Alla scoperta di Serra San Quirico (AN)

La città delle “Copertelle”

Benvenuti a Serra San Quirico, la città delle “copertelle”.

Percorrendo la strada statale 76, direzione Roma, ad un certo punto sarà impossibile non rimanere colpiti dalla cittadina che si innalza in mezzo alle colline, a destra dell’entrata della “gola della Rossa”, ricordando una nave tra le onde del mare!

La fondazione di Serra San Quirico, secondo la leggenda, risale all’epoca romana, voluta dal console Marco Attilio Serrano, da cui deriverebbe il nome; più probabilmente fu fondata all’inizio dell’anno mille, da San Romualdo, quando peregrinava in questi luoghi fondando abbazie e durante una terribile tempesta, secondo la tradizione, rifugiandosi sotto una quercia per pregare, la fece cessare immediatamente! Fondò allora, accanto alla quercia tutt’ora esistente, la chiesa che dedicò ai 2 santi martiri che ricorrevano quel giorno: San Quirico e Santa Giulitta.

L’attuale “castello” medievale, dominato fino all’ inizio del XIII sec dai conti Della Rossa e Rovellone, divenne a metà ‘200 libero comune, subendo successivamente la dominazione dalla vicina e potente città di Jesi e quella dello Stato Pontificio.

Florida la sua economia durante i secoli, la cittadina custodisce ancora oggi arte, storia, tesori, che andremo a scoprire insieme!

Senza alcun dubbio, la particolarità del paese, è rappresentata dalle copertelle, antichi suggestivi passaggi coperti a ridosso delle mura di cinta, sovrastati da abitazioni, che resero la città nei secoli, inespugnabile. I soldati infatti, oltre a potersi spostare rapidamente da un lato all’altro delle mura della città, senza essere visti dai nemici, grazie proprio a queste strade coperte, potevano anche nascondersi e spostarsi segretamente e strategicamente attraverso i numerosi camminamenti sotterranei convergenti che vi erano.  In tempo di pace, le copertelle, diventavano invece sede delle attività artigianali del paese e pullulavano di gente.  Correvano inoltre nelle mura, 12 torrette di difesa, anche queste comunicanti tra loro tramite i passaggi sotterranei segreti e nella parte più alta del paese, ancora oggi si può ammirare la trecentesca Torre del Cassero, baluardo militare dominante su tutta la Vallesina, che comprendeva anche l’armeria e “la casa del capitano del popolo” (oggi abitazione privata).

Nei pressi sorge anche una bella pineta, da cui partono numerosi sentieri naturalistici, ci troviamo infatti nel cuore del parco regionale della gola della Rossa e di Frasassi.

Torniamo in città e scendiamo dalla ripida scalinata, lasciando la Torre del Cassero per arrivare al centro del paese, all’imponente complesso di Santa Lucia, appartenuto ai monaci silvestrini, che ebbero, per vari secoli molta influenza, su tutto il paese; il complesso comprende l’antico monastero dei padri e la bellissima annessa chiesa barocca dedicata a Santa Lucia.

Al centro del monastero, sorge il monumentale chiostro con il pozzo al centro, dove gli ultimi restauri hanno portato alla luce resti di affreschi sulle lunette. L’interno, restaurato dopo il terremoto del ’97, ospita oggi la sede e gli uffici del Parco regionale della gola della Rossa e di Frasassi, dove spesso vanno in visita le scolaresche e attraverso foto e pannelli esplicatevi, viene spiegata e raccontata la vita, la fauna e la flora del parco protetto.

Le sue sale ospitano anche un interessantissimo museo: la Cartoteca storica delle Marche, dove attraverso antiche carte geografiche, si può osservare l’evoluzione amministrativa e geografica della regione, dall’epoca dei grandi Ducati, come quello di Urbino (‘500/’600) e della dominazione dello stato Pontificio, fino ad arrivare al 1860, quando Marche e Umbria furono annesse al regno d’Italia.

Vi sono anche esposte antiche mappe di alcune città marchigiane e soprattutto da sottolineare, la riproduzione fedele del globo seicentesco, del grande geografo padre silvestrino, Vincenzo Coronelli. Parte delle sale del monastero, ospitano da alcuni anni, anche un’esposizione d’arte contemporanea, “premio Ermanno Casoli”, dove si possono ammirare notevoli opere d’arte contemporanea che vanno dalla pittura, alla grafica, all’incisione, alla fotografia, alla scultura, di artisti nazionali ed internazionali.  Infine, alcune stanze, sono state dedicate alla storia naturale del territorio, con pannelli esplicatevi e riproduzioni geologiche e archeologiche di tutto il territorio, con l’intento di sensibilizzare al rispetto di ciò che ci circonda!

Lasciamo le esposizioni e dal chiostro accediamo direttamente al gioiello barocco rappresentato dalla chiesa di Santa Lucia. Rifatta più volte nel corso dei secoli, possiamo ammirare oggi la chiesa seicentesca, con l’interno con stucchi, decorazioni, altari lignei e l’organo nella controfacciata, vero capolavoro barocco d’intaglio dorato!

