Liguria da scoprire: escursione a Punta Manara (GE)

All’estremo ponente del Golfo del Tigullio, tra la meravigliosa Baia del Silenzio di Sestri Levante e la Baia di Riva Trigoso, si trova il piccolo promontorio di Punta Manara (GE). Un lembo triangolare di roccia arenacea che si protende nel mare, come attratto in modo irresistibile dal dolce richiamo delle onde. Scogliere irregolari e frastagliate fanno da cornice a un prezioso scrigno di natura mediterranea, meta facile e prediletta di escursionisti e turisti provenienti da tutto il mondo.

Golfo del Tigullio e Baia del Silenzio

Il promontorio, soggetto a tutela ambientale dal 1977, offre scenari decisamente eterogenei: i suoi versanti meridionali sono ricoperti da una fitta macchia di euforbia arborea, che salendo di quota lascia prima spazio alla lecceta, a tratti ancora inframezzata da oliveti, e infine alla crescita rigogliosa del pino marittimo; al contrario, il lato esposto a nord è rivestito da boschi misti più freschi con carpino nero, orniello, roverella e qualche castagneto di antica memoria silvicolturale.

Non mancano elementi di elevata valenza naturalistica, tra cui si annoverano diverse orchidee protette e specie al limite nord-orientale di distribuzione come l’euforbia a doppia ombrella (Euphorbia biumbellata) e la sughera (Quercus suber).

Vecchi steccati accompagnano lungo il sentiero immerso nella macchia mediterranea

Vale la pena sottolineare come la stessa fauna si caratterizzi per alcune presenze di indubbia significatività, dal silenzioso sgusciare del geotritone (Speleomantes strinatii) all’elegante volo della farfalla cleopatra (Gonepteryx cleopatra), il cui maschio si distingue per il suo colore giallo vivo ornato da un’evidente chiazza aranciata sulle ali anteriori. Inoltre, il promontorio rappresenta un naturale palco di avvistamento di rapaci, in particolare durante i primi mesi primaverili quando si segnalano centinaia di passaggi di bianconi (Circaetus gallicus) in migrazione. Ma ci sono anche specie, come il falco pellegrino (Falco peregrinus), che decidono di non proseguire il proprio viaggio e nidificare sulle scoscese falesie di Punta Manara, arricchendo ulteriormente la biodiversità dell’area.

Dalle spiagge sabbiose della Baia di Sestri Levante il promontorio sale dolcemente fino a raggiungere la sua quota massima nel Monte Castello (266 m). Il monte prende il nome dai ruderi posti sulla sua vetta, dove si riconoscono muri e basamenti di un antico castello costruito dalla Repubblica di Genova nel XII secolo, in buona parte sovrastati da un rudere più recente in mattoni e cemento, utilizzato dai tedeschi durante la seconda Guerra Mondiale. La cima è circondata dalla vegetazione arborea e pertanto non offre alcun panorama degno di nota.

La perla di Punta Manara è in assoluto l’estremità meridionale del contrafforte del Monte Castello, la cui punta sfida la vertigine del mare. Dagli speroni rocciosi del costone la vista spazia verso levante, in direzione di Riva, Punta Baffe e Punta Mesco, e verso ponente, con tutta la costa ligure fino a Capo Berta e le Alpi Liguri e Marittime. In caso di cielo terso, eventualità più probabile in una bella giornata invernale, lo sguardo si può lanciare fino a scorgere le coste della Corsica e il profilo delle isole dell’Arcipelago Toscano.

Belvedere di Punta Manara

L’ampio panorama che oggi attrae centinaia di turisti, in passato ha rivestito un ruolo decisamente più strategico per il controllo del fronte marino e per la difesa della costa dalle possibili incursioni saracene. Ne sono la prova i ruderi, fortunatamente ancora ben conservati, di un’antica torre di avvistamento edificata nel Cinquecento proprio sul punto più elevato del costone. La Torre di Punta Manara era una delle tante torri a pianta circolare costruite sulle punte dei promontori e sui costoni a picco sul Mare Ligure. Dalle rocce di Punta Manara sono ben visibili i resti di un’altra torretta di avvistamento, situata sull’adiacente costone di Punta Baffe.

Venuta meno la minaccia saracena, la torre venne riattata più volte a funzioni e usi disparati. Per un certo periodo venne anche utilizzata come mulino a vento, sorte che in realtà toccò a molte di queste torrette sparse lungo la costa ligure. Infine, nel corso del secolo scorso, la torre venne sfruttata come base per un telegrafo, il che spiega il perché la località sia nota per l’appunto come “spianata del telegrafo”.

