Ti racconto le Marche – Il sito archeologico di Helvia Ricina (MC)

Tra splendore e decadenza

Un’antica strada lastricata, i resti di un ponte romano sul fiume Flusor, (l’attuale fiume Potenza), i pochi muri perimetrali di una cisterna e le imponenti rovine di un teatro è ciò che rimane dell’importante città romana di Helvia Ricina alle porte di Macerata nella fertile valle del fiume Potenza.

Il municipio romano che Settimio Severo nel 205 d.C. elevò al rango di colonia con il nome di Helvia Ricina Pertinax, in onore del suo predecessore, l’imperatore Publio Elvio Pertinace, sorge su di un precedente insediamento forse risalente al III sec. a.C. e abitato dai Piceni.

Citata da Plinio il Vecchio nella sua “Naturalis Historia”, Helvia Ricina si colloca, ancora oggi, in uno snodo viario importantissimo che vede l’incrocio di due importanti arterie stradali: la Salaria Gallica e la Septempedana. La prima era il principale collegamento tra la romana Asculum e la costa adriatica e la seconda era la via che collegava Roma con l’Adriatico attraverso Nuceria Camellaria, l’attuale Nocera Umbra. Il nome di Ricina sembra derivare dal culto di Venere Ericina arrivato in queste contrade attraverso i greci siracusani che nel IV secolo d.C. si stanziarono lungo le coste adriatiche.

Entrando nel piccolo sito archeologico sviluppatosi intorno all’evidenza monumentale più importante del teatro, attraverso l’esposizione di epigrafi ed elementi architettonici ornamentali frammentari, possiamo iniziare il nostro viaggio nel tempo in una città che all’epoca era considerata di medie dimensioni con un’estensione di circa 60 ettari e perfettamente aderente all’urbanistica e all’architettura tipiche di una città romana con il foro, le terme, i templi, l’anfiteatro, il teatro, le tabernae, la necropoli, ecc.

Seguendo i documenti epigrafici rinvenuti nel luogo e ora in mostra nel sito archeologico, la città rivive attraverso le tanti voci dei suoi cittadini e volendo assumere, idealmente, la veste di forestieri appena entrati in città potremmo imbatterci nella famiglia dei Petrusidii che per commemorare la grave perdita del loro figlioletto di due anni, hanno appena eretto un monumento funebre con una struggente iscrizione che ricorda la prematura morte del piccolo Quinto Petrusidio Vero. 

Proseguendo lungo il decumanus della città, incrociamo, da lontano, Erennia Cervillia, figlia di Lucio e moglie di Gaio Carrenate Verecondo con i suoi tre figli e più avanti,nei pressi del foro che era posizionato nel lato nord della città, ci viene indicato Athamas, schiavo di origine greca, che segue il suo padrone Lucio Tarquitio della Gens dei Tarquitii di nobile origine etrusca.

Nell’ideale viaggio nel tempo, le solenni vestigia della città ci raccontano del fermento cittadino che si respira in occasione di eventi importanti come quello di uno spettacolo teatrale. L’atmosfera si carica di gioiosa attesa condivisa con i tanti forestieri arrivati in città perché attirati dall’evento e che alimentano le attività commerciali approfittando di una sosta alle terme o presso i termopolia, (gli snack bar dell’epoca), prima dell’inizio dello spettacolo nel maestoso teatro cittadino. 

Costruzione imponente con i suoi 2000 posti, il teatro ricinense appare in tutto il suo splendore con i velaria aperti per ripararsi dal sole, con la frons scenae pronta per stupire gli spettatori e con venditori ambulanti, laboratori ed officine a servizio dell’apparato scenico, musici, mimi ed attori che si preparano per la performance. Il programma prevede una commedia con intermezzi farseschi e ci si aspetta un gran numero di persone.

Lo immaginiamo così uno degli ultimi spettacoli nel teatro di Ricina, testimone di una città vivace economicamente e culturalmente, prima del saccheggio attuato dalla coalizione di tribù germaniche guidate da Radagasio nel V secolo d.C. Da quel momento si apre per Ricina la strada della decadenza dove lo spopolamento diventerà via, via più evidente e dove i maggiori danni saranno causati dall”esercito goto di Teja nella metà del VI secolo d.C. durante la guerra gotico-bizantina.

Le ultime notizie relative alla città romana risalgono al 1343 quando i guelfi maceratesi ricevono il permesso, da parte del rettore della Marca, di rifugiarsi all’interno delle mura di Ricina e ciò documenta una città architettonicamente ancora leggibile con diverse strutture ancora integre e in grado di dare alloggio e protezione. 

Successivamente, gli Statuti Maceratesi del 1472, diedero la possibilità a chiunque di cercare pietre, effettuare demolizioni “ad muros Recinae” e cercare monete. Tale attività di spoliazione, che si protrasse per secoli, fu peggiore delle stesse incursioni di eserciti barbarici e ridusse la città ad una cava di pietra che nonostante tutto, ancora oggi, conserva un fascino speciale e misterioso allo stesso tempo che rivive attraverso eventi culturali per cui si trasforma in prestigiosa cornice millenaria.

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Mi chiamo Daniela, abito nelle Marche e precisamente a Macerata e lavoro come guida e accompagnatrice turistica da 25 anni. Svolgo la professione di guida turistica principalmente da Ancona fino ad Ascoli Piceno passando per piccoli ed incantevoli borghi dell’entroterra e adoro condurre i visitatori nel cuore autentico delle Marche svelando loro suggestivi ed infiniti angoli sconosciuti delle Marche “….ove per poco il cor  non si spaura”.
Amo narrare la bellezza della mia terra in modo insolito con letture e piccole teatralizzazioni affinché i visitatori conservino il ricordo di un viaggio che è vera esperienza. Se desiderate, dunque, conoscere meglio questo piccolo angolo di mondo, non esitate a contattarmi!

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