Conosci la vera storia della taranta?

La Puglia è da tutti conosciuta per il suo mare, per le spiagge, per le orecchiette e i pasticciotti, ma quanti di voi sanno che tra le tradizioni pugliesi sono collegate anche alla danza e alla musica?

In particolare, sono due le tipologie di danza e musica più diffuse: la pizzica pizzica – che corrisponde alla danza delle feste – e la pizzica tarantata, che si rifà al fenomeno (ormai scomparso) del tarantismo.

La pizzica pizzica è un ballo, una musica e una tradizione; un tempo si ballava in occasioni di feste familiari e di paese e si poteva ballare in coppia tra persone dello stesso sesso, o tra uomo e donna. Inoltre, il ballo poteva assumere diverse valenze, di divertimento, o di sfida – soprattutto quando si ballava tra uomini.

Festa di paese e pizzica – Foto da centropagina.it

Le aree in cui più sono diffuse la pizzica e la taranta sono il Salento e l’alto Salento, e alcuni comuni della provincia di Bari.

Ma anche il Gargano vanta la sua Tarantella, che si distingue per l’utilizzo della “chitarra battente” al posto dei tamburelli, e perché è più un ballo di coppia in cui ci si corteggia, ed ha un ritmo più lento e regolare.

Se invece vi spostate in Campania allora troverete la Tammuriata, che prende il nome dallo strumento che viene utilizzato: la “tammorra” – un tamburo sostenuto con una mano e suonato con l’altra. L’interpretazione della Tammuriata prevede tre figure, il suonatore di tammorra, il cantante e almeno una coppia di ballerini.

Tammuro napoletano – Foto da espressonapoletano.it

La storia della tammurriata è completamente diversa dalla tarantella, infatti erano danze principalmente di origine pagana, tramandate attraverso il mito delle sette sorelle. Questa danza veniva praticata maggiormente nel periodo della semina e del raccolto; quindi, era connessa anche al culto della Madre Terra. Queste celebrazioni vengono svolte ancora oggi come omaggio alla fertilità.

Esistono 7 stili di tammurriata, e rappresentano le 7 sorelle Madonne – sei belle e una brutta che andò via. E lo stile di tammurriata che si rifà a questa sorella è invece il più bello.

La Pizzica pugliese invece si rifà al fenomeno del Tarantismo, che si sviluppò tra il 900 e il 1300 d.C.

Il tarantismo è una malattia provocata dal morso della tarantola – un ragno molto diffuso nel Salento nei periodi estivi.

Quando si veniva attaccati dall’animale si veniva colti da forti dolori addominali, deliri, palpitazioni, stato di catalessi, autolesionismo, depressione, sintomi contro i quali la medicina tradizionale non poteva far nulla.

In realtà dietro il tarantismo si nascondeva una sorta di isteria che si manifestava solo in quel contesto culturale, e a cui erano associate sintomatologie psichiatriche, come l’offuscamento dello stato di coscienza.

Si cominciò a pensare che l’unico modo per curare il malato di tarantismo fosse quello di sottoporlo a questa musica ripetitiva, con il suono del tamburello che faceva tornare a muovere l’infermo.
Quest’ultimo finiva per battere i piedi a ritmo come se volesse schiacciare il ragno fino a compiere dei movimenti acrobatici per poi finire a terra senza forze. Questo poteva durare ore o giorni, portando il tarantolato allo sfinimento, così che le sostanze letali che aveva in corpo potessero evaporare con il sudore.

La pizzica contro il tarantismo – Foto da griotmag.com

Questo rituale del tarantismo aveva degli aspetti sia pagani che religiosi; infatti, la danza diventava un escamotage per potersi lasciar andare completamente senza preoccuparsi dei propri comportamenti, fino a ritenersi giustificato dal fatto di essere malato.

Il ballo diventa un vero e proprio esorcismo che aiuta il tarantolato a tirare fuori ciò che lo logora all’interno.

Se un giorno doveste trovarvi nel mezzo di una festa di paese o più semplicemente questa danza vi appassionerà, dovrete seguire la tradizione fino in fondo allora dovrete indossare anche i vestiti tipici.

Solitamente l’uomo è più sobrio ed elegante caratterizzato da un gilet scuro o delle bretelle su una camicia bianca a maniche lunghe, e pantaloni in tinta col gilet.

Per le donne non c’è un limite per i colori dei vestiti, ma tutte indossano una gonna ampia che deve volteggiare a ritmo della musica e spesso viene utilizzato un cinturone o una fusciacca per accentuare il punto vita. L’abito ricorda molto quello usato per ballare il tango.

