Finestra sull’Arte – Il Cristo alla colonna di Donato Bramante

La perfezione anatomica e la luce

Donato Bramante, Cristo alla colonna
Donato Bramente, Cristo alla colonna, 1490 circa, tempera e olio su tavola, Milano, Pinacoteca di Brera

Nel Cristo alla colonna, vertice della sua produzione pittorica, Bramante mette a frutto la conoscenza degli studi anatomici leonardeschi, evidente nella resa perfetta del corpo di Cristo, combinandola con la nitidezza geometrica e coloristica di Piero della Francesca, con gli studi sulla luce della pittura fiamminga, con la sensibilità lombarda per la resa naturale del paesaggio.

Eseguita su committenza dell’abbazia di Chiaravalle, complesso monastico cistercense alle porte di Milano, l’opera reinterpreta in modo originale il tradizionale tema iconografico della Flagellazione. Bramante elimina però le figure dei flagellanti, per concentrare l’attenzione del fedele sul corpo sofferente del Cristo, addossato a un pilastro ornato con una classica decorazione a bassorilievo.

Nel dipinto gli aspetti ancora riconducibili alla formazione urbinate si sommano al nuovo modo di indagare il paesaggio naturale, effetto delle esperienze maturate nel soggiorno lombardo. L’atmosfera azzurrina, che avvolge le montagne sullo sfondo oltre la finestra, presuppone infatti una conoscenza delle sperimentazioni leonardesche sulla prospettiva aerea, di cui si ha un notevole esempio nella Vergine delle Rocce, che Leonardo inizia a realizzare a Milano nel 1483. In linea con la cultura d’oltralpe è invece la resa della luce, laddove la luminosità che penetra dall’apertura di sinistra crea meravigliosi effetti di controluce, esaltati dall’illuminazione riflessa da destra sul corpo di Cristo.

L’opera del Cristo alla colonna è concepita per produrre nell’osservatore un forte impatto emotivo: il Cristo è infatti inquadrato in primissimo piano, con le vene e altri dettagli in rilievo, e secondo un punto di vista ravvicinatissimo che esaspera alcuni elementi drammatici. Per esempio lo sguardo, colmo di malinconica rassegnazione; oppure la corda annodata al collo, che dalla spalla sinistra scende lungo la schiena e ricompare stretta intorno al braccio.

Tali esiti non mancheranno di affascinare il pittore lombardo che più d’ogni altro si mostra debitore dell’artista marchigiano: Bartolomeo Suardi detto Bramantino, il cui Uomo dei dolori, realizzato intorno al 1490, prende indubbiamente a modello il Cristo alla colonna.

Tuttavia il Cristo di Bramantino traduce il modello di partenza con una sensibilità più inquieta fino a caricarlo di un patetismo maggiore. Non a caso diversa nella sua opera è anche la luce: nel dipinto di Bramantino gli effetti chiaroscurali non sono prodotti dalla lice diurna ma dalla luce lunare in cui sono immersi la figura di Cristo e il paesaggio alle sue spalle.

Donato Bramante, Cristo alla colonna
Donato Bramante, Cristo alla colonna, particolare
Donato Bramante, Cristo alla colonna - Sfondo
Donato Bramente, Cristo alla colonna, sfondo
Bramantino, Uomo dei dolori, 1490-1493, Madrid, collezione Thyssen-Bornemisza

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Alice Brivio
Una prima laurea in Scienze dei Beni culturali e una specializzazione in Storia e critica dell’arte. Convinta aspirante insegnante, milanese di nascita, amante di tutto ciò che è artistico!
La rubrica “Finestre sull’arte” nasce per raccontare e condividere con voi ciò che conosco su opere, artisti e correnti artistiche, raccontandole in brevi articoli di pochi minuti, come se fossero delle vere e proprie pillole da assumere una volta al giorno. Perciò, se siete interessati ad approfondire la vostra conoscenza su questi temi, date un’occhiata ai miei articoli sul blog!

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