Il ghetto ebraico di Praga: il mito del golem

Nel cuore del centro storico, tra i ristoranti, i negozi per i souvenir e i tanti turisti che affollano la piazza più famosa della città, ovvero la piazza dell’orologio, troviamo anche il ghetto di Praga.

A Praga ogni quartiere ha un nome e il quartiere ebraico è anche noto come Josefov in onore di Giuseppe II che nel 1781, attraverso l’editto di tolleranza, diede la libertà di culto ai suoi sudditi inclusi gli ebrei a cui fino a quel momento non era permesso uscire dal ghetto. Da quel momento, gli ebrei “uscirono” dal ghetto e godettero degli stessi diritti degli altri sudditi cechi.

Josefov, il quartiere ebraico

Secoli, sì, perché per secoli gli ebrei cechi nacquero e morirono in questo piccolo quartiere, oggi uno dei più celebri per i negozi delle grandi marche (un po’ come via Tornabuoni a Firenze): via Pařížská, la via del lusso. Nei secoli i palazzi e le strade del quartiere sono cambiati sia per far fronte all’epidemie, ai problemi igienici e alle guerre sia per motivi estetici ma, nonostante questo, nel cuore del quartiere, possiamo trovare ancora una delle più antiche sinagoghe della città.

La via Pařížská, la via del lusso

La sinagoga Vecchio-nuova, l’unica nel cuore del quartiere Josefov ancora attiva, è stata chiamata così perché la leggenda racconta che quando gli ebrei arrivarono a Praga, il re destinò loro una zona vicino al fiume. Dopo molteplici discussioni su dove costruire la sinagoga, fu interpellato un vecchio saggio che suggerì dove scavare… scavarono, scavarono ed ecco che trovarono il tetto e poi, via via, l’intero edificio: da questa leggenda, prese appunto il nome, sinagoga Vecchia, ovvero antica, ma allo stesso tempo nuova. Come tutte le sinagoghe, è divisa in due zone, la parte delle donne, non visitabile, e quella degli uomini. A differenza delle chiese, le sinagoghe sono dei luoghi spogli, le cui decorazioni consistono in scritte in ebraico della torah sui muri, lungo il perimetro ci sono le sedie dei rabbini e delle famiglie più influenti, per il resto, a parte candele e punti luce, si trova solo il pulpito al centro.

La sinagoga Vecchio-nuova

Questa sinagoga è però anche la protagonista di un’altra leggenda molto famosa: la nascita del Golem. La leggenda narra che il rabbino Loew (realmente esistito) cercando un modo per aiutare la sua comunità dai pericoli che la minacciavano, decise di creare un aiutante di forza sovraumana: il Golem. Sempre la leggenda, racconta che questo “aiutante” nacque da un rito che prevedeva la recita di alcune formule in ebraico mentre il la terra veniva modella con l’acqua della Moldava. Da questo rito nacque un gigantesco mostro che prese vita una volta che il rabbino incise la parola “emet” (in ebraico “verità”) su una tavoletta che gli venne poi inserita nel costato. Il golem, grande e grosso, aiutava gli ebrei sotto la guida esperta del rabbino il quale aveva il compito di farlo riposare un giorno alla settimana, il venerdì sera prima dello Shabbat, estraendo questa tavoletta dal petto del golem.

La leggenda racconta che un giorno la figlia del rabbino si ammalò gravemente e il rabbino si dimenticò completamente di far riposare il Golem il quale impazzì ed iniziò a distruggere il ghetto finché il rabbino non arrivò ad estrarre la tavoletta per farlo riposare. A differenza delle altre volte però il rabbino Loew cancellò anche la “e” dalla parola “emet” facendola così diventare “met,” bugia in ebraico, e così facendo uccise il golem il quale si liquefò. Sempre secondo la leggenda, il golem senza vita fu portato al piano superiore della Sinagoga Vecchio-Nuova dove fu a tutti vietato di entrare. Per secoli fu vietato a chiunque (a parte il rabbino e pochi altri) di entrarvici, ma si vocifera che effettivamente ci sia ancora un ammasso di fango al piano superiore della Sinagoga.

Il Golem è però anche famoso in quanto, assieme al rabbino Loew, era amato e temuto da Hitler. Htiler, differentemente da quello che si potrebbe pensare, non impedì agli ebrei cechi di farsi arrivare dalle altre comunità ebraiche europee tutte le testimonianze della loro cultura (come manufatti, libri, etc) dal momento che voleva creare, nel ghetto di Praga, il museo della razza inferiore/estinta. Gli ebrei cechi volevano infatti fare in modo che i manufatti della loro cultura non andassero distrutti durante la Seconda guerra mondiale. Il dittatore nazista era molto superstizioso e, allo stesso tempo, affascinato ed impaurito dalla figura del rabbino che aveva creato il Golem: per questo motivo faceva sorvegliare 24 ore su 24 la statua del rabbino dalle SS poiché temeva che se fosse andata distrutta, anche il suo progetto sarebbe andato in rovina. Oltretutto, sperava di scoprire il rito usato dal rabbino perché, avere il golem “ai suoi servizi”, lo avrebbe sicuramente aiutato nel mantenere l’egemonia e il potere della razza ariana tedesca sulle altre nazioni.

La statua del rabbino Loew

Per concludere il discorso sul golem, vorrei questo quartiere, prima della pandemia, davanti alla sinagoga Vecchio-nuova, c’erano delle “bancherelle” gestite dagli ebrei che vendevano diversi tipi di souvenir (cartoline, magliette, per citarne alcuni) e tra questi era possibile trovare anche il golem che, esistito o no, si dice protegga chi ne possiede uno.

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Martina Boschian
Ciao sono Martina, da diversi anni vivo e lavoro a Praga come insegnante e guida turistica. Mi sono laureata in storia dell’arte con una tesi su un fotografo della Repubblica Ceca ma è stato il caso, o il destino, a portarmi in questa città e a farmi rimanere. Praga è una città magica che mi permette, ad ogni tour, di conoscerla e farla conoscere sempre meglio: Praga e i dintorni sono posti magici, ricchi di storia, di natura, di leggende, ma anche fonte inesauribile di dettagli che hanno tutte le carte in regola per rimanere indelebili nella memoria di chi decide di scoprirle.

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