Gli abiti del ballo

Spesso viene utilizzato anche un foulard rosso per dare movimento e ritmo alla danza, anticamente veniva utilizzato dalle donne per dare inizio al corteggiamento, oggi è rimasto solo un elemento di contorno.

Particolare della gonna ampia e il foulard rosso – Foto da ilsedile.it

Le donne spesso sono scalze per ballare più agevolmente, oppure utilizzano un paio di scarpe con tacco basso.

Infine, i capelli possono essere raccolti o rimanere sciolti e spettinarli ancor di più durante il ballo.

Ballare a piedi scalzi – Foto da bibliotecheaperte.it

Melpignano e la notte della taranta

Tip: se avete intenzione di passare le vostre vacanze in Puglia fate in modo di essere nei dintorni di Melpignano l’ultima domenica di agosto.

Perché proprio Melpignano?

Perché dal 1998 questo piccolo comune nella provincia di Lecce è diventato il simbolo di questo Festival, conosciuto come: NOTTE DELLA TARANTA.

Nasce con una serie di concerti a ragnatela, ovvero più concerti simultanei in luoghi diversi di band di musica popolare per poi ricongiungersi nel concerto notturno a Melpignano.

Solo due anni dopo, quindi nel 2000, diventa un vero e proprio Festival. I concerti vengono programmati quasi quotidianamente come una sorta di iter preparatorio per il Concertone finale di Melpignano.

Oggi “La Notte della Taranta” è il più grande festival d’Italia e una delle più significative manifestazioni sulla cultura popolare in Europa. È dedicata alla riscoperta e valorizzazione della musica tradizionale salentina e alla sua fusione con altri linguaggi musicali, dalla world music al rock, dal jazz alla musica sinfonica.

La Notte della Taranta – Foto da ansa.it

Il concertone di Melpignano è in grado di accogliere da solo circa centocinquantamila spettatori, e seguito da una migliaia di spettatori anche nel giorno di prove.

La sua caratteristica ed innovazione sta nella presenza di un “Maestro Concertatore” invitato a reinterpretare i classici della tradizione musicale locale avvalendosi di un gruppo di circa trenta tra i migliori musicisti del Salento, assieme ad ospiti eccezionali della scena nazionale e internazionale della musica.

Tra i Maestri Concertatori ricordiamo: Daniele Sepe, Steward Copeland, Carmen Consoli, Ludovico Einaudi, Raphael Gualazzi e molti altri.

Nell’Orchestra popolare hanno collaborato artisti del panorama italiano come Ligabue, Giuliano Sangiorgi, Gianna Nannini, Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Franco Battiato, Caparezza, James Senese, Elisa, Enzo Avitabile, etc. e del panorama internazionale risaltano i nomi di Gregory Porter, Raul Rodriguez, Lisa Fischer, LP, e nell’edizione di questo 2022 ha partecipato anche Stromae.

La Notte della Taranta esplora le nuove verità della pizzica nel flusso della musica, è una ricerca costante di nuova energia che permette di ricontestualizzare la funzione curativa della pizzica. Al centro di tutto il ritmo del tamburello, che è la chiave centrale per ritrovare noi stessi.

Elodie balla la pizzica alla Notte della Taranta 2022 – Foto da revenews.it

Ma Melpignano ricordate di visitarla non solo per la Notte della Taranta.

Dista soli 26km da Lecce, ed è un piccolo comune storicamente importante.

Facendo una passeggiata nel suo borgo antico potrete visitare il Castello di Melpignano, conosciuto anche come Palazzo Marchesale, di origine Seicentesca; nelle vicinanze troverete la Chiesa del Carmine di origine successiva e in stile barocco, con accanto l’ex convento degli agostiniani risalente al Cinquecento; infine, la chiesa Madre di Melpignano sorge su un tempio cinquecentesco ed è intitolata a San Giorgio, così come anche la bellissima piazza nel centro del paese, incorniciata da portici rinascimentali a tutto sesto.

Melpignano è anche molto importante nel settore dell’artigianato e per l’estrazione della pietra leccese.

Piazza San Giorgio, Melpignano – Foto da iborghiditalia.it

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MARIA JOSE’ ROCHIRA
Ciao, sono Maria José, sono residente a Castellaneta (un borgo in provincia di Taranto) ma domiciliata nel mondo! Ho vissuto a Madrid, Londra, Stoccolma e Cordoba, per il momento vivo nella città più bella del mondo: Napoli.
Ho una laurea magistrale in Management del turismo e dei beni culturali, amo viaggiare e scoprire posti e culture nuove, ma soprattutto mi piace scoprire e assaggiare i cibi tipici di ogni posto che visito.
Sono qui per farvi conoscere la mia puglia, sia dal punto di vista territoriale che gastronomico. Per altre curiosità non esitare a contattarmi!

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