La Collezione permanente di Casa Cavazzini a Udine

Nel cuore del centro storico di Udine, a Casa Cavazzini, vicino palazzo D’Aronco, si trova una delle collezioni di arte contemporanea più ricche d’Italia.

La Collezione di Casa Cavazzini ha avuto origine grazie al lascito testamentario di Antonio Marangoni, commerciante udinese che fece affari tra Venezia, Trieste e Vienna.

Quest’ultimo ha fatto sì che, dopo la sua morte, avvenuta a Venezia il 2 giugno 1885, il Comune di Udine risultasse proprietario di tutte le sue sostanze ed inoltre che venissero istituite quattro borse studio per il mantenimento annuale di uno scultore, di un pittore, di un medico e di un legale.

La Fondazione Marangoni nacque il 18 agosto 1895 con l’impegno che annualmente si acquistassero uno o due quadri di giovani artisti di merito, in modo da costituire il patrimonio della Galleria d’Arte Moderna di Udine, oltre le 18 opere donate dallo stesso Marangoni.

Tra i primi dipinti acquistati risultano: Pellegrinaggio dopo la Pasqua, di Salvatore Postiglione e La Scaccia delle anitre di Angiolo Tommasi, maestro di Raffaello Gambogi.

Salvatore Postiglione – Pellegrinaggio dopo la Pasqua

Gli ingressi successivi, furono legati alla seconda Biennale Veneziana nel 1897: Ospitalità montanina del piemontese Vittorio Cavalleri, Marina del triestino Guido Grimani, Interno di San Marco della friulana Maria Ippoliti. Proseguendo con la Biennale 1899: Barcaiolo in laguna di Ettore Tito (il quale aveva aderito alla Secessione di Monaco), Terra in fiore di Beppe Ciardi (figlio del paesaggista Gugielmo). Nel 1903 oltre ad opere provenienti da Venezia, all’ Esposizione Regionale di Udine fu acquistato Diane Cacciatrici di Arturo Colavini.

Beppe Ciardi – Terra in fiore

Due anni dopo la Fondazione riuscì ad ottenere il dipinto di ascendenza simbolista Migrazioni Umane di Plinio Nomellini, che aveva partecipato alla VI Biennale di Venezia.

Nel 1913 ci fu la I Esposizione degli artisti friulani ed è lì che vennero comprati Bimbo malato di Antonio Gasparini e Ora d’oro di Ugo Flumiani.

Dopo la Prima Guerra Mondiale la riapertura museale fu in Castello, nell’ottobre del 1920 ed inoltre nel medesimo anno entrò a far parte della Galleria l’opera di Carlo Cherubini Ragazzo con marionetta.

In riferimento al contesto regionale non si può non citare l’acquisto da parte della Fondazione Marangoni dello Squalo del celeberrimo artista friulano Dino Basaldella o Si Fondono le città del fratello Afro.

Nel 1939 Afro vinse il concorso pubblico il cui tema proposto era connesso con la politica di realizzazione di nuove città, come ad esempio Torviscosa nella Bassa Friulana. L’opera si incentra sulla posa della prima pietra per mezzo di una carrucola mentre in secondo piano alcuni uomini sono intenti a trasportare dei fasci di grano e in lontananza di staglia un paesaggio fatto di case e montagne. In alto tre uomini sostengono la pianta di una città e una cornucopia dalla quale piovono monete dorate. Lo stile figurativo che Afro appronta in questa tela risente della sua ammirazione verso la tradizione veneta tardo cinquecentesca.

In antitesi al dipinto di Afro, l’opera del 1939 di Tullio Crali (artista di origine dalmata che aderì tardivamente al Futurismo) Prima che si apra il paracadute, mirabile esempio della cosiddetta areo pittura.

Tullio Crali – Prima che si apra il paracadute

A proposito dei Basaldella una menzione merita sicuramente la Cancellata delle fosse ardeatine di Mirko, qui presente con un modello in gesso che riprende il cancello d’ingresso del luogo dell’eccidio nazista. La soluzione simbolica adottata dall’artista è quella di un intreccio di linee che inscenano una battaglia vista dall’alto, con armi e lance, corpi inarcati nello sforzo e teste suggerite dai tondi sparpagliati su tutta la superficie.

