Valle d’Aosta: uno scrigno da scoprire – Derby e i suoi tesori

Questa volta vi accompagno alla scoperta di un borgo in alta Valle chiamato Derby (825 m s.l.m.), una piccola località dell’alta Valle, apparentemente defilata e poco conosciuta, ma che in realtà è stata molto importante in passato e ha una lunga storia da raccontare!

Secondo un manoscritto del 1833, esisteva già ai tempi dei Salassi un villaggio dal nome celtico “Aven Bricq” che probabilmente i Romani latinizzarono in Arebrigium (traducibile come “prima di un ponte”): nella Tabula Peutingeriana, carta geografica realizzata tra il XII e XIII secolo su copia di un documento d’epoca romana del III/IV secolo, era infatti presente una mansio (stazione di sosta) con quel nome lungo la Strada romana delle Gallie tra i borghi di Arvier e Derby.

La storia conosciuta di Derby inizia nel 1040 quando Umberto Biancamano, capostipite dei Savoia, donò per 2/3 ai canonici del Capitolo della Cattedrale e per 1/3 al Capitolo di Sant’Orso di Aosta la giurisdizione su questo territorio, oltre a beni mobili e immobili di vario genere: il nome Delbia appare per la prima volta proprio in questo atto. Nel Medioevo veniva chiamata De-Herba o De-Herbia per l’abbondanza di verde, boschi e pascoli. Inserita oggi nel territorio del comune di La Salle, in passato Derby era indipendente anche dal punto di vista amministrativo: nel 1782 un provvedimento della Royale Délégation, sotto Vittorio Amedeo III di Savoia, risolse le inevitabili complicazioni nella gestione degli affari temporali e religiosi, stabilendo la definitiva unione dei 2 territori in un unico comune, mantenendo comunque 2 parrocchie distinte.

La Chiesa parrocchiale di Sant’Orsosorse probabilmente nell’XI secolo sotto il Capitolo di Sant’Orso: la parrocchia è infatti sotto la protezione di sant’Orso, sacerdote valdostano vissuto tra il VII e l’VIII secolo rappresentato iconograficamente con la casula, il bastone priorale e un uccellino sulla spalla.

Dal 1596 la chiesa venne intitolata anche a san Biagio, vescovo di Sebaste nel IV secolo: un altare a lui dedicato esisteva già nel 1416 come risulta nei verbali delle visite pastorali. La chiesa attuale è databile al XVI secolo: nel 1477 la parrocchia passò alle dipendenze del Capitolo della Cattedrale e venne consacrata da Monsignor Ferragata, vescovo di Aosta, il 22 luglio 1567 (la croce di consacrazione è posta sul contrafforte a destra del portale). Ha una pianta a croce latina con archi della volta a sesto acuto, volte a crociera con nervature in tufo: della chiesa romanica rimangono i muri perimetrali e una piccola finestra a croce in alto sulla facciata. Sopra il portone d’ingresso è presente un semicerchio in tufo: è ciò che rimane del tettuccio utilizzato per indicare la porta principale che venne rasato nel 1854 quando intonacarono tutta la chiesa per realizzare un grande affresco in onore di san Biagio sulla facciata. Gli interventi di restauro nel 1967 ad opera della Soprintendenza regionale hanno restituito l’aspetto cinquecentesco, lasciandola volutamente vuota e rimuovendo tutte le decorazioni ottocentesche, tranne i 4 Evangelisti affrescati sulla volta.

L’altare maggiore in marmo policromo è del XVII secolo, le statue del XVI secolo rappresentano i santi Ilario e Biagio, le 2 colonne tortili marmoree affiancano il tabernacolo murale, mentre la pala sovrastante è stata rimossa perché raffigurava sant’Anselmo, san Grato e la Madonna che non rappresentavano la parrocchia. Il grande crocifisso ligneo del XVI secolo sovrasta il coro; l’altare laterale destro in legno intagliato dipinto e dorato è dedicato al Rosario e risale al XVIII secolo, mentre quello sinistro è dedicato a San Sebastiano: nella tela sono raffigurati Cristo tra i santi Grato e Bernardo e in basso san Sebastiano tra i santi Rocco e Antonio Abate. Nel 1861 fu risistemato l’organo attuale, demolito nel 1820 per ordine del vescovo: è il più antico dopo quello di La Salle (1857) e dopo lo smantellamento della tribuna lignea molto ingombrante che lo ospitava all’ingresso della chiesa, la Soprintendenza l’ha riposto nella sua sede settecentesca, la guille chantreurie di fronte alla sacrestia, dove entrava giusto di misura. Il fonte battesimale (battistero) in pietra lavorata con lo stemma sabaudo risale al 1688.

Nella vetrinetta sono visibili alcuni oggetti d’arte sacra come il cofanetto reliquiario in lamina d’argento del XV secolo. Le vetrate dipinte negli anni ’60 con smalti di Marsiglia rappresentano lo scudo dei Canonici di Sant’Orso con la colomba, la stella e il ramo d’ulivo e quello del Capitolo della Cattedrale coi gigli di Burgundia.

La base del campanile, recentemente restaurato, conserva tracce di muratura a lisca di pesce del XIII secolo, mentre la parte superiore, del 1668, presenta due serie di bifore del XVI-XVII secolo. La porticina, ornata dallo stemma dei Savoia e da un cerchio che rappresenta il circolo della perfezione (circulum perfectionis), ossia uno degli emblemi dei Cavalieri Templari soppressi nel 1310 da Filippo IV di Francia, dimostra che il campanile era già presente nel XIII secolo.