Le cappelle laterali sono decorate con importanti pale d’altare di vari autori, ma soprattutto sono le cinque grandi tele dell’abside dedicate alle storie di Santa Lucia e al suo martirio, dell’artista seicentesco Pasqualino Rossi, a valorizzare ancor di più la chiesa! L’artista che si lasciò probabilmente influenzare del veneziano Lorenzo Lotto, che oltre un secolo prima aveva dipinto l’omonimo soggetto per una chiesa di Jesi, dipinse nelle tele la storia della santa e il suo martirio, con notevole intensità espressiva, rappresentando il sacro in chiave umana, dando spazio a tutta une serie di personaggi del popolo, raggiungendo un altissimo livello estetico ed artistico!

Lasciamo la bellissima chiesa di Santa Lucia e scendiamo in Piazza della Libertà, contornata da antichi nobili palazzi, tra cui il cinquecentesco palazzo comunale, su cui svetta la torre civica del XIII sec. Dalla Loggia Manin, da un lato della piazza, si gode di un ampio panorama sulla vallata e sui paesi vicini.

Sul vicino corso del Popolo, sorge la chiesa parrocchiale di San Quirico, dedicata ai due santi martiri di Tarso, madre e figlio, Giulitta e Quirico; le attuali forme della chiesa sono settecentesche, ristrutturata più volte nel corso dei secoli e rifatta dopo i danni del terribile terremoto del 1741.

Secondo la leggenda venne fondata da San Romualdo intorno all’anno 1000; al suo interno si possono ammirare varie opere d’arte tra cui il bassorilievo cinquecentesco in terracotta che raffigura la Vergine con il Bambino tra santi, il monumentale tabernacolo ligneo dorato proveniente dalla ex chiesa di San Francesco, oggi sala polivalente che ospita permanentemente la mostra dei presepi provenienti da tutto il mondo, la pala d’altare di Pasqualino Rossi dedicata a una beata locale tra i santi martiri Giulitta ,  Quirico e san Silvestro e infine, custodita in un’apposita cappella dell’abside, in un ostensorio d’argento, si trova la Sacra Spina, una delle spine della corona di Cristo; secondo la tradizione, la Sacra Spina,  giunse in paese, nei secoli che furono, grazie un devoto crociato. Venerata da sempre, dal popolo e da alcuni papi di passeggio nel territorio nei secoli, fautrice di vari miracoli, fra cui quello del piccolo fiore bianco che spunta all’improvviso, il venerdì santo, dalla sua punta tronca e leggermente distorta o quello, nel febbraio del ’44, dove partigiani e invasori tedeschi, parteciparono pacificamente tutti insieme, con devozione e rispetto gli uni con gli altri, alla processione, venerando la Sacra Spina per invocare la fine della guerra.

Prima di lasciare la nostra cittadina, un breve passaggio alla ex Chiesa di Santa Maria del Mercato, che vanta uno dei campanili romanici più belli del territorio, trasformata da vari anni in teatro comunale, sede tra l’altro di un’importante rassegna nazionale di teatro per le scuole. Da ricordare anche la manifestazione che ha avuto luogo a Serra San Quirico per diversi anni, il “paese dei balocchi”, dove per alcuni giorni in estate, piccini e grandi e tutti coloro che per un attimo hanno avuto voglia di tornare bambini, hanno trovato in paese un luogo magico dove gioco, teatro e animazione hanno guidato tutti in un viaggio fantastico!

Ringrazio per le foto alla chiesa di Santa Lucia i volontari che la tengono aperta per farla ammirare ai visitatori e la cooperativa Happennines e Aleste Tour, per le foto alla Cartoteca, al Museo d’arte contemporanea “premio Ermanno Casoli” e al Museo di Storia naturale del Territorio.

Vi aspetto per scoprire insieme Serra San Quirico e le altre bellezze marchigiane!


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Ciao, mi chiamo Cristina, lavoro nel turismo da 30 anni e dopo aver viaggiato qua e là per il mondo, per lavoro, sono tornata nelle Marche, nel mio paese, in collina, decisa a restare e far conoscere agli altri le meraviglie di questa discreta terra. 
“L’Italia in una regione”. così la definiva Guido Piovene nel suo libro “Viaggio in Italia” e non si sbagliava, infatti in pochi km di territorio troviamo di tutto: dalla costa con il suo mare e le sue spiagge di sabbia o le baie rocciose del Conero, alle affascinanti montagne dell’Appennino Umbro-Marchigiano, ricche di tradizioni e leggende, alle dolci colline con le “città balcone”, da cui godere di panorami mozzafiato!
Poi ci sono le città, ricche di arte, di storia, le chiese, quelle discrete e affascinanti romaniche, le abbazie nascoste, gli importanti santuari, come quello di Loreto, i parchi archeologici, i parchi naturali protetti, i piccoli incantevoli paesini e i borghi di collina e a completare e deliziare il tutto, l’ottimo cibo tipico di questa terra e i vini bianchi (in primis il Verdicchio) e rossi, prodotti nelle colline, a darci un po’ d’allegria.
Premesso tutto ciò, svolgo con passione il mio lavoro di guida turistica, anche in lingua francese, da 20 anni, da Ancona, a Loreto e Recanati, Jesi, Fabriano, Arcevia, Corinaldo, Numana, Sirolo, e tutto il territorio della provincia di Ancona, compresi i musei o le raccolte d’arte sparse nel territorio un po’ ovunque.
Collaboro anche con i Traghettatori del Conero e in estate potrete approfittare di un’escursione in barca per ammirare dal mare, delle bellezze della riviera del Conero.
Infine, da alcuni anni, sono anche istruttore guida in italiano, alle Grotte di Frasassi, tra i complessi ipogei più belli al mondo.

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