maternità. Vi sono anche custoditi ed esposti gli oggetti sacri e i paramenti episcopali, appartenuti a papa Leone XII. A proposito della storia di Genga, è custodito e visibile anche lo Statuto originale del Castello, manoscritto in lingua latina, del 1562, che regolava ogni aspetto della vita dei cittadini all’interno del paese.

Continuiamo la nostra visita, e ci soffermiamo ora ad ammirare le opere degli artisti che tra il XV e XVIII sec, hanno lavorato nel territorio.

Tra le varie opere, da segnalare senza dubbio le copie di capolavori eseguiti da artisti locali, come quella che rappresenta David e Golia di Tiziano, o la copia del San Filippo Neri, la cui opera originale è di Guido Reni.

Continuiamo ammirando questo ricco museo muovendoci tra le varie tele in cui sono rappresentati vari personaggi sacri: San Michele Arcangelo, San Giovanni Battista, San Girolamo, La Madonna nera di Loreto (venerata in ogni luogo delle Marche), San Sebastiano, Santa Caterina d’Alessandria, Santa Teresa d’Avila, il Santo marchigiano Silvestro Guzzolini (fondatore dell’ordine dei silvestrini), e opera dopo opera,  arriviamo all’importante trittico di Antonio da Fabriano (seconda metà XV sec) che rappresenta la Madonna con il Bambino, tra San Giovanni Battista, San Clemente papa e i 12 Apostoli.

Santa Teresa d’Avila (Nicola Amatore di Belvedere di Jesi)

Nella tavoletta centrale, appare la Madonna in trono con in braccio il Bambino che prende dalle mani della madre delle ciliegie rosse come il sangue, preludendo al suo destino di morte e alla crocefissione. In alto, sul fondo color oro, appare Dio padre, la colomba dello Spirito Santo e tutt’intorno angeli adoranti.

Trittico Madonna con Bambino tra San Giovanni battista e San Clemente papa (Antonio da Fabriano)

Le figure dei 2 santi laterali rappresentano: San Clemente papa, patrono di Genga, mentre legge il libro delle Sacre Scritture e San Giovanni Battista, che indica il Bambino. Sotto, nella predella, sono rappresentati i 12 Apostoli.

L’altra opera attribuita allo stesso autore, Antonio da Fabriano, è lo stendardo processionale in cui sono rappresentati da un lato la Madonna con il Bambino, dall’altro San Clemente, protettore di Genga, ai cui piedi sono inginocchiati alcuni membri della confraternita dei flagellanti, incappucciati e con la loro veste aperta sulla schiena, pronti a ricevere il rito espiatorio della flagellazione. Sul lato sinistro, un personaggio incappucciato guarda l’osservatore, si tratta forse dell’autoritratto del pittore stesso oppure del ritratto di un committente.

Sala dopo sala, siamo arrivati all’ultima, dove è esposta la statua della Madonna con il Bambino della scuola del Canova, la cui copia si trova all’interno dell’ottocentesco Tempio del Valadier, dentro la grotta della Beata Vergine, luogo sacro sin dal paleolitico, proprio qui è stata ritrovata infatti, nel 2008, la stalattite statuetta “Venere di Frasassi”.

Il Tempio venne commissionato all’architetto Valadier, da Papa Leone XII come dono al suo amato paese natio.

La Vergine è rappresentata seduta su una roccia (come la grotta), con il viso austero ma dolce e tenero e rivolge lo sguardo verso il Bambino, cui accarezza il piedino. Gesù non guarda invece la mamma, ma il suo sguardo è rivolto al pellegrino, che è giunto sino a lui dopo avere compiuto il faticoso e ripido sentiero e che benedice con la manina.

Con questo capolavoro neoclassico, si conclude la nostra visita, certi oramai che il territorio di Genga è davvero ricco oltre che di tesori naturali, anche di tesori artistici!

Ringrazio il Consorzio Frasassi, la Diocesi Fabriano Matelica, la mia amica Francesca Serpentini, responsabile del museo, per avermi concesso il permesso di fotografare e pubblicare in quest’articolo, le opere esposte all’interno del Museo di Genga “Arte Storia e Territorio”.

Vi aspetto per scoprire insieme le perle dell’anconetano!


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CRISTINA FABBRETTI
Ciao, mi chiamo Cristina, lavoro nel turismo da 30 anni e dopo aver viaggiato qua e là per il mondo, per lavoro, sono tornata nelle Marche, nel mio paese, in collina, decisa a restare e far conoscere agli altri le meraviglie di questa discreta terra. 
“L’Italia in una regione”. così la definiva Guido Piovene nel suo libro “Viaggio in Italia” e non si sbagliava, infatti in pochi km di territorio troviamo di tutto: dalla costa con il suo mare e le sue spiagge di sabbia o le baie rocciose del Conero, alle affascinanti montagne dell’Appennino Umbro-Marchigiano, ricche di tradizioni e leggende, alle dolci colline con le “città balcone”, da cui godere di panorami mozzafiato! Poi ci sono le città, ricche di arte, di storia, le chiese, quelle discrete e affascinanti romaniche, le abbazie nascoste, gli importanti santuari, come quello di Loreto, i parchi archeologici, i parchi naturali protetti, i piccoli incantevoli paesini e i borghi di collina e a completare e deliziare il tutto, l’ottimo cibo tipico di questa terra e i vini bianchi (in primis il Verdicchio) e rossi, prodotti nelle colline, a darci un po’ d’allegria.
Premesso tutto ciò, svolgo con passione il mio lavoro di guida turistica, anche in lingua francese, da 20 anni, da Ancona, a Loreto e Recanati, Jesi, Fabriano, Arcevia, Corinaldo, Numana, Sirolo, e tutto il territorio della provincia di Ancona, compresi i musei o le raccolte d’arte sparse nel territorio un po’ ovunque. Collaboro anche con i Traghettatori del Conero e in estate potrete approfittare di un’escursione in barca per ammirare dal mare, delle bellezze della riviera del Conero. Infine, da alcuni anni, sono anche istruttore guida in italiano, alle Grotte di Frasassi, tra i complessi ipogei più belli al mondo.

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