Il Castello giudiziario(XIV-XV secolo) appartiene alla Chiesa e sorge isolato a ridosso della strada dove si nota un tratto dell’originaria cinta muraria: presenta una struttura massiccia a pianta quadrata di 3 piani collegati da uno splendido viret (scala a chiocciola in pietra) situato all’interno della torre; 2 torrette di vedetta angolari di forma circolare, una caditoia cinquecentesca sopra l’ingresso e delle feritoie sul lato est. Era probabilmente la sede giurisdizionale del Capitolo della Cattedrale e la denominazione si deve agli ampi scantinati che, per un certo periodo, furono adibiti a prigione con celle destinate ai detenuti in attesa di giudizio: tra le cause di lite è citato maggiormente il furto di legname. Attualmente la struttura si presenta come edificio rurale ed è visitabile solo dall’esterno poiché pericolante: secondo la tradizione, una galleria sotterranea condurrebbe al castello notarile.

Il Castello notarile era la probabile residenza dei notai Lachenal, attestati a Derby e in tutta la Valdigne tra il XII e il XVI secolo: si tratta di un complesso formato da vari corpi di fabbrica, restaurato di recente, dove ora vive la famiglia Villerin. Nell’Ottocento il castello passò di proprietà al notaio Pierre-Gaspard Vernaz, padre di 4 figlie che alla sua morte fecero una vera e propria battaglia legale in tribunale per le divisioni dei beni!

Il forno da pane esterno, di origine medievale, è stato restaurato nel 1970: secondo alcuni studi dell’ing. Lange al di sotto ne esisteva un altro di epoca romana, con struttura pompeiana, posto lungo la strada (si nota ancora l’arcata d’ingresso tamponata e sono state trovate anche tracce dei solchi dei carri romani); anche la torre vicina è di origine romana e il notaio Vernaz la usò, ahimè, come toilette.

Scolpita sul portone originale in noce, dei Vernaz è rimasta la grande “V” da cui nasce un ontano, simbolo della famiglia: il nome verna, in celtico, indicava questa pianta molto diffusa in valle che, ancora oggi, in dialetto patois si chiama così. Vi sono anche gigli e melograni, simboli di nobiltà e prosperità. Guardando la facciata, oltre allo scarico della cucina e alle finestre con arco a chiglia rovesciata lavorate in pietra ollare, si nota chiaramente che le altre finestre vennero ristrette e ridimensionate per un motivo prettamente economico, perché nel corso dell’Ottocento erano state imposte delle tasse sull’ampiezza delle aperture sulla strada. L’imponente viret di pietra verde, alto oltre 14 metri, conduce dalle cantine allo studio del notaio, dove alcuni manoscritti in francese e il suo ritratto riposano ancora sul tavolo.

La Cappella privata di Sant’Orso venne realizzata nel XVII secolo per volere di Jean Barmaz, abitante di Derby molto devoto: l’atto di fondazione risale al 1639, mentre il trave è datato 1652. È anche chiamata “Cappella de la barma” e ha come protettori i santi Rocco, Sebastiano, Antonio, Francesco e Giovanni. Sant’Orso è il nome della piccola borgata in cui si trova la cappella: al suo interno sono presenti 2 dediche speculari alla Madonna Nera di Einsiedeln del Canton Svitto nella Svizzera tedesca, da parte di fedeli di origine svizzera. Oltre alla rappresentazione della Madonna Nera e dell’abbazia, si legge “Véritable portrait de l’image miraculeuse de Marie Mère de Dieux aux Ermites en Suisse” – «(…) Mutter Gottes Maria zu Einsiedeln in der Schweiz». La parola «einsiedeln» significa «eremo» e si riferisce alla dimora originaria di San Meinrado: secondo un’antica tradizione, nell’eremo del santo, una statua di Maria divenne il centro di preghiere e pellegrinaggi e venne tramandata da una generazione di monaci all’altra. Purtroppo l’immagine originaria è andata perduta (forse in uno degli incendi che hanno devastato l’abbazia nel corso degli anni); la statua della Madonna col Bambino ora venerata nell’abbazia di Einsiedeln è stata scolpita da un ignoto artigiano alla metà del XV secolo: tiene tra le braccia il Bambin Gesù che gioca con un uccellino ed è annerita da secoli di fumo di candele e incenso. Oggi l’abbazia attira più di 200.000 pellegrini ogni anno ed oltre ad essere una tappa importante lungo il Cammino di Santiago, è il terzo santuario mariano più popolare in Europa.

Derby conserva anche un castagno monumentale (castanea sativa) con un età superiore ai 400 anni: nel 2009 le dimensioni erano di 25 metri di altezza per 764 cm di circonferenza del tronco, ora è cresciuto ancora di più!


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CATERINA PIZZATO
Ciao a tutti, mi chiamo Caterina e sono giornalista, accompagnatrice turistica e guida museale. Nel tempo libero mi dedico alle altre mie passioni: l’arte, i viaggi e la promozione della mia amata regione, la Valle d’Aosta, un piccolo scrigno tutto da scoprire! Seguite i miei consigli per conoscere le curiosità e le meraviglie custodite tra le montagne più alte d’Europa. Siete pronti a partire?

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