Torre Punta Manara

Estremamente suggestive, ma raggiungibili solo con sentieri un po’ impervi tra ghiaie e sfasciumi, per di più spesso nemmeno indicati da paline escursionistiche, sono le scogliere del promontorio. A poca distanza dalle frequentate spiagge di Sestri Levante e Riva si celano luoghi selvaggi e ancora poco conosciuti. La scogliera più nota è certamente la Ciappa du Lü, un notevole lastrone di arenaria che si immerge dolcemente in mare sul lato occidentale del promontorio, ma, nonostante le piccole dimensioni dell’area (circa 190 ettari), si contano numerose altre località ancor più amene, come lo Scoglio Garibaldi, la Terza Ciazeta e i Forni.

Ciappa du Lü con sullo sfondo il Monte di Portofino

Anello Sestri Levante – Punta Manara

Classico itinerario del promontorio, molto frequentato in tutte le stagioni perché tra i più facili e suggestivi dell’intera Liguria

Dal centro storico di Sestri Levante, all’altezza del civico 95 di Via XXV aprile, si imbocca sulla sinistra un sottopasso a volta stretto tra le case che immette in Vico del Bottone. Pochi metri e una freccia in ceramica invita a svoltare nuovamente a sinistra lungo la Salita della Mandrella (segnavia bianco-rossi del Sentiero Verdeazzurro e segnavia geometrico FIE “due quadrati rossi pieni”). La tipica “creusa” mattonata sale tra alti muri in pietra, ma voltando le spalle si possono già apprezzare splendidi scorci sulla Baia della Favole e sul Golfo del Tigullio.

Superate le ultime case, la “creusa” si trasforma in comodo sentiero e, alternando tratti all’ombra di corbezzoli e lecci a tratti aperti su cui sorgono villette circondate dagli orti, si percorre il dolce costone collinare. Qualche ripido scalino scavato nella roccia e si giunge nei pressi della Casa Mandrella (111 m). Accanto alla struttura più moderna è possibile scorgere costruzioni decisamente più antiche e interessanti, secondo alcune fonti resti di un insediamento risalente addirittura all’epoca preromana.

Casa Mandrella

Poco oltre Casa Mandrella vanno ignorate sia la deviazione a sinistra, diretta al borgo di Ginestra, sia la traccia che scende a destra verso la scogliera dei Forni, proseguendo quindi diritti lungo il Sentiero Verdeazzurro. I tratti più ripidi sul fondo roccioso tornano a presentare qualche scalino che facilita la progressione e in pochi minuti si guadagna il panoramico dosso della Colla Mandrella (113 m): luogo ideale per sostare a tirare il fiato, magari approfittando della panchina posta proprio davanti alla Baia del Silenzio.

Panchina panoramica sulla Baia del Silenzio presso la Colla Mandrella

Ripreso il cammino, si trascura la diramazione che sale alla vetta del Monte Castello per mantenersi a destra sul lato marittimo, proseguendo lungo il sentiero che taglia il versante sud-occidentale del monte con brevi saliscendi, tra antichi ulivi, pini marittimi e macchia arbustiva.

Tratto di sentiero tra antichi oliveti

Poco più avanti (quota 160 m) l’itinerario si biforca nuovamente, dividendosi dal sentierino che scende ripidamente a destra in direzione della Ciappa du . Nonostante la pendenza, il sentiero diretto alla scogliera non presenta alcuna difficoltà tecnica e non richiede più di un’ora per scendere e risalire al bivio. In caso di mare molto mosso si consiglia però di evitare la divagazione e proseguire lungo l’itinerario principale.

Il Sentiero Verdeazzurro sale in diagonale fin sul costone meridionale del Monte Castello, dove si incontra il sentiero proveniente dalla frazione di Riva Trigoso. Trascurandolo, si svolta a destra, scendendo velocemente fino al Bivacco Punta Manara (153 m), parzialmente nascosto tra i lecci nei pressi del Telegrafo. Il bivacco, attorniato da diversi tavoli da picnic, è stato ricavato dalla ristrutturazione di un’ex-casermetta. La struttura normalmente è chiusa ma attrezzata per il pernottamento: chiunque fosse interessato a usarla deve rivolgersi all’associazione Ekoclub per ottenere le chiavi.

Alle spalle del bivacco si erge una breve ma ripida scalinata in mattoni, agevolata da una corda come corrimano, che consente di guadagnare con un ultimo sforzo i resti della torre saracena sulla piccola spianata del Telegrafo di Punta Manara (176 m). Facendo sempre attenzione, si possono seguire alcune tracce sui pulpiti rocciosi adiacenti, da cui godere pienamente di uno spettacolare panorama.