Mirko Basaldella – Modello per il Cancello delle Fosse Ardeatine

Proseguendo con le vicende di Casa Cavazzini, dopo la seconda guerra Mondiale grazie al Circolo artistico friulano fecero parte delle nuove acquisizioni, pittori del calibro di Filippo de Pisis e Virgilio Guidi e con l’ingresso in Galleria di opere di Menzio e Casorati si rimase all’interno del bacino della Biennale veneta.

Nella seconda metà del Novecento importanti Collezioni arricchirono la mostra, la F.R.I.A.M (Friul Arts and Monuments) e l’Astaldi.

A seguito del terremoto che il 6 maggio del 1976 devastò il Friuli, lo scultore minimalista Carl Andre, affiancato del critico del “New York Times” Thomas B. Hess, decise di mobilitare un gruppo di suoi colleghi artisti americani affinché donassero una loro opera a sostegno delle popolazioni colpite dal sisma. L’iniziativa fu accolta da Angelo Candolini, allora sindaco della città di Udine, che stabilì di non vendere le 114 opere donate, ma di farle confluire in un’unica collezione all’interno del patrimonio museale, ovvero nell’attuale Casa Cavazzini.

Tra gli artisti statunitensi nel ‘900 compaiono nomi quali, Sol le Witt, Frank Stella, Donald Judd, Robert Mangold e dal punto di vista stilistico si va dall’Espressionismo astratto alla Pop Art, alle tendenze del New Dada, al Minimalismo.

Frank Stella – Wolfeboro

La collezione Astaldi giunse a Udine nel 1983 e comprende dipinti, sculture e saggi grafici che testimoniano, nel suo insieme, lo sviluppo dell’arte italiana dagli anni Trenta ai Sessanta del Novecento. Si tratta di opere acquistate nel corso degli anni da Maria Luisa Costantini (donna di profonda cultura) e Sante Astaldi (ingegnere ed imprenditore nel settore delle opere pubbliche nel secondo dopoguerra) che vennero donate alla città di Udine in esecuzione alla loro volontà testamentaria.

In conclusione, un piccolo excursus sui luoghi dove le opere della Collezione di Casa Cavazzini vennero esposte dagli inizi della Fondazione Marangoni fino ai giorni nostri.

In principio si trovò collocazione nelle stanze in affitto di Palazzo Antonini Cernazai.

Dal 1906 invece le opere approdarono nel Castello di Udine e dal 1983 presso il Complesso Palamostre.

Infine Il 6 ottobre 2012 è stato inaugurato il nuovo museo, denominato “Museo di arte moderna e contemporanea”.

Quest’ultimo è allestito all’interno dei tre piani di Casa Cavazzini, edificio cinquecentesco risultato dell’accorpamento di una serie di proprietà preesistenti tra via Savorgnana e via Cavour. Prende il nome dal suo ultimo proprietario, Dante Cavazzini, commerciante di stoffe, che intorno agli anni venti del secolo scorso aprì al piano terra un negozio di tessuti per l’arredamento e dal 1937 divenne sua abitazione. In seguito a volontà testamentaria di Cavazzini, lo stabile fu acquisito negli anni ’90 dal Comune di Udine con l’intento di farne una sede museale. Dopo un lungo lavoro di ristrutturazione, su progetto dell’architetto Gae Aulenti.

Il centro storico di Udine abbraccia con il calore del gomitolo delle sue strade ed è in questo contesto che è possibile ammirare i capolavori di una delle più importanti collezioni di arte moderna e contemporanea.

Casa Cavazzini con la sua struttura, le sue opere e la sua vista della città è pronta a sorprendervi. Vi aspetto per scoprila insieme!

Informazioni

Casa Cavazzini, via Cavour, 14 – Udine. Tel: +39 0432 1273772. Sito web: https://www.civicimuseiudine.it/it/musei-civici/casa-cavazzini

Orari: da martedì a domenica: dalle 10:00 alle 18:00. Chiuso il lunedì.


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CLAUDIA MUSCARÀ
Mi chiamo Claudia, e sono laureata in Conservazioni dei Beni Culturali. Amo l’arte e sua la capacità di abbracciare l’animo degli osservatori. Amo la luce, i colori, l’abbinamento che crea una sinfonia. Lavoro come addetta in ambito museale ed inoltre accompagno i visitatori nelle sale della mostra di Illegio, un piccolo paese della Carnia dove ogni anno vengono allestite importanti esposizioni. È bello poter essere di supporto in un momento di contatto artistico e rivivere ogni volta le emozioni che suscitano le opere, attraverso  gli occhi dei visitatori. Vi aspetto per visitare insieme!

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