La scalinata con corrimano che conduce alla spianata del Telegrafo

Dalla spianata bisogna ritornare sui propri passi fino al bivio per Riva Trigoso, nei pressi di un pannello riportante i vari sentieri della zona. Rientrati sul percorso del Sentiero Verdeazzuro, in questo tratto affiancato dal segnavia “due triangoli rossi vuoti”, si sale nel fitto della macchia mediterranea in direzione del Monte Castello. Nel momento in cui il sentiero torna a spianare, si affronta l’ennesimo bivio, dove occorre abbandonare i triangoli rossi che puntano dritti alla cima del monte e procedere dritti per tagliare a mezzacosta il versante affacciato sulla Baia di Riva.

Il sentiero che scavalca la vetta del Monte Castello non offre grandi spunti, ma rappresenta pur sempre una variante più breve. Infatti, raggiunta rapidamente la sommità, si inizia a scendere a destra lungo un panoramico crinale che entra frettolosamente nel bosco (segnavia “due pallini rossi”). Una ripida discesa porta a una selletta a quota 180 m circa, dove si ritrova l’itinerario principale.

Superato un tratto in piano che contorna dall’alto un poco lusinghiero ripetitore, si prosegue in discesa verso destra superando alcuni gradoni, fino a un bivio poco a monte del borgo di campagna di Ginestra. Nel caso in cui si volesse scendere fino alla Baia di Riva, per poi rientrare verso Sestri a piedi o mediante mezzi pubblici, bisognerebbe optare ancora una volta per il Sentiero Verdeazzuro, prossimo a dividersi in due rami che conducono rispettivamente a San Bartolomeo e a Riva.

Al contrario, l’anello Sestri Levante – Punta Manara svolta a sinistra lungo un sentiero segnalato dai più canonici segnavia bianco-rossi. Ad un veloce taglio in piano fa seguito un tratto in salita in diagonale che termina al culmine di un dosso. Il rapsodico susseguirsi di forme geometriche vede la comparsa del segnavia “due pallini rossi”, indicante il percorso che collega Sestri Levante al Monte Castello. L’escursionista è quindi chiamato a fare una scelta:

  • proseguire dritti lungo il sentiero che, con diversi saliscendi, percorre il versante settentrionale del monte attraverso una pineta ferita dal passaggio del fuoco, fino a ricongiungersi al percorso dell’andata nei pressi della Casa Mandrella;
  • imboccare a destra i due pallini rossi e salire fino a scavalcare il poggio su cui si trova l’edicola della Madonna della Neve (195 m), per poi iniziare la ripida discesa nel bosco misto che porta a contornare le case di Madonnetta (109 m) sul lato orientale. Manca un’ultima breve salita per superare il poco marcato Colle della Madonnetta e giungere così di fronte a una seconda edicola sacra (117 m). Il sentiero si trasforma in mulattiera e passa accanto ad una cappella, poco oltre la quale si raggiunge la piana alluvionale di Sestri Levante nei pressi del Parco Nelson Mandela. Ultimi metri su sterrato e si ritorna a calcare l’asfalto, ormai prossimi al rientro nel centro di Sestri Levante.
Edicola della Madonna della Neve

Punta Manara è un comprensorio piuttosto piccolo, ma è percorso da una fitta rete di sentieri segnalati, che si possono combinare in vari modi a seconda dei desideri di ognuno. Vista la quota modesta si tratta di sentieri da percorrere preferibilmente nella stagione invernale, anche per aumentare le probabilità di trovare un cielo limpido che regali un panorama a 360°. Durante l’estate il caldo è soffocante e il promontorio è preso d’assalto, rischiando di rendere l’uscita un Golgota per nulla piacevole.

Tra le varie alternative a disposizione merita attenzione il Sentiero Natura, un bell’itinerario immerso nel panorama naturalistico ligure. Inoltre, una parte del percorso è adibita a sentiero botanico, attrezzato con pannelli illustrativi che non solo raccontano le specie vegetali protagoniste dell’area, ma ricordano con opportunità le norme comportamentali da rispettare per una frequentazione responsabile del promontorio. Un’ulteriore occasione per muoversi alla scoperta del territorio ligure con consapevolezza.

Sentiero Natura di Punta Manara

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LUCA CAVIGLIA

Sono Luca Caviglia, Accompagnatore di Media Montagna iscritto al Collegio delle Guide Alpine della Liguria e membro del gruppo di Accompagnatori e Guide Alpine “Hike&Climb Liguria”.
Nato a Genova nel 1991, mi sono prima laureato in “Scienze Naturali” presso l’Università degli Studi di Genova e successivamente ho conseguito il titolo Magistrale in “Evoluzione del comportamento animale e dell’uomo” presso l’Università degli Studi di Torino, con specializzazione in ricerca e gestione di carnivori e ungulati.
Amo la montagna in tutti i suoi molteplici aspetti e ogni mia escursione vuole essere una tavolozza piena di colori, con cui dipingere insieme ai partecipanti le meraviglie del nostro territorio.

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